Il ruggito di Alexander Kristoff a Wevelgem 2019 © UAE Team Emirates-Bettiniphoto
Il ruggito di Alexander Kristoff a Wevelgem 2019 © UAE Team Emirates-Bettiniphoto

Kristoff su Degenkolb, ed è subito vintage

Spettacolare Gand-Wevelgem nel vento, attacchi colossali e grandi inseguimenti, alla fine Gaviria frega Viviani e il norvegese ne approfitta. Settimo un ottimo Trentin

Come mettere nel sacco il tuo prossimo e vivere felice, a opera di Fernando Gaviria con la partecipazione speciale di Alexander Kristoff, vittima designata dell’italian job, Elia Viviani. Oppure Il ritorno dei Giganti, questo con coprotagonisti ancora Kristoff, ma con John Degenkolb, un classico del West; o ancora Il ventaglio di Lady Wevelgem (questo è geniale, ammettetelo), pièce corale con un nugolo di contendenti che si rincorrono per tutto il tempo nel vento che scompiglia i capelli e impasta le gambe.

E tante altre possibilità per titolare un’ordinaria giornata di straordinario ciclismo. Ordinaria perché quando si gareggia nelle Fiandre è sempre un po’ così; o quasi sempre quasi così, comunque sia l’incidenza è maggiore che altrove, un motivo ci sarà. E straordinario perché quello a cui abbiamo assistito oggi è stato in effetti uno spettacolo fuori dall’ordinario.

100 km di velocità folle, e 200 km di battaglia d’alto livello, ed essendo la corsa lunga 250 km (per la precisione 252), vuol dire che per 50 km hanno convissuto velocità folle e battaglia d’alto livello: e certo, è stato quello il frangente in cui son partiti i ventagli che hanno sconvolto la Gand-Wevelgem 2019, o che l’hanno resa così interessante, di sicuro quei ventagli che hanno scombinato i piani di tanti e messo in croce la resistenza di altri.

Poi alla fine un distratto postero potrà guardare il risultato e pensare “uhm, volata di 30, non sarà stata chissà che corsa”, e invece come ci si è arrivati a quello sprint dal sapore vintage che ha visto prevalere (ma nettamente) Alexander Kristoff su John Degenkolb, neanche fosse una Sanremo di un lustro fa?

 

Vento e velocità folle in apertura di Gand
Ah già, anche Fast and Furious, perché no? Prima ora a 51 km/h, seconda ora addirittura insana, a 54.5, per un totale di 52.750 orari dopo 120 minuti. Già coperti oltre 100 km dei 252 totali della Gand-Wevelgem 2019, e già avviata in un certo modo la competizione: un ventaglione appena giunti sulla costa, ed ecco che davanti ritrovavamo 20 uomini, tra cui un monoblocco Jumbo-Visma formato da 5 gialloneri: capitan Wout Van Aert con 4 fidatissimi, Maarten Wynants, Mike Teunissen, Taco Van der Hoorn e Danny Van Poppel; poi questi ultimi due hanno forato presto, e la loro uscita di scena ha certo inciso sulle fortune dell’attacco.

Se dici Wout Van Aert, e in gara c’è pure Mathieu Van der Poel, devi ovviamente dire pure Mathieu Van der Poel, per l’appunto: il capitano Corendon-Circus non poteva non essere della partita. Un trenino Bora-Hansgrohe con Rüdiger Selig a scortare i due capitani Peter Sagan e Pascal Ackermann; un manipolo Trek-Segafredo di tutto rispetto, John Degenkolb con Mads Pedersen, Edward Theuns, Jasper Stuyven, un concentrato di qualità da far invidia a tutti i brodi vegetali del mondo; altri nomi forti anzi fortissimi: Matteo Trentin, Campione Europeo nonché capitano Mitchelton-Scott; Fernando Gaviria, cocapitano UAE Emirates nonché uno dei più veloci del drappello; quella iena di Niki Terpstra, pronto a colpire anche con la nuova maglia Direct Énergie; Luke Rowe, speranza Sky per un team senza altri fari; Cees Bol, giovanel olandese della Sunweb recente vincitore della Nokere Koerse; addirittura Jan-Willem Van Schip, mostro di pistard che a volte anche su strada regala saggi di sapienza, unico Professional presente (marca Roompot-Charles) insieme a MVDP. Siamo arrivati a 20? No, ne manca uno, in rappresentanza di una squadra della quale – se siete stati attenti nella lettura – avrete già pensato “ma come, e la Deceuninck-Quick Step?”.

