Peter Sagan, Egan Bernal Romain Bardet sul podio finale del Tour de France © ASO/Pauline Ballet
Peter Sagan, Egan Bernal Romain Bardet sul podio finale del Tour de France © ASO/Pauline Ballet

Alaphilippe perfetto, Bernal quasi…

Le pagelle del Tour de France 2019: Sagan da record ma con fatica, la maglia a pois non salva Bardet, Ewan miglior velocista, bell’esordio di Ciccone

Egan Bernal – 9.5
È il più giovane vincitore del Tour de France da 110 anni a questa parte ed il primo colombiano a vincere a Parigi: fin dalle sue prime gare su strada gli era stato predetto un futuro brillante, ma lui è stato capace di bruciare le tappe ed arrivare a questo traguardo immenso; per lui adesso c’è un futuro da dominatore. Sulle Alpi è riuscito a fare la differenza e la grandine dopo l’Iseran lo ha forse privato di un’impresa fantastica: e allora perché non 10 come voto? Perché non possiamo fare a meno di chiederci cosa sarebbe successo se Pinot non si fosse infortunato: il francese aveva staccato Bernal in tutte e tre le precedenti tappe di montagna ed in classifica era avanti di 12″; magari l’esito non sarebbe cambiato, ma il dubbio resta.

Geraint Thomas – 8
Una stagione in cui fin dall’inizio ha dovuto rincorrere la condizione migliore con la caduta ed il ritiro al Tour de Suisse a complicare l’avvicinamento al Tour. Riesce comunque a confermarsi come uomo da podio, solido e regolare seppur mai capace di fare la differenza in salita: non era scontato visto che prima del 2018 non era mai riuscito a fare classifica sulle tre settimane. Questa prestazione apre comunque un interrogativo: la forma dello scorso anno era migliore, oppure erano gli avversari (Dumoulin e Froome reduci dal Giro) ad essere ad un livello inferiore?

Steven Kruijswijk – 8
A partire dal 2016 ha fatto quarto al Giro d’Italia, quarto alla Vuelta a España e quinto al Tour de France e finalmente, bisogna dirlo, è riuscito a conquistare il suo primo e meritato podio in una corsa a tappe di tre settimane. Tanti appassionati gli hanno rimproverano di aver gareggiato in maniera troppo attendista (supportato dagli ottimi Bennett e De Plus) senza cercare attacchi, magari per puntare al secondo posto: bisogna però riconoscere che ha 32 anni e che di occasioni così potrebbe non averne altre, inoltre per lui la differenza tra un terzo ed secondo posto era molto inferiore a quella che c’è tra il terzo ed il quarto posto e ha preferito quindi evitare si esporre il fianco ai contrattacchi.

Emanuel Buchmann – 8
Una bella rivelazione di questo Tour de France: ci si aspettava potesse far bene visti i tanti piazzamenti nelle brevi corse a tappe, ma è andato ben oltre le più rosee aspettative a vederlo lottare per il podio fino all’ultimo metro per il podio. Ha chiuso a soli 25″ da Steven Kruijswijk: forse gli si può rimproverare di non aver osato un po’ di più soprattutto salendo verso Val Thorens, visto che il quarto posto era comunque in cassaforte, ma le gambe quelle erano. Un applauso anche all’austriaco Gregor Mühlberger, uno dei migliori gregari di questo Tour de France: sull’Iseran è addirittura lui a chiudere sul primo scatto di Thomas.

Julian Alaphilippe – 10
Il protagonista assoluto del Tour de France 2019. La prima parte della corsa è adattissima alle sue carattestiche e vince subito a Epernay prendendo la maglia gialla: a La Planche des Belles Filles si supera arrivando con i migliori e poi si riprende la maglia a Saint-Étienne. Da qui inizia una nuova fase del Tour in cui tutti si aspettano un suo crollo da un momento all’altro: e invece vince la cronometro di Pau e fa secondo sul Tourmalet esaltando i tifosi francesi e iniziando addirittura a maturare sogni di vittoria finale. Sono il Col de l’Iseran e la salita interminabile di Val Thorens a riportarlo sulla Terra: alla fine è quinto in classifica generale e viene premiato come supercombattivo della corsa, ma soprattutto ha realizzato qualcosa che sarà ricordato a lungo.

Movistar Team – 5
Correre con tre potenziali capitani o uomini di classifica è già complesso di suo, figuriamoci se due di questi sono in scadenza di contratto e hanno già raggiunto accordi con altre formazioni per stagione successiva: basterebbe questo a spiegare le incomprensioni tattiche della Movistar, che comunque anima spesso a volentieri la corsa. Il forcing sul Tourmalet e l’inseguimento sull’Izoard hanno fatto discutere, ma a gridare vendetta è soprattutto la vittoria di tappa buttata a Val Thorens con quattro uomini che non hanno mai collaborato tra loro. Alla fine chiudono con una tappa vinta, tre uomini nei primi dieci (Mikel Landa sesto e sfortunato, Nairo Quintana ottavo e Alejandro Valverde nono) e la vittoria nella classifica a squadre, dando però proprio l’impressione di essere poco squadra a questo Tour: potevano fare di più?

