Marta Bastianelli sul gradino più alto del podio del Giro delle Fiandre © Velofocus
Marta Bastianelli sul gradino più alto del podio del Giro delle Fiandre © Velofocus

Marta brilla nella marea orange

Le pagelle della stagione 2019 del ciclismo femminile: Van Vleuten, Vos, Van der Breggen e Wiebes fanno paura, ma Bastianelli tiene in alto il tricolore

Annemiek van Vleuten – 10
L’avevamo lasciata al Mondiale su strada di Innsbruck 2018 settima al traguardo ma con un ginocchio a pezzi, e ancora una volta il suo recupero è stato strabiliante. Si è allenata con la squadra maschile della Mitchelton-Scott e nelle classiche di inizio stagione volava: ha vinto Strade Bianche e Liegi, in mezzo ha fatto seconda a Fiandre, Amstel e Freccia. Per il secondo anno consecutivo ha fatto suo il Giro Rosa distruggendo la concorrenza nei due tapponi valtellinesi, ma l’impresa che ha fatto spellare tutte le mani dagli applausi è stata quella del Campionato del Mondo su strada quando è partita tutta sola a 105 chilometri dall’arrivo e non si mai voltata indietro andando a prendersi la maglia iridata ed una sorta di riscatto dopo il bronzo nella cronometro. C’è da giurare che il 2020 sarà focalizzato al 100% sull’oro olimpico che le sfuggì a Rio per quella bruttissima caduta in discesa quando era da sola al comando della corsa.

Marianne Vos – 9.5
Una seconda giovinezza per Marianne Vos che a 32 anni ha messo assieme la bellezza di 19 vittorie, una quota che non raggiungeva ormai da cinque anni, ossia da prima dello stop del 2015. La stagione era iniziata benissimo con la vittoria a Cittiglio, ma ancora una volta è in estate che il numero di successi ha iniziato a salire vertiginosamente: al Giro Rosa è stata assolutamente incontenibile con ben quattro successi di tappa, spettacolare lo scatto che le ha permesso di vincere La Course by Le Tour a Pau e poi ci sono stati gli show in Norvegia ed al Tour de l’Ardèche. Quando c’è da fare una volata con il gruppo ristretto o con una pendenza nel finale, ad oggi quasi nessuna riesce a starle dietro: in alta montagna o sui percorsi più impegnativi (almeno ai massimi livelli) cede qualcosa rispetto alle migliori, ma forse erano stati quei grossi miglioramenti sulle grandi salite che alla lunga si sono rivelati controproducenti e avevano rischiato di mettere in pericolo la sua carriera.

Anna van der Breggen – 8
Vince per la quinta volta consecutiva la Freccia Vallone, vince una tappa e la classifica dell’Amgen Tour of California, vince il tappone del Montasio al Giro Rosa dove è poi seconda nella generale e trionfa al GP de Plouay, inoltre si prende anche due medaglie d’argento al Mondiale in Inghilterra: eppure, sebbene la cosa possa far sorridere, la stagione 2019 di Anna van der Breggen non si è avvicinata alle migliori di questa fuoriclasse neerlandese. Quello che per altre atlete sarebbe stato un anno da 10, non lo è per lei che ci ha abituati fin troppo bene: nelle classiche è un po’ mancata ed al Giro non è riuscita neanche ad impensierire Van Vleuten. Il problema è che il prossimo anno sarà estremamente determinata a rifarsi, e per le avversarie potrebbero essere dolori.

Lorena Wiebes – 8.5
A soli 20 anni la talentuosissima velocista neerlandese si è resa protagonista di una stagione da 15 vittorie (come momenti migliori scegliamo i Giochi Europei di Minsk, ed il Campionato Nazionale vinto battendo Marianne Vos) ed in questo momento è lei la regina degli arrivi a ranghi compatti ed il fatto di essere ancora così giovane fa pensare a quanto potrebbe diventare dominante in futuro. Sì, perché di margini di crescita sembra averne ancora e vorrà lavorare e gestirsi bene: l’inizio però non è dei migliori visto che, dopo aver firmato un contratto pluriennale con la Parkhotel Valkenburg, adesso vorrebbe già cambiare per squadre più forti e meglio attrezzate a supportarla nei finali delle corse. Dovrà essere brava a non farsi condizionali da questi problemi e concentrarsi esclusivamente sulla strada.

