Il Lombardia scopre il più giovane dei monumenti: Paul Seixas
Strabiliante vittoria dell'imberbe francese (20 anni appena compiuti) che s'invola sul Civiglio e sbaraglia il campo. Podio per Enric Mas e Giulio Ciccone, non bene Evenepoel e Del Toro

A volte i ragazzi di Francia fan la rivoluzione. Se ne accorgono le piazze e se ne accorgono le strade. Quelle del ciclismo è un po' che hanno fatto caso alla presenza di un allampanato signorino, da poco ventenne, che risponde al nome di Paul Seixas e che un anno fa vinceva il Tour de l'Avenir.
Non è tanto il quanto ma il come, si dice in certi casi. Quindi il modo di vincere conta più delle cose che si vincono; ma non sempre. Perché se quelle “cose” si chiamano Giro dei Paesi Baschi, e poi Freccia Vallone, al primo anno da professionista, ecco che un sopracciglio si alza in automatico. Ma se poi alle citate prestigiosissime gare si aggiunge una faccenduola che risponde al nome di Giro di Lombardia, beh, ecco che i sopraccigli alzati diventano due, accompagnati anche da una bocca che si spalanca nel momento in cui ci si ricorda che lo stesso ragazzetto ha fatto quarto al Tour de France; e secondo alla Strade Bianche; e secondo alla Liegi-Bastogne-Liegi…
E insomma, Paul Seixas è un crack, lo sapevamo già quasi tutti, e oggi con questa sua prima monumento in carriera, più giovane di sempre a vincere la Classica delle Foglie Morte, possiamo togliere il quasi. Seixas ha risposto in maniera fragorosa, lungo tutto il 2026, ai dubbi di chi vedeva troppa precocità nel suo essere dispiegato in lungo e in largo su tutto l'arco costituzionale del ciclismo di supervertice, dalla Boucle (appunto) alle classiche più dure. Non ha fatto un plissé, il fresco ventenne lionese. Ha corso da adulto, ha vinto benissimo, si è piazzato in modalità eccellenti (perdendo spesso dal solo Tadej), ha pure preso un bronzo mondiale a cronometro ed è passato da qualche mezzo rovescio da cui si è ripreso da campione: l'ultimo, il Mondiale terminato in riserva laddove la Francia intera verteva su di lui, e però lui è un po' mancato negli ultimi giri.
Ecco, se riavvolgiamo il nastro a due settimane fa, alle sue frasi ipercritiche con se stesso, alla delusione che sconfinava nella vergogna per aver deluso un paese intero che lo aspettava, i compagni che avevano lavorato per lui, il ct che gli aveva conferito pesantissimi gradi da capitano unico (a 20 anni appena compiuti!), capiamo che la vittoria del Lombardia nasce proprio in quel mesto dopogara canadese. Lì abbiamo compreso di Seixas qualcosa che forse ancora sfuggiva: il suo carattere di ferro, la sua volontà d'acciaio, la sua lucidità di titanio.
Tutto questo abbiamo ritrovato oggi in questo Lombardia in cui - ok - mancava Pogacar, ma in cui il ragazzino ha sbaragliato un campo fatto da Evenepoel e Del Toro, Pidcock e Healy, per citarne solo alcuni tralasciando tra gli altri il neoiridato McNulty (ottimo quinto alla fine), il vincitore della Vuelta Mas (piazza d'onore) e il solito battagliero Ciccone, a podio per concludere una stagione ricca di piazzamenti e pure di amarezze (cfr. il recente Europeo). Su tutti questi Seixas non è che s'è imposto, no: ha veleggiato altissimo. Come si confà a un predestinato. Come si confà a uno che di giornate del genere ne vivrà ancora tante ma tante.
Giro di Lombardia 2026, la cronaca della corsa
Il sindacato dei corridori non esiste se i corridori non esistono come sindacato. Un concetto piccolo ma fondamentale, ricordato in avvio di Giro di Lombardia non tanto dai 5' di “sciopero” indetto per protestare contro gli ultimi eventi che hanno coinvolto i professionisti nelle recenti corse italiane (ne trovate ampio riscontro a questo link), quanto dal messaggio lanciato da Remco Evenepoel, che ha ricordato - di concerto con alcuni dei colleghi più in vista tra quelli presenti al via - “quanto i corridori possono fare quando si muovono come un sol uomo”.

239 chilometri per l'ultima classica monumento della stagione, partenza da Bergamo, arrivo a Como e in mezzo 4845 metri di dislivello complessivo, costruiti attraverso non meno di nove salite certificate (Bocche del Gavardo, Selvino, Berbenno, Valpiana, Giovenzana, Ghisallo, San Fermo della Battaglia 1, Civiglio, San Fermo della Battaglia 2): tutto questo (ma non solo) è stato il Giro di Lombardia 2026. "Il Lombardia", sì, insomma, quella roba lì.
