Simone Consonni alla Tirreno-Adriatico © Fizza Lorenzo Verdinelli

Simone Consonni: «Spero di sfruttare le occasioni»

Intervista al giovane bergamasco della UAE Team Emirates e della Nazionale su Pista che domani in Belgio inizia la campagna del nord

Per poter svolgere al meglio il ruolo di ultimo uomo in uno sprint, fornendo così l’assist decisivo (per usare un termine calcistico) al proprio capitano chiamato a finalizzare con uno spunto bruciante negli ultimi metri, possono essere necessari anni e anni d’esperienza. Oltre a questo però sono necessarie una buona dose di malizia, di coraggio e un colpo d’occhio non indifferente, meglio ancora se quello di un pistard.

Di anni davanti a sé nel professionismo ne avrà probabilmente ancora tanti ma al momento Simone Consonni mostra di avere ben pochi timori reverenziali: varie volte protagonista con belle prestazioni, anche se, ad oggi, ha alzato le braccia al cielo una sola volta (nella tappa inaugurale del Tour of Slovenia dello scorso anno), potrebbe rivelarsi molto più di un semplice pesce pilota, seppur al servizio di un capitano di grande talento come Fernando Gaviria alla UAE Team Emirates. Al corridore bergamasco infatti il pavé non dispiace e su determinati terreni possiede una tenuta di gran lunga migliore a quella dei velocisti pure. Non bastasse questo, da anni fa parte della splendida “nouvelle vague” della pista italiana nel settore Endurance, che ha visto la decisa rinascita del quartetto dell’inseguimento.

Dai mondiali alle Olimpiadi, dalla strada, sia d’asfalto o pavé, alla pista tante sono le ambizioni di un Consonni che ha tanta voglia di confermarsi come uno dei ragazzi da seguire con maggiore interesse nel nostro movimento. Per conoscere i suoi umori e le sue aspettative di questa prima parte di stagione lo abbiamo incontrato alla partenza dell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico, in quel di San Benedetto del Tronto, prontamente al riparo dal vento gelido che sembra voler ritardare il vero e proprio inizio della primavera.

Innanzitutto partiamo con un commento su questa Tirreno-Adriatico: com’è andata?
«Qualcuno diceva che la Tirreno-Adriatico si sarebbe rivelata facile col percorso di quest’anno ma alla fine è stata tutt’altro che semplice. Perché è vero che non c’erano salite lunghe ma le due tappe disputate nello scorso week end (quelle con arrivo a Fossombrone e Recanati, ndr.) presentavano strappi brevi e molto duri. Per noi che facevamo gruppetto sono state terribili!».

Fin dall’inizio dell’anno, a partire dalla Vuelta San Juan in Argentina, ti abbiamo visto all’opera come ultimo uomo di Fernando Gaviria. Com’è la vostra affinità in questo momento?
«Siamo partiti subito bene, anche se in questa Tirreno-Adriatico per noi c’erano solamente due possibilità: nella prima a Foligno, dove c’era un finale molto tecnico, il lavoro non è stato impeccabile. Lunedì a Jesi invece Fernando ha accusato un po’ di fatica e non è riuscito ad esprimersi al meglio. Detto questo, il clima è ottimo tra noi, ci troviamo molto bene anche fuori dal contesto della gara, in cui ci divertiamo. Per noi questo è il presupposto fondamentale da cui partire per poter riuscire a lavorare al meglio».

Quello di ultimo uomo è un ruolo che richiede molta esperienza e tu sei ancora molto giovane. Come ti sei calato finora in questa parte?
«Sicuramente è un ruolo importante e delicato e, come hai sottolineato, la mia esperienza non è moltissima. Io però cerco sempre di dare il massimo e poter svolgere questo compito per un capitano del calibro di Fernando rende il tutto molto più stimolante».

Guardando i vostri rivali in queste giornate, chi ti sembra avere una buona gamba in vista della Milano-Sanremo di sabato prossimo?
«Innanzitutto parto col dire che io non disputerò la Milano-Sanremo, per il resto il parterre dei possibili vincitori si presenta molto ampio come ogni anno: sarà, come sempre, una Sanremo molto incerta e bella da vedere».

Nelle scorse stagioni ti abbiamo visto ottimo protagonista anche al Nord, come quando, ad esempio, riuscisti a fare molto bene in una tappa della Tre Giorni di La Panne. Come ti trovi, giunto a questo punto, nelle classiche del pavé e dove ti vedremo gareggiare quest’anno?
«Il primo anno sono andato bene mentre nel 2018 non sono riuscito ad avere una condizione super per poter essere competitivo in quelle gare. La mia campagna del Nord del 2019 inizierà già questo venerdì (alla Bredene Koksijde Classic, ndr) e avrò subito l’occasione di poter dire la mia, dal momento che i capitani della squadra saranno impegnati alla Milano-Sanremo. Spero di poterla sfruttare al meglio!».

Venendo al ciclismo su pista, ti abbiamo visto protagonista ai recenti campionati del mondo. La domanda è: quanto rammarico c’è in te per quel podio sfumato nell’Omnium?
«Se devo essere sincero, di rammarico non c’è stato quasi nulla, in quanto medaglie mondiali ne ho già vinte e il mio obiettivo era quello di riuscire a conquistare la maglia iridata. Certo, un secondo posto sarebbe stato un ottimo risultato ugualmente, però sono contento di essere arrivato ancora una volta, come negli ultimi anni, ad avere la possibilità di giocarmi una medaglia mondiale nell’ultima volata della Corsa a punti dell’Omnium. Insomma, posso dire di essere molto soddisfatto».

In questi anni sei stato anche una pedina fondamentale nel quartetto dell’inseguimento a squadre. Quest’anno al mondiale le cose per l’Italia, nella specialità, le cose sono andate male a causa di un episodio sfortunato, così come sappiamo dei problemi che ci sono a Montichiari. Al di là di questo però il raccolto, frutto del proficuo lavoro effettuato nelle passate stagioni, si sta vedendo: il quartetto italiano ormai è giunto ai vertici della specialità.
«Quest’anno purtroppo abbiamo avuto un piccolo problema e senza la caduta di Francesco Lamon si sarebbe potuto realizzare un gran bel tempo, che ci avrebbe permesso di giocarci il podio come nelle ultime due edizioni dei mondiali. L’importante però è che il gruppo ci sia, siamo uniti e, nonostante le difficoltà che abbiamo incontrato a Montichiari, cerchiamo tutti di lavorare nella stessa direzione. Quando ne abbiamo la possibilità ci ritroviamo assieme per poi sostenere dei viaggi incredibili fino a Grenchen che durano anche 5 o 6 ore (tanto che una volta abbiamo trovato sulla nostra strada anche la neve a rallentarci). Al di là di questo però il bello è vedere un gruppo di amici veramente affiatato che ha un grande obiettivo comune».

In proposito: ti rivedremo in quartetto nell’autunno prossimo?
«Si, sicuramente! L’anno prossimo uno degli obiettivi sarà senz’altro la partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo. Adesso però mi concentrerò esclusivamente sulle corse su strada».

Per concludere, tornando alla strada: ti vedremo al via del Giro d’Italia oppure al momento non rientra nei tuoi piani?
«Al momento non lo so ancora, anche se a me piacerebbe molto partecipare. Per adesso il mio nome è tra le riserve, però cercherò sicuramente di far vedere qualcosa di buono in queste settimane per poter meritare un posto».

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