Jacob Hindsgaul sul podio di Aosta in maglia gialla © Giro della Valle d'Aosta
Jacob Hindsgaul sul podio di Aosta in maglia gialla © Giro della Valle d'Aosta

Il biondo veste il giallo nel giallo

Giro della Valle d’Aosta, un errore nel cronometraggio ribalta la situazione: prologo al danese Hindsgaul, sul podio anche Puppio. Van Wilder a bocca asciutta

Dal nostro inviato

Non è stata la partenza ordinaria, quella del Giro della Valle d’Aosta 2019. La cinquantaseiesima edizione del Petit Tour ha preso le mosse dal capoluogo regionale, per un prologo di 2700 metri completamente pianeggiante e adatto agli specialisti, eventualità non così comune nelle ultime annate. Ma con il gradito ritorno al format a sei giornate di gara, ecco è più che giusto riservare una possibilità a chi, da domani in poi, dovrà soprattutto faticare. Ma la extra ordinarietà sta anche in un altro aspetto, che purtroppo si è verificato rendendo spiacevole per alcuni l’epilogo della giornata.

Van Wilder vincitore in pectore, Menegotto pregustava il podio. Ma la giuria viene chiamata all’azione
Bel sole e gran caldo ad Aosta, nonostante l’ora tarda in cui i 129 atleti al via si sono cimentati nell’esercizio individuale con partenza e arrivo all’ombra dell’Arco di Augusto. Primo ad esibirsi alle 18 in punto il russo Victor Bykanov (Team Cinelli), ultimo alle 19.04’30” lo spagnolo Juan Pedro López (Kometa Cycling Team). Sin da subito il podio pareva definito: primo quell’Ilan Van Wilder (Lotto Soudal Under 23) grande favorito di giornata con uno spaziale 2’52”, a quasi 57 km/h; secondo il sorprendente Jacopo Menegotto (Biesse Carrera) a 9″ e terzo a 14″ Callum Johnston (Holdsoworth Zappi).

Atleti sorridenti nella zona podio, nonostante la lunga attesa, dato che tutti erano partiti entro i primi 15. Una chiacchierata con il direttore sportivo, le interviste di rito; insomma, la solita routine. Ma non appena l’ultimo partente termina il proprio sforzo ecco che diversi direttori sportivi si recano alla giuria, chiedendo formalmente di ricontrollare uno per uno i 129 passaggi, ritenendo che ci siano degli errori nella compilazione dei risultati.

Un buco crea… un buco, e così la classifica viene ribaltata
Dopo mezz’ora di analisi e valutazioni, ecco il colpo di scena: la graduatoria viene totalmente ribaltata, con Van Wilder che diventa dodicesimo, Menegotto quarantottesimo e Johnston settantatreesimo. La ragione? Un errore da attribuire di cronometristi e addetti alla partenza che per intero hanno scombussolato tutto. Tutta “colpa” della defezione della IAM Excelsior, presentatasi con quattro elementi; nell’ordine di partenza è stato giustamente depennato il nome dell’atleta (segnatamente Giacomo Ballabio) che avrebbe dovuto partecipare con la compagine elvetica.

E così, tra il nono al via, il francese Théo Nonnez, e il decimo, il già citato Jacopo Menegotto, si è venuto a creare uno spazio: il francese è partito alle 18.04, il veneto alle 18.05, lasciando così un buco (le partenze erano ogni 30″, per l’appunto) di cui gli addetti alla pedana non si sono accorti, facendo prendere via in anticipo Menegotto e con lui gli atleti immediatamente seguenti (Johnston è partito due numeri dopo l’azzurro, Van Wilder quattro). I cronometristi all’arrivo e sul tracciato non si sono avveduti del misfatto, non segnalando nulla; l’intervento delle squadre, compresa un Kometa Cycling Team con Ivan Basso presente in loco, ha portato alla normalità.

Vince il giovanissimo Hindsgaul, a podio “l’assente” Hoole e Puppio
E così la classifica definitiva ha tutt’altro aspetto: a vincere con il tempo di 3’17” è Jacob Hindsgaul, biondissimo danese al primo anno nella categoria e al primo successo tra gli under 23. Un bel regalo di compleanno con due giorni di ritardo, per questo neodiciannovenne tesserato per il Team ColoQuick ma qui in gara con la maglia della nazionale. Seconda piazza a 94 centesimi Daan Hoole (SEG Racing Academy), bardato nella nuova divisa di campione nazionale di categoria e che nelle foto del podio non comparirà, dato che da tempo se n’è andato in albergo, lui che è partito per settimo, esattamente tre numeri prima del fatidico buco e che quindi era già esente dal riconteggio.

Terza posizione a 1″ per il migliore degli italiani, il lombardo Antonio Puppio, uno che nelle cronometro sa il fatto il suo. Dopo la certificazione del podio l’alfiere del Kometa Cycling Team si è concesso ai microfoni, lui che da domani sarà chiamato a ben altro tipo di lavoro.

Classifica ristretta, domani le salite francesi promettono movimento
Trovano spazio in top ten Daniel Tulett (Team Wiggins-Le Col) e Mads Kristensen (Danimarca) con un ritardo di 2″, Stan Van Tricht (GM Recycling Team) e Lennart Jung (Herrmann Radteam) a 3″, Miguel Heidemann (Herrmann Radteam) e Théo Nonnez (Groupama-FDJ Continental) a 4″, Ide Schelling (SEG Racing Academy) a 5″. Distacchi ininfluenti per il resto dei pretendenti alla vittoria finale o ad un buon piazzamento, con Alessandro Monaco (Casillo Maserati) peggiore della lista a 25″, ovviamente nulla di ché.

Perché domani si sale, eccome se si sale. La tappa tutta francese fa invidia alla carovana di quel Tour de France che passerà non troppo distante fra una settimana: si parte da Sainte Foy Tarenteise e si affrontano prima l’arcigno e interminabile Cormet de Roseland, poi il non meno banale Col de Saisies, due salite che alla Grande Boucle non sono messe di certo come tappabuchi. Nel finale l’ultima difficoltà è quella di Le Bettex, ascesa vista anche al Tour de France come sede di un arrivo vinto da Romain Bardet. Domani, dalla vetta di questo gpm di seconda categoria, rimangono solo 8.6 km di discesa sino al traguardo di Saint Gervais Mont Blanc, in una frazione di 126 km ma che può già delineare la classifica. Più di quanto visto e non visto oggi.

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