L'urlo liberatorio di Mark Cavendish, di nuovo vincitore al Tour de France © Getty Images
L'urlo liberatorio di Mark Cavendish, di nuovo vincitore al Tour de France © Getty Images

Cavendish si fa un viaggetto indietro nel tempo

Clamoroso ritorno, Mark torna a vincere al Tour a distanza di 5 anni dalle ultime affermazioni. Battuti Bouhanni e Philipsen a Fougères, Van Moer ripreso solo ai 200 metri. Van der Poel sempre in giallo, domani la prima crono

La domanda principale che ci poniamo oggi è: Mark Cavendish si era rassegnato a restare a 30 vittorie di tappa al Tour de France, oppure, anche nei momenti più bui negli anni scorsi, dentro di sé aveva sempre covato il furore della speranza di un ritorno? Un corridore che per tanto tempo era sembrato a tutti un ex, le stagioni in Dimension Data, quella disperante in Bahrain, e che invece quest’anno, 36 primavere, recapita a tutti un messaggio inatteso: sono ancora uno degli sprinter più forti al mondo. Uno che può vincere ancora al Tour, la 31esima, a 5 anni di distanza dalle ultime, che storia impensabile, ma impensabile è stata l’intera stagione di Mark, sin dall’inizio e anche prima, dalla preghiera a Patrick Lefevere perché se lo riprendesse in squadra, e contro ogni pronostico e ogni logica, il Cavendish trasparente e al contempo oscuro degli ultimi anni è tornato a farsi palpabile, a farsi vedere nelle volate, quelle che nemmeno riusciva più a fare.

I primi piazzamenti tra semiclassiche belghe e Coppi&Bartali, poi il ritorno al successo, quaterna al Giro di Turchia; poi lo stacco, gli allenamenti, e il ritorno nelle corse belghe, per conquistare un’altra vittoria (trovata al Belgium Tour) che mettesse qualche dubbio al management della squadra. Certo per il Tour pareva non esserci margine, c’era Sam Bennett da tutelare e pure il vecchio Pat l’aveva precisato e riprecisato. Ma il colpo di scena (il primo) era dietro l’angolo, e si è manifestato in forma di dolore al ginocchio che ha consigliato l’irlandese di farsi da parte alla vigilia della Boucle. Una vicenda che ha accelerato il deteriorarsi del rapporto tra Lefevere e il corridore, ma che al contempo ha aperto uno slot fondamentale per Cav: ok Mark, sali sul bus, sei in squadra.

Il secondo colpo di scena l’abbiamo visto appunto oggi: che Cannonball tornasse a vincere al Tour, beh, è o non è, al culmine di tutta la vicenda di cui sopra, la sceneggiatura già scritta per un film strappacuore? Ci sono anche le lacrime, copiose, ancora (dopo quelle tenerissime di Mathieu l’altro giorno), di gioia e liberazione, e commozione da condividere con tutti i compagni, abbracciati uno per uno come ringraziamento per aver permesso tutto questo. Gran cinema, ragazzi!

La Redon-Fougères, 150.4 km, quarta tappa del Tour de France 2021, è partita con un minuto di stop dei corridori, seguito da 10 km a passo ridotto: obiettivo dell’iniziativa, sollecitare maggiore attenzione in tema di sicurezza, dopo le polemiche legate al finale di percorso di ieri e alle tante cadute che hanno punteggiato la frazione di Pontivy (con tanto di ritiri di Robert Gesink, Jack Haig e Caleb Ewan, non ripartito oggi). Finita questa vibrante protesta che onestamente avrà fatto tremare i polsi a tutto il mondo dello sport, la corsa è partita sul serio, e al km 10.5 è iniziata la fuga. Non essendo in programma traguardi Gpm, per la prima volta Ide Schelling non ha avuto bisogno di andare all’attacco da lontano; il primo a muoversi è stato Brent Van Moer (Lotto Soudal), il secondo Pierre-Luc Périchon (Cofidis, Solutions Crédits), e la fuga era fatta, via in due per un’azione che ha avuto un vantaggio massimo di 3′ (al km 30), per poi stazionare a lungo su un vantaggio di poco inferiore ai 2′.

Dei due, Van Moer è stato il più brillante, prima si è preso lo sprint intermedio di Vitré (-36), poi ai -14 ha pure staccato Périchon, assicurandosi quantomeno il numero rosso di combattivo di giornata. Quanto al gruppo, sempre tirato dai team dei velocisti e controllato dalla Alpecin-Fenix (pronta a lavorare per Jasper Philipsen oggi), poco da segnalare: la sella persa da Mark Cavendish (Deceuninck-Quick Step) ai -50, con tanto di cambio di bici, incidente che non ha impedito all’inglese di vincere la volata intermedia del gruppo sul compagno Michael Mørkøv, Nacer Bouhanni (Arkéa Samsic), Michael Matthews (BikeExchange), André Greipel (Israel Start-Up Nation), Peter Sagan (Bora-Hansgrohe) e Sonny Colbrelli (Bahrain-Victorious).

Tornando a Van Moer, va detto che a un certo punto ci ha creduto molto, del resto chi non ci avrebbe creduto trovandosi con un minuto di vantaggio ancora a 6 km dal traguardo? E difendendo coi denti e con le unghie ogni singolo secondino, su quella strada maledetta che ogni duecento metri tirava un pezzetto all’insù, in maniera impercettibile, infida, forse decisiva, perché il gruppo quei tratti li volava. Eppure Brent sul rettilineo finale ci è arrivato, ed era ancora solo al comando della tappa. Lui che quest’anno ha mostrato più e più volte l’indole dell’attaccante dalla media, un finisseur di razza che però si deve ancora calibrare, ha provato a rifare la magata del Delfinato, dove vinse la prima tappa più o meno così.

Ma purtroppo per lui la muta affamata alle sue spalle non gli ha fatto sconto alcuno, arruolando pure Julian Alaphilippe nel treno, e con chirurgica spietatezza l’ha raggiunto ai 200 metri.

La volata era già partita, c’era la necessità di prenderla lunga per chiudere su Van Moer, emergeva una Alpecin prepotente a lanciare come previsto Philipsen. Tim Merlier la sua volata l’ha fatta appunto per raggiungere BVM, poi è partito Jasper il quale ha probabilmente pensato di tenerla in pugno, non avendo fatto i conti con la rimonta epocale di Cavendish. Il mannese è emerso al centro della strada trascinandosi dietro (al secondo posto) Bouhanni, mentre Philipsen restava con un palmo di podio; l’ordine d’arrivo prosegue con Matthews, Sagan, Cees Bol (DSM), Christophe Laporte (Cofidis), Mads Pedersen (Trek-Segafredo), Boy Van Poppel (Intermarché-Wanty) e Greipel. 11esimo Colbrelli, 12esima la maglia gialla Mathieu Van der Poel.

Il quale guida una classifica uguale a ieri: secondo è Alaphilippe a 8″, poi vengono Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) e Wout Van Aert (Jumbo-Visma) a 31″, Wilco Kelderman (Bora) a 38″, Tadej Pogacar (UAE-Emirates) a 39″, Enric Mas (Movistar) e Nairo Quintana (Arkéa) a 40″, Pierre Latour (AG2R Citroën) a 45″ e David Gaudu (Groupama-FDJ) a 52″. Domani prima giornata da cinque stellette, la crono da Changé a Laval, 27.2 km molto tortuosi su cui siamo curiosi di vedere quali saranno i rapporti di forza. Anche domani niente Gpm, Ide può restare in relax.

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