La gioia di Nils Politt, vincitore a Nîmes © ASO
La gioia di Nils Politt, vincitore a Nîmes © ASO

Nils sub sole novum

Tour, meritata vittoria per Politt che piega una fuga a 13 al proprio volere; Erviti e Sweeny sul podio di Nîmes. Fermento in gruppo coi ventagli in avvio di tappa, poi un tranquillo trasferimento

Nils Politt a 27 anni, 4 mesi e 2 giorni si è svegliato una mattina e si è detto, guardandosi allo specchio: ma perché non devo avere anch’io una bella vittoria di prestigio da esibire al pranzo di Natale a tutti gli zii che mi chiedono quando mi sposerò? Perché vanno bene i piazzamenti al Fiandre e alla Roubaix, ma alzare le braccia è un’altra cosa. Quella mattina, guardacaso, la sua squadra avrebbe dovuto comunicare a tutti che il capitan della compagnia, Peter Sagan, non sarebbe partito a causa di un problema al ginocchio, costretto per la prima volta in carriera a lasciare la comitiva del Tour a gara in corso. Liberi tutti, insomma, gli uomini solitamente deputati a scortare il campione slovacco.

Quindi Politt, fatto un aerosol di spirito dei tempi, ha deciso che oggi sarebbe toccato a lui. Che oggi avrebbe provato a dare una compagna a quell’unica vittoria da professionista, ottenuta in una tappa del Giro di Germania 2018. E così ha fatto. Il lungagnone di Colonia ha esultato come un pazzo, al termine dell’impresa che l’ha portato a confermare il progetto: tra l’idea e la sua realizzazione, una fuga di 144 km con altri ottimi colleghi, e un lavorìo di cervello e di gambe perché lì in mezzo ce n’erano almeno 5 o 6 più veloci di lui, per cui bisognava stanarli, stancarli, staccarli. E possibilmente sarebbe stato il caso di ritagliarsi un finale in solitaria, proprio per non avere problemi. E anche per il piacere assurdo di avere tutto il tempo per esultare, per godersi la vittoria, per pedalare su una nuvola, proprio come succede quando si ha la certezza del successo che sta per arrivare. Chilometri finali da favola per Nils.

Della corsa per la generale il poco da dire è concentrato tutto nei ventagli di inizio tappa, ma dopo 15 km era già tutto finito, per cui la giornata è scorsa via tranquillissima. Di sicuro Tadej Pogacar ha fatto buona guardia anche nella fase calda dell’inizio, consapevole (lui che l’anno scorso in un ventaglio ci ha rimesso del bel tempo) che l’imprevisto può essere sempre dietro l’angolo.

Da come era partita, la 12esima tappa del Tour de France 2021, da Saint-Paul-Trois-Châteaux a Nîmes (159.4 km), pareva destinata a sconvolgere molti piani: c’era vento, tanto, laterale, e ovviamente a qualcuno non è parso vero di poter dare la zampata del ventaglio, sicché già nei primissimi chilometri è stato delirio, con gruppetti a inseguirsi e gente importante attardata, mezza Ineos Grenadiers per dire (Geraint Thomas, Richie Porte), nobili decaduti come Chris Froome (Israel Start-Up Nation), Jakob Fuglsang (Astana-Premier Tech) e Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo), ma anche gente di classifica come Guillaume Martin (Cofidis, Solutions Crédits) o Pello Bilbao (Bahrain-Victorious).

Al km 10 i primi due dei quattro tronconi principali si sono riuniti e al 15 è partita la fuga che andiamo a descrivere, per cui una volta andato l’attacco da lontano la situazione si è placata, tutti hanno rallentato, e il gruppo si è ricompattato con tutti i suoi effettivi.

La fuga allora: già la presenza al suo interno di Julian Alaphilippe faceva capire che l’azione sarebbe andata in porto, dato che se non tira la Deceuninck-Quick Step (che avrebbe avuto ovviamente Mark Cavendish da giocarsi in volata), chi tira? Nessuno, infatti. Buon per i 13 attaccanti, con l’iridato presenti Sergio Henao (Qhubeka NextHash), André Greipel (Israel), Luka Mezgec (BikeExchange), Edward Theuns (Trek), Imanol Erviti (Movistar), Nils Politt (Bora), Stefan Küng (Groupama-FDJ), Stefan Bissegger (EF Education-Nippo), Connor Swift (Arkéa Samsic), Edvald Boasson Hagen (TotalEnergies), Harry Sweeny e Brent Van Moer (Lotto Soudal). Il più vicino in classifica Henao, 22esimo a 50’57”.

