Zdenek Stybar conquista la E3 Harelbeke © Getty Images - Tim de Waele
Zdenek Stybar conquista la E3 Harelbeke © Getty Images - Tim de Waele

Stybar firma l’ennesima perla Deceuninck

E3 Harelbeke, il ceco finalizza allo sprint il lavoro di un sublime Jungels. Battuti Van Aert e Van Avermaet, gran quarto Bettiol

Negli anni ’90, in quel gioiello di trasmissione che era “Mai dire gol”, Aldo, Giovanni e Giacomo erano soliti portare in scena uno spassosissimo sketch chiamato Nico e i sardi, dove Giovanni decantava la superiorità linguistica isolana sulla penisola – «il sardo è una lingua, l’italiano un dialetto», l’immancabile refrain. Nei segmenti Nico declamava un lungo elenco di parole o nomi che variavano ogni volta: da Filipittorre a Parrego, da Busunilla a Casacarragnu e così via. L’unica costante era Franco, presente immancabilmente in ogni occasione.

Ecco, la Deceuninck-Quick Step è il Franco delle pietre. Cambiano le gare, i muri, i rivali, persino il meteo; quello che non muta mai è che i ragazzi di Patrick Lefevere animano – anzi, fanno il bello e il cattivo tempo – della corsa. Oggi è toccato alla E3 Harelbeke, portata a casa per la seconda volta di fila, la settima volta nelle ultime sedici edizioni. E con questa, sulle sei gare in linea del World Tour 2019, i belgi sono a quota cinque – l’intruso è Dylan Groenewegen alla Driedaagse De Panne-Koksijde di mercoledì.

La fuga tarda a partire, diversi giovani a comporla
“Il piccolo Fiandre”, così potrebbe essere chiamata la E3 Harelbeke – diventata per ragioni di sponsor E3 BinckBank Classic. La principale prova fiamminga non targata Flanders Classics prevede quindici muri da affrontare nel corso dei quasi 204 km di gara, con l’accoppiata Paterberg e Oude Kwaremont come principale spauracchio pur se piazzati ad una quarantina di km dal traguardo

Sotto uno splendente sole primaverile, non certo abituale a queste latitudini, la sessantaduesima edizione della gara ha preso il via attorno alle 12.20. Diversamente dal consueto, le prime fasi di gara non sono state battagliate e per vede formarsi la fuga di giornata bisogna attendere la prima difficoltà, il Katteberg, posto dopo 28 km dal via. Sono in sette gli attaccanti, vale a dire lo spagnolo Jaime Castrillo (Movistar Team), lo svizzero campione del mondo under 23 Marc Hirschi (Team Sunweb), i belgi Ludwig De Winter (Wanty-Gobert), Thomas Sprengers (Sport Vlaanderen-Baloise) e Stijn Steels (Roompot-Charles) e gli estoni Aksel Nömmela (Wallonie Bruxelles) e Mihkel Räim (Israel Cycling Academy).

Lavora la Deceuninck, mossa azzardata di Haller
Su di loro rientra, dopo un breve ma dispendioso inseguimento, anche Lionel Taminiaux, altro elemento di una Wallonie Bruxelles che in questi giorni si sta mettendo in luce a più riprese. Al gruppo va bene questa composizione e lascia loro spazio, toccando un distacco massimo di circa 5′ attorno al km 75. Da qui in poi è la squadra faro per questo tipo di gare, la Deceuninck-Quick Step ad incaricarsi di aumentare l’andatura con Iljo Keisse, oggi sostituito dell’abituale mulo Tim Declercq, assente per un malanno di stagione.

Nel corso del terzo muro, l’agevole Hogerlucht (105 km dall’arrivo), dal gruppo si muove a sorpresa Marco Haller; per l’austriaco del Team Katusha Alpecin un margine massimo di una quarantina di secondi e una fuga che dura lo spazio di una ventina di km. Da questa distanza e senza alcun supporto, appare alquanto cervellotica questa mossa per una formazione che, anche quest’anno, non sta rendendo come potrebbe.

Ennesima caduta e ritiro per Vanmarcke: anche quest’anno il belga va ko
Il lavoro dell’ex pistard fa in modo che il margine dei battistrada, al termine di Hotondberg (quinto muro a 91.5 km dall’arrivo), sia nell’ordine dei 3’30”. Ma la velocità del plotone aumenta nei km seguenti, quando inizia la sfida per portar davanti i capitani in vista di Kortekeer: i belgi, la Direct Énergie e il Team Sky sono le compagini che più si impegnano per portare nella posizione migliore i rispettivi califfi.

E proprio in questo tratto che si registra il primo colpo di scena: come purtroppo accade ogni anno (o quasi, ma non andiamo lontani nel conto), cade Sep Vanmarcke. Le immagini non chiariscono la dinamica, ma il belga, al quale l’appellativo Paperino calza sempre più alla perfezione, non riesce a rialzarsi autonomamente. Il capitano della EF Education First si mostra dolorante al ginocchio sinistro e alle costole, terminando così la propria corsa – e verosimilmente la propria Primavera – sull’ambulanza.

Sagan prova a muoversi sul Taainberg, Roelandts fatica
Gli Sky fanno corsa dura, ma sul muro sono due corridori di secondo piano gli unici a muoversi, vale a dire Kenneth Vanbilsen (Cofidis, Solutions Crédits) e Viacheslav Kuznetsov (Team Katusha Alpecin); ma, come avvenuto prima per Haller, la loro azione non va a buon fine, terminando dopo meno di 10 km. Davanti, intanto, gli otto continuano a collaborare, tornando ad avere quasi 4′ complice il rilassamento del gruppo fino ai piedi del Taaienberg (80 km dall’arrivo).

Sul muro tanto caro a Tom Boonen (sempre grazie per lo spettacolo offerto, Tommeke), Peter Sagan piazza un’accelerata che ha il merito di allungare il gruppo; allo scollinamento rimangono con lui una quarantina scarsa di unità, tutti i nomi di peso con l’unica eccezione, se vogliamo, di un Jurgen Roelandts (Movistar Team) appannato come nelle ultime uscite. Ancora una volta, però, il plotone si rialza consentendo agli attardati di rientrare.

Tanti tentativi, quello buono è di Jungels
Inizia qui una fase caotica, con diversi tentativi che muoiono subito dopo la creazione; è il caso, in vari momenti, di quanto tentato da Ian Stannard, Niki Terpstra, Lukas Pöstlberger, Philippe Gilbert, Mike Teunissen, Kasper Asgreen. Forano, intanto, sia Edvald Boasson Hagen che Marcus Burghardt, ma entrambi rientrano senza fatica. L’incedere aumenta sui Boigneberg (66 km dal termine), quando Zdenek Stybar prova a mettere fuori la testa, ma Tiesj Benoot e poi tutti gli altri rientrano dopo il canonico rallentamento.

Fora anche Stijn Vandenbergh, supportato nel cambio della ruota posteriore da Nico Denz, ma per il possente belga il rientro avverrà dopo un lungo inseguimento complice la stretta discesa. Il momento clou della giornata arriva in su un dentello talmente breve che non è neppure classificato come muro: a 61.5 km dalla fine prova l’allungo Niki Terpstra ma non fa strada – l’unicha conseguenza è la perdita di terreno dalla coda del plotone di Lars Boom e del già citato Boasson Hagen. Tuttavia, sul falsopiano seguente, si muove Danny van Poppel che causa la reazione di Bob Jungels; il campione lussemburghese riprende il neerlandese e lo lascia sul posto, iniziando un’azione solitaria.

Ballerini ci prova, ma Politt e Sütterlin lo prendono e lo staccano
Davanti, intanto, prosegue l’avventura degli otto che si sfaldano sullo Stationeberg (57.4 km dal termine): in testa rimangono Hirschi, Sprengers e Steels, raggiunti poi in discesa dagli estoni Nömmela e Räim. E non è finita, perché altri due si riportano dentro una volta in pianura, a 56 km dall’arrivo; uno è Taminiaux, l’altro è Bob Jungels, che in un battibaleno ha ricucito il minuto di distacco che lo separava dalla vetta.

Il gruppo, distanziato di una trentina abbondante di secondi, vive qualche momento di disorganizzazione; ed è qui che Davide Ballerini prova a sorprendere muovendosi a sorpresa. Sul canturino dell’Astana Pro Team si portano dopo qualche metro i tedeschi Nils Politt (Team Katusha Alpecin) e Jasha Sütterlin (Movistar Team) che danno vigore a questo neocostituito tentativo; chi ne fa le spese, però, è proprio Ballerini, che sul seguente dentello non tiene il ritmo dei rivali facendosi riassorbire dal gruppo.

