Jakob Fuglsang vince alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport
Jakob Fuglsang vince alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport

Fug(lsang) per la vittoria

Vuelta a España, sull’Alto de la Cubilla prima in un grande giro per il danese, quinto Brambilla. Giornata no per la Movistar: Valverde lascia 23″, Quintana esce dalla lotta per il podio

Il 2019 è stato un anno di prime volte per Jakob Fuglsang: soprattutto la prima monumento, ma non è da sottovalutare neppure la prima tappa in un grande giro. Il danese sperava arrivasse, magari con un podio finale, al Tour de France, ma non tutto è andato secondo i piani alla Grande Boucle – come di consueto, per altro. Messosi a disposizione di López alla Vuelta, il vincitore dell’ultima Liège è finalmente arrivato a giocarsi una tappa, vincendo in maniera netta sulla Cordigliera Cantabrica.

Niente riposo, il lunedì è giornata per scalatori nelle Asturie
Diversamente da quanto solitamente accade nei grandi giri, il terzo lunedì della Vuelta a España non è dedicato a ricaricare le energie in vista del determinante rush conclusivo. Per la gioia degli appassionati (meglio non parlare di tifosi sulle strade asturiane, anche oggi merce rara. Quanto mancano già le strade basche…) e per la tristezza di gregari e ruote veloci, la prova spagnola presenta tre salite tutt’altro che banali da scalare.

La Pravia-Alto de la Cubilla misura solamente 144.4 km ma ha oltre 4000 metri di dislivello positivo grazie alle già menzionate tre asperità: la prima è il Puerto de San Lorenzo, 10 km all’8.5% medio con la vetta a 84 km dalla fine. Una lunga discesa con il fondovalle portano ad approcciare l’Alto de la Cobertoria, 8.3 km all’8.2% pressoché regolare: da qui rimangono 44 km da affrontare, 25 dei quali di discesa e falsopiano sino a Los Pontones dove inizia la salita conclusiva, l’unica di categoria especial (le altre due sono di prima categoria). L’Alto de la Cubilla è interminabile, con 17.8 km al 6.2% e di fatto senza mai scossoni, dato che non si sale mai sopra il 9%. Escludendo la distanza ridotta, un tappone poco vueltistico e più consono a Giro e Tour.

Particolarmente attiva la Deceuninck, nella fuga c’è anche Conti
Partenza alle 13.31 con i 161 corridori arrivati ieri tutti in gara. Il primo a provare la fuga è Pawel Bernas ma il polacco del CCC Team non fa strada, al pari del quartetto composto da Mark Padun (Bahrain Merida), Jonas Koch (CCC Team), Zdenek Stybar (Deceuninck-Quick Step) e Casper Pedersen (Team Sunweb). Attorno al km 40 vanno in avanscoperta Rémi Cavagna e James Knox (Deceuninck-Quick Step), Romain Seigle (Groupama-FDJ) e, nuovamente, Mark Padun.

Su questi si lanciano all’inseguimento prima due nomi nobili quali Thomas De Gendt (Lotto Soudal) e Jakob Fuglsang (Astana Pro Team), imitati da Tao Geoghegan Hart (Team Ineos) e da un nuovo duo Deceuninck targato Philippe Gilbert e Maxi Richeze. Questi tre vengono presi, prima di imboccare la salita iniziale, da dieci unità, ossia Imanol Erviti (Movistar Team), Geoffrey Bouchard (AG2R La Mondiale), Luis León Sánchez (Astana Pro Team), Damien Howson (Mitchelton-Scott), Amanuel Gebreigzabhier (Team Dimension Data), Nikias Arndt (Team Sunweb), Nikias Eg (Trek-Segafredo), Valerio Conti (UAE Team Emirates), Jonathan Lastra (Caja Rural-Seguros RGA) e Fernando Barceló (Euskadi-Murias).

