Maria Giulia Confalonieri tra Tatsiana Sharakova e Hanna Solovey sul podio di Apeldoorn 2019 © Ufficio stampa FCI
Maria Giulia Confalonieri tra Tatsiana Sharakova e Hanna Solovey sul podio di Apeldoorn 2019 © Ufficio stampa FCI

I punti qualità premiano l’Italia

Europei su Pista, oro per Maria Giulia Confalonieri e bronzo (dopo reclamo) per Michele Scartezzini nelle Corse a punti. Domani gran finale con le Madison

Il quarto giorno è quello della ripresa, ai digiuni del venerdì seguono le medaglie del sabato, e la spedizione azzurra ai Campionati Europei su Pista di Apeldoorn riprende vigore e colore, grazie ai risultati eccellenti che gli azzurri sono stati capaci di mettere a segno nella Corsa a Punti, sia quella maschile che quella femminile.

Soprattutto quest’ultima, che porta in dote all’Italia un altro oro, il secondo della rassegna dopo quello di Elia Viviani nell’Eliminazione. A farsi paladina della causa è Maria Giulia Confalonieri, che esattamente come fece nel 2018 a Glasgow mette tutte le rivali in un angolo, con una prestazione maiuscola che la conferma come una delle massime esponenti della specialità: vincere si può, confermarsi sul medesimo palcoscenico è un tantinello più complicato, per cui onori alla nostra fanciulla il cui titolo di un anno fa già ribattezzammo Ma.Gi.Co. facendo il più facile dei calembour ritagliati sulle iniziali, e per la quale non possiamo che confermare l’appellativo: magica lo è stata sì, la brianzola, sull’anello olandese.

All’oro di Maria Giulia ha fatto eco, poco dopo, il bronzo di Michele Scartezzini, assai più arduo da conquistare, anzi per essere precisi dovremmo dire “assai più arduo da vedersi riconosciuto”. E sì perché il risultato pareva andare contro l’azzurro, stando a quanto i tabelloni della Corsa a Punti maschile indicavano alla fine della prova: 85 punti per l’azzurro, tanti quanti ne aveva totalizzato il greco Volikakis, il quale però era avvantaggiato dall’aver concluso in una posizione migliore l’ultimo sprint. Per cui terzo Christos, quarto Michele, amaramente ai piedi del podio.

Ma quel genio di Marco Villa, ct azzurro, ha capito subito che qualche conto non tornava: in particolare mancavano i 3 punti che Scartezzini aveva chiaramente conquistato al penultimo sprint, e che invece erano stati attribuiti (chissà in base a quale bug informatico) all’irlandese Downey. Anzi, questo mistero proviamo a svelarlo: 86 il dorsale dell’italiano, 76 quello del collega. 7 e 8 sono così vicini, su una tastiera, che nel digitare velocemente può essere che un cronometrista (o chi per esso) sbagli a pigiare. Tutto è bene quel che finisce bene: giuria e conteggiatori hanno riconosciuto l’errore, dopo il reclamo presentato da Villa immediatamente dopo la gara, e hanno ridato a Cesare quel che era di Cesare, risistemando la classifica e regalando una meritata gioia a Scartezzini (e una delusione al povero Volikakis, incolpevole di tutto). Bronzo per l’azzurro, per chiudere al meglio il sabato dei pistard, nell’attesa di sparare gli ultimi colpi nel pomeriggio di domenica.

 

Perfetta, più che perfetta, perfettissima Maria Giulia
Una superba Maria Giulia Confalonieri, l’abbiamo scritto qualche ora fa e lo confermiamo: campionessa uscente della Corsa a Punti, la brianzola è partita a fari spenti nella gara di Apeldoorn, riservandosi di fare un primo squillo al terzo sprint, vinto; la russa Daria Klimova si è involata a prendere un giro, quindi la fase centrale della gara è stata caratterizzata dalla lunga caccia di Tatsiana Sharakova (Bielorussia), Hanna Solovey (Ucraina), Maria Martins (Portogallo) e Lena Mettraux (Svizzera): le prime tre hanno centrato l’obiettivo ai -40, e dopo aver fatto incetta di punti ai vari sprint che si sono susseguiti in questa fase.