Davanti guadagnano, gran gara del baby Hirschi
I due tedeschi, invece, proseguono dandosi cambi e riescono a 47.5 km dall’arrivo a rientrare sulla testa della corsa, dove l’unico a lavorare è Jungels; nel gruppo, invece Chris Juul Jensen (Mitchelton-Scott) e Nathan Van Hooydonck (CCC Team), si spendono senza troppa vigoria, così il vantaggio dei battistrada sale fino a 45″. E non è finita qui: davanti viaggiano forte sul Kapelberg (46.4 km al termine), come testimoniano i definitivi distacchi di Nömmela, Taminiaux e Räim, arrivando ai piedi del seguente muro con più di 1′ di vantaggio.

Il dodicesimo strappo è forse il più atteso, dato che si tratta del breve ma infernale Paterberg (42.4 km al termine); Jungels forza e, con gran sorpresa, l’unico a rimanere attaccato è Hirschi. L’iridato under 23 di Innsbruck, conosciuto sì come corridore poliedrico, stupisce tutti nella prima classica del pavé affrontata come professionista. Perdono, come detto, qualche metro sia Politt che Sütterlin che però riagguantano i due al comando in discesa, a 40 km dalla fine.

GVA forza, davanti restano in pochi fra cui Bettiol e Trentin
E nel gruppo, che accade? Greg Van Avermaet approccia in prima piazza il muro e impone un ritmo deciso che spezza il plotone in più tronconi; in vetta, alla ruota del leader del CCC Team, rimangono solamente Zdenek Stybar (Deceuninck-Quick Step), Oliver Naesen (AG2R La Mondiale), Wout Van Aert (Team Jumbo-Visma), Peter Sagan (Bora Hansgrohe), Jens Keukeleire (Lotto Soudal) e i due azzurri Matteo Trentin (Mitchelton-Scott) e Alberto Bettiol (EF Education First).

In accoppiata col Paterberg, c’è subito dopo l’Oude Kwaremont (39.4 km al termine): Jungels detta ancora il passo, ma stavolta gli altri tre, pur faticando, riescono a non perdere la sua ruota. Dietro, dopo che Keukeleire ha provato ad avvantaggiarsi sul precedente tratto pianeggiante, Bettiol prova l’attacco in concomitanza con il momento in cui lo strappo spiana, ma il toscano non fa differenza. Allo scollinamento il gap di questo gruppo rispetto alla testa è nell’ordine dei 35″. Alle loro spalle Niki Terpstra ha cercato di riportarsi, ma l’unica cosa che il detentore del titolo è riuscito a provocare è la formazione di un terzo drappello in cui viaggiano anche Tiesj Benoot, Sonny Colbrelli, Philippe Gilbert, Yves Lampaert e Sebastian Langeveld, oltre al riassorbito Sprengers.

Jungels stacca tutti a 30 km dalla fine
I due tedeschi decidono di collaborare con Jungels, provando a coronare un’azione nata per caso ma che li sta proiettando in una dimensione ancora pienamente loro: lottare per una classica di primo piano. Tuttavia, sul penultimo muro, il Karnemelkbeekstraat (29.4 km al termine), il vincitore dell’ultima Liège si sbarazza prima di Politt e Sütterlin e poi di uno stoico Hirschi, iniziando così una cavalcata solitaria verso la gloria.

Dietro Van Avermaet accelera ancora, ma non fa danni; in vetta Jungels può così vantare 42″ sul primo gruppo inseguitore e 1’05” sul gruppo Colbrelli – nel quale si è prevedibilmente staccato Sprengers, dove il bresciano è l’unico a tirare con Benoot. E il gap rimane pressoché identico anche all’altezza dei meno 25 km, quando il drappello Sagan viene rinfoltito dai ripresi Hirschi, Politt e Sütterlin.

Veemente reazione di Van Avermaet, Sagan fermato da gambe e bici
Il quindicesimo e ultimo muro di giornata è il Tiegemberg (20.4 km al termine); Jungels, la cui pedalata è ancora rotonda e possente, lo approccia con 45″ di vantaggio. Ma purtroppo per lui nel gruppo alle sue spalle c’è uno che non demorde: è Greg Van Avermaet, che piazza un nuovo scatto. Inizialmente il belga non guadagna un centimetro, ma la sua testardaggine nel continuare con il medesimo incedere provoca la rottura del drappello: con lui rimangono solo Stybar, Van Aert e uno stupendo Bettiol.

Manca, dunque, soprattutto Sagan: lo slovacco, quando scatta l’arcirivale, ha uno scarto netto che pare sintomo di benzina finita di colpo. Ma la ragione principale, più che una forma ancora non stratosferica, risiede in un problema al deragliatore posteriore; il leader della Bora Hansgrohe non riesce neppure a rimanere con Naesen, Politt, Sütterlin e Trentin, dovendo attendere assieme a Keukeleire il gruppetto Colbrelli.