Esatto, il sodalizio che sin qui ha dominato in lungo e in largo le classiche era presente solo con un corridore, il 20esimo uomo, Tim Declercq. Segnale di una giornata che per una volta si annunciava non esaltante? Di fatto i compagni del  lungagnone non hanno comunque tirato il gruppo, lasciando che dell’incombenza si occupassero i Lotto Soudal, il Groupama-FDJ, la CCC. “Abbiamo già vinto tanto, fate vobis”.

I 20-anzi-subito-18 hanno guadagnato un minutello, e quello hanno gestito per un centinaio di chilometri, ora una decina di secondi in più, ora una decina in meno. E davanti tutti si impegnavano, nessuno faceva il furbo, per tener viva quella fiammella che in qualsiasi altra regione ciclistica del mondo sarebbe parsa flebile flebile, ma che a queste latitudini equivale a un piccolo capitale che spesso si è in grado di far fruttare.

Anche perché il gruppo continuava a stressarsi con continui allungamenti e consecutive distorsioni, ora una spaccatura qua, ora un’elongazione là, non era insomma facile tenere il ritmo alto e costante. La Deceuninck ha perso presto Fabio Jakobsen e Maxi Richeze, ritirati, la Bahrain ha visto fermarsi per un guaio meccanico Sonny Colbrelli, poi per chilometri e chilometri ha regnato l’anarchia dietro, con Matej Mohoric a vestire i panni del giullare pazzo, pronto a scattare a ogni rampetta o picchiatina, senza riuscire a far la differenza.

 

Sagan e Trentin in emersione dai ventagli della prima ora
Jan-Willem Van Schip è un fortissimo passista, ma oggi evidentemente i muri gli risultavano indigesti, e al primo passaggio sul Baneberg ha scoperto di avere gambe di pietra, e si è staccato dai 18. Mancavano 84 km alla fine; il successivo Kemmelberg, ai -75, ne ha fatti fuori un altro bel po’, a partire dai borini Selig e Ackermann, proseguendo con Wynants e Degenkolb e concludendo in bellezza con Declercq, mentre Stuyven per un pelo si salvava, restando non distante dagli altri in cima.

Volete sapere chi le dava le sferzate nel frangente? Wout Van Aert, indiavolato. I migliori a rispondere alle rasoiate del RollingStone di Herentals erano Trentin, Terpstra e ovviamente Van der Poel. Sono scollinati con loro pure Sagan, Gaviria, Bol, Rowe e Pedersen; Stuyven, con Theuns e Teunissen, sarebbe rientrato poco dopo il Kemmel.

Intanto il gruppo – staccato dai primi Declerq, ovvero saltato il tappo che teneva chiusa l’effervescente bottiglia Deceuninck – viveva nuovi scenari tattici: Zdenek Stybar è stato il primo dei Deceu a proporre un forcing, poi è stata la volta di Yves Lampaert, poi Declercq si è immediatamente riconvertito da uomo-fuga a uomo-treno e si è messo a tirare il gruppo: il distacco dai primi oscillava a questo punto tra i 30 e i 40″, ma davanti l’accordo non era più quello di un tempo, sicché in quattro hanno deciso di evadere ulteriormente, e si sono avvantaggiati: Sagan e Trentin i più in vista, e con loro Theuns e Teunissen (e non magari Stuyven e Van Aert, come sarebbe stato più lecito attendersi). Un quartetto in cui gli accordi si son fatti presto, e ciò ha dato nuovo respiro alla manovra offensiva.

Il contrattacco è partito ai -68, quindi sugli sterrati (tre tratti tra i -60 e i -53) principalmente Sagan ha guidato il quartetto a riguadagnare di nuovo (siam saliti di nuovo a oltre 40″ di vantaggio), e superati i settori non asfaltati da un gruppo sempre troppo traccheggiante (tra una trenata dei Direct Énergie e una di Philippe Gilbert c’erano lunghi momenti di dubbi esistenziali), Luke Rowe, già presente nel ventaglio di prima, è ripartito dal plotone.

Uscito in caccia ai -52, il britannico è riuscito nell’impresa di rientrare sugli uomini al comando ai -44. Certo quelli l’hanno pure un po’ aspettato, in fondo due gambe in più (perdipiù appartenenti a uno non troppo veloce allo sprint) a ruotare con le altre 8 facevano un certo comodo.

