Oliver Naesen tra Greg Van Avermaet e Laurens De Plus © AG2R La Mondiale-Getty Images
Oliver Naesen tra Greg Van Avermaet e Laurens De Plus © AG2R La Mondiale-Getty Images

De Plus più di Naesen e Van Avermaet

Ai piedi del Muur vince Oliver davanti a Greg, ma il capolavoro è tutto di Laurens: suo il BinckBank Tour 2019, beffato Wellens. Felline 11esimo in classifica

Nel grande girotondo del ricambio generazionale targato 2019, oggi è stato il turno di Laurens De Plus dettare i ritmi del ballo. Professionista dal 2016, prossimo a compiere 24 anni (il 4 settembre), transitato dagli impegni giovanili senza riempire la bacheca di non troppo utili successi in serie, si è segnalato all’ultima stagione da under chiudendo al secondo posto la Ronde de l’Isard e il Giro della Valle d’Aosta, ovvero due delle gare a tappe più impegnative della categoria.

Un tempo si diceva che per scoprire i talenti non serve guardare gli albi d’oro delle serie minori, ma bisogna andare a spulciare i piazzamenti, e soprattutto bisogna sapere come sono giunti quei piazzamenti. Patrick Lefévère non perse tempo e subito mise sotto il naso di Laurens un contratto che fu felicemente firmato, e che preluse a un triennio in QuickStep (2016-2018), tre stagioni non troppo fortunate per il ragazzo, al netto dell’esperienza fatta e che sicuramente gli torna e gli tornerà utile.

Un paio di incidenti più spettacolari che dannosi ne hanno segnato una fase di carriera: in discesa dal Muro di Sormano al Lombardia 2017 finì giù oltre il guardrail, cavandosela praticamente con qualche graffio, dato che in fondo alla scarpatina c’era un prato su cui atterrare amabilmente; a inizio 2018 fu invece investito da un camion mentre si allenava in Sudafrica, erano lui e Petr Vakoc. Il ceco ci rimise varie vertebre ed entrò in una lunga riabilitazione, a Laurens andò decisamente meglio.

Risultati, in quel triennio, appena accennati. Vittorie nessuna, tanta volontà. Quest’anno è passato alla Jumbo-Visma, attratto dal progetto di una squadra costruita su tanti giovani di prospettiva; al Giro doveva dare man forte a Primoz Roglic in salita, ma non stava bene e si è ritirato dopo una settimana; per poi avere un’immediata occasione di riscatto al Tour, e qui ha finalmente fatto vedere a tutti cosa ti può fare un De Plus: molto prezioso per Steven Kruijswijk, ha pure chiuso la generale a ridosso della top 20, e per di più è uscito dalla Boucle con la gamba che gli ha permesso, in questi giorni, di diventare protagonista al BinckBank Tour.

Ma quello che di buono aveva fatto nelle tappe precedenti (principalmente in quella di Houffalize, nella fuga buona che aveva lanciato Tim Wellens al comando della classifica) quasi scompare al cospetto delle pennellate che ha regalato oggi nella frazione conclusiva della corsa belgiolandese. Per le sue caratteristiche fisiche non l’avremmo aspettato così in palla su un percorso di muri e pavé, lui che pare fatto più per le côte. E invece il ragazzo di Aalst ha messo a segno un attacco eccellente, accodandosi a due pezzi grossi come Greg Van Avermaet e Oliver Naesen, tirando l’80% della carretta per la buona riuscita dell’assalto, e venendo infine premiato dalla vittoria numero uno tra i pro’: non uno di quei successi da mani alzate al traguardo, dato che la tappa l’ha vinta Naesen; ma forse anche più significativo, perché una classifica generale non è mai banale a conquistare, tantopiù in una corsa battagliata e molto partecipata come quella che si è conclusa oggi a Geraardsbergen.

Dal Tour de Suisse in avanti – faceva notare qualcuno – sono i giovani a dettare legge nelle gare a tappe del World Tour: Egan Bernal ha conquistato la corsa elvetica e poi pure il Tour; Pavel Sivakov, 22 anni come il colombiano, si è preso il Polonia; e oggi il poco più grande De Plus ha chiuso al comando il BBT. Più passano i giorni di questo 2019, più assume contorni spettacolari il ricambio generazionale più sensazionale di cui abbiamo memoria da almeno un quarto di secolo in qua.

