Patrick Bevin vincitore ad Angaston © CCC Team
Patrick Bevin vincitore ad Angaston © CCC Team

Hat trick Patrick

Bevin vince la seconda tappa del Tour Down Under, scavalca Viviani in testa alla classifica e regala alla CCC il primo successo nel World Tour: terno perfetto!

Era dal 2016 che non vinceva una corsa per sé: di mezzo qualche cronosquadre (un paio l’anno scorso), ma in quella BMC era quasi difficile non vincerne… ma pochi giorni fa Patrick Bevin ha interrotto il digiuno, ricominciando proprio da dove aveva chiuso l’appuntamento col successo, al campionato neozelandese a cronometro. Conquistato il titolo nazionale di specialità ancor prima dell’alba della stagione (il 4 gennaio), il corridore della CCC ha mantenuto (e anzi, migliorato) la buona gamba e oggi si è imposto ad Angaston, su un traguardo da velocisti-finisseur, lui che è riconosciuto come cronoman oltre che come uno a cui piace andare all’attacco.

Non solo ha vinto una tappa sulla carta più adatta ad altri che a lui, si è pure vestito di ocra e ora proverà a difendere questa leadership al Tour Down Under finché potrà. Al momento non è dato sapere se possa provarci fino a Willunga Hill, ma questa è una fase della stagione in cui spesso più che la predisposizione conta la forma del giorno.

 

Una fuga quasi in copia carbone
Com’era quella storiella di Bruno Pesaola? “Volevamo fare una partita d’attacco, ma l’avversario ci ha rubato l’idea”… più o meno le stesse parole che potrebbe usare il kazako Artyom Zakharov, “volevo andare in fuga per i punti dei Gpm, ma Jason Lea mi ha rubato l’idea”. I due citati sono stati protagonisti delle prime fasi di gara in entrambe le prime due tappe del TDU 2019. Ieri l’australiano della UniSA aveva subissato Zakharov sulla salitella di One Tree Hill; e oggi, quando il corridore dell’Astana è andato in fuga dopo appena un chilometro, Lea gli si è messo alle calcagna, per ripetere pari pari il copione di ieri: ci sarebbe ovviamente riuscito.

Prima che uno dei due dicesse all’altro “oh, non possiamo mica continuare a vederci così!”, alla fuga s’è aggiunto anche lo spagnolo Jaime Castrillo, al secondo anno in Movistar, e il terzetto ha raggiunto in fretta i 3’30” di vantaggio massimo, al km 8 dei 122 totali. 122 e non 149 perché, a causa dell’attesa afa sul percorso, gli organizzatori avevano tagliato la Norwood-Angaston, seconda tappa del Tour Down Under.

Poi magari c’è stato meno caldo del previsto (37°C per lunghi tratti della frazione), ma l’Extreme Weather Protocol non è nato per sottigliezze quali il clima reale sulla corsa. Comunque, anche ci fossero stati quei 47 chilometri in più, il senso della gara non sarebbe certo cambiato. Dopo i due sprint intermedi vinti da Zakharov, il vantaggio dei tre, già in precedenza abbastanza oscillante, è drammaticamente caduto sotto al minuto, e infine la fuga è stata ripresa a 55 km dalla fine, da un gruppo orchestrato dalla Deceuninck-Quick Step di Elia Viviani.

 

Dal contrattacco di Ladagnous alla caduta nel finale
Ora, con 55 km ancora da coprire, che fare? Per un po’ il plotone ha proceduto senza ansie, dopodiché Matthieu Ladagnous ha deciso di farsi una quarantina di chilometri di allenamento forzato, ed è uscito ai -42. Il francese della Groupama-FDJ ha guadagnato un minuto e mezzo e poi per un bel po’ l’ha pure difeso. All’impegno della Deceuninck si è aggiunto quello della Lotto, ma ai 7 km il margine in favore del transalpino era ancora superiore al mezzo minuto. È stata necessaria un’ulteriore accelerata del gruppo nel finale per andare a chiudere su Ladagnous, che comunque ha vissuto con serafica rassegnazione la fine della sua piccola avventura.

