Mauri Vansevenant su Mollema, Landa e Quintana al GP Larciano 2021 © Tim De Waele-Getty Images
Mauri Vansevenant su Mollema, Landa e Quintana al GP Larciano 2021 © Tim De Waele-Getty Images

Zitti e buoni proprio mai: anche Mauri conferma

Continua lo straordinario momento dei giovanissimi col piglio dei campioni: il 21enne Vansevenant vince il GP Larciano davanti a Mollema-Landa-Quintana. Sesto Brambilla, decimo Nibali

È figlio di un corridore fiammingo di 20 anni fa, ma si chiama come il cognome di un ciclista spagnolo di 30 anni fa: sono quelle tipiche cose che giusto nelle Fiandre possono verificarsi. Bonus track: è pure venuto su fortissimo. Avete capito che parliamo di Mauri Vansevenant, figlio di Wim, consacrato a Melchor (della tribù di Istar, dirà qualcuno?…), professionista per Lefevere che di questi rampolli non se ne lascia scappare uno. Non è un gigante ed è leggero, a giugno compirà 22 anni, due stagioni fa vinceva ancora il Valle d’Aosta per dilettanti, facendo capire a tutti quali fossero le sue caratteristiche; poi l’anno scorso, in quel concentrato pazzo che fu la stagione compressa in tre mesi, le prime esperienze nel ciclismo di vertice, le prime sorprendenti azioni d’attacco, alla Freccia Vallone quella che proprio non t’aspetti. Tutti dicemmo: ah però.

E quest’anno, alla sua terza corsa, arrivo sul Ventoux (era il Tour de la Provence un mese fa) fece ottavo, e tornammo a strabuzzare gli occhi; poi l’altro giorno rieccolo protagonista, alla quinta uscita stagionale, terzo al Laigueglia. E oggi, sesta corsa, prima vittoria: GP Larciano (o Industria&Artigianato se vogliamo essere riconosciuti come uomini del fare). Com’era la frase della Freccia? Ah però.

Siccome nel ciclismo degli anni ’20 mancano dei protagonisti giovani capaci di prendersi la scena al cospetto delle vecchie volpi (e vabbè, son vecchie…) e pure degli iellati della generazione di mezzo, ovvero quelli che da ragazzi non potevano competere con le citate volpi (che erano ancora troppo forti), ma oggi che potrebbero farlo si trovano sorpassati in tromba dai nuovi eroi… dicevamo? Dunque, siccome nel ciclismo degli anni ’20 mancano dei protagonisti giovani eccetera eccetera (immaginate altra inutile ironia a profusione), eccone un altro, ecco un ennesimo ragazzino che farà palpitare i nostri aridi cuori. Cuori che in questa incredibile fase del ciclismo tornano a battere forte forte per uno sport che, di nuovo dopo un certo tot, ci avvince, ci avvinghia, ci avviluppa a sé. (Ma non ci libera dalla schiavitù dell’allitterazione, come si sarà notato).

Insomma Mauri Vansevenant ha vinto il GP di Larciano ed è un nuovo gran bel nome per un albo d’oro che si è ritrovato rivitalizzato dall’avvicinamento della corsa alla dirompente Strade Bianche, da qualche anno in qua: lo diciamo ogni volta, ma siccome le botte d’intelligenza non sono proprio frequentissime nel ciclismo (in quello italiano, poi…), ci piace ripeterci sul punto. Complimenti agli organizzatori, e passiamo alla cronaca dei 193.4 km di Larciano, circuito del San Baronto (quattro passaggi) annesso.

Oggi era il compleanno di Maciej Bodnar, sicché il veterano (36) della Bora-Hansgrohe ha voluto festeggiare in maniera particolare, e si è messo in fuga sin dal km 1 (avendo peraltro pure l’1 come dorsale); dopo 35 km sul polacco (che era già passato dal vantaggio massimo di 4’20”) sono sopraggiunti i giovanissimi Lorenzo Balestra (Beltrami TSA-Tre Colli) e Guido Draghi (Mg.kVis VPM), 18 e 19 anni rispettivamente, e successivamente c’è stato un estemporaneo ma affascinante tentativo di contrattacco dal gruppo, animato da Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo), Mikel Landa e Matej Mohoric (Bahrain-Victorious), e Giovanni Visconti (Bardiani-CSF). Prima i quattro, poi – sulla prima ascesa al San Baronto – anche i due ragazzini sono rimbalzati, rifagocitati dal gruppo, sicché Bodnar si è ritrovato di nuovo solo, e così è rimasto fino a 42 km dal traguardo (completando così 151 km di fuga), quando sul terzo dei quattro passaggi dalla salita è stato ripreso dal plotone; plotone che poco prima aveva pure chiuso su un quartetto uscito in caccia ai -53, formato da Marco Frapporti (Vini Zabù), Alejandro Ropero (Eolo-Kometa), Héctor Carretero (Movistar) e Samuele Zoccarato (Bardiani).

