Una fantastica cavalcata solitaria regala a Lizzie Deignan la prima storica Roubaix femminile © Trek-Segafredo - GettySport
Una fantastica cavalcata solitaria regala a Lizzie Deignan la prima storica Roubaix femminile © Trek-Segafredo - GettySport

La Regina ha la sua prima regina: Elizabeth I

Lo storico esordio della Roubaix femminile è bagnato da un’impresa eccezionale di Lizzie Deignan, oltre 80 km in fuga per un trionfo epocale. Marianne Vos si muove tardi e chiude seconda, terza una tenacissima Elisa Longo Borghini

Oggi è un giorno glorioso per il ciclismo, perché per la prima volta le donne élite hanno potuto misurarsi su un percorso infame, il più infame che possa esistere, reso ancora più infame da un fango infame prodotto da una pioggerellina infame caduta a tratti… quanta bellezza tra le pieghe di tanta infamia, volevate anche voi la Parigi-Roubaix, la Regina delle classiche, eccovela, in tutta la sua infamia, in tutta la sua bellezza. Che poi non è che “volevate anche voi”, semmai è che lo scandalo civile della noncuranza atavica nei confronti del ciclismo femminile è andato avanti fino a stamattina, in pratica, come dire fino all’altro giorno, insomma fino ai nostri tempi. Solo ora, dopo un infinito medioevo, in questi anni stanno fioccando le gare storiche, in gran parte quelle del Nord (quindi le più belle), poi a breve tornerà anche il Tour de France, insomma grandi passi avanti, e una sospirata professionalizzazione in atto, squadre sia maschili che femminili, corse sia maschili che femminili, e non è raro che siano queste ultime a essere più divertenti.

Tutto quanto sopra è il ciclismo femminile degli anni ’20, finalmente, un percorso ancora in fieri ma di cui ultimamente si son coperti grandi passi. E uno di questi grandi passi era rappresentato dalla Paris-Roubaix pour dames. Già programmata e poi saltata nel 2020, ri-programmata e quindi posticipata nel 2021, questa prima storica edizione non voleva saperne di farsi disputare, ma oggi il grande giorno è arrivato. Col maltempo, a completare lo scenario tanto sognato, tanto incubato, dalle ragazze. Bene così, non c’è ostacolo che possa fermare l’avanzata del ciclismo femminile, e anzi più ce ne sono, di ostacoli, e più l’avanzata è bella.

Una parola sulla vincitrice: Elizabeth (o Lizzie) Deignan (o Armitstead) è stata una delle cicliste simbolo degli anni ’10, anni in cui ha conquistato titoli e successi prestigiosi in serie, e il suo nome in cima all’albo d’oro della Parigi-Roubaix è un ulteriore trofeo che non sarà tangibile come il blocchetto di porfido che la britannica si porta a casa, ma che resterà nei secoli dei secoli visibile. Dopo la pausa maternità, Elizabeth è tornata a gareggiare in grande stile, l’anno scorso conquistò la Liegi, ora ci aggiunge la Roubaix, un palmarès da sogno ottenuto in un periodo in cui le fuoriclasse con cui confrontarsi erano tantissime. Una, Marianne Vos, oggi si deve accontentare di un altro secondo posto carico di rimpianti, esattamente come sabato scorso al Mondiale. Oggi la lepre (e con lei il bottino pieno) le è scappata troppo presto, in un momento in cui nessuno se l’aspettava, a inventare un’impresa eccezionale, oltre 80 km di assalto solitario per una prestazione inappuntabile. Quasi quasi nemmeno uno schizzo a insozzare la maglia Trek-Segafredo di Lizzie, mentre altre si rotolavano nel fango di quest’indimenticabile prima volta.

E sul podio, alle spalle di Deignan e Vos, un posticino se l’è preso la nostra immarcescibile Elisa Longo Borghini, un’altra delle fuoriclasse di cui sopra, su un percorso non propriamente amico per le sue caratteristiche, ma la principale di queste è una grinta che poche hanno e che le permette di superare di slancio ogni ostacolo: quella che oggi l’ha portata a condividere il podio con quei due fenomeni che l’hanno preceduta.

Un po’ di cronaca. 116.3 km e 17 settori di pavé, compresi alcuni mostri sacri come Mons-en-Pévèle e Carrefour de l’Arbre, mentre la Foresta restava troppo improbabile da inserire in un percorso che partiva da Denain: questa la Parigi-Roubaix 2021. Dopo 30 km di studio e qualche accenno subito rintuzzato, si è approdati al pavé, e qui alla corsa è immediatamente saltato il tappo. Km 35, primo settore da Wandignies a Hornaing, ed è partita Lizzie Deignan (Trek-Segafredo): mancavano 81 km all’arrivo e l’iridata del 2015 ha preso immediatamente margine, un minuto e mezzo guadagnato in meno di 15 chilometri e con altri due settori affrontati (Warlaing-Brillon e Sars-et-Rosières), mentre dietro cominciava a infuriare una battaglia di allunghi, rimbalzi, forature, cadute; tra le coinvolte in un ruzzolone ai -52 sul tratto di Bersée, la campionessa europea, nonché una delle favorite odierne, Ellen Van Dijk (Trek); non sarebbe stato il suo unico capitombolo.

Alle spalle della scatenata britannica hanno cominciato ad  affiorare gruppuscoli e drappelletti, poi si è sostanziato un plotoncino di una decina di atlete, ma il tempo di organizzare un qualcosa che si è approdati a Mons-en-Pévèle, uno dei tratti più simbolici e difficili della corsa, il settimo dei 17. Qui la Deignan, sola al comando e quindi con tutta la libertà di scegliere traiettorie e di minimizzare i pericoli, ha subito iniziato a slittare con la bicicletta, ora qui ora là, ogni tre metri rischiava di andar giù. Abbiamo pensato: e ora che arriva il gruppo che macello sarà?

Infatti, appunto, un macello, caduti vari grappoli, uno con Emma Norsgaard (Movistar) ed Elisa Longo Borghini (Trek), uno con Elisa Balsamo (Valcar-Travel&Service) ed Eugénie Duval (FDJ Nouvelle Aquitaine), uno con Vittoria Guazzini (Valcar), rimasta molto dolorante, e di nuovo la Van Dijk… Uscite da questo settore su cui Christine Majerus (SD Worx) e Marianne Vos (Jumbo-Visma) avevano fatto il diavolo a quattro, ci siamo ritrovati con un gruppetto inseguitore in cui dava un ottimo apporto Marta Bastianelli (Alé BTC) e in cui c’erano pure Lisa Brennauer (Ceratizit-WNT), Aude Biannic (Movistar), Audrey Cordon-Ragot (Trek) e un’ottima Marta Cavalli (FDJ).

In questo drappello ci sono poi stati dei rientri e nuovi momenti di stress, nuovi distanziamenti e formidabili recuperi, e quando ai -29, dopo altri tratti di pavé, Ellen Van Dijk ed Elisa Longo Borghini sono rientrate insieme alla Cavalli (che si era staccata), con Leah Thomas (Movistar) e Maria Martins (Drops-Le Col), siamo arrivati a contare un drappello di 19 all’inseguimento dell’imprendibile lepre britannica. Oltre alle cinque rientrate, con Marianne Vos c’erano le compagne Teuntje Beekhuis e Romy Kasper, per la SD Worx avevamo Chantal Blaak con Amy Pieters e la Majerus; per la Movistar c’erano pure la Biannic e la Norsgaard, la Trek contava pure sulla Cordon-Ragot, la Brennauer l’avevamo citata, la Bastianelli idem, per la DSM c’era Franziska Koch, la BikeExchange era rappresentata da Sarah Roy, e per la Drops c’era pure Marjolein Van’t Geloof.

Il lavoro delle Jumbo soprattutto ha permesso di limare qualcosina ai 2’30” abbondanti di cui disponeva Elizabeth Deignan, e al contempo ha prodotto nuova dispersione nel gruppetto, da cui si sono ristaccate alcune atlete sul pavé da Cysoing a Bourghèlles (-25), e tra queste di nuovo ELB e EVD che però sarebbero riuscite ancora una volta a rientrare (individuare gli acronimi? Ce la potete fare). La selezione del plotoncino è proseguita anche sul successivo tratto da Bourghèlles a Wannehain ai -22, e qui sono state le Movistar ad accelerare, portando il gap dalla battistrada a 2’15”.

Il Camphin-en-Pévèle, quint’ultimo tratto ai -19, aspettava le atlete con altri scrosci di pioggia, vento forte e l’immancabile fango che rendeva totalmente ingestibili alcuni passaggi. E inevitabili sono arrivate altre cadute, di nuovo la Van Dijk, e la Majerus, la Roy, la Biannic. Contemporaneamente andava in scena un attacco di Marianne Vos, su cui ha risposto Longo Borghini, la quale però è stata staccata dall’olandese nel corso del settore; le due sono uscite dal tratto, ai -18, con 1’55” (2′ per Elisa) di distacco dalla Deignan, che era già proiettata sul pavé più temuto di tutti, il Carrefour de l’Arbre ai -16.

Sul vecchio Carrefour la Vos ha fatto una netta differenza, ha distanziato definitivamente Longo Borghini e ha continuato a riavvicinare la battistrada, poi sul successivo Gruson ai -14 ha dato un’altra botta, scendendo a 1’15” di distacco da Lizzie, la quale però vedeva avvicinarsi sempre di più il sospirato traguardo. E che soprattutto da lì in poi non avrebbe più dovuto affrontare settori di pavé troppo sconnessi, quindi le bastava controllare e arrivare in piedi al Vélodrome. Il vantaggio sulla Vos si era cristallizzato sull’1’15”, quanto a Elisa, aveva la preoccupazione di rintuzzare eventuali ritorni da parte di qualche inseguitrice: ci ha provato la Brennauer ai -8, sul settore di Hem, ma il margine della piemontese, qualche decina di secondi, rimaneva abbastanza di sicurezza.

Gli ultimi chilometri son volati via veloci, il Vélodrome carico di folla ha accolto tra gli applausi una piangente Elizabeth Deignan, a 1’17” è arrivata Marianne Vos, a 1’47” ha chiuso Elisa Longo Borghini, e subito alle sue spalle, a 1’51”, Lisa Brennauer, che fino alla fine aveva messo in discussione il podio dell’italiana. A 2’10” Marta Bastianelli ha vinto la volata del quinto posto su Norsgaard, Koch, Cordon-Ragot, Marta Cavalli (nona e terza azzurra in top ten) e Blaak. Più lontane tutte le altre.

Mentre le prime tre si avviavano a festeggiare sul podio, la gran parte delle altre, che arrivavano alla spicciolata, si accasciavano dopo l’arrivo, a contarsi ferite e ammaccature, e a pensare di aver vissuto una giornata destinata a restare negli annali dello sport femminile: solo il primo capitolo di un romanzo che ci auguriamo lunghissimo, anzi che già sappiamo sarà lunghissimo; perché quando si arriva a Roubaix non si torna più indietro. Non si può tornare più indietro.

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