La Mettraux è stata raggiunta dalla danese Trine Schmidt e con lei ha incamerato i 20 punti del giro preso, prima del settimo sprint, e a quel punto si è mossa finalmente Confalonieri, con la francese Coralie Démay; in quel momento Maria Giulia era ottava con appena 5 punti, ma da lì alla fine avrebbe distrutto le avversarie. Settimo sprint vinto dall’azzurra sullo slancio della caccia, giro preso subito dopo e con 25 punti messi in saccoccia ecco che MGC si ritrovava in zona podio, terza con 30 punti alle spalle di Sharakova (34) e Solovey (32).

Il cambio di marcia è stato netto, allorché Maria Giulia ha vinto senza pietà l’ottavo e il nono sprint, volando al comando della classifica e mettendosi nella condizione di dover solo controllare nel finale: piazzata sulla ruota della Sharakova, la lombarda non ha sbagliato un passo, chiudendo al secondo posto lo sprint conclusivo proprio alle spalle della bielorussa e precedendo la Solovey.

Classifica finale con Confalonieri a 46, Sharakova a 44, Solovey a 38; giù dal podio, ma lontane, Démay a 28, Martins a 27 e Klimova a 26. Una gara perfetta per Maria Giulia, semplicemente perfetta: per sagacia, attendismo quando è stato necessario, tempismo per prendere il giro al momento giusto, e spietatezza per non lasciare scampo alle rivali nell’ultimo terzo di gara. Una prova clamorosa.

 

Scartezzini medagliato in una prova anarchica
Poi è toccato a Michele Scartezzini difendere i colori azzurri nella medesima prova, e l’impresa per l’italiano non era delle più semplici, data la grande qualità del parterre con cui era chiamato a confrontarsi sui 160 giri della gara maschile. Pronti via, subito giro preso per il britannico Ethan Hayter e il danese Matias Malmberg: era il segnale che sarebbe stata corsa anarchica e battagliatissima.

Bryan Coquard, gran favorito, per non saper né leggere né scrivere ha cominciato presto a raccattar punti ai vari sprint; poi è stato protagonista di una caccia andata a buon fine ai -118: col francese c’erano lo svizzero Cyrille Thièry, il belga Gerben Thijssen, il russo Vladislav Kulikov e, molto bravo a prendere il treno giusto all’ultimo momento, anche Scartezzini.

Il greco Christos Volikakis, sentitosi escluso, si è lanciato in una sua caccia, andata a dama ai -99, ma è stato imitato ancora da Coquard, che ai -93 ha completato un altro giro guadagnato: l’uno e l’altro, il greco e il francese, hanno compiuto tale sforzo in compagnia di altri corridori; Scartezzini, invece, rimasto arretrato rispetto a questi due tentativi consecutivi, ci si è messo tutto solo, e ha ottenuto il medesimo risultato: giro preso pure da lui, ai -92, e palla al centro: con questo colpo di genio l’italiano si portava al secondo posto, a 42, alle spalle di Coquard (48), mentre Volikakis era quinto a 34. Fin qui, poche tracce di Jan Willem Van Schip, iridato di specialità, attesissimo dal pubblico di casa e altro favorito naturale della prova.

Volikakis, tarantolato in queste fasi centrali, tra uno sprint vinto (l’ottavo) e un secondo giro conquistato ai -80 insieme a Thièry (destinato poi a sparire dai radar) e a Kulikov, confermava le sue ambizioni di vittoria o almeno di medaglia, e prendeva la testa provvisoria della classifica; ma ogni volta che qualcuno metteva in discussione la sua leadership, Coquard rilanciava con punti-sprint e cacce esaltanti. Ai -70 il galletto ha preso un altro giro, stavolta con Van Schip, finalmente svegliatosi dal torpore, e con Malmberg, e si è riappropriato del primo posto, che da lì in poi non avrebbe più mollato.

