Il trionfo di Damiano Caruso sull'Alto de Velefique © Vuelta a España-GómezSport
Il trionfo di Damiano Caruso sull'Alto de Velefique © Vuelta a España-GómezSport

Caruso da sogno, Roglic trova un rivale in Mas

Vuelta, Damiano vola da solo per 70 km per conquistare l’Alto de Velefique. Non cambia la maglia rossa, ma ora Primoz se la vedrà con la tenaglia Movistar mentre gli Ineos segnano il passo. Benino Ciccone, Aru perde terreno

Che 2021, quello di Damiano Caruso! Dopo un Giro d’Italia a dir poco memorabile chiuso al secondo posto, il quasi 34enne ragusano si ritaglia un’altra giornata da protagonista assoluto, scegliendo per la nuova impresa una delle tappe più dure e importanti della Vuelta a España 2021. Per vincere sull’Alto de Velefique, Damiano ha scelto la maniera meno scontata: un attacco solitario di 70 km, di cui oltre la metà in salita (a tratti durissima), dopo essersi inserito nella difficoltosa fuga di giornata, per un rilancio che si riverbera anche in classifica, con una risalita che non rende l’italiano capitano in corsa della Bahrain-Victorious (Mikel Landa è andato a picco, sì, ma Jack Haig è sempre vivo e vivace nei quartieri alti della generale), ma che aggiunge un possibile protagonista alla seconda parte di Vuelta che incomincerà martedì. Se poi la rimonta proseguirà o se il ruolo di Caruso diventerà quello di supporto a Haig lo scopriremo, certo se anche bastasse qui e non ci fossero altre giornate di grazia del siciliano, sarebbe più che sufficiente per mettere in superattivo il suo bilancio nella corsa spagnola. Oltre alla vittoria, la seconda stagionale dopo l’Alpe Motta al Giro, Damiano si prende anche la maglia a pois, il che potrebbe diventare il suo obiettivo da qui a Santiago de Compostela.

Se la gioia di giornata è stata tutta per Caruso, le gerarchie in classifica si sono delineate molto bene: Primoz Roglic resta il mammasantissima di cui sopra, ma Enric Mas ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per dargli battaglia fino alla fine, e di sicuro avremo di che divertirci pure ai massimi livelli. Gli sconfitti di giornata sono gli Ineos Grenadiers, che hanno lavorato a lungo, ma hanno scoperto di avere un Egan Bernal a tre cilindri, che cioè non naufraga ma nemmeno è tutto questo bel vedere, e infatti paga dazio; e un Adam Yates che vorrei ma non posso, tenta l’affondo ma non tiene alla fine Roglic e Mas: sono entrambi lì, a mezza strada, e vedremo che potranno inventarsi per sovvertire certe posizioni che oggi sembrano condannarli a una marginalità di lusso.

Quanto agli italiani, a parte Damiano, Giulio Ciccone è stato tutto sommato in linea con le sue potenzialità, arrivando al traguardo insieme a Bernal, mentre Fabio Aru rimbalza più indietro e si allontana anche in classifica: vedremo se potrà ritagliarsi una giornata alla Caruso nelle prossime tappe.

Puerto Lumbreras-Alto de Velefique di 188 km, nona tappa della Vuelta a España 2021 disputata in un caldo bestiale, e prima ora volata via a 50 orari con vari tentativi d’attacco tutti invariabilmente annullati. Si è dovuto attendere l’Alto de Cuatro Vientos, primo Gpm di giornata, o meglio la sua discesa, per vedere infine partire un’azione a cui si potesse assegnare dignità di fuga. Sulla salita si era mosso da solo Wout Poels (Bahrain-Victorious), scollinato per primo al km 74.5 (secondo Romain Bardet della DSM); poi in discesa c’è stato un rimescolamento, e a un centinaio di chilometri dal traguardo si sono avvantaggiati due Groupama-FDJ, Olivier Le Gac e Rudy Molard. Sui due francesi sono poi successivamente rientrati prima Damiano Caruso (Bahrain), poi Robert Stannard (BikeExchange), Kenny Elissonde (Trek-Segafredo), Rafal Majka (UAE-Emirates) e ancora Bardet, quindi anche Lilian Calméjane (AG2R Citroën), Ángel Madrazo (Burgos-BH), Julen Amézqueta (Caja Rural-Seguros RGA) e Martijn Tusveld (DSM). In totale 11 attaccanti con un minimo vantaggio sul gruppo, ma non sarebbero rimasti a lungo insieme, i fuggitivi.

Nel fondovalle fino al Collado Venta Luisa, con la Jumbo-Visma a tirare regolare dietro, gli 11 battistrada hanno guadagnato fino a 3’36”, limite toccato proprio sulle prime rampe della seconda (lunghissima: 29 km) salita di giornata, intorno ai -80. Dopodiché la Ineos Grenadiers ha cambiato improvvisamente gli scenari, mettendosi a fare un forcing che da un lato a ridotto in maniera netta il plotone, dall’altro ha riavvicinato di molto i fuggitivi. Quando il distacco si stava per abbassare pericolosamente fino al minuto (1’15” per la precisione), Damiano Caruso si è messo il proprio destino in spalla ed è partito solo: mancavano 13 km al Gpm e 70 al traguardo.

Bardet (nonostante doloretti al ginocchio picchiato nella caduta di qualche giorno fa) e poi anche Majka hanno provato a mettersi sulle tracce del siciliano, mentre gli altri fuggitivi si disperdevano, ma l’uomo solo al comando era al massimo dell’esplosione della propria azione. Intorno a Bardet e Majka si è coagulato un drappellino con Tusveld, Elissonde e Amézqueta, intanto Caruso aumentava il proprio margine su questi e su quelli (il gruppo maglia rossa, s’intende); dalle retrovie giungevano notizie di ritiri: Johan Jacobs (Movistar) per una caduta, poi Sergio Román Martín (Caja Rural) e Jacopo Guarnieri (Groupama).

Damiano è transitato al Gpm ai -57 con 1’30” sugli immediati inseguitori (Bardet è passato per secondo in vetta, coerente col suo progetto di conquistare la maglia a pois), dai quali si era staccato nel frattempo Elissonde, e 2′ sul gruppo sempre tirato dalla Ineos. In discesa l’italiano ha continuato ancora a guadagnare ed è andato a imboccare ai -36 l’Alto de Castro de Filabres, penultima ascesa della tappa, con due minuti su Bardet e soci (dai quali su una rampetta ai -40 si era staccato Tusveld) e oltre tre sul plotone; qui la Ineos si era poi fatta da parte e, con la Jumbo tornata a dettare il ritmo, aveva trionfato di nuovo l’attendismo, tanto che erano ripartiti gli scatti (per esempio Geoffrey Bouchard dell’AG2R ai -39). Non erano comunque più di una trentina gli uomini che componevano il gruppo, tra gli altri ben presenti sia Giulio Ciccone (Trek) che Fabio Aru (Qhubeka NextHash).

Bouchard è rientrato ai -32 su Bardet-Majka-Amézqueta, 2’20” il gap da Caruso per il nuovo quartetto a quel punto, il gruppo ormai fuori gioco (per la vittoria di tappa) a 4′, che sarebbero diventati 4’20” al Gpm dei -29. In discesa Damiano ha spinto ma senza l’impressione di andare alla morte, e non sono comunque mancate delle sbavature nella sua azione, nonostante tutto si è potuto presentare ai piedi dell’Alto de Velefique ai -13 (dopo anche un tratto in falsopiano, quindi non solo picchiata) con 3’30” sui primi inseguitori e addirittura 5’15” sul gruppo maglia rossa. L’impresa si profilava in tutta la sua grandezza.

La scalata finale era più dura nella prima metà, ai -12 Bardet ha avuto un problema al cambio e ha perso il passo rispetto ai compagni del gruppetto, staccandosi come peraltro Amézqueta, mentre nel plotone la Ineos ha ripreso in mano la situazione con Pavel Sivakov e Dylan Van Baarle, che avevano già lavorato sul Collado Venta Luisa, ed è ripresa la risalita, anche se decisamente troppo tardi per sperare di andare a riprendere il battistrada. Ma sempre in tempo per fare male a un po’ di uomini di classifica: 11 all’arrivo, fuori gioco Mikel Landa, scortato da due compagni della Bahrain (Mark Padun e Wout Poels, mentre Jack Haig, che è in classifica, provava a restare coi migliori).

Ai -10 Bouchard si è sbarazzato anche di Majka ed è rimasto solo all’inseguimento di Caruso, certo recuperare al ragusano oltre 3′, mai per la vita. Sullo stesso tratto, ai -10, Adam Yates ha dato una prima sgasata per provare a finalizzare il lavoro Ineos; con lui si sono mossi Miguel Ángel López (Movistar) e Sepp Kuss (Jumbo-Visma). Primoz Roglic si accontentava di lasciar fare in questa fase, limitandosi a mettere a tirare Steven Kruijswijk. In un attimo il terzetto di fuoriusciti ha preso e superato Bardet (Amézqueta era già naufragato).

Ai -9 la maglia rossa ha deciso che era ora di smettere di giocare: con una progressione paurosa lo sloveno si è portato su Yates, López e Kuss, e a dire il vero Enric Mas (Movistar) ha risposto bene. Egan Bernal (Ineos) ha risposto un po’ dopo ma è rientrato anche lui, riportando dentro Bardet che faceva l’elastico; Richard Carapaz (Ineos) ha preso un po’ di margine sugli altri uomini di classifica, tra i quali c’era Ciccone ma non più Aru. Comunque dopo la sparata di Roglic c’è stato un piccolo rallentamento con conseguente riappallamento. Allora Yates è ripartito ai -8, trainando Bernal, Mas, López e lo stesso Primoz. Caruso a questo punto aveva ancora 3’30”.