"Quella roba lì" che ha rappresentato l'ultima corsa da professionisti per cinque corridori, da Bauke Mollema (Lidl-Trek), che qui vinse nel 2019 a corridori solidi e a volte anche vincenti come Pello Bilbao (Bahrain-Victorious), Rudy Molard (Groupama-FDJ United), Christian Odd Eiking (Unibet Rose Rockets) e - ci sia consentito - soprattutto Ion Izagirre (Cofidis), menzione speciale per il suo correre col polso fratturato, pur di non perdersi la festa d'addio.
La fuga da lontano ha preso le mosse sul Selvino dopo una ventina di chilometri di gara, innescata da Michael Leonard (EF Education-EasyPost), Ben O’Connor (Jayco AlUla), Maxime Decomble (Groupama), Andrea Mifsud (Polti VisitMalta) e Johannes Kulset (Uno-X Mobility). Sui cinque si è dapprima riportato un sestetto composto da Antonio Tiberi (Bahrain), Sylvain Moniquet (Cofidis), Fausto Masnada (MBH Bank Csb Telecom Fort), Gijs Leemreize (Picnic PostNL), George Bennett e Pau Martí (NSN); quindi in cima è rientrato anche Louis Vervaeke (Soudal Quick-Step), e in discesa per ultimi sono arrivati Julien Bernard (Lidl) e Victor Campenaerts (Visma-Lease a Bike).
Il gruppo ci ha messo un po' a convincersi a lasciar fare, poi una noia meccanica per il Campione del Mondo Brandon McNulty ha facilitato il rallentamento dietro (la UAE Emirates-XRG, ça va sans dire, controllava la situazione, non per il solito Tadej Pogacar, vincitore delle ultime 5 edizioni ma assente per il ben noto infortunio, bensì per Isaac Del Toro). Sicché i 14 di testa hanno allungato, per poi raggiungere il vantaggio massimo di 3'20" a circa metà corsa, ai -120, nel tratto intercorrente tra le salite di Valpiana e Giovenzana.
Il Giro di Lombardia 2026 si accende sul Ghisallo
Dopo la fase interlocutoria di pianura, la UAE ha riavvicinato il gruppo ai battistrada, tra i quali - sulla salita di Giovenzana - Ben O'Connor alzava il ritmo ai -104. Sulla successiva discesa il drappello di testa si è brevemente frazionato ma poi tutto si è ricomposto e con la configurazione a 14 si è arrivati al vivo della corsa, il cui punto di partenza era idealmente fissato sul Ghisallo, approcciato a Bellagio a 70 km dal traguardo.
Sulla salita simbolo del Lombardia è stato di nuovo O'Connor a rompere l'equilibrio, e il primo a farne le spese è stato Tiberi. Ma in realtà alla ruota dell'australiano ha saputo resistere solo Leemreize, mentre in un secondo momento è riuscito a rientrare anche Leonard; ai -67 Leemreize è saltato. Il gruppo era a un paio di minuti, ma sul Ghisallo lo scenario tattico è cambiato, ed è stata la EF a prendere in mano la situazione con Juan Felipe Rodríguez a dare una bella setacciata che ha ridotto il plotone a una quarantina di unità. Anche meno.
A metà salita, ai -65, O'Connor e Leonard sono stati ripresi da Moniquet, Bernard, Bennett, Vervaeke e Fausto Masnada, enfant du pays che su queste strade ha scritto una delle pagine migliori della carriera (fu secondo nel 2021 battuto solo da Pogacar in uno sprint a due).
Negli stessi frangenti Giulio Pellizzari (e quindi la Red Bull-BORA-Hansgrohe) dava il cambio alla EF, preparando il terreno per l'uomo più atteso della giornata, Remco Evenepoel. Ulteriore selezione, di fatto dissolta la UAE intorno a Del Toro e McNulty. Ma per chi si attendeva l'azione del Campione Europeo, la Visma ha preparato il sorpresone: a un chilometro dalla vetta del Ghisallo Louis Barré si è prodotto in una poderosa accelerazione che ha lanciato l'attacco di Matteo Jorgenson. All'americano si sono accodati subito due connazionali, ovvero Brandon McNulty e Quinn Simmons (Lidl), e subito parve Montréal 2026… Coi tre anche il sempre più convincente Christian Scaroni (XDS-Astana).
A 600 metri dalla vetta il quartetto ha raggiunto Campenaerts, che nell'idea dei Visma avrebbe dovuto dar man forte al compagnone; ma il belga è immediatamente saltato. Jorgenson non si è comunque demoralizzato e ha insistito a spingere nonostante il gruppo dietro, tirato ancora da Pellizzari e poi successivamente dai Decathlon CMA CGM di Paul Seixas, non fosse lontano. Il quartetto dei contrattaccanti ha raggiunto poi Masnada ed è transitato a 40" dai superstiti della fuga del mattino, col gruppo a dieci-quindici secondi.