Thibaut Pinot – 8
Un rimpianto enorme per il capitano della Groupama-FDJ che, come detto, alla vigilia delle Alpi aveva 12″ di vantaggio su Egan Bernal, nonostante il tempo perso nel ventaglio di Albi, su cui aveva guadagnato in ogni precedente scontro in montagna: Pinot era stato senza dubbio il più forte sui Pirenei, era nello stato di forma della vita e tutti lo aspettavamo sulle grandi vette alpine. E invece è arrivato quell’infortunio muscolare, causato forse per un movimento sbagliato nel tentativo di evitare la caduta di un altro corridore: sul Galibier ha stretto i denti ma già il dolore lo ha limitato, poi il giorno dopo il ritiro tra le lacrime. Un Tour pieno di rimpianti, ma ha già annunciato che ci riproverà il prossimo anno.

Warren Barguil – 6
Non è stato il Barguil visto al Tour de France 2017, ma sicuramente da parte del corridore francese c’è stato un netto passo in avanti dopo il primo anno e mezzo in Arkéa-Samsic che si può definire insoddisfacente, almeno fino al Campionato Nazionale vinto lo scorso mese di giugno. Barguil è stato meno attivo di altre volte ma ha comunque provato qualcosina sul Tourmalet e nel tappone dell’Iseran: alla fine, grazie soprattutto alla crisi di Porte, è riuscito ad agguantare la top10 che è un risultato importantissimo per una squadra Professional; ma per lui è proprio il minimo.

Romain Bardet – 4.5
Il campanello d’allarme era suonato nel mese di giugno quando, dopo il 10° posto al Delfinato, era stato battuto da Herrada alla Mont Ventoux Dénivelé Challenge: la condizione non era quella sperata e si capisce che sarà un Tour di sofferenza per lui. A salvare un po’ il bilancio ci pensa la maglia a pois portata fino a Parigi, ma anche qui il valore agonistico del risultato è minimo: tra neutralizzazioni e tagli del percorso, il corridore dell’AG2R ha fatto punti in sole due tappe e l’unico gpm in cui ha scollinato per primo è stato il Port de Lers, un prima categoria nella quindicesima tappa.

Fabio Aru – 6.5
Il sardo della UAE Team Emirates si è presentato al via di questo Tour de France senza preparazione specifica e con appena 11 giorni di gara nella gambe dopo l’operazione alla gamba che l’ha tenuto fermo per quasi tre mesi: diciamo la verità, pur non risultando particolarmente appariscente il piazzamento finale è stato molto più di quanto ci aspettassimo; il prosieguo della stagione ci dirà molto sulle sue ambizioni future. Il Tour è stato invece un fallimento totale per Daniel Martin: dopo tre top10 di fila soffre un brutto passaggio a vuoto, unito a quello delle Ardenne rende molto negativo tutto il 2019.

Team Jumbo-Visma – 8.5
I gialloneri della Jumbo-Visma hanno decisamente impressionato per tutti i 21 giorni di gara questo Tour de France: volate, cronometro, pianura e montagna, tra i protagonisti c’erano sempre loro. Nei primi 10 giorni vincono addirittura quattro tappe, oltre alla cronometro a squadre esultano con Mike Teunissen, Wout van Aert (debutto magnifico ma poi finito col ko per l’impatto con una transenna nella cronometro) e Dylan Groenewegen (“solo” una vittoria di tappa in volata), poi in montagna George Bennett e Laurens De Plus fanno un lavoro egregio per scortare Steven Kruijswijk verso il podio. Unico punto negativo, l’esclusione di Tony Martin per uno screzio con Luke Rowe.

Caleb Ewan – 9
Il Tour de France 2019 è partito con un grandissimo equilibrio nelle volate con vincitori ogni volta diversi e fotofinish spesso chiamato in causa: alla lunga però è uscito fuori il folletto australiano della Lotto Soudal che ha chiuso con ben tre successi di tappa a Tolosa, Nîmes e soprattutto sui Campi Elisi a Parigi. Nella prima parte del 2019 Ewan s’è dovuto adattare alla nuova squadra e ai nuovi compagni, e sembrava essere più adatto alle volate in pendenza dove poteva destreggiarsi da solo: con questa tripletta al Tour, invece, diventa forse lui il miglior velocista del momento.

Peter Sagan – 7
Vince una tappa a Colmar e porta a casa la sua settima maglia verde in carriera, un record ed un bottino per cui la maggior parte dei corridori in gara firmerebbe ad occhi chiusi: per uno come Sagan sembra un po’ il minimo indispensabile e lui ha confermato la tendenza che dura da inizio anno di essere molto meno incisivo che in passato. La maglia verde è arrivata con meno punti che in passato, in volata è sembrato più distante dai migliori, è stato battuto in traguardi molto adatti alle sue caratteristiche e, pur cercando spesso e volentieri la fuga, non si è mai inserito in quelle in cui avrebbe potuto essere protagonista.

