Foto di gruppo per la Israel Start-Up Nation © Israel Start-Up Nation
Foto di gruppo per la Israel Start-Up Nation © Israel Start-Up Nation

Le squadre 2020: Israel Start-Up Nation

Gli israeliani debuttano nel World Tour allineando un roster senza un campione assoluto. Politt leader nelle pietre, Martin e Greipel rappresentano l’esperienza

Quando la squadra è nata nel 2015, era stata accolta con un sorriso la dichiarazione della dirigenza di voler, un giorno, diventare un team World Tour. Ebbene, supportati da due munifici finanziatori (Sylvan Adams e Ron Baron), questa formazione è cresciuta passo dopo passo, salendo tra le Professional nel 2017 e l’anno dopo partecipando al primo grande giro, per giunta scattato nel proprio paese su impulso dei soliti soci. L’ingresso nel massimo circuito è infine arrivato nel 2020, acquisendo la licenza, oltre ad alcuni tra corridori e personale, di un Team Katusha giunto alle battute conclusive dell’esistenza. E, con l’occasione, è stato modificato il nome, che rimane ancora privo di sponsor ma che ambisce ad essere la cartolina sportiva della nazione. La Israel Start-Up Nation che si approssima a debuttare tra i grandi è una compagine estremamente rinnovata rispetto a quella conosciuta nei mesi passati: sono stati ben sedici gli ingaggi, cifra non toccata da nessun’altro sodalizio, a cui si sommano quattordici conferme. Il livello medio dell’organico non è scintillante, con tante scommesse e poche realtà su cui poter contare in questo tipo di palcoscenici

ROSA
Matteo Badilatti (Sui, 1992), Rudy Barbier (Fra, 1997), Jenthe Biermans (Bel, 1995), Guillaume Boivin (Can, 1989), Matthias Brändle (Aut, 1989), Alexander Cataford (Can, 1993), Davide Cimolai (Ita, 1989), Alex Dowsett (Gbr, 1988), Itamar Einhorn (Isr, 1997), Omer Goldstein (Isr, 1996), André Greipel (Ger, 1982), Ben Hermans (Bel, 1986), Hugo Hofstetter (Fra, 1994), Reto Hollenstein (Sui, 1985), Daniel Martin (Irl, 1986), Travis McCabe (Usa, 1989), Daniel Navarro (Esp, 1983), Krists Neilands (Lat, 1994), Guy Niv (Isr, 1994), James Piccoli (Can, 1991), Nils Politt (Ger, 1994), Mihkel Räim (Est, 1993), Alexis Renard (Fra, 1999), Guy Sagiv (Isr, 1994), Patrick Schelling (Sui, 1990), Rory Sutherland (Aus, 1982), Norman Vahtra (Est, 1996), Tom Van Asbroeck (Bel, 1990), Mads Würtz Schmidt (Den, 1994), Rick Zabel (Ger, 1993)

L’ANALISI

CORSE A TAPPE: L’avventura con la UAE non è andata come si aspettava, ma Daniel Martin afferma di sentirsi ancora in perfetta forma: l’irlandese sarà il principale esponente del team nelle corse a tappe, con il principale obiettivo nuovamente programmato per il Tour de France. Vederlo lottare per una top 5 sembra un desiderio assai ambizioso, anche considerata l’età non più verde – anche la top 10 non pare agevole. Il gemello diverso è il coetaneo Ben Hermans, che con il passare degli anni è cresciuto costantemente nelle corse a tappe, conquistando nel 2019 il Tour of Austria e il Tour of Utah e salendo sul podio alla Adriatica Ionica: a 34 anni compiuti il belga farà il proprio esordio alla Grande Boucle come supporto di lusso per Martin. C’è così spazio al Giro d’Italia e in due sperano di meritarsi libertà la propria corsa nel Belpaese: sono lo svizzero Matteo Badilatti e il canadese James Piccoli, ambedue di origini italiane e protagonisti nel mondo Continental negli ultimi anni. Nel medesimo tipo di competizioni si è messo in luce l’elvetico Patrick Schelling, che dopo cinque stagioni torna nel World Tour; nelle corse minori avrà spazio, al pari dell’esperto Daniel Navarro, alle ultime battute di una lunga e onesta carriera.

VOLATE: Se l’anno scorso lo stupore accompagnava la lunghissima lista di ruote veloci del team, stavolta l’elenco è ancora più sterminato. Non c’è altro team del massimo circuito, infatti, che si appoggia così tanto sugli sprinter – d’altro canto, quasi il 75% delle gare moderne terminano in volata. Ha disputato un 2019 degno di nota Davide Cimolai, che si è meritato di diventare un pilastro dell’organico e che può pensare di ripetere e migliorare le quattro affermazioni ottenute. Annata radicalmente opposta, invece, per André Greipel: il trentasettenne tedesco cerca uno nuovo slancio in quella che ha l’aria di essere l’annata conclusiva di una carriera da applausi. Non è un vincente, però Rudy Barbier riesce a destreggiarsi nelle corse del calendario europeo in maniera discreta. È qualcosa di più di un semplice sprinter l’ultimo ingaggio del ciclomercato, lo statunitense Travis McCabe, che riesce a difendersi alla grande anche nei finali ondulati: la prima chance nel World Tour potrà finalmente far capire a pieno le sue potenzialità. Sono chiamati al salto di qualità sia Mihkel Räim che Rick Zabel, due che hanno buoni numeri ma non li hanno saputi mostrare con costanza; nelle gare principali fungeranno da apripista, ma nelle prove di secondo piano la leadership sarà spesso loro. È stata la rivelazione delle corse .2 esteuropee l’estone Norman Vahtra: il triplo salto (da dilettante a World Tour!) in un colpo solo pare azzardato, felici però di sbagliare.

PAVÉ: È la principale speranza dell’intero team nonché il più talentuoso tra i trenta in organico. Il secondo posto all’ultima Paris-Roubaix è stato solamente il primo passo di un percorso che si preannuncia entusiasmante per Nils Politt, uno dei più giovani ad essere saliti sul podio nell’Inferno del Nord da lungo tempo a questa parte. Gli manca ancora il killer instinct però per il presente e per il futuro delle pietre il suo è uno dei nomi più intriganti. Per guidarlo in alto sarà preziosa l’esperienza di André Greipel e di Reto Hollenstein, mentre Tom Van Asbroeck è più di un semplice gregario, lui che è reduce da una grande annata. Ha un ottimo spunto veloce ma si indirizzando sempre più sulle pietre anche il francese Hugo Hofstetter, carattere non semplice ma numeri più che interessanti. Come aiutante si disimpegnerà Mads Würtz Schmidt, uno che ha nella cronometro la specialità d’elezione, mentre per Jenthe Biermans, che da under 23 pareva un predestinato della specialità, è giunta l’ora di battere qualche colpo.

CLASSICHE: Non ha mai paura di attaccare e in diverse occasioni riesce ad azzeccare il momento giusto per farlo. Krists Neilands sta maturando passo dopo passo e sembra ora pronto per spiccare il volo alla ricerca di un piazzamento interessante nelle gare in linea di maggior valore. Nella settimana delle Ardenne il trio che lo vede affiancare i già citati Ben Hermans e Daniel Martin merita un occhio di riguardo. Oltre a loro, non c’è moltissimo nel settore: Guillaume Boivin, velocista che col tempo ha perso punta di velocità e migliorato la resistenza, può far bene in gare di secondo piano, il cronoman Matthias Brändle ha progressivamente lasciato perdere le gare in linea per focalizzarsi sul tic tac, discorso che vale anche per Alex Dowsett. Infine il giovane neopro’ Alexis Renard ha bisogno di tempo e tranquillità per poter crescere in maniera corretta.

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