Primoz Roglic vince sul Grand Colombier © Tour de l'Ain
Primoz Roglic vince sul Grand Colombier © Tour de l'Ain

Jumbo-Roglic fan paura, battuto ancora Bernal, Tour de l’Ain a Primoz. Si rivede Froome, Aru invece no

Un Primoz Roglic che in questo weekend francese ha lanciato squilli di tromba in serie (un secondo e due primi posti di tappa), una Jumbo-Visma che ha certificato di essere – almeno al momento – superiore al Team Ineos, e un Egan Bernal che ha fatto quanto ha potuto per contrastare lo strapotere del team giallonero, accontentandosi alla fine della piazza d’onore, sia parziale che generale. Questo ha detto il Tour de l’Ain 2020, concluso oggi dalla terza tappa, 144.5 km da Saint-Vulbas al Grand Colombier, un arrivo in salita da Tour in una frazione nella quale c’erano state altre due belle scalate (Selle de Fromentelle e Col de la Biche). A margine della lotta tra i primi, si sono riviste delle buone versioni di Chris Froome e Tom Dumoulin, gran lavoro per entrambi al servizio dei rispettivi capitani; ampiamente rivedibile invece il rendimento di Fabio Aru sulla tre-giorni: discreto ieri, oggi il sardo è più o meno naufragato sulla salita finale.

Vediamo la cronaca. Fuga partita dopo una quarantina di chilometri e composta da 12 corridori: Romain Seigle e Léo Vincent (Groupama-FDJ), Romain Sicard (Total Direct Énergie), Andrea Bagioli e Mauri Vansevenant (Deceuninck-Quick Step), Julien Bernard (Trek-Segafredo), Carl Fredrik Hagen (Lotto Soudal), Will Barta, Joey Rosskopf e Georg Zimmermann (CCC), Mads Würtz Schmidt (Israel Start-Up Nation) e Thymen Arensman (Sunweb). Il più in palla tra i 12 era Andrea Bagioli, che sul Col de la Biche, ai -48, ha staccato gli ultimi attaccanti che erano rimasti con lui (il compagno Vansevenant, Sicard e Bernard), per andare a transitare da solo al Gpm; all’inizio della discesa Bernard è riuscito a riportarsi sull’italiano, e la coppia ha provato a difendere le poche decine di secondi di margine rimaste su un gruppo che si era già selezionato sulle prime due salite di giornata.

La fuga è finita a 14 km dal traguardo quando i due sono stati ripresi dal treno Ineos tirato da Andrey Amador. A quel punto della contesa Valerio Conti e poco dopo anche Fabio Aru (entrambi della UAE Emirates) avevano appena perso contatto dal gruppo dei migliori, ridotto a una quindicina di unità. La conta della sfida Ineos-Jumbo era a quel momento sul 4-4: Bernal-Froome-Amador-Castroviejo per il team britannico (out Geraint Thomas), Roglic-Kruijswijk-Dumoulin-Bennett per i gialloneri d’Olanda. Presenti poi Nairo Quintana (Arkéa), Daniel Martin (Israel), Bauke Mollema e Richie Porte (Trek), João Almeida (Deceuninck) e Guillaume Martin (Cofidis, Solutions Crédits).

Ai -13 si è spostato Amador ed è toccato a Froome lavorare, e Chris ha fatto un lungo turno fino agli 8.5 quando si è spostato (avrebbe poi proceduto tranquillo fino in vetta, 12’15” il suo ritardo all’arrivo); nell’occasione anche Almeida ha pagato dazio. Il colpo di scena è venuto a quel punto: Castroviejo ha forzato l’andatura e ha frazionato il drappello, ma addirittura il suo capitano Bernal è rimasto attardato. Lo spagnolo allora si è spostato ed è andato a riprendere Egan, riportandolo sotto; Kruijswijk è rientrato poco dopo mentre non ce l’ha più fatta Mollema. La Jumbo, vista la situazione, ha preso in mano le redini della corsa con Dumoulin, mentre Bernal provava a rimettere in ordine le idee. Ai -7 è saltato Castroviejo e Bernal è rimasto solo, dando l’impressione di essere attaccato con lo sputo. È partita una guerra di nervi con Primoz Roglic, che a un certo punto è andato a scrutare in faccia il giovane colombiano.

La situazione è rimasta congelata fino ai -3, quando è stato Porte a proporre una progressione che ha fatto male a Kruijswijk, Dan Martin e, ancora una volta, Bernal. Non appena notata la difficoltà di Egan, Bennett ha rilanciato, ma Egan si è tenacemente riportato sotto mentre anche Dumoulin saltava. Coi due Jumbo superstiti e Bernal restavano Porte, Quintana e Guillaume Martin. Ai 1800 seconda progressione di Porte, con Bennett a chiudere; il tasmaniano ha riprovato un forcing all’ultimo chilometro ma non ha più fatto la differenza (se non facendo staccare Bennett). A questo punto il clamoroso colpo di coda di Bernal, che è scattato secco, contrato a quel punto dal solo Roglic.

Allo sloveno non restava che completare l’opera, e ai 200 metri è partito, e il capitano Ineos non ha più potuto far nulla per contrastare l’avversario, che è andato a prendersi la seconda vittoria di fila, confermando nettamente il primo posto in classifica. 4″ ha messo tra sé e Bernal, Quintana ha chiuso terzo a 6″, Guillame Martin quarto a 8″, poi sono transitati Porte a 16″, Kruijswijk a 23″, Bennett a 31″, Dumoulin a 44″, Dan Martin a 1’16”, Almeida a 1’58” con Mollema; Aru ha chiuso 14esimo a 3’44”. Primoz Roglic si prende la generale con 18″ su Bernal, 28″ su Quintana, 56″ su Kruijswijk, 1’27” su Bennett, 2’24” su Mollema, 2’40” su Almeida, 2’45” su Guillaume Martin, 3’39” su Jesús Herrada (Cofidis) e 4’26” su Fabio Aru, decimo. Il grande ciclismo delle gare a tappe resta in Francia, dove da mercoledì a domenica si disputerà il Criterium del Delfinato.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile