Donne Élite

Juliette che non perse Laboussola

07.07.2022 21:39

Fuga vincente per Labous sul Passo Maniva, ma il Giro Femminile è sempre questione a tre fra Annemiek Van Vleuten, Mavi García e Marta Cavalli, in quest'ordine al traguardo dietro alla francese


Un giorno ci sarà un dotto studio che metterà in correlazione diretta due piaghe del ciclismo contemporaneo, l'unipuertismo e l'attendismo. C'è infatti il sospetto che il primo possa facilitare l'espressione del secondo, semplificando o forse addirittura banalizzando certe tattiche che possono essere messe in atto meglio su altimetrie più strutturate, diciamo, che sull'unica rampa finale che caratterizza molte tappe dei grandi giri (sia al maschile che al femminile). Tutta questa premessa per dire che la frazione del Passo Maniva non è stata la più esaltante di cui abbiamo ricordo, la lotta tra le big si è accesa solo a 4 km dalla vetta, e naturalmente non diamo la croce addosso a nessuno ma ci limitiamo a prendere nota, o semplicemente atto, fate voi.

La prima scampagnata alpina era attesa come un triello al sole, e la battaglia in realtà c'è pure stata, anche se è durata poco e ha spostato ancor meno: secondini, nulla di irrimediabile. Li ha spostati sempre in favore di Annemiek Van Vleuten, ma è logico che sia così, la favorita è lei e ha già vantaggi abissali su quasi tutte; le resistono vicine Mavi García e Marta Cavalli, anche oggi le uniche a rispondere all'attacco della maglia rosa. Ma oggi, come anticipato prima, non c'era da inventare chissacché; già il disegno della frazione di domani potrebbe riservare qualche sorpresa.

Se Van Vleuten si rafforza e García tiene botta, il pubblico italiano spera in Marta Cavalli, fin qui bravissima, attenta, efficace, ma si compiace pure del fatto che la cremonese non sia la sola a giocarsi una bella classifica; nelle 10 ci sono attualmente altre tre italiane, una è la sempre magnifica Elisa Longo Borghini, quarta, e poi ci sono in ottava e in nona Silvia Persico ed Erica Magnaldi. Età diverse, caratteristiche diverse, approcci diversi, la diversità delle sue protagoniste è la ricchezza dell'attuale ciclismo femminile italiano. E se parliamo di età, una nota di ammirazione va ai 21 anni di Gaia Realini, tra le protagoniste odierne.

La protagonista più protagonista di tutte è stata però Juliette Labous, brava a inserirsi nella promettente fuga del giorno ma poi addirittura eccellente nella gestione della salita conclusiva, sulla quale è salita letteralmente in cattedra dissolvendo la compagnia delle 13 atlete che erano con lei nel gruppo di testa e poi respingendo benissimo il ritorno di fiamma provocato da Van Vleuten negli ultimi quattro chilometri. 23enne di Roche-lez-Beaupré, paesino di 2000 anime nella Borgogna, ciclista da classiche dure nonché discreta cronowoman, tocca oggi uno dei picchi di carriera nella stagione che l'ha vista vincere, un mese e mezzo fa, la Vuelta a Burgos, segno di una crescita evidente nelle sue prestazioni.

Vediamo la cronaca nel dettaglio. La settima tappa del Giro d'Italia Femminile 2022, Prevalle-Passo Maniva di 112.9 km, è iniziata senza alcune protagoniste, non partite oggi: su tutte, Marianne Vos (Jumbo-Visma), vincitrice di due tappe, ma anche Silvia Zanardi e Matilde Vitillo (Bepink), Christine Majerus (SD Worx) e Arlenis Sierra (Movistar). Abbastanza presto, al km 8, è partita la fuga di 14 che avrebbe caratterizzato la frazione: Elena Cecchini (SD Worx), Alba Teruel (Bizkaia Durango), Mikayla Harvey (Canyon//SRAM Racing), Ducuara Acevedo (Colombia Tierra de Atletas-GW), Magdeleine Vallieres (EF Education-TIBCO), Emilia Fahlin (FDJ Nouvelle-Aquitaine), Beatrice Rossato (Isolmant-Premac), Katia Ragusa (Liv Racing Xstra), Paula Patiño (Movistar), Georgia Williams (BikeExchange-Jayco), Juliette Labous (DSM), Cristina Tonetti (Top Girls Fassa Bortolo), Amalie Lutro (Uno-X) e Alice Maria Arzuffi (Valcar-Travel & Service); al km 45 Olivia Onesti (Cofidis) e Anna Gabrielle Traxler (Roland Cogeas Edelweiss Squad) sono a propria volta uscite dal gruppo, raggiunte poco dopo anche da Marketa Hajkova (Bepink) e Beatrice Pozzobon (Mendelspeck), ma era decisamente troppo tardi per far qualcosa di costruttivo: le prime volavano verso un vantaggio massimo che sarebbe arrivato a 9'10" (ai -50), erano quindi irraggiungibili; e infatti ai -45 le quattro intercalate sono state riprese dal gruppo senza colpo ferire. Intanto si volava, prime due ore a quasi 41 di media.