Gli intercalati hanno preso e superato Majka, ma la parte dura della salita è praticamente finita lì, sicché il secondo gruppetto, con Ciccone e gli altri, si è rifatto sotto. Richard Carapaz (Ineos) è partito ai -7 ma non è andato lontano. Scatti, scattini, allunghi e allunghetti, per cui accelerazioni e rallentamenti: un andazzo che a Damiano faceva ben comodo. Ai 6 è arrivata una nuova sparata di Yates, che stavolta ha fatto una buona differenza. López è stato il primo a reagire, con lui Roglic e Mas a inseguire il britannico, e di nuovo Bernal ha patito il cambio di ritmo. Bouchard è stato preso e superato ai -5.5, non c’era più nessuno tra Caruso e i big della classifica tra i quali bene o male il siciliano si accingeva a rientrare (alla partenza era 24esimo a 6’47”).

Certo, per vincere aveva il compito di gestire 3′ in 5 chilometri. Proprio ai -5 Mas e Roglic hanno raggiunto Yates, López rimasto un passo indietro. In questa fase è stato Mas a spingere a fondo, e Adam ha pagato dazio. Come spesso si dice, dopo le pendenze più dure, è su quelle più morbide immediatamente successive (che ci sia o meno una discesa di mezzo) che si fanno le vere differenze. Ed è stato proprio in questa parte della tappa che si sono scavati i veri solchi tra gli uomini di classifica, rimasti tutti più o meno agganciati sulle pendenze più ardue.

Ai 4 km il vantaggio di Caruso era ancora di 2’30”, certo le certezze di qualche minuto prima erano diventate più fievoli, ma l’avvicinarsi del traguardo dava ancora gas al corridore della Bahrain, che aveva circa un chilometro lineare di vantaggio su Mas e Roglic. Ai 3.5 Bernal è rientrato su Yates, López e Haig (che era stato bravo a restare con gli altri due), una ventina di secondi da recuperare su Roglic-Mas che ora collaboravano proficuamente.

Egan è riandato in apnea ai -2, ha iniziato a fare elastici, a questo punto Haig ha deciso di forzare i tempi per distanziare il sempre pericoloso colombiano della Ineos, e ha riportato via Yates e López.

Ridendo e gioendo, Damiano Caruso ha tagliato il traguardo a braccia alzate e rialzate e rialzate ancora, un’esultanza bella e possibile, il segno di un’estate che “vorrei potesse non finire mai” (massì, lasciateci cantare). Roglic ha chiuso a 1’05” dal siciliano e Mas a 1’06”; a 1’44” Haig, López e Yates; a 2’07” Gino Mäder (altro uomo di una Bahrain dalle mille risorse); a 2’10” Ciccone e Bernal, a 2’40” David De La Cruz (UAE) con Kuss. Ancora, a 2’43” Kruijswijk, a 2’45” Louis Meintjes (Intermarché-Wanty), poi un bel buco ed ecco Bouchard a 3’39” e a 3’48” Aleksandr Vlasov (Astana-Premier Tech), un altro degli sconfitti di giornata, arrivato nello stesso gruppetto di Aru (16esimo il sardo). Felix Grossschartner (Bora-Hansgrohe), che era il secondo della classifica, è uno di quelli che hanno patito una sbornia negli ultimi chilometri dopo aver ben tenuto sulla parte dura del Velefique, e ha chiuso a 4’16”; Landa è arrivato mestamente a 5’04”.

Tutto ciò per una classifica che vede Roglic sempre primo e Mas che risale al secondo posto a 28″ dallo sloveno. In teoria tutto può ancora succedere, anche perché la Movistar occupa pure la terza piazza con López a 1’21”. Haig balza al quarto posto a 1’42”, poi abbiamo Bernal a 1’52”, Yates a 2’07”, Ciccone settimo a 2’39” (quattro posizioni guadagnate per l’abruzzese), e la top ten chiusa da Kuss a 2’40”, Grossschartner a 3’25” e De La Cruz a 3’55”, stesso ritardo di Vlasov 11esimo; Mäder è 12esimo a 4′, seguito da Meintjes a 4’05”, Aru a 4’362, Caruso a 5’35” (nove posizioni in attivo per Damiano) e Landa a 5’47”. Caruso è anche migliore scalatore con 28 punti contro i 22 di Bardet, e martedì lo ritroveremo quindi con indosso la maglia a pois.

Domani il primo giorno di riposo concederà respiro ai corridori impegnati nella Vuelta, si ritorna a battagliare martedì con la decima tappa, Roquetas de Mar-Rincón de la Victoria di 189 km, tutta pianeggiante a eccezione di un 2a categoria nei pressi del traguardo: il Puerto de Almáchar consta di 10 km di salita (ma solo i secondi 5 sono realmente duri) e scollina a 15 dall’arrivo: da escludere un epilogo per velocisti, magari sarà terreno buono per la fuga da lontano o – in mancanza di questa – per un gruppetto comprendente i migliori della classifica. Sempre che qualcuno non si faccia pescare distratto o con poche gambe in eventuali imboscate dell’ultim’ora.

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