La Jumbo-Visma dominatrice della cronosquadre di Bruxelles © LeTour.fr
La Jumbo-Visma dominatrice della cronosquadre di Bruxelles © LeTour.fr

Oh l’Olanda! I suoi continuano a dominare

Super Jumbo-Visma (e Teunissen), battute Ineos e Deceuninck nella cronosquadre del Tour de France. Non malaccio Nibali

Gianni Moscon si consolerà: per tante persone normali ci son sogni che vengono cullati per molto tempo, prima di naufragare miseramente. Lui invece ha dovuto investire meno di due ore della sua vita nell’illusione di conquistare una maglia gialla a cui alla vigilia del Tour de France 2019 non aveva probabilmente pensato, e che invece si stava materializzando dopo la cronosquadre di Bruxelles.

Il corridore del Team Ineos era il primo in classifica, tra i suoi compagni, dopo la tappa d’apertura di ieri; e dato che quasi tutto il gruppo del Tour aveva lo stesso tempo di Moscon (ieri la tappa s’è chiusa in volata), era praticamente ovvio che in caso di successo della formazione britannica nella prova contro il tempo, a lui sarebbe toccato il simbolo del primato. E la squadra che fu Sky ci è andata davvero vicino, alla vittoria, se non dal punto di vista dei distacchi da quello della partecipazione emotiva: partita per prima, è rimasta in testa per tutta la gara, salvo essere superata proprio dall’ultimo team sceso in strada.

Quell’ultimo team altri non è che la Jumbo-Visma, che poi è la squadra della maglia gialla, il sorprendente Mike Teunissen che ieri ha beffato Sagan in dirittura d’arrivo. I gialloneri hanno espresso una prova di forza che non era nemmeno tanto imprevedibile alla vigilia, potendo essi allineare ai nastri di partenza corridori fortissimi sul passo, da Tony Martin e Wout Van Aert in giù. Ma si sa che nelle cronosquadre contano anche altri elementi, per cui in sede di pronostico l’incertezza regnava comunque sovrana. Ebbene, gli Jumbo hanno effettivamente messo in campo ogni buona pratica della specialità, finendo per spazzare via tutti gli altri. Senza di loro, la cronosquadre sarebbe stata effettivamente equilibratissima: la Ineos aveva preceduto la Deceuninck-Quick Step di soli 82 centesimi, per dire.

Arrivati loro, i formidabili alfieri del sodalizio olandese, ognuno è stato messo al proprio posto: cioè, lontano dai primi. A partire dai 20″ di distacco inflitti alla Ineos. Su 27.6 km di tappa, e a una media superiore ai 57 orari (unici ad aver superato tale soglia), un esito chiaro e tondo. E con Teunissen, olandese pure lui, confermatissimo in giallo. Ce n’è abbastanza per mutuare un tormentone politico di questi ultimi mesi e trarne uno dei nostri titoli a metà tra genio e scemenza…

 

Una cronosquadre equilibrata nel segno della Ineos?
La Ineos, giunta al traguardo senza un paio di uomini importanti, ovvero Wout Poels e Michal Kwiatkowski, staccatisi a non molti chilometri dal traguardo (prima aveva mollato Luke Rowe), aveva l’ambizione di spezzare il digiuno che la squadra da anni patisce al Tour nel settore cronosquadre: strano a dirsi, la Sky mai ne aveva vinta una; il cambio di denominazione non ha modificato i trend, a quanto pare.

Gli otto di Brailsford hanno pazientemente atteso uno dopo l’altro tutti i team avversari. I primi ad aver quasi avvicinato i provvisori leader di giornata sono stati i Groupama-FDJ, che hanno chiuso in 29’29”, a 12″ dal 29’17” fatto precedentemente segnare dagli Ineos. Poi sono stati i CCC di Greg Van Avermaet a insediarsi in seconda posizione, a 11″ dai primi. Quindi la Katusha-Alpecin, che ha fatto la voce grossa per cinque settimi di tappa, passando in testa sia all’intermedio del km 13, che a quello del km 20: ma poi Zakarin, Politt e compagni hanno pagato il finale scoppiettante degli Ineos, per cui il cronometro al traguardo ha recitato la stessa battuta: Moscon e soci imprendibili, Katusha dietro. Anche se solo per 6″.

Un distacco identico a quello che avrebbe patito la Sunweb, prova di rilievo secondo le attese, ma ancora non sufficiente a spodestare i temporanei dominatori. Ci si attendevano cose egregie da Bahrain-Merida e EF Education First, e in effetti le due formazioni non hanno demeritato. Meglio gli americani, che hanno chiuso a 8″ dagli ex Sky, mentre la squadra di Nibali è andata in calando, fermando alla fine il cronometro sul tempo di 29’33”, a 16″ dal Team Ineos.

C’è da dire che qualunque di queste ultime formazioni avesse vinto, avrebbe lanciato un italiano in maglia gialla: sarebbe stato Sonny Colbrelli in caso di successo Bahrain, o Alberto Bettiol se a imporsi fossero stati i rosa di Vaughters; pure Matteo Trentin era messo bene in quest’ottica, ma la sua Mitchelton-Scott non è stata efficace come in altre occasioni (dopo esser partita fortissima), e ha chiuso a 21″ dalla Ineos. Insomma, Moscon vinceva anche la sfida diretta coi connazionali che erano nella sua stessa condizione: primi delle rispettive squadre, con vista sul primo posto nella generale.