Nei 50 km finali il plotone ha progressivamente alzato il ritmo e ha cominciato a decurtare il gap dalle prime. Si era ancora sul falsopiano precedente il Maniva quando, ai -24 e con 7' rimasti alle battistrada, la Lutro ha deciso di evadere dalla fuga, guadagnando fino a 50" sulle altre attaccanti prima che Cristina Tonetti le piombasse addosso, appena dopo i -10, praticamente all'imbocco ufficiale della salita. L'atleta della Top Girls era uscita ai -12, ma appena dopo aver raggiunto la norvegese si è vista sopraggiungere da dietro Harvey, Labous, Patiño, Vallieres e Williams e ha capito che probabilmente non sarebbe toccato a lei giocarsi la vittoria oggi. Alcune delle rivali pedalavano più forte, Lutro è scoppiata ai -9 e non sarebbe stata l'unica.

Dietro lavorava forte la FDJ, che fra il tratto finale del falsopiano e l'inizio della scalata conclusiva aveva portato il distacco dalle prime a 3'. In salita è stata Cecilie Uttrup Ludwig a lavorare per Marta Cavalli, e sotto i colpi della danese il drappello delle migliori si è di molto assottigliato, senza che però partisse un vero attacco. Tutte dietro alla campionessa nazionale danese, le big si avvicinavano sempre più alle battistrada, 2' ai -9, ma il recupero non sarebbe stato sufficiente.

Sì, perché davanti c'è stato un imbizzarrimento del ritmo, sulla spinta di Labous si sono staccate Tonetti, Vallieres e Harvej, poi pure la Patiño ai -8, e la Williams ai 7.5: a quel punto la 23enne transalpina aveva da gestire 1'50" su un drappello di una quindicina di cicliste, tutte le migliori della corsa. Juliette è stata ammirevole, ha addirittura riguadagnato portandosi nuovamente a +2'30" (ai -4), approfittando di un attimo di troppo di attendismo dietro.

Il traccheggio è finito con l'affondo di Annemiek Van Vleuten ai -4, dopo che Patiño, trovata strada facendo, le aveva appositamente fatto un buon ritmo; partita la maglia rosa, con lei sono rimaste solo Mavi García (UAE ADQ) e Marta Cavalli, proprio come a Cesena. È chiaro che la lotta per la vittoria finale è una questione a tre. Le pendenze, con l'andar verso la cima, non erano più arcigne come all'inizio, sicché non è che si potessero scavare grossi solchi: sull'abbrivio le tre prendevano margine, poi si rialzavano per respirare un attimo ed ecco che tornavano sotto Elisa Longo Borghini (Trek) e una spettacolare Gaia Realini (Isolmant), ma anche Amanda Spratt (BikeExchange) e Niamh Fisher-Black (SD Worx). È successo una prima volta ai -3, con Elisa che ha pure preso iniziative (tipo proporre un forcing); poi uno scatto di García ai -2 ed ecco che le sopraggiunte si sono ristaccate.

Ma poi un nuovo rallentamento, e ai 1500 si è rifatta sotto la sola Longo Borghini, che subito è andata a tirare, e ai 1100 pure Niamh e Gaia. La campionessa nazionale neozelandese ha accelerato ai 600 metri facendo fuori Realini, ma sollecitando al contempo la veemente reazione di Van Vleuten, che è partita fortissimo e si è staccata di ruota prima Marta e poi Mavi, per arrivare con un minimo margine a conquistare il secondo posto di giornata e a rafforzare un pochino la leadership nella generale.

Vincere non le è riuscito perché Juliette Labous era arrivata 1'37" prima che pure Annemiek tagliasse la linea del traguardo; García ha chiuso terza a 1'41", seguita da Cavalli a 1'47", Longo Borghini a 1'50", Fisher-Black a 1'57", Realini a 2'13", Spratt a 2'29", Clara Koppenburg (Cofidis) a 2'37", ancora Silvia Persico (Valcar) decima, a 2'39", e poi Ludwig a 2'40" ed Erica Magnaldi (UAE) a 3'08".

In classifica sale Fisher-Black (tre posizioni guadagnate fino alla quinta) ma davanti a lei cambia nulla: è sempre Van Vleuten a guidare, García segue a 31", Cavalli a 1'10", Longo Borghini a 5'19", NFB a 5'54", Spratt a 6'12", Ludwig a 6'22", Persico a 6'33", Magnaldi a 8'25" ed Elise Chabbey (Canyon) a chiudere la top ten a 8'30". Domani l'ottava tappa sarà la Rovereto-Aldeno, 104.7 km con due salite, Bordala e Lago di Cei, tutt'altro che abbordabili: la seconda scollina a 12 km dal traguardo, e pure la prima non è lontana (vetta ai -50): chissà se qualcuna oserà già qui o se tutto sarà rinviato ai 10 km di ascesa verso il Lago.
Notizia di esempio
È il ciclismo più bello dell'universo!
Marco Grassi
Giornalista in prova, ciclista mai sbocciato, musicista mancato, comunista disperato. Per il resto, tutto ok!