Il vantaggio dei 13 non ha più smesso di crescere, Politt si è preso l’unico Gpm della giornata, la Côte du Belvédère de Tharaux al km 83, dopodiché possiamo volare direttamente al momento in cui tra i battistrada si è rotto l’equilibrio ed è partita la corsa a mettersi in tasca principalmente Alaphilippe (lo scalpo pregiato di giornata), ma pure i più veloci della compagnia (Greipel, Mezgec, perché no EBH e Theuns).

Ai -50 Politt ha attaccato su uno strappetto e con lui si è mosso Swift; alla spicciolata sono rientrati prima Mezgec, poi Bissegger con Erviti e Boasson Hagen, dopodiché ai -44 il drappello si è ricomposto nella sua interezza. Erviti ha subito provato un contropiede, in realtà l’hanno tentato in diversi, ma la successiva azione buona è partita ai -41, quando Sweeny (avvantaggiato dalla superiorità numerica dei Lotto) si è mosso con Küng; sui due son rientrati Erviti e Politt, e in un amen il vantaggio del neoformato quartetto ammontava a mezzo minuto sugli altri 9 (il gruppo veleggiava a oltre 14′). E con quattro treni di quel valore davanti, è parso subito chiaro che l’attacco aveva grandi chance di andare all’arrivo.

A 31 km dalla fine (ma per il gruppo ne mancavano poco meno di 40) la Ineos per un attimo ha fatto un’accelerata in testa al plotone, ma la UAE-Emirates di Tadej Pogacar ha subito ripreso in mano le redini della situazione, riabbassando il ritmo (il distacco dai primi aveva toccato i 14’30”). Più avanti sarebbe stata la Movistar a prendere all’improvviso la testa del plotone, ma anche in questo caso nulla di particolare è avvenuto.

Ai 15 km era previsto uno strappetto, e qui in effetti le cose sono cambiate, nel senso che Küng non è riuscito a tenere le ruote di Erviti, Politt e Sweeny, per cui il quartetto è diventato terzetto. Ai 12 km la sparata delle sparate: a esploderla è stato Politt, che è partito secco dalla terza posizione e ha subito messo tra sé e gli altri due un margine quasi impossibile da colmare. Quanto al gruppetto Alaphilippe, proprio Julian aveva provato ad accelerare sul citato strappetto, ma senza ottenere alcunché: il distacco superava ormai il minuto, ciao.

Politt è arrivato in splendida solitudine all’arrivo di Nîmes, ha esultato a lungo e si è proprio visibilmente tolto questa soddisfazione che lo gratifica o addirittura lo rigenera. A 31″ sono arrivati Erviti e Sweeny, a 1’58” Küng ha ancora preceduto il drappello giunto a 2’06”, con nell’ordine Mezgec, Greipel, Theuns, Van Moer, Alaphilippe, Henao e Swift; a 2’09” ha chiuso Boasson Hagen, a 5’22” Bissegger, il gruppo è arrivato a 15’53” regolato nella volata per il 14esimo posto da Cavendish su Michael Matthews (BikeExchange), c’erano comunque in palio dei punticini per la classifica della maglia verde.

Generale invariata con Tadej Pogacar che conserva 5’18” su Rigoberto Urán (EF), 5’32” su Jonas Vingegaard (Jumbo-Visma), 5’33” su Richard Carapaz (Ineos), 5’58” su Ben O’Connor (AG2R Citroën), 6’16” su Wilco Kelderman (Bora), 6’30” su Alexey Lutsenko (Astana), 7’11” su Enric Mas (Movistar), 9’29” su Guillaume Martin, 10’28” su Pello Bilbao e 15’35” su Mattia Cattaneo (Deceuninck), sempre 11esimo.

Domani la tredicesima tappa sarà abbastanza simile a quella che abbiamo visto oggi, forse con meno vento. Da Nîmes si va a Carcassonne, un solo facile Gpm dopo circa 50 km (la Côte du Pic Saint-Loup), il traguardo volante di Fontès al km 104,  poi diversi saliscendi qua e là ma nulla di eccezionale, per cui si può pronosticare di nuovo lo sprint. Unica differenza rispetto alla frazione odierna, la lunghezza: 219.9 km attendono il gruppo, una variabile che inciderà se non altro a livello di stanchezza nel finale.

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