Non c’è stata una squadra che abbia preso con decisione in mani il governo delle operazioni, anche perché l’arrivo leggermente all’insù toglieva certezze a qualcuno. A togliere qualcuno direttamente ci ha pensato una caduta ai 600 metri, avvenuta dopo che per un tratto aveva tirato la Bora-Hansgrohe di Peter Sagan. Il ruzzolone, avvenuto non lontano dalle primissime posizioni del gruppo, è stato innescato – a quanto pare emergere – da un tocco di Benoit Cosnefroy con un avversario, dopodiché il francese dell’AG2R La Mondiale ha travolto Davide Ballerini (Astana) e diversi altri; oltre a ciò, il capitombolo ha di fatto tagliato fuori quelli che erano dietro e che si son trovati costretti a frenare. Uno su tutti? Elia Viviani.

Già fare una volata che tira decisamente all’insù non è facile, ogni cosa va centellinata per il velocista di turno; doverne però fare due in pochi secondi, una per riportarsi sul gruppetto (di 20-30 unità) rimasto davanti, e l’altra per il risultato, è decisamente impresa esagerata. Nonostante l’esagerazione, Viviani è comunque riuscito a risalire fino alla settima posizione, al traguardo (era stato anche sesto ma poi aveva finito la spinta e Phil Bauhaus del Bahrain-Merida l’ha superato). A vedere il bicchiere mezzo pieno, un’altra dimostrazione di salute da parte di Elia.

Il discorso per il successo riguardava quindi altri. Ai 300 metri Luis León Sánchez si è ritrovato in prima linea, e giacché ha provato a giocare la propria carta, con un allungo da finisseur che però era tarato per una gittata di 50 metri inferiore al necessario. Lo spagnolo dell’Astana aveva già gli occhi pieni dello striscione d’arrivo, ma è stato raggiunto dal finalizzarsi di una poderosa rimonta, operata tutta per vie esterne da Patrick Bevin.

Il neozelandese Paddy era già stato in fuga nella prima tappa (sì, ieri con Zakharov e Lea c’era lui), ma non in tanti se lo sarebbero aspettato a braccia alzate oggi. E invece proprio lui regala il primo successo World Tour alla nuova CCC Reno, formazione nata sulle ceneri della BMC e dopo sublimazione con la preesistente CCC Sprandi Polkowice: un team a matrice polacca ma dalle risorse ancora limitate per il WT. E invece subito arriva questa squillante vittoria a incanalare bene la prima parte di stagione.

 

Bevin primo di tappa e anche in classifica davanti a Viviani
Lo spunto irresistibile di Bevin non solo ha annullato le chance di Sánchez (ottavo alla fine), ma ha anche permesso al suo autore di tenersi dietro il piccolo Caleb Ewan, che dopo il passaggio a vuoto di ieri, oggi pensava di avere le carte in regola per imporsi, tanto che la Lotto, come detto, non aveva lesinato nell’inseguimento all’ultima fuga di giornata. E invece si arrende al neozelandese che nel 2018 aveva disputato un ottimo Tour of Britain, segnalandosi in genere come nome da seguire (sta per compiere 28 anni, il momento della maturazione è giunto).

E a Bevin si arrende anche Peter Sagan, che più su del terzo posto (in rimonta su Danny Van Poppel della Jumbo, quarto) non è riuscito ad andare; quinto ha chiuso Jasper Philipsen della UAE, davanti ai citati Bauhaus, Viviani e Sánchez; nono è stato Kiel Reijnen (Trek-Segafredo), decimo Kristoffer Halvorsen (Sky).

Bisogna ricordare che Patrick Bevin aveva raccolto nella fuga di ieri 5″ di abbuono strada facendo,  e oggi ne aggiunge altri 10″ per la vittoria, per cui scavalca la maglia ocra Viviani e gli si porta 5″ davanti; terzo della classifica generale è al momento Ewan, 9″ di ritardo come Max Walscheid (Sunweb) e Zakharov; a 10″ inseguono Lea, Michael Storer (Sunweb), Sagan e Jakub Mareczko (CCC), che oggi non ha sprintato ma neanche ha perso tempo (va detto che la caduta ha portato alla neutralizzazione dei distacchi, 133 al traguardo tutti con lo stesso cronometraggio).

Domani terza tappa da Lobethal a Uraidla, 146 km con lungo sviluppo sul circuito della città d’arrivo: 6 giri (quasi 7, in realtà) da circa 14 km l’uno, su percorso abbastanza nervoso. Assistere a colpi di mano potrebbe essere una piacevole novità per il Tour Down Under, anche se – come quasi sempre in questa corsa, Willunga a parte – la volata non è per nulla esclusa.

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