Roglic disattento, Bouchard svetta su Madrazo al gpm
Il quartetto Cavagna, Knox, Padun e Seigle viene ripreso dai contrattaccanti a 8 km dalla vetta del Puerto de San Lorenzo, a 92 km dal termine. Proprio mentre dietro la EF Education First, incapace di mettere alcun uomo nella fuga, alza l’andatura spezzando il gruppo in più tronconi; l’unico dei big a farsi sorprendere è nientemeno che Primoz Roglic, riportato su di forza dai fidi Gesink e Kuss. Con Astana e Movistar sempre attente e presenti in forze sia in fuga che nell’avanguardia del gruppo, spicca invece la scarsa prontezza dei gialloneri, con la maglia rossa che, per altro, non pare pedalare bene come nei giorni precedenti.

Un momentaneo rallentamento consente ad alcuni attardati di rientrare, fra cui altri Jumbo-Visma; la calma viene interrotta dall’attacco di Luis Ángel Maté (Cofidis, Solutions Crédits) al quale si accodano Mikel Bizkarra (Euskadi-Murias) e Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo). Questi ultimi due riescono a riportarsi sulla testa della corsa prima dell’ultimo km di salita; non altrettanto vale per Maté che, assieme allo staccato Lastra, prosegue nell’inseguimento.

Sul gpm (km 60) è lotta a due fra Madrazo e Bouchard, primo e secondo nella speciale classifica: a vincere nettamente è il francese, che così virtualmente strappa la maglia a pois (meglio, la maglia con los lunares) allo spagnolo. Pochissimi secondi di distacco per gli altri attaccanti; 2′ invece il gap di Lastra e Maté e 2’45” per il gruppo maglia rossa, composto da una settantina di unità.

Anche sull’Alto de la Cobertoria svetta Bouchard, sempre più nuovo leader dei gpm
La lunga discesa non provoca ribaltamenti: i ventidue di testa si danno cambi regolari ed entrano negli ultimi 60 km con 4’10” su Lastra e Maté, ormai rassegnati a farsi riassorbire dal plotone (eventualità che accade ai meno 57 km) che viaggia a quasi 5′ e viene tirato dagli instancabili Hofstede e Martin. I quali decidono di riaccelerare, tanto che ai piedi dell’Alto de la Cobertoria, a 52 km dall’arrivo, il ritardo è sceso a 4’25”.

Ci si aspettava qualcosa da una salita come questa: se, quantomeno, davanti Brambilla dà una scossa aumentando il ritmo, facendo staccare definitivamente Arndt e Richeze assieme all’insospettabile Padun, dietro è sempre e solo Panzerwagen a scandire il passo, andando comunque ben più piano rispetto all’avanguardia della corsa. Il distacco così riesplode, superando i 5’40” a 2 km dalla vetta. Proprio qui, ma per poco, cambia qualcosa davanti: Bouchard accelera e con il neopro’ restano solo Madrazo, Brambilla, Conti, Gilbert e Seigle. Rientrano però poco dopo anche gli altri, così al gpm (km 100.3) dal gruppo di testa compatto è nuova volata fra Bouchard e Madrazo che si conclude con il medesimo risultato della salita precedente.

Diverse mosse in discesa, ma la fuga compatta inizia l’ultima salita. Bizkarra alla bersagliera
E il gruppo? Nessun sussulto, tanto che velocisti come Bennett e Jakobsen rimangono presenti senza eccessivi patemi. Il ritardo alla vetta è di 7′ tondi, che ben testimonia il blando ritmo tenuto. Se la salita è stata vissuta senza scosse, la discesa, almeno tra gli attaccanti, vede innanzitutto un’accelerazione di Knox che non fa strada ma ha il merito di dare il là ad una serie di scatti. La situazione si consolida ai meno 27 km con la formazione di un quintetto al comando composto da De Gendt, Gilbert, Fuglsang, Bouchard e Seigle, quest’ultimo autore di una Vuelta sopra le aspettative.