Jungels ripreso, Bettiol sempre nel vivo
L’accelerata conseguente alla formazione del quartetto si ripercuote sul vantaggio di Jungels che, di colpo, crolla; ai meno 18 km il lussemburghese ha 23″, scesi a soli 12″ ai meno 15 km. Con l’ovvia eccezione di Stybar, gli altri tre collaborano per andare a riprendere il leader, la cui faccia tradisce la fatica prepotentemente galoppante. Pedalata dopo pedalata, i cacciatori si fanno sempre più sotto alla preda, passando con 9″ di distacco davanti al cartello dei meno 10 km; ma non sono tagliati fuori neppure i componenti del gruppetto Trentin, distanti 25″, mentre è ben più dura la situazione per il drappello Colbrelli che paga 45″.

Le trenate più potenti sono quelle di Bettiol; una delle quali, in particolare, dura quasi 700 metri. E Jungels è sempre più vicino, ormai ad un soffio; e il ricongiungimento, puntualmente, avviene a 6800 metri dalla fine. Il neocostituito gruppetto collabora, compreso il lussemburghese che, pur con le forze al lumicino, si spende ancora per il compagno di squadra.

La volata premia Stybar, ennesima vittoria Deceuninck
E proprio Stybar prova a sorprendere tutti a 3.5 km dalla conclusione, ma Van Aert prima e Bettiol e Van Avermaet non si lasciano sorprendere. Il ceco ci riprova ai meno 2.1 km, ma anche stavolta l’esito è il medesimo, con l’unica differenza della perdita di terreno per Jungels. Tuttavia, poco prima dell’arco dell’ultimo km, i quattro rallentano per controllarsi, permettendo al lussemburghese di tornare sotto. E lui, ligio, fino all’ultimo al dovere, si piazza subito in testa per impostare la volata.

La lancia per primo Van Avermaet, ma nella leggera pendenza del rettilineo finale il belga viene rimontato; chi ha la gamba migliore, logicamente dati i minor sforzi a cui è stato chiamato grazie alla situazione tattica venutasi a creare, è Zdenek Stybar, che ha gioco facile e va a vincere a braccia alzate. Sempre più nobile il palmares su strada per il ceco, fra Strade Bianche, tappe al Tour e alla Vuelta, Eneco Tour e Omloop Het Nieuwsblad.

Proprio l’accoppiata con la prima classica stagionale sulle pietre lo rende membro di un esclusivo club: prima di lui solo Arthur De Cabooter nel 1961, Freddy Maertens nel 1978, Jan Raas nel 1981 e Greg Van Avermaet nel 2017 avevano conquistato le due prove nella stessa annata. Ventesima vittoria stagionale per la Deceuninck-Quick Step, corazzata come pochi eguali nella storia del pavé.

Podio con Van Aert e Van Avermaet, ottimo quarto Bettiol. Settimo Trentin, domenica la Gand
La piazza d’onore è andata ad un Wout Van Aert (Team Jumbo-Visma) costante come un metronomo: tredicesimo alla OHN, terzo alla Strade Bianche, sesto alla Sanremo e secondo oggi. Trova sempre qualcuno che va più di lui, però avercene di corridori come lui. Un po’ lo stesso discorso che vale per Greg Van Avermaet (CCC Team), terzo ma che comunque può dirsi soddisfatto di risultato e atteggiamento, soprattutto dopo il desolante rendimento sanremese.

Eccellente quarto posto Alberto Bettiol (EF Education First): il senese è ormai definitivamente recuperato a tutto tondo. E per il ciclismo italiano, è una notizia stupenda. Quinto posto per l’mvp di giornata, lo splendente Bob Jungels (Deceuninck-Quick Step). La volata per il sesto posto a 1’04” premia Nils Politt (Team Katusha Alpecin) su Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), Oliver Naesen (AG2R La Mondiale), Jasha Sütterlin (Movistar Team) e Marc Hirschi (Team Sunweb), altro grande protagonista di giornata.

Ritardo di 1’33” per Philippe Gilbert, Sebastian Langeveld, Sonny Colbrelli e Jens Keukeleire; qualche secondo in più per Niki Terpstra, Tiesj Benoot, Peter Sagan e Yves Lampaert. Il gruppo, giunto a 2’49”, vede Marco Haller anticipare Magnus Cort Nielsen, Alexander Kristoff e John Degenkolb. Un giorno di pausa e poi subito di nuovo in gara per la Gent-Wevelgem; probabile che, a vincere, siano sempre i soliti sospetti.

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