La contesa si accende sul San Fermo della Battaglia

A 45 km dalla fine il lavoro di Pellizzari ha completato il ricongiungimento con gli all american boys. Tutto da rifare. Al comando c'erano sempre Moniquet, Leonard, Bernard, Bennett, Vervaeke, O'Connor e Leemreize, i quali nell'avvicinamento al circuito finale hanno ripreso un po' di colorito, andando a imboccare il primo passaggio dal San Fermo della Battaglia, ai -30, con un minuto e mezzo di vantaggio.
È stato nuovamente Pellizzari a cambiare ritmo nel plotone, facendo male a diversi grandi personaggi (il suo compagno Primoz Roglic, ma pure Jorgenson o Juan Ayuso della Lidl); i fuggitivi hanno perso Leemreize e diversi secondi, ma non eccessivo spirito, e sono transitati dal traguardo di Como, ai -21, con ancora 50" di margine.
Subito dopo il passaggio era la volta dell'attesissima salita di Civiglio. Qui è toccato ad Adam Yates rimettere la UAE al comando delle operazioni. Ma dopo mezzo chilometro di salita è entrato in scena Paul Seixas e nulla è più stato come prima. Con una progressione mozzafiato il classe 2026 ha lasciato senza respiro in particolare Evenepoel, mentre McNulty e Del Toro restavano alla sua ruota, con Tom Pidcock (Pinarello Q36.5), Giulio Ciccone (Lidl), Ben Healy (EF) ed Enric Mas (Movistar) lì subito dietro.
La fuga è stata annullata ai -19, quando l'ultimo superstite - Leonard - è stato raggiunto dall'avanguardia del gruppo. Ma era un ensemble destinato a sciogliersi prestissimo. Con Seixas restavano ormai solo Pidcock e Ciccone. Poco indietro Mas, poi Healy. Saltati miseramente gli UAE, tanto McNulty quanto Del Toro, destinato ad appassire completamente di lì a poco. Evenepoel si arrabattava per salvare un po' di gamba e far passare 'a nuttata, ma oggi per lui era una giornata tipo Montréal: non abbastanza per essere al livello dei top di turno.
Intorno agli inseguitori emergevano uomini di fondo e di salita, come si conviene per una corsa dura come il Lombardia: ecco quindi Jarno Widar (Lotto Intermarché), Oscar Onley (Netcompany INEOS), Ramses DeBruyne (Alpecin-Premier Tech), pure un reviviscente Filippo Zana (Soudal).
Sul Civiglio Paul Seixas spicca il volo solitario
A 18 km dal traguardo e 2 dallo scollinamento Seixas ha spiccato il volo definitivo. Ciccone s'è svenato per provare a tenerlo, ha staccato a propria volta Pidcock ma si è poi esposto al ritorno di Mas, che inesorabilmente l'ha raggiunto mezzo chilometro più avanti, mentre Zana emergeva tanto da raggiungere lo stesso Pidcock.
Allo scollinamento Seixas vantava 30" su Ciccone e Mas, 45" su Zana e Pidcock. Era già chiaro che nessuno sarebbe riuscito a rimettere il francese nel mirino. Pure Ciccone e Mas l'hanno capito presto, che quello non si prendeva più, e si sono curati - giustamente - di gestire le cose in modo da non perdere almeno il podio. Anche perché alle loro spalle, tra discesa e breve pianura successiva, si ricomponeva il gruppettone inseguitore, fatto da 11 nomi che si sarebbero giocati i rimanenti posti della top ten.
Il San Fermo della Battaglia bis non ha cambiato l'inerzia della corsa, ha solo permesso a Mas di staccare Ciccone ai -7 involandosi verso il secondo secondo posto al Lombardia dopo quello del 2022. Giulio dal canto suo ha fatto tutto quello che doveva per assicurarsi il terzo gradino del podio. Il citato gruppettone è passato da un paio di tentativi di break sul San Fermo, con Healy e poi Pidcock, ma alla fine tutto s'è ricomposto in vista della volata per il quarto posto, vinta da Evenepoel su McNulty.
I distacchi: 48" per Paul Seixas su Enric Mas, 1'05" su Giulio Ciccone, 1'20" sul drappello con Evenepoel e McNulty davanti a Pidcock, Bilbao, Scaroni, Zana e Mathys Rondel (Tudor), decimo. Nei 20 anche Davide Piganzoli (Visma), 16esimo a 2'06", e Alessandro Fancellu (MBH), 19esimo a 2'51". Solo 28esimo alla fine Del Toro, a 4'59".