Dopo un paio di km, però, su di loro si riportano Barcelò, Conti, Gebreigzabhier, Geoghegan Hart, Knox e Sánchez mentre Bizkarra è sfortunato protagonista, qualche km prima, di una scena fantozziana ma non inedita, ossia la perdita della sella, dovendo così rimanere sui pedali fino all’intervento dell’ammiraglia in modo da evitare spiacevoli inconvenienti. Il basco, così come gli altri staccati, rientrano giusto prima di iniziare, ai meno 18.8 km, la lunga ascesa che porta sul traguardo. Nulla da segnalare per il gruppo, che naviga oltre quota 9′.

Sánchez prepara il terreno per Fuglsang, Brambilla rimane a contatto
In salita il ritmo lo detta Rémi Cavagna, che si sacrifica giustamente per Knox che, stante la situazione venutasi a creare, può covare ambizione di risalire sino alla top 10: i primi a cedere sono, dopo qualche centinaio di metri, Madrazo ed Erviti mentre più tardi è la volta di Howson, atteso ad una prova decisamente migliore. Sempre tranquillità totale in gruppo, con l’immarcescibile Tony Martin a dettare il passo anche nella prima parte di salita: si staccano solamente velocisti e quanti disinteressati a curare la tappa. L’unico inciampo riguarda Wilco Kelderman, vittima di una foratura e costretto, con l’aiuto di Michael Storer, a rientrare dopo un inseguimento non banale superando ammiraglie e corridori vari.

L’unico a staccarsi troppo presto tra i nomi di un certo spessore è, ancora una volta, Esteban Chaves, giunto con aspettative al via di Torrevieja ma sgonfiatosi poi sulle salite. Lavora sempre e solo Cavagna fino ai meno 9.6 km: qui scatta Sánchez e spezza il drappello. Con LuisLe restano solo Knox, Brambilla, Geoghegan Hart e Fuglsang, dando così agli Astana la superiorità numerica; ed è proprio l’esperto spagnolo il solo a lavorare fino ai meno 7.5 km quando c’è l’attacco di Fuglsang. Con il danese rimane il suo compagno di scuderia (entrambi hanno come procuratore Moreno Nicoletti) Brambilla, che gli si piazza a ruota senza più mollarla.

Astana on fire: davanti Fuglsang da solo, dietro i gregari lavorano e si stacca Quintana
Non c’è collaborazione nella coppia britannica Knox e Geoghegan Hart, con Sánchez lì come uno stopper vecchia maniera: l’uomo Ineos, in fuga ieri con tanto di terza piazza, non aiuta il coetaneo preferendo rimanere passivo. Dopo qualche metro, invece, Brambilla inizia a dare cambi allo scandinavo, allungando così sugli inseguitori; non una mossa che paga dividendi, perché il vicentino si stacca prima della barriera dei meno 5 km venendo ripreso e staccato da Geoghegan Hart, che si lancia all’inseguimento di Fuglsang.

Mentre pare scorrere tranquilla, la tappa prende una piega diversa in gruppo: al passo serio ma non impossibile di George Bennett si sostituisce il duo Astana formato da Omar Fraile e Dario Cataldo che si mettono a testa bassa a selezionare il gruppo. E c’è subito una vittima pesantissima: quando sono ancora una ventina i componenti del gruppo non ce la fa più Nairo Quintana. Il colombiano di verde bardato (nonostante sia quarto nella classifica a punti) viene scortato da Pedrero in quella che per lui sarà una giornataccia da dimenticare, nell’ultimo grande giro in maglia Movistar.

López attacca due volte, Valverde cede
Dopo che anche Ion Izagirre finisce il lavoro, a 6 km dalla fine parte Miguel Ángel López: senza il minimo problema rimangono con lui Pogacar e Roglic mentre grazie all’opera di Soler rientrano, oltre al catalano, anche capitan Valverde e Majka. Superman decide, come spesso gli capita quando non fa la differenza, di rialzarsi, e così prima Soler e poi Majka cercano di approfittarne guadagnando qualche decina di metri. Inizialmente lo spagnolo dà cambi, tornando poi a più miti consigli (ossia restare a ruota) una volta che l’ammiraglia glielo ordina).