Se Coquard chiama, Scartezzini deve rispondere, no? Così l’italiano ha compiuto il capolavoro della serata, andando in fuga da solo ai -59 e completando la caccia ai -52, con la conquista di 20 punti fondamentali che lo riproiettavano in seconda posizione alle spalle di Bryan. Il finale era tutto per Van Schip, un’iradiddìo con due cacce vincenti di fila (completate ai -28 e ai -9) e con una messe di punti nelle volate, ben 16 nei quattro sprint dal 12esimo al 15esimo.

Buon per Scartezzini che in occasione dell’ultima caccia di Van Schip, sia stato in grado di tenere l’olandese e di chiudere vittoriosamente la ricerca di questi ulteriori 20 punti, di questo ulteriore giro conquistato: ben quattro nella magnifica serata dell’azzurro. Proprio in questo frangente, il giallo del punteggio non attribuito, di cui abbiamo parlato in apertura: al 15esimo sprint era Scartezzini il corridore che ha fatto secondo alle spalle di Van Schip, ma il sistema dei cronometraggi non ha riconosciuto la cosa, dando i 3 punti a Downey (che era da tutt’altra parte in quel momento).

Poco male, la giustizia alla fine avrebbe trionfato; e ci ha provato pure Van Schip a trionfare, con una condotta finale sprezzante del pericolo e dei risvolti tattici: nonostante ci fosse all’attacco Kulikov (che avrebbe poi vinto lo sprint finale), Jan Willem ha tirato in testa al gruppo le ultime tre tornate, sperando di mettere nel sacco Coquard, il quale però è stato bravo a non perdere la ruota dell’olandese e a bruciarlo nella volata per il secondo posto, con Volikakis lasciato al quarto.

In quel momento la classifica recitava 98 punti per Coquard, 93 per Van Schip, 85 per Volikakis e Scartezzini; di lì a poco il reclamo azzurro e la promozione di Michele sul podio. Per una festa azzurra destinata a proseguire.

 

Le altre gare di oggi e le speranze di domani
Il programma sabatino degli Europei 2019 era completato dall’Inseguimento individuale maschile e dai due Keirin. In queste ultime prove c’è stata poca Italia, con Francesco Ceci e Miriam Vece ed Elena Bissolati eliminati ai primi turni. Gioia olandese tra gli uomini, con Harrie Lavreysen trionfatore sul russo Denis Dmitriev e sull’altro oranje Matthijs Buchli (tra l’altro iridato di specialità); trionfo al fotofinish per la transalpina Mathilde Gros nella gara femminile, con la tedesca Lea Sophie Friedrich destinata ad accontentarsi dell’argento, e col podio completato dalla russa Daria Shmeleva.

Anche l’Inseguimento ha fatto risuonare la Marsigliese nel velodromo di Apeldoorn: successo per Corentin Ermenault che in finale ha piegato il tedesco Domenic Weinstein col tempo di 4’14″358; bronzo per l’altro tedesco Felix Gross, che nella finalina ha superato lo svizzero Florian Bissegger.

In questa gara c’erano Davide Plebani e il giovanissimo Jonathan Milan a rappresentare l’Italia: ottavo posto in qualifica per il primo (4’18″208) e decimo per il secondo, il quale ha chiuso in 4’18″694 ma dovendo subire un notevole intoppo: il suo avversario di batteria (il francese Louis Pijourlet) ha infatti urtato i blocchetti mobili che erano nella corsia di riposo, e Milan se li è ritrovati davanti, dovendo sganciare i pedali e perdendo non solo tempo, ma anche il ritmo. Al netto di questo problema, abbiamo il legittimo sospetto che il ragazzo avrebbe potuto limare quei quattro secondi che lo separavano dalla zona qualificazione (ovvero dalla zona medaglie).

Domani la rassegna europea si chiuderà con le ultime gare: in mattinata qualificazioni per Chilometro maschile e 500 metri femminili (Francesco Ceci e Francesco Lamon in gara da una parte, Miriam Vece dall’altra); nel pomeriggio, a partire dalle 14, le finali delle due cronometro e, a seguire, le due Madison. Tra le ragazze l’Italia schiera Maria Giulia Confalonieri e Letizia Paternoster; tra i ragazzi Simone Consonni ed Elia Viviani. E sì, c’è la possibilità di chiudere in bellezza, con un altro paio di medaglie.

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