 

Jungels, Marcato e un paio di Pedersen nella fuga di 15
Quando una corsa passa sul Muur e i suoi fratelli, possiamo star certi di due cose: che ci sarà battaglia, e che ci saranno molte righe di appunti sul notes. Il compito oggi ci è facilitato dal fatto che ci è voluto un bel po’ prima che nella settima tappa del BinckBank Tour 2019, da Sint-Pieters-Leeuw a Geraardsbergen (per 178 km), partisse una fuga. Tutti volevano andare all’attacco, e quand’è così i troppi galli che cantano non fanno mai fare giorno. Sicché abbiamo atteso i -100 prima che 8 uomini si avvantaggiassero sul Valkenberg: Oscar Riesebeek (Roompot-Charles), Martijn Tusveld (Sunweb), Gijs Van Hoecke (CCC), Ludovic Robeet (Wallonie-Bruxelles), Mitchell Docker (EF Education First), Carlos Verona (Movistar), Valentin Madouas (Groupama-FDJ) e Laurens De Vreese (Astana).

Poco dopo, superato il Tenbosse, altri 7 si son portati sugli 8: Bob Jungels (Deceuninck-Quick Step), Jack Bauer (Mitchelton-Scott), Aimé De Gendt (Sport Vlaanderen-Baloise), Mads Pedersen (Trek-Segafredo), Casper Pedersen (Sunweb), Marco Marcato (UAE Emirates) e Alexey Bizhigitov (Astana): oltre a nomi di maggiore spicco rispetto ai primi, si sono mossi anche dei rinforzi per i team Sunweb e Astana, rappresentati a quel punto da due uomini ciascuno. Il vantaggio non è mai stato esagerato, al massimo una cinquantina di secondi sul gruppo controllato dalla Lotto Soudal del leader Tim Wellens.

Il primo passaggio sul Muur (-76) ha messo in evidenza una buona gamba di Mads Pedersen, già secondo a un Fiandre; poi la AG2R La Mondiale ha rilevato la Lotto in testa al gruppo e ha rosicchiato una ventina di secondi ai battistrada, tra i quali si è dovuto aspettare il secondo dei tre passaggi sul Muur (ai -50) per vedere selezione: ancora una volta è stato Mads a mettere tutti in croce, e solo Bauer è riuscito a stargli dietro, sulle prime; poi sono rientrati anche Marcato, Madouas, De Gendt e l’altro Pedersen, ed ecco il sestetto che ha caratterizzato la corsa fino alle battute decisive.

Il gruppo però era abbastanza vicino ormai, e ciò faceva venire l’acquolina in bocca a chi pensava di potersi portare sui battistrada con un colpetto ben assestato. Ci è riuscito prima di tutti Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe), partito ai -47 e rientrato sui 6 ai -38, sul muro di Onkerzelestraat. Dopo l’austriaco si sono mossi (ai -44) anche Lukasz Wisniowski (CCC), Michal Golas (Ineos), Stijn Vandenbergh e Nico Denz (ancora AG2R attiva, evidentemente Oliver Naesen comunicava benessere ai propri compagni), ma questi quattro sono stati neutralizzati nel giro di 15 km da un Bob Jungels scatenato. Il campione di Lussemburgo era stato frenato da un problema meccanico mentre era nella fuga, e dopo il cambio di bici si è messo a tirare furiosamente il gruppo limando da solo praticamente tutto il limabile: se nel momento in cui è andato in testa al plotone i sette battistrada avevano 1′ di vantaggio (e i 4 intercalati 30″), quando si è spostato le distanze erano più che dimezzate: +25″ per i primi, +10″ per quelli a bagnomaria.

 

De Plus “carpe il diem” e va con Naesen e Van Avermaet
In pratica l’avventura dei quattro contropiedisti è finita prima dell’ultimo passaggio dal traguardo (il circuito del Muur veniva ripetuto – pur con qualche variante – tre volte): Vandenbergh è stato il primo a staccarsi, ai -31 sul Donderoordberg, e dal gruppo sono usciti Philippe Gilbert (Deceuninck), Iván García Cortina (Bahrain-Merida) e Timo Roosen (Jumbo-Visma), i quali rapidamente hanno raggiunto Denz, Golas e Wisniowski, ma ancor più rapidamente sono stati raggiunti da quel che restava del plotone. Un breve contropiede di Jesper Asselman (Roompot), ed eravamo al passaggio, ai -25, con appena 10″ di margine tra i sette fuggitivi e il gruppo.

