Julian Alaphilippe diventa campione del mondo a Imola © Bettiniphoto - Dario Belingheri
Road World Julian Alaphilippe diventa campione del mondo a Imola © Bettiniphoto - Dario Belingheri

Arc (En Ciel) de Triomphe

Julian Alaphilippe spezza la maledizione francese ed è campione del mondo; Van Aert e Hirschi si accontentano del podio. Caruso nei 10, Pogacar ci prova da lontano

Sono passati 23 anni dall’ultimo successo francese, quello di Laurent Brochard a San Sebastian: ma il digiuno francese era stato così lungo. Ci voleva un campione, ci voleva Julian Alaphilippe, per vincere ad Imola un mondiale fatto su misura per lui: mondiale dove non aveva mai impressionato ma dove quest’anno, sfidando gli atleti usciti meglio dal Tour, ha potuto dire la sua scattando in maniera decisiva sulla salita di Cima Gallisterna, a 15 km dall’arrivo. Un enorme successo anche per Thomas Voeckler, che vince il mondiale al secondo anno da selezionatore dando tra l’altro una opportuna impronta tattica alla corsa.

Argento per quello che era forse il maggiore favorito della vigilia: Wout van Aert. Era il più forte dei tutti in assoluto, l’ha dimostrato con una volata perentoria per il secondo posto, ma non era quello meglio tagliato per un circuito così duro, e Alaphilippe ha saputo approfittare della sua debolezza. E bronzo per Marc Hirschi, a soli 22 anni: difficile non immaginare che il giovane svizzero in un futuro, remoto o recente, risulterà tra i successori ad Alaphilippe.

La prima metà di gara: fuga a 7 con Arashiro e Grosu
La cronaca dalla partenza: fa scalpore l’assenza di Lutsenko, positivo al coronavirus. Il Kazakistan si reinventa piazzando nella fuga di giornata Danil Fominykh, che dopo una breve battaglia di 4 km prende il largo assieme a Jonas Koch (Germania), Torstein Traeen (Norvegia), Marco Friederich (Austria), Yukiya Arashiro (Giappone), Eduard Grosu (Romania) e Ulises Alfredo Castillo (Messico): un buon assortimento di professionisti navigati e atleti di livello al più semi-professionistico, che arriva a toccare un vantaggio di 6’45” nel corso del secondo giro. Dal terzo in poi, il vantaggio comincia già a sgonfiarsi, con le formazioni di Slovenia, Danimarca e Svizzera che cominciano a impostare un po’ di andatura per non addormentare troppo la corsa,  per poi tornare a risalire fino a superare i 7′ al termine del quarto giro. Tali squadre si occuperanno a rotazione del controllo della corsa fino ai primi attacchi.

Al giro di boa, la fuga comincia a perdere pezzi: viene meno per primo l’austriaco Friederich, il più giovane del lotto (22 anni), sull’ascesa di Mazzolano, poi il velocista Grosu a Cima Gallisterna. Per contro, l’andatura in gruppo riprende ad aumentare, con Mikkel Frølich Honoré (Danimarca) che tiene allungato il gruppo nelle parti mosse e la Svizzera che s’impegna compatta per Hirschi sulle salite.

La Francia accende la corsa
Nel corso del sesto giro la fuga si sfalda definitivamente già a Mazzolano: cedono Castillo, in difficoltà già al giro precedente, e Fominykh, si stacca anche Arashiro che però persiste in un tenace inseguimento restano dunque davanti i soli Koch e Traeen, corridore poco noto ai più che però quest’anno aveva avuto modo di mettersi in mostra a febbraio entrando nei 10 al Tour Colombia. Nel gruppo ancora non succede niente, ma l’andatura resta alta, e il vantaggio della fuga si è ormai ridotto a 2’30”.

Si entra dunque nei 3 giri finali, quelli decisivi. La salita di Mazzolano nel penultimo viene affrontata ad un’andatura fin troppo tranquilla, tant’è che si registra il primo attacco di un atleta che non è certo uno scalatore, il russo Vlacheslav Kuznetsov, a 77 km dall’arrivo. Tutt’altra musica su Cima Gallisterna, dove si affaccia in testa alla corsa la Francia, a 70 km dal termine: Quentin Pacher e Kenny Elissonde sono incaricati di scremare il gruppo, e con Nans Peters cercano di spezzare il gruppo con un attacco di squadra sul falsopiano successivo, nel quale riprendono anche Koch e Traeen, che chiudono la loro fuga a 69 km dal traguardo. Qualche tentennamento in fase finale di giro per la Slovenia, con Roglic nelle retrovie e Tadej Pogacar che si ferma a fine giro per cambiare bici. Mancano 57 km.

