Paul Seixas in Montréal: l’educazione di un giovane campione
Analisi tattica e tecnica di alcuni movimenti del fuoriclasse francese nella semiclassica canadese persa contro Isaac Del Toro

A poche centinaia di metri dal traguardo del Grand Prix Cycliste de Montréal, Paul Seixas si ritrova nella difficile posizione di lanciare in testa uno sprint a due, contro un ciclista più esplosivo di lui, Isaac Del Toro.
Una manciata di minuti prima si era prodotto in un duplice affondo sulla salita di Camillien-Houde, sgretolando il gruppetto dei migliori, che si era selezionato all’inseguimento di Ben Healy. Il doppio attacco era stato efficace. Prima una lunga progressione di testa, il culo fisso sulla sella e la curvatura della colonna vertebrale che si accentuava di uno Zic: gruppetto dimezzato ed Evenepoel già in affanno. Poi una frustata improvvisa, sui pedali, in piena oscillazione, superato a doppia velocità Healy. Nessuno in grado di rispondere ed un gap in allargamento verso
la cima. Mancavano 12 chilometri e la corsa sembrava indirizzata verso la vittoria.
Ma qui c’era stata una prima lacuna, rileviamo con un comodissimo senno di poi. L’azione, molto bella, si era leggermente appannata allo scollinare. Paul, accorgendosene, aveva rilanciato sui pedali, ma stavolta con evidente fatica. Forse ci voleva un colpo solo, Paul?
Il marchio di fabbrica di Del Toro
Nel frattempo Del Toro aveva messo in atto quello che ormai è un marchio di fabbrica, aspettare l’ultimo istante utile per partire al contrattacco. Quasi un gioco da circo, un piacere per il colpo ad effetto. E infatti eccolo rinvenire sul pianoro precedente la picchiata, tirando un rapporto sfibrante e a velocità doppia.
La doppia ondata del francese aveva prodotto solo metà degli effetti desiderati. Evenepoel, Pidcock e altri erano staccati, ma DT era rientrato sfoggiando la sua consueta potenza di fuoco.
Andare in due quindi e collaborando a pieno. Puoi essere il corridore più giovane e sfavorito allo sprint, ma se hai fatto tu la prima mossa, l’orgoglio del campione ti impone di non nicchiare sulla ruota dell’avversario. E Paul aveva fatto proprio così. A Montréal, come già in primavera, nei paraggi di Liegi, contro il più forte di tutti. Tirare come lui e togliersi pure lo sfizio di fargli “gomitino”, per invitarlo a passare celermente per il turno in testa. Nessun errore in questi contegni di fierezza e generosità. Lo vogliamo così. Già lo amiamo, proprio così. Bella l’azione dei due ripresa dalle tv. Altissimi, gambe lunghe, partecipi di essere attori di una prima sfida fra molte che seguiranno. E noi a godere davanti allo schermo.
Però nel finale ancora uno o due allunghi di troppo sugli strappetti verso il traguardo. Staffilate che, avrebbe dovuto capirlo (o lui o in ammiraglia), ferivano più le sue gambe di quelle del messicano.
E quindi lo sprint. Un classico a due. Archetipo della storia ciclistica. Paradigma di ogni rivalità. Lo sprint contro un solo altro, semplice e complicatissimo come gli spaghetti al pomodoro.

Il finale di Montréal e l'errore di Paul Seixas
Ed eccolo. Parte davanti e la strada tira leggermente. Del Toro è più esplosivo e tenere l’andatura non troppo bassa sarebbe una buona scelta. Invece rallenta, si sposta verso le transenne e si volta a controllare. 400 metri: continua a voltarsi, ma con intervalli lunghi fra una torsione del collo e la successiva. Il furbo dietro lo capisce al volo e si prepara.
Mathieu van der Poel ha spiegato al mondo come ci si comporta in una volata di testa come questa, nella Ronde del 2020, con la testa girata a fissare Van Aert, gli occhi piantati sulla sagoma del belga, incurante del pericolo di collassare contro le transenne che scorrevano ad un metro dal manubrio. Seixas non può essere VDP, lo sappiamo, ma qualcuno dovrà istruirlo sui diversi metodi per controllare l’avversario accucciato dietro in una volata a due.
300 metri: si volta un’ultima volta prima dell’Apocalisse e poi indugia con la testa dritta in avanti, come stesse cercando qualcosa.
Del Toro scarica Terawatt di rabbia sull’asfalto e guadagna subito molto spazio. Troppo. Seixas, stolto, resta come intontito, per un tempo interminabile. Poi reagisce, ma tardissimo. La vittoria andata. Forse Del Toro è troppo forte, ma la disattenzione scellerata balza negli occhi del mondo intero.
Seixas perde male lo sprint. Di molti metri. Con una condotta incongrua. Qualcosa si spezza nel suo animo, e lo tormenterà a lungo.
Eppure ha corso da campione. Sbagliando molto, ma come un campione. Senza mai temere nulla. E questo resta. E resta come cosa buona e
giusta.
Il ragazzo si farà, spalle strette o meno. Le gambe, lunghe e bellissime. L’ardore, di fuoco. E per quanto riguarda imparare a sprintare, siamo certi che ci starà già rimuginando sopra.
E chissà che non voglia dimostrarlo nello stesso luogo, fra dieci giorni.