Elia Viviani vince davanti a Peter Sagan © Getty Images
Elia Viviani vince davanti a Peter Sagan © Getty Images

Viviani non si ferma più: Sagan schiantato

Elia vince di nuovo al Tour de Suisse, Peter è secondo ma senza insidiarlo. Domani iniziano le tappe decisive con un arrivo in salita a Flumserberg

Nella giornata di ieri avevano celebrato la rinascita di Elia Viviani che dopo tre mesi senza vittorie era tornato finalmente ad alzare le braccia al cielo, ed a testimonianza che il periodo nero sembra essere definitivamente alle spalle il veronese della Deceuninck-QuickStep si è ripetuto oggi sul traguardo della quinta tappa del Tour de Suisse: due successi consecutivi che sono il percorso di avvicinamento ideale al Tour de France dove Elia andrà a caccia di quella vittoria di tappa, l’ultima di un certo prestigio, che ancora manca al proprio palmarès e magari abbinandoci anche la maglia gialla sul traguardo di Bruxelles.

Ma dietro alla vittoria odierna di Elia Viviani non ci sono solo le gambe veloci e l’ottima condizione fisica del veronese: anche oggi infatti il treno della Deceuninck-QuickStep ha fatto un lavoro straordinario lasciando al proprio velocista il “solo” compito di finalizzare l’azione. Giusto pochi giorni fa, quando ancora la vittoria stentava ad arrivare, erano uscite le voci di un forte interesse della Cofidis nei confronti di Elia Viviani e di una ricca offerta presentata dalla formazione francese: l’aspetto economico è sicuramente importante quando si valuta il proprio futuro, ma per un velocista di punta non deve essere facile rinunciare a dei gregari capaci di portarti spesso e volentieri al posto giusto, al momento giusto.

Küng e Mohoric in fuga fanno paura
Anche per questa quinta tappa del Tour de Suisse, gli organizzatori hanno proposto un tracciato non particolarmente impegnativo, ma con qualche ostacolo qua e là che non rendeva assolutamente scontato l’arrivo in volata. I 177 chilometri da Münchenstein ad Einsiedeln erano caratterizzati da alcuni brevi strappi, ma il punto cruciale era la salita di seconda categoria di Sattel, lunga una dozzina abbondante di chilometri ma con una pendenza media che non arrivava al 4%: di certo non era un’ascesa in grado di spaventare i velocisti in gara al Tour de Suisse, ma posizionata a 34 chilometri dall’arrivo poteva restare nelle gambe di qualcuno o comunque poteva complicare l’eventuale inseguimento ad una fuga.

In perfetta similitudine ai giorni precedenti, il gruppo della maglia gialla con la Bora-Hansgrohe in testa non ha voluto correre alcun rischio e ha lasciato pochissimo margine in attaccanti: e oggi ancora meno perché in fuga c’erano quei corridori abituati a prendersi tutto il braccio quando qualcuno gli dà un dito. Nonostante una prima parte di gara molto ondulata, la partenza è stata velocissima e subito nei primissimi chilometri sono andati via in quattro, poi ridottisi a tre: Bert-Jan Lindeman (Team Jumbo-Visma) ha mollato quasi subito, così non ha fatto invece il francese Fabien Grellier (Total Direct Energie) che non deve aver passato una giornata agevole avendo come compagni d’avventura lo sloveno Matej Mohoric (Bahrain-Merida) e lo svizzero Stefan Küng (Groupama-FDJ).

Mohoric si arrende a 13 km dalla conclusione
Nelle corse di casa Küng riesce sempre ad essere protagonista: il suo terreno di caccia preferito è il Tour de Romandie dove ha vinto una tappa in ognuna delle tre partecipazioni in carriera e sempre grazie alle fughe, mai a cronometro; al Tour de Suisse invece il 25enne passistone elvetico non ha mai vinto, ma ha vestito la maglia di leader per un giorno nel 2017 e per quattro giorni nel 2018. In classifica generale questa mattina Küng era sesto a soli 25″ da Peter Sagan, un motivo in più per non concedere troppo vantaggio alla fuga: ed infatti, pur viaggiando oltre la tabella di marcia più veloce prevista dagli organizzatori, il massimo guadagnato dal terzetto di testa è stato di soli 2’50”.

Se ieri la Bora-Hansgrohe si era ritrovata a dover controllare il gruppo senza alcun aiuto da parte delle altre formazioni, oggi a dare loro una mano ci hanno pensato il Team Sunweb e la Trek-Segafredo, che avevano in Michael Matthews e John Degenkolb due ottimi candidati per il finale di oggi; la Deceuninck-QuickStep ha scelto invece di rimanere coperta temendo il passaggio sulla salita di Sattel dove un ritmo troppo alto avrebbe potuto far soffrire Viviani, specie dopo la giornata di ieri dove prima dello sprint c’erano state altre salitelle in cui il veronese aveva dovuto difendersi mettendo un po’ di tossine nelle gambe.

Alla fine nel plotone il ritmo è stato regolare e di selezione ce n’è stata assai poca: l’unica accelerazione l’ha portata la Rally UHC Cycling in vista del gran premio della montagna con Gavin Mannion determinato ad avvicinarsi a Claudio Imhof nella speciale classifica. A scollinare per primo era stato Matej Mohoric che aveva allungato da solo a 39 chilometri dall’arrivo, mentre tutti gli altri sono poi stati ripresi: nel tratto di salita lo sloveno era riuscito a guadagnare una ventina di secondi nei confronti del gruppo, è transitato in prima posizione al passaggio sotto al traguardo a 20 chilometri dalla conclusione della tappa ma il tratto di strada lungo le sponde del Lago di Sihl gli è stato fatale ed è stato costretto ad arrendersi ai meno 13 chilometri.

Viviani e Deceuninck-QuickStep, un finale perfetto
Una volta tornati ad avere il gruppo compatto, nelle prime posizione i colori non sono cambiati più di tanto: a fare il grosso del lavoro sono state la Bora-Hansgrohe, il Team Sunweb e la Trek-Segafredo, con la CCC Team ed il Team Ineos che avevano iniziato a mettere fuori il naso. La Deceuninck-QuickStep ha continuato invece a rimanere nascosta, si è organizzata attorno a centro gruppo ed ha iniziato a risalire solo agli ultimi tre chilometri: gli uomini di Patrick Lefévère hanno preso in mano le redini delle operazioni a circa 1500 metri dall’arrivo schierando il treno al gran completo e composto nell’ordine da Kasper Asgreen, Yves Lampaert, Michael Mørkøv, Maxi Richeze e per ultimo in quinta ruota Elia Viviani, oggi con la maglia nera della classifica a punti del Tour de Suisse.

Nessuno è riuscito a far deragliare l’azione della Deceuninck-QuickStep, mentre alle spalle di Elia Viviani c’è stata un po’ di battaglia tra Matteo Trentin e Peter Sagan per prendere la ruota del veronese, con lo slovacco ad uscirne vincitore. Gli ultimi 200 metri della tappa erano nuovamente in leggera pendenza e su un fondo caratterizzato da un pavé abbastanza dolce, due caratteristiche che sembravano favorire di più proprio Peter Sagan che due giorni fa si era imposto su un traguardo simile: ma stavolta Elia Viviani è entrato nella posizione ideale all’ultima curva, Maxi Richeze ha fatto il solito grande lavoro di copertura e poi sulla rampa all’insù non c’è stata assolutamente storia con Viviani nettamente primo e Sagan incapace anche solo di uscire dalla sua ruota.

Dietro a Peter Sagan il gap è stato anche più ampio, anche se la giuria ha classificato tutti con lo stesso tempo: il belga Jasper Stuyven si è preso la terza posizione, quarto posto come ieri per il campione europeo Matteo Trentin, poi a seguire troviamo Michael Matthews quinto, Alexander Kristoff sesto, Fabian Lienhard settimo, Stan Dewulf ottavo, Reinardt Janse van Rensburg nono e Patrick Bevin decimo. In classifica generale nulla da segnalare, a parte che Peter Sagan ha aumentato il proprio vantaggio sugli inseguitori grazie all’abbuono al traguardo mentre Stefan Küng ha perso due minuti e mezzo ed il piazzamento in top10: da domani però arrivano le montagna vere ed in programma ci sarà una tappa di 120 chilometri con l’arrivo in salita a Flumserberg che ci mostrerà i favoriti per la vittoria finale di questo Giro di Svizzera.

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