Arnaud Démare è il migliore a Modena © LaPresse
Arnaud Démare è il migliore a Modena © LaPresse

Nella città dei motori sfreccia Démare

Giro d’Italia, a Modena il francese centra la prima vittoria stagionale. Seconda posizione per Viviani, Ackermann fuori dai giochi per una caduta

L’edizione 102 del Giro d’Italia non è certo amica di Elia Viviani. Tralasciando la retrocessione di Orbetello arriva il terzo argento per il campione di Oppeano, battuto sul traguardo di Modena dal francese Arnaud Démare. Il re della Milano-Sanremo 2016 sfrutta l’encomiabile lavoro di Jacopo Guarnieri e vola sulla sinistra del rettilineo finale, conquistando il primo successo sulle strade della Corsa Rosa dopo i due secondi posti del 2016 a Nimega e Benevento.

Una questione di strategie, premiante per la squadra francese, la più attiva dal via, e penalizzante per la Deceuninck-Quick Step, determinata ad un mero lavoro di opportunismo alle spalle dei treni avversari. Ma sulle strade emiliane marca visita anche Caleb Ewan, ben scortato dalla Lotto Soudal che comanda le operazioni sino ad una zampata che viene meno. Il tutto mentre la maglia ciclamino Pascal Ackermann innesca una caduta a sotto l’arco dell’ultimo km.

Il via da Ravenna, ed è subito attacco di coppia
Traguardo in quel di Modena, città di calcio che attende il ritorno nel professionismo dei suoi “canarini, città di volley che in stagione è stata casa delle superstar Julio Velasco e Ivan Zaytsev, città di ciclismo per una tappa di transito nel cuore della pianura padana. Dopo il finale velenoso di Pesaro, il via da Ravenna si snoda su 145 km pianeggianti, adagiati su strade ampie, con una singola curva a più di due chilometri dall’arrivo e 450 metri di porfido ad aprire gli ultimi mille metri. Ingredienti per rinverdire il triello Viviani-Ewan-Ackermann, occasione per due “coraggiosi” subito dopo lo sbandieramento di Stefano Allocchio.

Sono d’altronde le strade di Luca Covili, nativo di Pavullo nel Frignano, provincia modenese a meno di una cinquantina di km a sud dal capoluogo. Scalatore cresciuto nella venerazione per Marco Pantani, il classe 1997 della Bardiani CSF è il più giovane al via di questo Giro d’Italia, con il trentesimo posto al Tour of The Alps come trampolino di lancio verso la corsa rosa. Con lui il giapponese Sho Hatsuyama, campione nazionale nel 2016 in forza ora alla Nippo-Vini Fantini-Faizanè, che ripete l’avventura al vento dopo quella solitaria verso Orbetello.

Vantaggio che dopo 18 km supera i 4’, gruppo che mantiene il controllo viaggiando a 37.5 km/h di media con le squadre dei velocisti e dei corridori di classifica nelle posizioni di comando, strategia obbligatoria per il forte vento in direzione contraria pur in una giornata di sole che sorprende su terre tradizionalmente martoriate dalle precipitazioni primaverili.

Il gruppo si organizza nel nome dei velocisti
Nemico comunque transitorio, il vento, che porta il gruppo ad organizzarsi rapidamente. Si vede a lungo la Deceunink-QuickStep di Elia Viviani, poi la Bora Hansgrohe della maglia ciclamino Pascal Ackermann, quindi soprattutto la Groupama-FDJ di Arnaud Démare che incarica Miles Scotson a dettare l’andatura.

Il vantaggio dei fuggitivi cala ai 2’ al passaggio sul Reno, una diminuzione progressiva inevitabile che non preclude il doppio sprint sul traguardo intermedio. San Giovanni in Persiceto (km 98.4), città natale di Marco Belinelli, premia Luca Covili, mentre in gruppo Démare scalda le game precedendo Ackermann nella volata per il terzo posto. Poco più tardi, a Crevalcore (km 108), il sorriso è del giapponese Hatsuyama, dietro è Roger Kluge della Lotto Soudal a dire no al sempre attivo Damiano Cima, interessato ad accumulare punti per incrementare la leadership nella speciale graduatoria.

La corsa si compatta, iniziano le schermaglie tra i favoriti
A 30 km dal traguardo termina l’avventura dei due protagonisti di giornata e il gruppo si schiera in tutta la sua larghezza tra le ampie strade verso Modena, che registrano anche la sfortunata caduta di Enrico Battaglin (Team Katusha Alpecin), comunque capace , pur se sofferente al gomito che già gli doleva, di riprendere immediatamente le ruote che contano.