Simon Yates – 7.5
Non è stato l’anno dei gemelli Yates, almeno per quanto riguarda i Grandi Giri: Simon aveva fallito l’obiettivo maglia rosa chiudendo solo ottavo molto lontano dal podio, Adam (4) ha cercato fortuna al Tour de France ma è crollato sul Tourmalet e non mai riuscito a restare con i migliori. In gara in Francia c’era anche Simon che non ha mai curato la classifica, ma a differenza del gemello è riuscito a trovare gloria nelle singole tappe: ha vinto a Bagnères-de-Bigorre ed a Prat d’Albis, poi era assieme a Bernal quando la corsa è stata bloccata dopo l’Iseran; bravissimo, ma il prossimo anno bisogna fare classifica.

Giulio Ciccone – 7
L’esordio al Tour de France dello scalatore abruzzese si conclude con un secondo posto a La Planche des Belles Filles e soprattutto con due giorni in maglia gialla: difficile chiedere di più, soprattutto arrivando in Francia con il Giro nelle gambe. Nelle seconda parte di corsa Ciccone ha dovuto far fronte ad alcuni problemi fisici, ma è riuscito comunque ad arrivare a Parigi. In casa Trek-Segafredo male Richie Porte (4.5) che tiene duro per tutto il Tour ma finisce fuori dai 10: a 34 anni era probabilmente l’ultima occasione per puntare ad un risultato importante.

Elia Viviani – 7
Una vittoria, due secondi posti e un terzo posto: non è stato un Tour de France da buttare per Elia Viviani, ma quasi sicuramente neanche quello che lui e la sua squadra si aspettavano. Nei finali di corsa Elia continua troppo spesso a perdere uno treno che sbaglia assai poco negli ultimi chilometri: si pensava che con Richeze e Morkov (assenti al Giro) le cose potessero cambiare, e invece le similitudini sono molte e viene da chiedersi quanto il declassamento di Orbetello lo abbia effettivamente condizionato nella corsa rosa. Però Viviani si è dimostrato un grande professionista, lavorando per la squadra e dando una mano a Julian Alaphilippe anche sulle salite, almeno finché ha potuto.

Matteo Trentin e Vincenzo Nibali – 7
Due bellissime vittorie per questi due campioni italiani che sono stati assolutamente irresistibili nella loro giornata migliore. Trentin ha più volte messo in mostra una bella gamba, ma è stato assolutamente sontuoso nella fuga verso Gap quando nessuno è riuscito a stargli dietro: è la terza vittoria in carriera alla Grande Boucle. Per Nibali è stato invece un Tour difficile, tra il tentativo abortito molto presto di fare classifica ed un rapporto con la squadra condizionato dall’addio a fine stagione: ma la classe non svanisce di colpo e Vincenzo ha estratto dal cappello il numero di Val Thorens quando tutto solo ha tenuto a un minuto il gruppo dei big per più di 10 chilometri. Bravissimi.

Dylan Teuns, Thomas De Gendt, Daryl Impey – 7
Un menzione ed un bel voto meritato anche per gli altri vincitori di tappa di questo Tour de France al termine di fughe da lontano. Teuns ha conquistato il primo arrivo in salita a La Planche des Belles Filles mentre Impey ha vinto a Brioude dopo aver gestito alla perfezioni i chilometri finali, ma il numero più spettacolare è stato quello di De Gendt a Saint-Étienne che ha prima staccato i compagni d’avventura e poi da solo è riuscito a contenere la veemente rimonta degli scatenati Alaphilippe e Pinot con il plotone principale non molto più distanti.

Michal Kwiatkowski e Gianni Moscon – 4
Pur riuscendo a piazzare due corridori ai primi due posti della classifica generale, in questo Tour de France il famigerato trenino del Team Ineos ha fatto decisamente meno impressione che in passato e non è stato in grado di condizionare come avrebbe voluto. Proprio Kwiatkowski e Moscon sono stati coloro che hanno reso più al di sotto dei loro livelli abituali ed hanno potuto dare un contributo minimo alla causa: il polacco in particolare è sembrato un lontanissimo parente di quello che distruggeva il gruppo sulla montagne iniziando a maturare qualche sogno di classifica.

André Greipel – 4
In un Tour senza Cavendish e Kittel, il tedesco della Arkéa-Samsic era praticamente l’unico della vecchia guardia dei velocisti al via: a 37 anni è ormai sul viale del tramonto ed il sesto posto di Parigi, unica top10 di tutta la corsa, non basta ad evitare un votaccio. Tra i velocisti delle squadre Professional francesi lascia presto la corsa Christophe Laporte che la Cofidis ha preferito a Nacer Bouhanni, l’unico a salvarsi è stato quindi Niccolò Bonifazio, terzo a Parigi e una nota positiva della Total Direct Energie.

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