Moreno Marchetti con la casacca Wilier © Wilier Triestina-Selle Italia
Moreno Marchetti con la casacca Wilier © Wilier Triestina-Selle Italia

Moreno Marchetti: «Vivo per la vittoria»

Intervista al ventenne padovano che in Cina, da stagista, ha disputato le sue prime gare tra i professionisti con la Wilier Triestina Selle Italia

Moreno Marchetti ha solo vent’anni e ha un fisico possente. Non a caso, è considerato da tutti come uno dei principali talenti italiani per le volate. La sua prima parte di 2018 è stata da applausi, con cinque successi con la maglia della Petroli Firenze Hopplà Maserati. Durante l’estate è diventato stagista della Wilier Triestina Selle Italia, con la quale nelle ultime settimane ha preso parte al Tour of China I, al Tour of China II ed al Tour of Taihu Lake mettendosi in evidenza sia lavorando per Jakub Mareczko che in prima persona, con un secondo posto come miglio risultato. Tornato a casa nella sua Cittadella, lo abbiamo sentito per farci raccontare le sue emozioni e sensazioni, al termine di questa importante esperienza per la sua crescita come corridore.

Moreno, come ti sei trovato nelle prime corse tra i professionisti?
«Molto bene, perché non è stato per nulla difficile inserirmi nella Wilier. E poi, per quanto concerne il modo di correre, mi sono trovato sin da subito a mio agio. L’unica cosa che ho notato è che tra i professionisti cambia completamente il modo di interpretare le gare rispetto a quelle dilettantistiche: si parte subito forte, si fa andare via la fuga di giornata, ci si riposa per un lungo tratto e poi si pedala a tutta per andare a riprendere i battistrada negli ultimissimi chilometri»

Che ambiente hai trovato in Cina?
«Il clima era veramente positivo. Alle gare erano presenti molti tifosi e vedere un grande pubblico è sempre un valore aggiunto per noi corridori. Le strade erano perfette e questo non è scontato nelle corse di ciclismo. Infine, volevo sottolineare il fatto che in Cina l’organizzazione delle gare era perfetta ed abbiamo alloggiato in ottimi hotel»

Qual è l’aspetto che più di ogni altro ti ha colpito di queste corse cinesi rispetto a quelle che si corrono da noi?
«Le gare in Cina sono certamente molto più semplici: sia per via dei percorsi che per quanto riguarda il breve chilometraggio. Abbiamo, però, disputato delle tappe molto esplosive e quindi sono state utili per un giovane corridore come me, alla ricerca di ottenere degli ottimi risultati»

Qual è il tuo ricordo più bello?
«Mi ha colpito tantissimo l’affetto del pubblico che veniva a seguire le corse. Le persone desideravano sempre fare una foto con noi corridori e ci chiedevano degli autografi anche se non ci conoscevano. La gente era felice e si percepiva benissimo il grande clima di festa»

Quali sono state, invece, le principali difficoltà che hai incontrato?
«Durante la prima vera tappa dura, che prevedeva 2000 metri di dislivello, ho capito che devo migliorare ancora molto in salita, per rimanere con i migliori. Il divario con i professionisti più esperti è ancora ampio. E per questo motivo mi concentrerò a lavorare di più per difendermi meglio quando la strada sale»

In ogni modo è stata un’esperienza che non dimenticherai mai
«Essendo state le mie prime gare tra i professionisti non le potrò mai scordare. Sono state delle settimane indimenticabili»

Al Tour of China II hai ottenuto anche una seconda piazza nella prima frazione
«È stato incredibile per un ragazzo di soli vent’anni, alle prime gare nel mondo professionistico, riuscire a centrare un podio di tappa. Quel giorno ho capito che ho delle grandi potenzialità per centrare numerose vittorie»

Quel secondo posto è stato più un rammarico per non aver vinto oppure una soddisfazione per aver ottenuto un ottimo risultato?
«È stato affascinante. Salire sul podio di una gara professionistica è il massimo. In ogni modo è anche una delusione, perché io vivo per vincere e il mio obiettivo è sempre quello di arrivare per primo»

Eri partito per la Cina con il compito di essere l’ultimo uomo del treno di Jakub Mareczko in volata, ma poi in alcune occasioni hai potuto giocare le tue carte allo sprint. Ti ha molto responsabilizzato tutto ciò?
«Sì, in tutte le settimane che ho trascorso con la Wilier, ho sentito la fiducia da parte dei tecnici e della squadra. Tutto ciò è molto importante perché, secondo il mio punto di vista, è proprio questa la cosa che fa la differenza. Mi piace sentire la fiducia delle persone che mi stanno accanto»

Chi ti è stato più vicino in queste settimane in Cina?
«Non c’è una persona in particolare che mi è stata maggiormente accanto. Tutti i ragazzi dello staff della Wilier sono stati gentili allo stesso modo»

Infine, quali sono stati i consigli più utili che hai ricevuto dalla tua squadra?
«Mi hanno detto di seguire sempre i compiti che mi affidavano ma anche di correre senza rischiare. Inoltre, mi hanno trasmesso una grande tranquillità»

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