Di fatto, a un giro e mezzo dalla fine della corsa tutto era da rifare, col gruppo dei migliori compatto. È stato Natnael Tesfatsion (Androni-Sidermec) a incaricarsi di promuovere una nuova azione, nel corso della medesima scalata al San Baronto, muovendosi ai -40 con Eddie Dunbar (Ineos Grenadiers). Sui due si son portati dapprima Giulio Ciccone (Trek), Matteo Fabbro (Bora), Dries Devenyns (Deceuninck-Quick Step), Santiago Buitrago (Bahrain) e Brandon Rivera (Ineos), quindi da dietro si è mosso pure Nibali, e ai -35 è rientrato pure Alejandro Valverde, dopo una trenata dei suoi Movistar, i quali erano rimasti esclusi da quell’importante azione.

Troppo importante per trovare realmente spazio: annullato in cima al San Baronto (-34), l’attacco è proseguito sulla successiva discesa, sulle ruote di Vincenzo Nibali, che ha allungato con decisione su strade che conosce più che bene. L’azione dello Squalo ha mosso l’interesse di altri bei nomi in gara: Fabbro e Devenyns, che si erano già mossi in precedenza, si sono riportati sul messinese; ma poi ai -29 sono arrivati anche Mauro Finetto (Delko) e un sempre vivace Mohoric. I pochi secondi di cui il quintetto disponeva non sono stati però sufficienti ad arrivare al quarto San Baronto con margine sugli inseguitori, i quali hanno chiuso grazie all’indefesso lavoro della Deceuninck.

È stato ancora Devenyns a far forcing sulle prime rampe della salita, ma ci ha messo del suo anche James Knox, era quindi evidente che si lavorasse per qualcun altro. Chi? Prima di morire assiderato dalla suspense, Nairo Quintana (Arkéa Samsic) si è dato una mossa lui, ed è scattato ai 13 km. Ed ecco stanato il Deceuninck misterioso: quello che subito si è messo sulle ruote del colombiano: Mauri Vansevenant. I due sono andati, ma la salita ha permesso che rientrasse anche una seconda coppia, mezzo chilometro più su, anche questa molto ben assortita: Mikel Landa, oggi tarantolato, e Bauke Mollema (Trek), che in questo periodo va da treni.

Il quartetto ha proceduto molto bene, resistendo all’organizzando inseguimento di quelli dietro (anche se non ci tornavano i conti: perché Nibali e Gianluca Brambilla, con Baukone là davanti, si affannavano per andare a chiudere? Troppa fiducia nelle doti da sprinter dell’olandese? Sarà volata qualche madonna arancionata nel bus post-gara?).

I quattro sono andati fino al traguardo, in ogni caso. Unico errore per loro, traccheggiare un po’ troppo in fase di studio per la volata, sicché dal secondo drappello è uscito come un ossesso Ide Schelling (Bora), e all’ultimo chilometro è piombato sui battistrada, tentando l’ovvio rilancio istantaneo. Ma certi numeri riescono di rado, sicché il volenteroso Ide è riuscito solo a rimescolare un po’ i piani di quelli. Tipo di Mollema, che ha sentito di dover reagire all’inattesa trovata del connazionale, esponendosi così (volata lunga) al ritorno del bimbo già in fase di scafatura: Mauri ha atteso il momento doc, e ha piazzato il controsprint in faccia a Bauke, finendo col vincere abbastanza netto. Landa e Quintana, che nei loro sogni più erotici magari seducono Scarlett Johansson ma nemmeno in quelli riescono a vincere le volate, si sono rassegnati al terzo e al quarto posto, rispettivamente. Schelling, cronometrato a 3″, ha appena respinto il ritorno di Brambilla, sesto a 4″. Carlos Rodríguez (Ineos) nella terra di mezzo a 11″, poi a 16″ il drappello con Valverde piazzato davanti a Nibali (decimo), Fabbro, Tesfatsion e Buitrago. Giovanni Aleotti (Bora), uno dei nostri giovani intriganti, ha vinto la volata del 14esimo posto, a 1’08”; ma ha già 21 anni, si sbrighi a conquistare una classica, sennò sarà considerato giustamente già bollito. (Naturalmente scherziamo: 10 punti in meno per averlo dovuto precisare).

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