 

No: una cronosquadre dominata nel segno della Jumbo!
La Deceuninck-Quick Step era un’altra delle formazioni ad avere un azzurro in testa, in questo caso Elia Viviani. E il veronese è stato molto bravo, evitando fino alla fine di perdere le ruote del trenino, e anzi contribuendo fattivamente al gran risultato della squadra belga, dato che il testa a testa con la Ineos è durato, sul filo dei secondi, fino alla linea d’arrivo: solo lì gli uomini guidati da Davide Bramati si son dovuti arrendere, per meno di un secondo (i citati 82 centesimi).

Solo che a questo punto del racconto, quando mancavano appena due squadre a concludere la prova (una era la Wanty-Gobert, destinata a chiudere molto lontano dalle prime), avevamo ben chiaro quale sarebbe stato il nome dell’assassino: e sì, perché gli intertempi, di cui avevamo già contezza, avevano parlato molto chiaro, con la Jumbo-Visma transitata al comando su entrambi i rilevamenti intermedi, con 14″ e poi 16″ di margine sulla Ineos. Non restava che prendere nota di quale sarebbe stato il distacco inflitto alla fine.

I tifosi di Moscon speravano che anche la squadra olandese potesse pagare il bel finale della Ineos, ma così non è stato: anzi, semmai i gialloneri hanno pure aumentato il ritmo negli ultimi chilometri, fino ad andare a chiudere la loro prova col tempo di 28’57”, unici sotto i 29 minuti. Trionfo, tripudio, tritatutto.

Con sorrisi di circostanza (soprattutto quello di Moscon, com’era facile immaginare, era particolarmente amaro) i rossobruni hanno abbandonato con mestizia le hot seat che avevano occupato per tutto il giorno. E sul podio, per essere premiati, ci son finiti quegli altri: così è il ciclismo, e pace a tutti.

 

In classifica i distacchi restano comunque non esagerati
Riepiloghiamo i distacchi nell’ordine d’arrivo, non trascurando di notare come comunque la durata limitata della prova abbia di converso limitato pure i gap delle squadre meno attrezzate, che hanno sì pagato ma in maniera non esagerata. Come detto, 20″ il distacco del Team Ineos, 21″ quello della Deceuninck-Quick Step. Quarta ha chiuso la Katusha-Alpecin a 26″, stesso distacco della Sunweb quinta; sesta la Education First a 28″, settima la CCC a 31″, ottava la Groupama-FDJ a 32″, nona la Bahrain-Merida a 36″, decima l’Astana a 41″.

E poi ancora: 11esima la Mitchelton a 41″, 12esima la Bora-Hansgrohe a 46″, 13esima la Cofidis a 53″, 14esima la Dimension Data a 54″, 15esima la Lotto Soudal a 59″, 16esima a 1’03” la UAE Emirates di Fabio Aru. 17esimi i Movistar a 1’05”, 18esimi i Trek-Segafredo a 1’18”, 19esimi gli AG2R La Mondiale a 1’19”, e tre Professional a chiudere la fila, con la Total Direct Énergie a 1’42”, la Arkéa Samsic a 1’51”, la Wanty-Gobert a 1’58”

In classifica Mike Teunissen conserva la leadership con 10″ sui suoi compagni di squadra (Wout Van Aert, Steven Kruijswijk, Tony Martin e George Bennett nell’ordine) e distacchi superiori su tutti gli altri: restando ai big (e agli italiani) troviamo tra gli altri a 30″ Gianni Moscon, Egan Bernal e Geraint Thomas (Ineos), a 31″ Elia Viviani, Julian Alaphilippe ed Enric Mas (Deceuninck), a 36″ Michael Matthews  e Wilco Kelderman (Sunweb), nonché Ilnur Zakarin (Katusha), a 38″ Alberto Bettiol e Rigoberto Urán (EF), a 41″ Greg Van Avermaet (CCC), a 42″ Thibaut Pinot (Groupama), a 46″ Sonny Colbrelli, Vincenzo Nibali e Rohan Dennis (Bahrain), a 50″ Peter Sagan (Bora-Hansgrohe), a 51″ Matteo Trentin e Adam Yates (Mitchelton), stesso ritardo di Jakob Fuglsang (Astana). Fabio Aru e Daniel Martin (UAE) sono a 1’13” da Teunissen, Nairo Quintana, Alejandro Valverde e Mikel Landa (Movistar) a 1’15”, Giulio Ciccone e Richie Porte (Trek-Segafredo) a 1’28”, Romain Bardet (AG2R La Mondiale) a 1’29”, Warren Barguil (Arkéa-Samsic) a 2’01”. Se vogliamo riferire questi distacchi ai favoriti della Ineos, basta togliere mezzo minuto di ritardo a ciascuno degli inseguitori: ne risulta una generale molto “appallata”, con un Bardet che non raggiunge il minuto di gap da Thomas e Bernal.

Domani il Tour rientra in Francia con la terza tappa: partenza da Binche (ancora in Belgio), arrivo a Epernay dopo 215 km con un finale contrappuntato da diversi muri molto duri. Se il trend sarà confermato, potremo aspettarci a braccia alzate Wout Van Aert, o perché no lo stesso Teunissen: in fondo quando ci si prende gusto, fermarsi è molto difficile. Al di là di chi vincerà a Epernay, la frazione sarà molto interessante per darci un ulteriore saggio dello stato di forma di tutti i principali contendenti. Con un finale così, prepariamoci a 30-40 km davvero scoppiettanti. Niente da dire: questo Tour de France è partito, dal punto di vista dell’interesse, col piede giusto. Che possa succedere ogni 5-6 anni lo dice se non altro la legge dei grandi numeri…

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