 

Kristoff al contrattacco, e pare sprecarsi
A 41 chilometri dal termine Alexander Kristoff non era soddisfatto dell’andazzo, coi Deceuninck a tirare col braccino, alternati a estemporanee trenate di team minori (Corendon, Katusha…). Per cui ha preso ed è partito, un po’ come Rowe, però con un certo ritardo rispetto all’uomo Sky. Soprattutto, il fatto che il norvegese si muovesse faceva interrogare un po’ tutti sulle tattiche in casa UAE Emirates, squadra per la quale era presente nel gruppo buono anche Fernando Gaviria, lo ricordiamo.

La Gand ha questo circuito con Baneberg e Kemmelberg che si ripete due volte, per cui ora siamo al punto in cui si ripassava sui due muri. Il Bane, ai -39, è passato senza sussulti. Poco dopo dal gruppo invece il momento thrilling è stato di quelli notevoli, con Mathieu che scattava ai -37 su una rampettina, e Wout che subito gli si metteva alle calcagna. Magic moments che fanno tanto camino acceso e castagne novembrine (chi segue il cross sa di cosa parliamo).

I due sono stati stoppati da Mohoric, che poi come al solito ha provato a insistere ma senza fortuna. Il Kemmelberg era dietro l’angolo, e a esso si son demandate alcune rese dei conti. Tra i battistrada Trentin ha scalato bene l’ultimo muro di giornata (ai -34), ma i cinque son rimasti insieme. Dal gruppo nuova paurosa rasoiata di Stybar, e ancora una volta Van Aert è riuscito a fungere da stopper, anzi rilanciando in prima persona (aveva avuto il via libera dall’ammiraglia), ad ogni buon conto il ceco ha stretto i denti ed è riuscito a non farsi staccare dal giovane collega; i due comunque hanno messo Kristoff nel mirino, e anzi l’hanno proprio ripreso dopo il Kemmel, e poi son rientrati metà dei 20-25 componenti del gruppo (tra cui spiccavano Keukeleire, Benoot, Van Avermaet, il solito Mohoric), quindi l’altra metà, ai -28. Il ritardo dai battistrada, sempre prossimo ai 40″, e a questo punto si poteva iniziare a credere che i cinque ce l’avrebbero fatta, anche perché i Deceuninck tardavano a trovare una quadra.

 

Un lungo giorno di inseguimenti spasmodici
E invece i compagni di Elia Viviani, dopo tanto temporeggiare, hanno infine deciso di far sul serio, e tutti e tre quelli che erano rimasti nel plotone, ovvero Stybar, Gilbert e Lampaert, si sono spesi generosamente per la causa del campione nazionale italiano. In fondo era impossibile far diversamente: con uno così veloce da condurre allo sprint, l’analisi costi-benefici dell’opera era senz’altro favorevole. La storia ci insegna che però non sempre queste analisi ci azzeccano…

Comunque c’erano anche altri uomini veloci, ivi presenti; Jens Debusschere (Katusha) mandava ogni tanto lo scudiero Marco Haller a dare qualche strappata (più nociva che altro, per la causa del gruppo); ma poi c’era quel Gaviria, che aveva ancora Kristoff; il quale ok, aveva speso per provare quell’estemporaneo contrattacco, ma prima o dopo si sarebbe dovuto mettere a disposizione, no?

E invece no: i due del team emiratino son rimasti ai margini, sottotraccia, cercando di non dare nell’occhio. In ogni caso bastava il terzetto Lampaert-Gilbert-Stybar a cambiare gli equilibri della contesa (anche perché davanti cominciavano a essere stanchissimi, dopo 160 km di assalto all’arma bianca…). Dai -25, cioè il momento in cui i Deceuninck hanno cominciato a far sul serio, ai -20, il gap è stato abbattuto a un terzo, da 39″ a 13″.

Il ricongiungimento era alle porte. Rowe ha provato un estremo inutile contrattacco ai -18, dopodiché quell’azione che avrebbe potuto portare tanta gloria è sfumata come lacrime nella pioggia (ma c’era un bel sole, al di là della poesia del momento).

Una volta annullata quella colossale azione, nel gruppo di circa 30 uomini restavano almeno una decina di schegge impazzite che avrebbero potuto in qualsiasi momento piazzare un allungo buono. Tra gli altri Niki Terpstra era uno dei più temuti. E infatti proprio il capitano della Direct Énergie si è mosso con energia ai -15; la reazione di Stybar, Keukeleire, Pedersen e Van Aert (immancabile) è stata tempestiva, e ciò ha evitato guai peggiori; preso Niki ai -14 (gli Jumbo, sempre in superiorità, a finalizzare la chiusura), il vento spirava contrario annacquando le polveri di eventuali attaccanti: Sebastian Langeveld si è mosso ai -13; Gilbert con Wynants e Pedersen ai -12; Pedersen e poi Stefan Küng ai -10; Styuven ai -9; Pedersen ancora ai -7.5, di nuovo con Gilbert. Non capivano, costoro, che in quel tratto di strada, col vento in faccia, nessuno sarebbe riuscito a evadere; ma come i lemming, si lanciavano lo stesso.