Chloe Dygert – 9
A maggio del 2018 una brutta caduta nella prima tappa del Tour of California le lascia una commozione cerebrale ed un processo di recupero lungo e faticoso: le eventuali incertezza svaniscono all’inizio del 2019 quando torna in gara e si riscopre subito vincente. Il cambio di passo, però, avviene in estate ed inizia con il successo ai Giochi Panamericani a crono e continua con la Colorado Classic dove vince quattro tappe su quattro quasi scherzando con le rivali: fino a quel momento, però, ha corso praticamente solo negli Stati Uniti e non ha confronti con quelle che saranno le sue rivali ai Mondiali. In Inghilterra il responso è impietoso, ma per le altre: nella crono vince l’oro con 1’33” su Van der Breggen e quasi due minuti su Van Vleuten, su strada invece è quarta cedendo ad una distanza di 150 km che mai prima di quel giorno aveva affrontato in gara. Il ciclismo nordamericano ormai le sta stretto, ma per vederla in Europa bisognerà probabilmente aspettare a dopo i Giochi Olimpici.

Marta Bastianelli – 9
Cosa si può dire della stagione di Marta Bastianelli? Praticamente perfetta, almeno per quelle che sono le sue caratteristiche e potenzialità, nonostante la situazione in squadra non fosse delle migliori vista la chiusura a fine anno. Tra le undici vittorie stagionali spicca ovviamente per prestigio il Giro delle Fiandre, ma fortemente simbolico è anche il Campionato Italiano che le ha così portato la prima maglia tricolore, e ancora guai a dimenticare i successi in prove del Women’s World Tour come la Ronde van Drenthe o Vargarda. Al Mondiale ci si aspettava molto da lei, ma nessuno aveva valutato che quella salita a 105 chilometri dall’arrivo potesse far esplodere la corsa: anche lì nella volata di gruppo lei c’era, non si poteva chiederle di fare di più; i miracoli, eventualmente, teniamoli per Tokyo.

Soraya Paladin – 8
Stagione della svolta per la ventiseienne trevigiana della Alé Cipollini che aveva concluso il 2018 come atleta con la reputazione di atleta generosa e combattiva, seppur con qualche limite a grandi livelli, e che invece quest’anno abbiamo ritrovato spesso a volentieri a lottare accanto alle migliori: quarta alla Liegi, quinta all’Amstel, protagonista e sul podio nelle corse in Spagna (Valenciana, Burgos, Bira) e addirittura capace di finire tra le prime 10 (nona) nella classifica finale del Giro Rosa. Tante cicliste emergono fin da molto giovani magari anche per via degli intensi allenamenti in pista, Soraya è esplosa più tardi ma chissà che questo non sia un bene per lei: nel 2020 ad aspettarla c’è una stagione da compagna di squadra di sua maestà Marianne Vos.

Elisa Longo Borghini – 6.5
Sicuramente meglio rispetto alla deludente stagione 2018, ma l’addio alla Wiggle ed il passaggio alla Trek-Segafredo non è servito a far tornare Elisa Longo Borghini ai livelli a cui era riuscita ad esprimersi fino al 2017: nelle classiche non è praticamente mai stata in lotta con le migliori, al Giro Rosa ha perso molto terreno in salita e al Mondiale ha letto bene la corsa ma nel finale le si è spenta la luce come non le sarebbe mai successo in passato. A salvare il 2019 di Longo Borghini c’è comunque il successo nell’ultima tappa e nella classifica generale dell’Emakumeen Bira, una corsa che non si può vincere “per caso” e che ci dice che la classe c’è ancora, anche se le gambe non stanno girando al meglio.

Cecilie Uttrup Ludwig – 6.5
Siamo di fronte ad un’atleta da corse a tappe o ad una da classiche? Il sesto posto al Giro Rosa 2018 sembrava far pensare alla prima opzione, ma quest’anno la svolta è arrivata nelle gare di un giorno: terza a Cittiglio, al Fiandre e a La Course, diverse altre top10 e la vittoria a Plumelec; di contro, però, un Giro Rosa tutt’altro che esaltante. A 24 anni la simpaticissima danese si lancerà in una nuova avventura in Francia con la FDJ: potrebbe essere l’occasione giusta per fare il salto di qualità per puntare al successo in una delle corse di maggior prestigio.

Elizabeth Deignan – 7
Dopo un anno e mezzo di lontananza dalla gare per la maternità, ad aprile Lizzie Deignan è tornata in gruppo e neanche due mesi dopo ha strappato applausi vincendo la tappa regina e la classifica generale dell’OVO Energy Women’s Tour: non era scontato rientrare così velocemente a questi livelli e per questo non si può che ammirarla. Nel resto della stagione, però, Deignan non è quasi mai stata all’altezza del proprio nome, sebbene qualche piazzamento isolato l’abbiamo comunque portato a casa: il grande obiettivo era il Mondiale in casa, dove però è stata anche lei “bruciata” dalla scatenata Annemiek van Vleuten che ha distrutto a distanza tutte le inseguitrici. Tokyo 2020 sarà l’ultimo obiettivo della sua carriera e farà di tutto per portare a casa un’altra medaglia.

Lisa Klein – 7.5
Mentre Lisa Brennauer continua ad essere una ciclista difficile da inquadrare, a tenere alta la bandiera della Germania c’è la 23enne Lisa Klein che quest’anno ha conquistato ben quattro medaglie nelle rassegne per nazionali ed è cresciuta molto con la Canyon-SRAM: su sette vittorie stagionali, tre sono arrivate nelle cronometro e altre due per merito di esse. La giovane passista tedesca sta migliorando in resistenza e l’anno prossimo potrebbe essere un’atleta da tenere seriamente d’occhio nelle classiche del nord, ma in testa ha anche i Giochi Olimpici di Tokyo 2020, sia su strada, che su pista dove il quartetto tedesco potrebbe sorprendere.

Amanda Spratt – 7.5
Il 2018 era stato per lei un anno d’oro e non era facile provare a ripetere quei risultati: l’australiana della Mitchelton-Scott è riuscita comunque a riconfermarsi terza nella classifica finale del Giro Rosa e sul podio (bronzo) al Campionato del Mondo, a questo ha aggiunto la vittoria al Santos Women’s Tour, i podi al Trofeo Binda e all’Emakumeen Bira ed un lavoro decisivo a favore della compagna di squadra Annemiek van Vleuten che, quando ha potuto, le ha lasciato spazio per fare la sua corsa come forma di ringraziamento.

Amy Pieters – 7.5
Ottima gregaria ed eccellente specialista delle classiche, quest’anno Pieters non ha vinto molto ma per una volta è riuscita a farsi largo nella fortissima nazionale dei Paesi Bassi ed ha saputo cogliere l’occasione: medaglia d’oro nella prova in linea dei Campionati Europei di Alkmaar, poi altre due sono arrivate nelle Staffette Miste dei Mondiali e ancora degli Europei. Un’atleta così farebbe la fortuna di tutti i commissari tecnici, per la sue qualità che spesso e volentieri mette al servizio delle compagne, ma anche per l’abilità a fare risultato quando viene chiamata in causa.

Kirsten Wild – 6.5
Il suo ultimo grande obiettivo della carriera dovrebbero essere i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 in pista, ma intanto la possente velocista neerlandese classe 1982 è ancora capace di lasciare il segno quando conta: il totale di cinque vittorie stagione può sembrare modesto per chi è salita spesso in doppia cifra, ma la doppietta messa a segno in pochi giorni tra Driedaagse Brugge-De Panne e Gent-Wevelgem vale per l’intero anno e dimostra quando possa ancora essere letale a quest’età.

Ashleigh Moolman – 5
La 33enne scalatrice sudafricana non è mai stata un’atleta in grado di mietere numerosi successi nel corso della sua carriera, ma in questo 2019 è calata notevolmente la qualità dei piazzamenti conquistati. Le uniche top10 nelle classiche sono state il 6° posto alla Strade Bianche ed il 7° alla Freccia Vallone, un leggero passo indietro lo ha fatto anche al Giro Rosa dove è scesa dal podio finendo quarta ed il terzo posto al Tour of California non tira su il voto più di tanto. Per lei il 2019 era il primo anno alla CCC-Liv, il secondo sarà migliore?

Katarzyna Niewiadoma – 7
Si conferma sugli ottimi livello del 2018, ma c’è stato un momento della sua carriera in cui ci si sarebbe potuti attendere di più da questa ragazza polacca che comunque ha ancora 25 anni. Quest’anno la sua perla è stato il successo all’Amstel Gold Race davanti ad Annemiek van Vleuten, ma è arrivato anche un buon secondo posto all’OVO Energy Women’s Tour ed a luglio si è messa in evidenza al Giro Rosa conquistando la maglia rosa con la cronosquadre d’apertura e vestendola per quattro giorno prima di un cedimento nel finale che l’ha portata al quinto posto.

Demi Vollering – 7
Questa ragazza classe 1996 è senza dubbio una delle rivelazioni del 2019 e da lei ci si può attendere molto anche in futuro. Il primo segnale era arrivato con una bella fuga nel finale del Trofeo Alfredo Binda, ma i risultati non hanno tardato ad arrivare: top10 nel trittico delle Ardenne con podio alla Liegi, vittoria di tappa al Festival Elsy Jacobs, altri piazzamenti interessanti ed infine il successo sul San Luca al Giro dell’Emilia. Le caratteristiche sono quelle di una ciclista in grado di primeggiare nelle classiche, ma crescendo ancora potrà diventare un’atleta completa e forte ovunque come alcune sue connazionali.

Ellen van Dijk – 6.5
Il peso degli anni, sono 32, inizia a farsi sentire e Van Dijk non è più la fenomenale passista di qualche anno fa a cui non si poteva lasciare un metro: nonostante questa è stata ancora capace di lasciare il segno al nord vincendo la Dwars Door Vlaanderen, e anche a cronometro facendo suo il terzo Campionato Europeo consecutivo della specialità, sebbene senza alcune rivali di livello. Una brutta caduta al Boels Ladies Tour ha messo fine in anticipo alla sua stagione e lascerà qualche interrogativo su come riuscirà a recuperare.

Letizia Paternoster – 7.5
Prima gara in Australia nel mese di gennaio con la nuova maglia della Trek-Segafredo e subito ha messo la sua ruota davanti a tutte, mentre la seconda vittoria è arrivata ad agosto al Campionato Europeo U23, dove l’Italia era la squadra da battere con tutte le pressioni del caso. Durante l’anno Paternoster ha alternato strada e pista in previsione dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020 e così farà ovviamente anche l’anno prossimo: tuttavia, quando ha avuto spazio per fare la sua corsa i risultati sono arrivati e salire sul podio alla Gent-Wevelgem a 20 anni non ancora compiuti non è decisamente cosa da poco.

Elisa Balsamo – 7
Quattro vittorie stagionali per la piemontese della Valcar con il colpaccio messo a segno all’Amgen Tour of California dove è riuscita ad imporsi nella terza ed ultima tappa davanti ad Arlenis Sierra: è stata la sua prima vittoria in carriera nel Women’s World Tour e ad inizio agosto è arrivata vicino alla seconda a Londra. Nel suo 2019 c’è stato qualche gara importante in cui ci si sarebbe aspettati qualcosa in più da lei, ma al tempo stesso si è fatta apprezzare per delle volate tirate ottimamente alle compagne, come all’Europeo Under23 e al Boels Ladies Tour quando ha messo la vittoria sul piatto d’argento alla compagna Chiara Consonni.

Elena Cecchini – 7
Un infortunio in Gran Bretagna a giugno non le ha comunque impedito di andare a conquistarsi una bella medaglia d’argento al Campionato Europeo di Alkmaar, confermandosi una delle pedine fondamentali della nazionale per la sua adattabilità ai percorsi più diversi. Per il resto la stagione di Elena Cecchini è stata sulla falsariga delle precedenti: poche vittorie (due, una in Germania ed il tricolore a crono), tanti piazzamenti (quinta a Cittiglio) e un grande supporto alle compagne di squadra che in lei trovano sempre un punto d’appoggio preziosissimo in corsa.

Marta Cavalli – 6.5
È rimasta a lungo in lotta per la maglia azzurra della classifica giovani del Women’s World Tour, salvo poi arrendersi nel finale a Lorena Wiebes: a inizio di stagione in maglia tricolore la giovane atleta della Valcar ha trovato subito una buona continuità di rendimento, ma non possono passare inosservati i buoni piazzamenti ottenuti ad agosto a Vargarda e Plouay, come anche la vittoria di tappa al Giro delle Marche. Adesso per lei giunge la parte più difficile, confermarsi a questi livelli e magari fare un ulteriore passo in avanti per avvicinarsi alle migliori: ha 21 anni e può farcela, ma non è scontato.

Erica Magnaldi – 6
Per una scalatrice pura come la piemontese, il calendario internazionale del ciclismo femminile non offre molte opportunità di brillare. Il cambio di squadra non ha portato ad un deciso passo in avanti in termini di risultati e infatti ha chiuso la stagione con solo due quarti posti come migliori piazzamenti, ma il decimo posto nella classifica finale del Giro Rosa vale davvero tanto per una come lei che è arrivata solo da poco a gareggiare tra élite. Con il senno di poi, al Mondiale sarebbe servita un’atleta con le sue caratteristiche.

Chantal Blaak – 5
Un 2019 abbastanza negativo per la neo signora Van den Broek (abituiamoci a vederla iscritta alle gare con il doppio cognome). In realtà l’inizio di stagione era stato più che discreto con la vittoria all’Omloop Het Nieuwsblad ed il secondo posto alla Ronde van Drenthe, ma da quel momento le sue prestazioni sono calate vistosamente e la medaglia d’argento nella crono ai Giochi Europei serve solo a rendere meno amaro il bilancio finale. Nel 2020, se vorrà andare a Tokyo, dovrà fare molto meglio.

Jolien D’Hoore – 5.5
Per la velocista belga un’altra stagione fortemente condizionata dagli infortuni ed il fatto che troppo spesso si ritrovi coinvolta in cadute in gare non può essere archiviato solamente sotto la voce sfortuna. Il bilancio stagionale parla di tre vittorie, una tappa all’Emakumeen Bira e due all’Ovo Energy Women’s Tour: un po’ poco per una come lei per arrivare a strappare la sufficienza.

Coryn Rivera – 5
Solo due vittorie di tappa al Lotto Belgium Tour per il resto qualche piazzamento a podio che può portare in attivo il bilancio stagionale: sembra aver fatto un netto passo indietro rispetto al 2017 (ma anche a parte del 2018) e deve cercare di ripartire dalla prestazioni offerte dalla seconda metà di agosto in poi per tornare ad essere un’atleta temibile ad ogni appuntamento, come quella che vinceva a Cittiglio ed al Fiandre nello stesso anno.

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