Per Simon Yates un Giro fin qui deludente © Mitchelton-Scott
Per Simon Yates un Giro fin qui deludente © Mitchelton-Scott

La rubrica pensieRosa #13 – Quelli che sbagliano i conti

Pillole di Giro 2019 in libertà: Yates che doveva vincere e invece non va proprio, Landa che garantisce sempre spettacolo, Zakarin che parla solo russo, gli animaletti che hanno diritto a una casa!

I promossi della Pinerolo-Ceresole Reale
Oggi non basterebbe il triplo dello spazio per promuovere tutti quelli che lo meriterebbero, per cui andiamo a salti e ne premiamo sempre tre, ma con gran fatica in sede di scelta dei nomi. Ci va di promuovere l’attitudine di Bauke Mollema, uno che crede molto in se stesso e che non perde occasione per dimostrarlo; di promuovere Richard Carapaz, che sottotraccia continua a crescere e oggi ha pure guadagnato sui principali rivali di classifica, e occhio perché ha proprio una faccia da outsider che la fa in barba a tutti; e di promuovere Jan Polanc, che senza voler dare troppo nell’occhio ha difeso la maglia rosa, e forse domani invece la perderà ma che importa, tutto sommato.

Quelli che, di rimando, rimbalzano
Simon Yates se l’era immaginato tutto diverso, questo suo Giro 2019, ma ha sbagliato la preparazione (lo si è intuito da alcune sue dichiarazioni dei giorni scorsi), ed è arrivato alle tappe topiche a corto di condizione: che possa ricrescere pare escludibile, di converso possiamo scordarci di rivederlo lottare per l’alta classifica. Rotola via Hugh Carthy, che ha sognato in bianco un solo giorno, ed esce definitivamente di classifica Mattia Cattaneo: per un attimo ci aveva fatto un pensierino, a una possibile top ten; gli restano altre fughe a disposizione, di spazio per risalire ce ne sarà ancora.

Stambecchi e marmotte
Su tutte le vette è pace, recitava Goethe, e quella del Nivolet, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, non fa eccezione, una montagna i cui padroni sono stambecchi e marmotte e non (ancora) i ciclisti. Mettiamo quell’ancora tra parentesi, un po’ maliziosamente, perché una delle mission del Giro è farci scoprire (a noi pubblico, italiano e non) le bellezze del Paese, pure bellezze ciclistiche, s’intende. Ecco, questa salita bellissima oggi l’abbiamo scoperta tutti, nel finale della tredicesima tappa. Che torni nel percorso del Giro, o che resti una meta cicloturistica anche dopo che la carovana rosa sarà andata lontano, dipende dalle amministrazioni locali. Fino a ieri avremmo auspicato una tale evoluzione. Oggi, per l’appunto, abbiamo visto stambecchi e marmotte, lassù: forse abbiamo cambiato idea.

Il Giro degli altri
Giulio Ciccone è stato tra i protagonisti di giornata, col suo lavoro in favore di capitan Mollema e pure con la sua gran raccolta punti ai Gpm: ora guarda tutti dall’alto dei suoi 90, distanziati Zakarin (42) e Brambilla (40), che ha tenuto la maglia azzurra solo un giorno. Pavel Sivakov pure è stato tra i protagonisti, ha scavalcato lo sfortunato López (che lo insegue a 35″) e il naufragato Carthy (quarto a 5’57”), mentre si è inserito al terzo posto l’ottimo Valentin Madouas (4’11” il suo distacco). Di cosa parliamo? Della classifica dei giovani, of course. Tra i team cambia tutto rispetto a ieri, si torna a parlare il castigliano della Movistar, ora più che mai prima con 15’48” sulla Mitchelton e 19’56” sulla EF (l’Androni scende dalla prima alla nona). Cristallizzate tutte le altre graduatorie, da Démare in ciclamimo e campione di combattività a Cima re dei traguardi volanti, a Frapporti capofuga irraggiungibile.

Landa e López i garanti del buon ciclismo
I gemelli diversi, i latinos che vorreste sempre invitare alle vostre grigliate, i camosci che hanno indirizzato il Giro 2019 verso uno svolgimento completamente fuori dagli schemi (o meglio: dentro agli schemi, quegli altri però, quelli del ciclismo spettacolo). I due Micheli: Landa e López, ieri uno accanto all’altro nell’attacco del Montoso, oggi separati dai casi della vita, uno proiettato verso un grande risultato (con tanto di pieno rientro nei quartieri alti della classifica), l’altro appiedato da un “mech” e poi non più capace di chiudere gap grandi o piccoli rispetto ai rivali che s’erano involati. Per motivi diversi promettono ancora battaglia nei prossimi giorni. E sulla garanzia di quei due ci si potrebbe comprare pure casa.

Yates tornerà, certo che tornerà
Tanto ci sembra un sogno da cui prima o poi ci sveglieremo in un bagno di sudore, tanto ci sembra incredibile che il Giro sia diventato in pochi anni quel che è diventato, che subiamo ancora una sorta di complesso di inferiorità, anche nei confronti dei grandi campioni internazionali che la corsa rosa vengono a onorarla. Tanto che vorremmo che tutti vincessero, di modo da restare contenti della trasferta e tornare senz’altro l’anno prossimo. Ma ciò, come ben si sa, non è possibile, e per esempio guardando come si sta sviluppando la corsa di Simon Yates ne abbiamo più che mai conferma. Però poi ci fermiamo un attimo a riflettere, e ci ricordiamo che anche nel 2020 ci sarà un percorso interessante, e una sfida bellissima da raccogliere, per cui Yates e gli altri torneranno. Ormai il trend è questo, e per ora non si cambia. Shitting o non shitting…

Спасибо
L’arcano lemma qui sopra è scritto in cirillico, si traslittera “spasibo”, si pronuncia “spasiba”, significa “grazie” ed è l’unica parola che abbiamo capito dell’intervista post-tappa di Ilnur Zakarin. Personaggione, lo Shaggy del ciclismo, dopo anni di professionismo a livelli di vertice non dice ancora una sola frase in inglese. L’ultimo dei resistenti, praticamente. Uno con un carattere così lo vincerà un grande giro, prima o poi. Forse anche prima di quanto non si pensi!

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