Bisognava aspettare il paese di Menen, col suo cambio di direzione planimetrico, per trovare terreno non così ostile a un tentativo. E infatti ai -6, col vento ora di tre quarti, ecco che un’azione ancora di Stuyven con Langeveld, e Jack Bauer della Mitchelton e Amund Jansen della Jumbo ha avuto buon gioco.

 

Il capolavoro UAE premia Kristoff e frega Viviani
Il gruppo, traviato dalla solita anarchia, ha lasciato sostanzialmente fare nonostante Gilbert provasse a non far sbracare del tutto le cose. Fino ai -2 i quattro contrattaccanti parevano ancora irraggiungibili; ma poi han cominciato a guardarsi troppo, e al triangolo rosso dell’ultimo chilometro il gruppo era di nuovo a un passo; Langeveld ha tentato di smarcarsi da solo ma non ha avuto strada, i Direct Énergie (lavoravano per Petit) hanno chiuso per tutti, e allora ci ha provato ancora dall’altro lato della strada Bauer, ma gli Jumbo (che eran lì per Van Poppel, a quel punto) hanno ricucito ai 300 metri, e quindi non restava che la volata.

Qui il capolavoro degli UAE, che hanno messo nel sacco Elia Viviani con una mossa astuta quanto spregiudicata. L’antefatto è i due del team arabo sapevano che la volata l’avrebbe fatta Kristoff e non Gaviria. Intelligentemente (quindi, capimmo) Gaviria non aveva tirato per riprendere le varie fughe, perché così facendo avrebbe svelato a tutti  i piani della squadra (sarebbe stato chiaro che si lavorava per il norvegese).

In ogni caso, quel volpino di Elia aveva comunque capito l’arcano, dato che proprio la ruota di Kristoff era andato a cercare e a prendere nel rettilineo finale: ciò gli varrà un voto in più nelle pagelle. Però Viviani non aveva considerato che Gaviria, a sua volta, non avrebbe lasciato nulla di intentato in quel serratissimo testa a testa. Il colombiano ha fatto una vera e propria volata, ai 150 metri, per andare ad affiancare l’italiano nel momento esatto in cui Kristoff partiva.

Gaviria ha avuto l’abilità e il pelo sullo stomaco di togliere Viviani dalla ruota di Kristoff, chiudendo il velocista Deceuninck verso Mohoric, e poi rallentando. Di fatto, tagliando fuori il veronese dalla volata. E infatti non l’ha più fatta, Elia, e la linea dell’arrivo l’ha tagliata mestamente in 19esima posizione. Altro che le lacrime di 12 mesi fa, ci sarebbero volute stavolta.

Kristoff invece non ha avuto il minimo tentennamento. Alle sue spalle è sbucato, ma troppo tardi, John Degenkolb, a rinverdire un duello che infiammò il biennio 2014-2015 (la Sanremo 2015 Deggy la vinse proprio su Alex, nel più importante faccia a faccia tra i due). Secondo comunque il tedesco della Trek, e grandi sorrisi per lui sul palco delle premiazioni, per un risultato che da troppo gli mancava.

Kristoff dal suo canto ne ha tante di ragioni per stare sereno, tra le altre la conferma che il ménage con Gaviria funziona alla perfezione, sin qui zero gelosie e ottimi risultati. Ride pure il terzo di giornata, ma lui per abitudine in quanto è un cuor contento, e parliamo di Oliver Naesen, che il bersaglio grosso lo sfiora ormai da diverso tempo. Giù dal podio Mathieu Van der Poel e Danny Van Poppel e uno smadonnante Adrien Petit, poi settimo Matteo Trentin (un piazzamento che non dice tutto), e ancora Selig, Mohoric e Debusschere a chiudere la top ten.

Nel primo gruppo 28 uomini cronometrati con lo stesso tempo, ma il primo degli staccati sarebbe Van Aert, 29esimo a 7″ e tra i massimi interpreti della giornata. 78 uomini all’arrivo e quindi un centinaio di ritirati. Tra gli ultimissimi, 77esimo Lampaert, esausto dopo il gran lavoro svolto, e 76esimo Gianni Moscon, che prima o poi si riprenderà dai bassi bioritmi del periodo.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile