
La Movistar accende il Giro d'Italia, Narváez vince a Cosenza. Ciccone in rosa
La squadra spagnola stacca Silva e i velocisti salita di Cozzo Tunno, ma Aular viene battuto allo sprint. L'italiano è terzo al traguardo e va in testa con gli abbuoni
Jhonatan Narváez vince per la terza volta in carriera al Giro d'Italia e si prende la quarta tappa in una volata ristretta sul traguardo di Cosenza. Il campione nazionale dell'Ecuador ha avuto la meglio su quello del Venezuela, Orluis Aular, che non è riuscito ad andare oltre il secondo posto dopo una giornata che la sua Movistar ha reso più dura del previsto, facendo il ritmo sulla salita di Cozzo Tunno per staccare tutti i velocisti e anche la maglia rosa Guillermo Thomas Silva.
A raccogliere i frutti del lavoro della squadra spagnola sono stati però lo stesso Narváez, al primo successo del 2026, e il suo UAE Team Emirates-XRG, che con soli cinque corridori rimasti cancella una grande partenza da incubo e fa valere la forza delle sue individualità. Può festeggiare anche la Lidl-Trek, che ancora una volta manca di poco il successo di tappa, ma riesce a portare Giulio Ciccone a indossare la maglia rosa.
Giro d'Italia 2026, la cronaca della quarta tappa
Dei 184 partenti, sono in otto a non arrivare alla prima tappa italiana. Ai corridori ritirati nei giorni precedenti si aggiunge anche Wilco Kelderman, un altro dei coinvolti nella caduta di sabato. Il Team Visma Lease a Bike perde subito uno dei principali aiutanti di Jonas Vingegaard per le salite.
Il Giro riparte da Catanzaro per una frazione di 138 chilometri, in cui il vento è uno dei fattori più considerati dalle squadre. Per la prima volta ci sono squadre diverse dalle Professional italiane interessate a entrare in fuga, e nelle battute iniziali si sgancia un gruppo di sei. Insieme a Martin Marcellusi (Bardiani CSF 7 Saber) e Mattia Bais (Team Polti VisitMalta) ci sono Darren Rafferty (EF Education-EasyPost), Warren Barguil (Team Picnic PostNL Raisin), Niklas Larsen (Unibet Rose Rockets) e Johan Jacobs (Groupama-FDJ United), l'ultimo ad accodarsi.
Rafferty è nel gruppone di corridori a 10" dalla maglia rosa Guillermo Thomas Silva, motivo per cui la XDS Astana si mette subito davanti per controllare la situazione, senza mai concedere più di due minuti e mezzo. Mentre il gruppo arriva verso il lungomare, arriva la notizia del ritiro di Kaden Groves. Il velocista della Alpecin Premier-Tech non ha recuperato dalla caduta della prima tappa e per la prima volta in carriera non può portare a termine un Grande Giro.
Bais si aggiudica lo sprint intermedio di San Lucido, a cui i fuggitivi arrivano con 1'35" di vantaggio. Subito dopo inizia la salita di Cozzo Tunno, il punto chiave della tappa. Un po' a sorpresa è la Movistar a mettersi davanti ad aumentare il ritmo, con un grande lavoro sia di Lorenzo Milesi che di Iván García Cortina. Il primo a mollare è ancora Arnaud De Lie (Intermarché-Wanty), che si ritira poco dopo, ma uno a uno si staccano tutti i velocisti: fuori Dylan Groenewegen (Unibet Rose Rockets), fuori Ethan Vernon (NSN Cycling Team), fuori Jonathan Milan (Lidl-Trek), Tobias Lund Andresen (Decathlon CMA CGM) e la maglia ciclamino Paul Magnier (Soudal Quick-Step), ma anche la maglia rosa perde le ruote.

Nelson Oliveira rileva Milesi per gli ultimi chilometri di salita, con un clamoroso Orluis Aular sempre nelle prime posizioni a beneficiare del lavoro dei compagni. Oltre ai possibili avversari per la vittoria di tappa, compresi Corbin Strong (NSN Cycling Team) e Christian Scaroni (XDS Astana Team), il ritmo della Movistar mette in grande difficoltà anche Egan Bernal (Netcompany INEOS), atteso da Ben Turner per provare a rientrare dopo lo scollinamento. Al gpm il gruppo di testa ha 4' sulla maglia ciclamino e sei minuti sul gruppo di Silva.
In discesa rimane indietro anche Derek Gee-West (Lidl-Trek) a causa di un problema meccanico. Il campione canadese riprende la coda del gruppo ai -16, aiutato da Matteo Sobrero, insieme ai due INEOS e a Filippo Zana (Soudal Quick-Step). Sono in poco più di quaranta nel gruppo di testa, in cui c'è ancora qualche uomo veloce interessato alla tappa e una maglia rosa in palio, che passa anche attraverso gli abbuoni al Red Bull KM ai -11. Jan Christen (UAE Team Emirates-XRG) si aggiudica la volata e prende 6", mentre Giulio Ciccone (Lidl-Trek) e Giulio Pellizzari (Red Bull-BORA-hansgrohe) guadagnano rispettivamente quattro e due secondi. Oltre a Florian Stork (Tudor Pro Cycling) ci aveva provato anche Jonas Vingegaard, pilotato bene da Victor Campenaerts ma quarto in volata.
Dopo lo sprint la Movistar torna davanti per finalizzare il grande lavoro, con Einer Rubio a tirare insieme a Oliveira per controllare la situazione. Il finale però è piuttosto tecnico e tende leggermente a salire, e a un chilometro e mezzo dall'arrivo Christen anticipa. Lo svizzero prende subito vantaggio con una sparata delle sue, mettendo in seria difficoltà gli ultimi gregari rimasti. Anche Gee si mette a disposizione, ma è ancora Sobrero a dare la trenata determinante per chiudere. Dopo aver riportato in gruppo l'uomo di classifica, il suo lavoro è doppiamente decisivo, perché quando Christen viene ripreso ai -400 il gruppo è allungatissimo, e Ciccone nella posizione giusta per sprintare per la maglia rosa.
Aular si trova davanti ed è costretto a partire lunghissimo ai 300 metri, resiste molto bene ma non abbastanza per battere Jhonatan Narváez, che esce fortissimo dall'altro lato del rettilineo finale. Il testa a testa fra campioni nazionali di Paesi sudamericani va all'ecuadoriano, che vince la sua terza tappa in carriera al Giro. Il venezuelano arriva al settimo podio di tappa nei Grand Tour senza mai vincere, mentre il terzo posto consente a Ciccone di passare in testa alla generale, con quattro secondi su Christen, Stork e Bernal, 6" su Thymen Arensman e Pellizzari e 10" sui principali uomini di classifica.