Il Muur, terzo atto, subito dopo il passaggio (la linea d’arrivo era proprio ai piedi della mitologica salita), ha visto l’atteso rimescolamento: Mads Pedersen ci ha provato per la terza volta, ma aveva finito le cartucce e da dietro sono arrivati fortissimo quelli che poi si sarebbero effettivamente giocati la tappa: Oliver Naesen su tutti, e poi Sep Vanmarcke e Simon Clarke (EF), un buon Tim Wellens, Greg Van Avermaet (CCC), Marc Hirschi (Sunweb), Laurens De Plus e Mike Teunissen (Jumbo), Gilbert con Zdenek Stybar (Deceuninck), Michael Valgren (Dimension Data) e Iván García Cortina, a formare con Pedersen e Madouas un drappello interessante ma privo di accordo al proprio interno. E ciò ha favorito il rientro di un secondo e più numeroso gruppo, consumatosi ai -21.

Proprio nel momento dell’aggancio, Naesen, Van Avermaet e De Plus sono partiti convinti: davanti avevano il Bosberg, dietro un plotoncino che faticava a organizzarsi. Ruben Guerreiro (Katusha-Alpecin) è a sua volta partito dai ranghi del gruppetto numero due, appena rientrato sul primo, ma è rimbalzato presto, e i tre nuovi battistrada sono andati a giocarsi il Km d’Oro in cima allo stesso Bosberg: De Plus ha vinto il primo e il terzo sprint, e in totale ha collezionato 7″ di abbuono contro i 6″ di GVA e i 5″ di Naesen. Per Laurens, importante fieno nella cascina della classifica, dato che appena 12″ lo separavano da Wellens alla partenza.

Non contento, De Plus ha ovviamente spinto come un ossesso per mettere quanto più spazio possibile tra sé e il drappello di Wellens: il vantaggio per gli attaccanti è salito fino a 45″ ai -12, e dato che il traguardo era abbastanza vicino il colpaccio di Laurens ha cominciato a prendere forma compiuta. Wellens e gli altri contavano, per ridurre il gap, sull’ultimo muretto, di nuovo il Donderoordberg, a 6 km dalla fine. E in effetti sulla rampa in questione hanno dimezzato il distacco, mentre De Plus dava l’anima per tenere in vita questo suo piccolo sogno.

 

La vittoria di tappa sorride a Naesen, Felline miglior azzurro in classifica
Scollinato il Dondeccetera, in effetti il margine si è stabilizzato, e dietro è scoppiata l’anarchia dopo un velleitario allungo di Stybar ai -5: Clarke è uscito in caccia con Gilbert, poi sui due si è portato in marcatura Teunissen, compagno di De Plus, ma finché scriviamo questi passaggi i tre di testa erano già all’arrivo.

De Plus ha continuato a pestare rinunciando all’idea di poter vincere la tappa, e ha lasciato agli altri due l’onere di sprintare: troppo lungo è partito Van Avermaet, sull’ultima curva, e Naesen ha aspettato il momento buono e infine ha infilzato il blasonato collega al colpo di reni, centrando il primo successo stagionale, mentre poco dietro (cronometrato a 4″) De Plus non tratteneva un sorriso di soddisfazione, avendo capito che l’impresa era riuscita.

A 25″ è arrivato Clarke, a 26″ Gilbert e Teunissen; a 35″ Valgren e García Cortina hanno anticipato di 3″ un drappellino contenente tra gli altri Vanmarcke; Wellens ha chiuso a 41″ nello stesso spezzone di Hirschi, Fabio Felline (Trek) e Stefan Küng (Groupama).

La classifica finale risulta stravolta rispetto a ieri, con Laurens De Plus che vince il Binck Bank Tour 2019 con 35″ su Naesen, 36″ su Wellens e 37″ su Van Avermaet. La generale prosegue con Hirschi a 44″, Teunissen a 1’06”, García Cortina a 1’13”, Küng a 1’16”, Clarke a 1’19” e Valgren a 1’23”. Il migliore degli italiani, Fabio Felline, si ferma a un passo dalla top ten, 11esimo a 1’25” da De Plus. Nei 20 anche Marco Marcato, giustappunto 20esimo, a 3’44”.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

La vignetta di Pellegrini

L’angolo della polemica

Versione stampabile