Il trentunesimo numero di Muri prende in prestito i Doors e il loro Spanish Caravan per raccontare due storie di carovane — quella che passa, e quella che probabilmente non arriverà mai. Da una parte c'è l'Andalusia della Vuelta a España, che a settembre taglierà a Granada il traguardo finale: una regione da scoprire anche quando la corsa avrà spento i riflettori, tra Sierra Nevada, Alpujarras e Mediterraneo. Dall'altra c'è Arimegorta, una salita basca che la carovana della Vuelta non ha mai incontrato e che, per come è fatta, difficilmente incontrerà mai.

Per iscrivervi a Muri, basta cliccare qui.

Quando la carovana se ne va

Il primo viaggio parte da Granada, dove finirà la prossima Vuelta, ma prosegue molto oltre il traguardo. Raccontiamo tre modi diversi di vivere in bicicletta l'Andalusia: la salita verso il Pico Veleta, nel cuore della Sierra Nevada, una delle ascese più spettacolari e impegnative d'Europa; le Alpujarras, tra borghi bianchi, strade tortuose e terrazzamenti aggrappati alle montagne; e un itinerario più breve attraverso Granada, l'Albaicín e l'Alhambra, per pedalare dentro la storia prima di lasciarsi alle spalle la città.

E poi c'è il Mediterraneo, con le strade che scendono verso Almuñécar e Motril. Perché una volta che la carovana è passata, il viaggio può cominciare davvero: la Vuelta è un'occasione per attraversare un territorio, non necessariamente il modo migliore per conoscerlo.

Cicloturismo nella regione di Granada ©TurGranada
Cicloturismo nella regione di Granada ©TurGranada

Murissimi: la strada che finisce nel nulla

Il secondo pezzo è la seconda uscita di Murissimi, la nostra esplorazione delle salite più ignote e impossibili che il ciclismo non ha ancora scoperto, e forse non scoprirà mai.

Questa volta siamo nei Paesi Baschi, poco lontano dal santuario di Urkiola, per andare alla ricerca di Arimegorta. Una strada che prima sale già con decisione e poi, nei pressi di una centrale elettrica, si impenna brutalmente: rampe oltre il 20%, punte che arrivano intorno al 30%, una pendenza media che sfiora il 15% e un'irregolarità capace di trasformare ogni metro in una piccola lotta.

Ma il bello viene alla fine: l'asfalto semplicemente finisce, lasciando spazio allo sterrato ai piedi di un albero, dentro un'area protetta. È difficile immaginare una corsa professionistica arrivare fin quassù. E forse è proprio questo il punto: ci sono strade che il ciclismo agonistico non percorrerà mai, ma che meritano comunque di essere raccontate.

Se volete ricevere ogni martedì mattina sulla vostra casella di posta Muri, la newsletter breve ma intensa di Cicloweb, basta cliccare qui e inserire la vostra mail.

Vuelta a España 2026, 4a tappa: è già ora di bilanci