Il rallentamento fa sì che nel gruppetto maglia rossa possano rientrare Pernsteiner, Hagen, Kuss, Higuita e Guerreiro. Ma López si riprova di nuovo prima del cartello dei meno 3 km, pochi momenti dopo che Majka e Soler sono stati riassorbiti: e stavolta fa danni. Assieme a lui resta resta il solo Pogacar, che ormai non stupisce più; alle loro spalle inseguono Majka e un Roglic che non pare strabiliante. Deve invece voltarsi Soler per attendere un Valverde in palese difficoltà.

Roglic sceglie il punto giusto per rientrare, Conti fa il suo per Pogacar
La saggezza alberga in Roglic che si sbarazza di Majka tornando sui due giovani rivali – maliziosamente si può far notare che Pogacar, fintantoché il connazionale era staccato, era restio a dare cambi a López. Sublime il lavoro di Soler, che consente a Valverde di non andare alla deriva riprendendo Majka, in un quartetto che comprende anche il sempre valido Pernsteiner, in costante crescita nel suo primo grande giro da battitore libero.

Collaborano i tre davanti che possono contare sul supporto di Valerio Conti: il romano si mette a disposizione di Pogacar e, dai 1200 metri dalla fine e per mezzo km, dà un aiuto non indifferente. Situazione simile, ma per una distanza minore e più a ridosso del traguardo, per Imanol Erviti a favore di Valverde, una volta che anche Soler deve farsi da parte.

Prima vittoria in un grande giro per Fuglsang, chiude quinto Brambilla
Davanti la corsa è già finita, senza alcun sussulto negli ultimi 5 km. Vince tra la foschia Jakob Fuglsang e garantisce alla sua Astana la prima vittoria in questa Vuelta. In maniera assai bizzarra, si tratta della prima affermazione della carriera in un grande giro in quasi 300 tappe disputate; per la classifica finale nelle tre settimane i treni buoni paiono passati, ma il danese ha sicuramente dalla sua la possibilità, nei prossimi anni, di aumentare il bottino di tappe al Tour e magari anche al Giro, se mai ci tornerà.

Secondo a 22″ Tao Geoghegan Hart, terzo a 40″ Luis León Sánchez, quarto a 42″ James Knox, quinto a 1’22” Gianluca Brambilla, sesto a 2’09” Thomas De Gendt, settimo a 2’15” Mikel Bizkarra, ottavo a 2’21” Amanuel Gebreigzabhier, nono e decimo a 2’32” Philippe Gilbert e Geoffrey Bouchard.

Roglic guadagna su Valverde, Quintana scende al sesto posto. Domani meritato riposo
Arrivano a 5’58” Pogacar, López e Roglic; con uno sprint finale Valverde è a 6’21” mentre Majka e Pernsteiner tagliano il traguardo a 6’24”. Tra gli altri nelle posizioni elevate di classifica Soler è a 6’35”, Guerreiro a 6’52”, Hagen e Higuita a 6’54”, Kelderman ed Edet a 7’17” mentre il gruppo Quintana, Nieve e Teuns passa addirittura dopo 8’32” da Fuglsang.

Nella generale Primoz Roglic conserva senza problemi la maglia rossa incrementando il margine su Valverde, che ora sfiora è a 2’48”. Pogacar è terzo a 3’42”, López quarto a 3’59” mentre Majka è quinto a 7’40” avendo superato Quintana, sceso al sesto posto a 7’43”.

Domani arriva il tanto atteso giorno di riposo. Felici i pochi velocisti che andranno a coricarsi sapendo che mercoledì la Vuelta ripartirà con una delle rarissime tappe loro dedicate, la Aranda de Duero-Guadalajara di 219.6 km, frazione più lunga dell’intera edizione e senza gpm. Tuttavia il finale non è banale, con gli ultimi km in leggera pendenza.

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