Momenti di tensione che toccano i livelli massimi a meno di 15 km dall’arrivo, un’avvisaglia non certo amica di Viviani: il campione italiano è a ruota di Davide Formolo quando il ventiseienne della Bora sbanda nella pancia del gruppo dopo aver incocciato la ruota posteriore di Bob Jungels. riuscendo miracolosamente a salvarsi senza alcuna caduta. Il ritmo si alza intorno ai 48 km orari, il plotone compatto è guidato dai treni dei team più importanti, una gara serena nelle attese diventa una battaglia poco prima del suo epilogo.

Ventoso ci prova per caso, la Lotto va a chiudere
La CCC è particolarmente battagliera per Jakub Mareczko, la Mitchelton Scott fiuta il pericolo e alza il ritmo per difendere Simon Yates dalle sabbie mobili del plotone, il Team Jumbo-Visma segue l’esempio, mentre la Deceuninck-Quick Step si sfilaccia come troppo spesso è capitato nelle giornate precedenti, con Viviani che si trova il solo Fabio Sabatini a guidarlo.

Mancano meno di 3 km quando l’esperto spagnolo Francisco Ventoso si ritrova al comando. Il vincitore di tappa nel 2011 e nel 2012 gioca la carta della sortita una volta appurato che capitan Mareczko non sia alla sua ruota ma intruppato da qualche parte. È una mossa che spariglia, confonde, chiama l’immediata risposta della Lotto Soudal, che si mette in testa per andare a ricucire, opzione che effettivamente avviene a circa 800 metri dal termine.

Ackermann provoca una caduta, volo pauroso di Moschetti
Pochi istanti prima anche la principale speranza per la formazione arancione è evaporata: Jakub Mareczko incappa infatti in una caduta proprio sotto l’arco dell’ultimo km. A causarla è la maglia ciclamino Pascal Ackermann, responsabile unico di questo rovinoso incidente collettivo. Vanno giù anche Jenthe Biermans (Team Katusha Alpecin), Tony Gallopin (AG2R La Mondiale), Simone Consonni (UAE Team Emirates), Krists Neilands (Israel Cycling Academy), Michael Schwarzmann (Bora Hansgrohe), Paolo Simion (Bardiani CSF) ma il capitombolo più pericoloso coinvolge Matteo Moschetti.

Il milanese della Trek-Segafredo sbatte sul lato sinistro con le barriere, perdendo anche per qualche istante conoscenza prima di rimettersi, fortunatamente, in piedi con l’aiuto dei compagni di squadra e dei sanitari, venendo portato in ospedale per i normali accertamenti del caso.

Lavoro super di Guarnieri, Démare conclude con la vittoria su Viviani
Con Kluge e alla sua ruota De Buyst e Ewan, la squadra belga imposta la volata; dietro di loro c’è Viviani, che è costretto a togliersi dall’ombra del compagno Sabatini. Ma sulla sinistra uno straordinario Jacopo Guarnieri si fa largo e conduce Arnaud Démare in posizione di sparo: la sua volata parte a 200 metri dal traguardo e, oggi, non ce n’è per nessuno.

Vince sul traguardo di Modena, il francese della Groupama-FDJ, che coglie il primo centro dell’intera stagione. Secondo posto per un Elia Viviani (Deceuninck-Quick Step) ancora costretto a guardare gli altri esultare. Terzo Rüdiger Selig (Bora Hansgrohe), quarto un Caleb Ewan (Lotto Soudal) poco efficace.

Segue quindi il poker tricolore formato da Giacomo Nizzolo (Team Dimension Data), Davide Cimolai (Israel Cycling Academy), Manuel Belletti (Androni Giocattoli-Sidermec) e Giovanni Lonardi (Nippo-Vini Fantini-Faizanè). Completano la top ten gli apripista Jasper De Buyst (Lotto Soudal) e il fedele scudiero del vincitore Jacopo Guarnieri (Groupama-FDJ).

Non cambia nulla in classifica generale: Valerio Conti (UAE Team Emirates) conserva la maglia rosa con 1’50” su Primoz Roglic. La carovana si trasferisce ora a Carpi in attesa dei 221 km di domani in direzione Novi Ligure, altro piattone senza neppure l’ombra di un cavalcavia. Sarà l’ultima chiamata per Elia Viviani, prima del probabile abbandono?

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