Arriva l’attacco di Tadej Pogacar
Il controllo della corsa all’inizio del penultimo giro passa al Belgio, che si mette in testa a tirare coi suoi uomini di fatica; e sulla salita di Mazzolano, anche gli azzurri cominciano finalmente a farsi vedere davanti: l’unico a non essere in giornata è Giovanni Visconti, già nelle retrovie in questa fase. Sulla salita di Cima Gallisterna si fa scortare in testa da Luka Mezgec  proprio Tadej Pogacar e parte subito, secco: mancano 42 km al traguardo. Nessuno si porta alla ruota, il Belgio non si scompone e continua a guidare il gruppo con Tiesj Benoot, ma il gruppo inevitabilmente si screma: in cima alla salita non sono più di una trentina, e degli azzurri cedono Gianluca Brambilla ed il giovanissimo Andrea Bagioli, con Diego Ulissi che tiene ma fa molta fatica a restare attaccato alla coda del gruppo.

Con Tim Wellens a dar man forte, Pogacar non decolla, arrivando al passaggio dell’ultimo giro con 26″ di vantaggio su un gruppo forte di 36 corridori: Italia e Spagna, con 5 componenti, sono le squadre numericamente meglio rappresentate. Rientra qualche gregario, come Luis León Sánchez (Spagna) che comincia a tirare: anche se solo, il vincitore del Tour de France fa abbastanza paura.

Nibali ci prova a Mazzolano, Van Aert risponde
Sull’ultima ascesa a Mazzolano, il passo di Pogacar comincia a farsi pesante, e dal gruppo Tom Dumoulin (Paesi Bassi) fiuta l’odore del sangue e lo raggiunge: fino ad allora la condotta di gara del capitano olandese era stata particolare, dal momento che aveva fatto tutta la corsa nelle retrovie. Al ricompattamento arriva il primo scatto italiano, con Damiano Caruso: risponde Richard Carapaz (Ecuador). È l’anticamera a un tentativo di Vincenzo Nibali, che produce una rottura con Mikel Landa (Spagna), Wout van Aert (Belgio) e Rigoberto Urán (Colombia). Ma non c’è collaborazione tra i 4, così Uran cerca di rilanciare al termine della salita, senza successo.

Ai -16 nell’abitato di Riolo Terme tenta di allungare Fausto Masnada, ma il suo tentativo rischia di diventare l’esca per un pericoloso contropiede: si va a formare un pericoloso sestetto con Julian Alaphilippe (Francia), Greg Van Avermaet (Belgio), Carapaz, Pello Bilbao (Spagna) e Jan Polanc (Slovenia); se ne sganciano altri come i colombiani Daniel Martínez ed Esteban Chaves, Maximilian Schachmann (Germania), Guillaume Martin (Francia) e altri 2. Salta però la collaborazione, col solo Guillaume Martin che prosegue da solo. Niente di fatto: si decide tutto sull’ultima ascesa a Cima Gallisterna.

L’attacco decisivo di Alaphilippe a Cima Gallisterna
E’ Greg Van Avermaet, ai -13, ad avviare il forcing sull’ultima ascesa; segue allungo di Marc Hirschi, con Nibali, Van Aert, Roglic e Kwiatkowski, Alaphilippe, Fuglsang e Schachmann tutti vicini. Il successivo attacco è di Michal Kwiatkowski, e su questa cede definitivamente Vincenzo Nibali e Schachmann; infine vicino allo scollinamento scatta Julian Alaphilippe, con Jakob Fuglsang e Kwiatkowski che spingono per riportarsi su di lui: Van Aert riesce presto ad agganciarsi, poi giungono anche Primoz Roglic ed Hirschi. A 10 km dall’arrivo, Alaphilippe è solo al comando ed ha 10″ di margine su 5 dei maggiori favoriti della vigilia.

Ne viene fuori un inseguimento spasmodico, sempre intorno ai 15″: solo le frustate di Van Aert abbassano, ma sempre di poco, il vantaggio del campione francese. È fatta per Julian Alaphilippe: a 28 anni è campione del mondo. Volata senza storia per l’argento: a 24″ Wout Van Aert precede nettamente gli altri, con Marc Hirschi che resiste alla volata d’esperienza di Kwiatkowski, seguendo poi Fuglsang e un impiccato Roglic.

A 53″ arriva il gruppo degli inseguitori con la volata vinta dallo spauracchio Michael Matthews su altri due spauracchi, l’immortale Alejandro Valverde e Maximilian Schachmann; un bravissimo Damiano Caruso permette a un’Italia con poche pretese ma combattiva di entrare almeno nella top ten, precedendo Michael Valgren (Danimarca), Michael Woods (Canada), Guillaume Martin e Tom Dumoulin. 15° Vincenzo Nibali, a 57″. Ad 1’34” il secondo gruppetto, con Alberto Bettiol 18° e Fausto Masnada 23°. Giovanni Visconti e Diego Ulissi arrivano 43° e 47° a 10’32”,

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