Beatrice Rossato a braccia alzate a Vittorio Veneto, al termine del vittorioso Circuito dell'Assunta © Paolo Dalla Costa
Sogni in Bicicletta

Beatrice, o della maieutica del ciclismo

La 26enne Rossato si divide tra la fatica del pedalare (ha più volte partecipato anche al Giro d'Italia) e un'altra professione: prima tecnico di laboratorio chimico, ora insegnante di matematica e scienze. Una storia come poche

21.01.2023 14:54

Supponiamo che abbiate un lavoro, possibilmente che non rientri nel novero delle professioni più alienanti di questo pianeta. Supponiamo poi che per voi arrivi il periodo delle agognate ferie: qual è la prima cosa che fareste? Non sarà così difficile immaginare che per molti il meritato riposo possa coincidere con una bella vacanza, in un posto magari lungamente sognato oppure rifugiandosi nell'abituale tranquillità del luogo ormai frequentato da decenni almeno. Se però alla sopracitata domanda rispondeste con un "durante le ferie vado a correre il Giro d'Italia", probabilmente sarebbero ben pochi a prendervi sul serio, preoccupandosi immediatamente del vostro equilibrio.

Eppure, giunti ormai agli anni Venti del Duemila, una vicenda simile è ancora possibile raccontarla, immergendosi una volta di più in quello scrigno di storie ed esperienze a loro modo incredibili che sa offrire il ciclismo femminile. Perché se spulciate la classifica finale del Giro Donne edizione 2022, scorrendola fino ad una dignitosa trentacinquesima posizione, troverete questo nome: Beatrice Rossato. Per i più assidui e informati appassionati di questo sport quello della ventiseienne vicentina è il nome di un'atleta volenterosa, amante della salita (del resto, a cominciare dall'ormai celeberrima Rosina, ve ne sono parecchie nei suoi luoghi natii) ma capace di difendersi bene anche sul passo.

Una di quelle atlete che magari non vincono molto ma che quando lo fanno sanno farlo bene, tanto è vero che alcuni anni fa (per la precisione nel 2015) Beatrice seppe trionfare in vetta al mitico Ghisallo in una delle classiche giovanili di fine stagione. Fin qui pertanto i brevi cenni agonistici di una ragazza che non ha mai lesinato generosità e che s'innamorò del ciclismo nel momento in cui era giocatrice di pallavolo e fu chiamata ad una difficile scelta. Ora però torniamo alla situazione iniziale: Beatrice Rossato ha disputato e concluso l'ultimo Giro Donne ma non l'ha fatto semplicemente come atleta dell'Isolmant Premac, bensì anche come lavoratrice esterna al mondo delle due ruote.

Quello che molti infatti ignorano è che Beatrice Rossato, dopo aver portato brillantemente a termine gli studi, completando sia il percorso triennale che magistrale all'università nel mentre era anche impegnata a pedalare durante la stagione, è riuscita a far ciò che molte delle sue colleghe si trovano impossibilitate a fare: conciliare l'attività ciclistica ad alti livelli con una professione vera e propria, nel suo caso quella di tecnico in un laboratorio chimico. Con tutto ciò che ne consegue in termini di ritagli di tempo per potersi allenare decentemente prima o dopo le ore che la professione richiede.

Eppure lei ce l'ha fatta, tanto che proprio alla conclusione del Giro era iniziata per lei l'esperienza in un'azienda ancor più prestigiosa della precedente. Non solo: oltre a concludere discretamente la corsa rosa (piazzandosi pure nelle prime venticinque sull'impegnativo arrivo in salita di Passo Maniva), Beatrice è riuscita anche a vincere una gara a cavallo di Ferragosto, aggiudicandosi il Circuito dell'Assunta nell'unica maniera possibile quando, come spesso accade nel nostro paese, il tracciato non risulta sufficientemente adatto a chi ha doti da grimpeur: andando in fuga, spingendo fino a prendere quel margine rassicurante che consente di arrivare al traguardo in perfetta solitudine. 

Già così avremmo sufficiente materiale per definire questa storia di assoluto interesse, senonché un ulteriore capitolo la rende ancor più interessante: dopo essersi iscritta nelle graduatorie, Beatrice Rossato è stata contattata dal Ministero della Pubblica Istruzione giacché si era liberato per lei un posto da insegnante di Matematica e Scienze presso la scuola media di Foza, uno dei comuni posti in prossimità dell'Altopiano di Asiago, in luoghi iconici per ciò che hanno tristemente significato durante la Grande Guerra.

Nonostante la sicurezza di un lavoro già ben retribuito, Beatrice ha deciso di lanciarsi in questa ulteriore nuova sfida e così, da alcuni mesi, la si trova quotidianamente ad enunciare formule matematiche, teoremi o quant'altro a quelle che saranno le generazioni del domani. Lasciare la bici per questo? Nemmeno per sogno, dal momento che Beatrice Rossato continua ad essere a tutti gli effetti un'atleta della Isolmant anche per la stagione 2023, in cui naturalmente cercherà di portare avanti il difficile compromesso tra l'essere ciclista di professione e insegnante altrettanto di professione.

Come si può notare questa non è affatto la storia della Beata Beatrix di dantesca memoria, peraltro mirabilmente ritratta in una celebre tela di Dante Gabriel Rossetti. È una storia di semplice e affascinante imperfezione, un microcosmo che a suo modo sopravvive in quel World Tour che si fa sempre più oceano e che se da un lato finalmente (è il caso di dirlo) apre realmente le porte al ciclismo femminile inteso come professione riconosciuta e, si spera sempre più, adeguatamente retribuita, dall'altro diviene sempre più ricerca di quella perfezione assoluta nei materiali, nelle tecniche d'allenamento, nelle prestazioni che può far sconfinare sì per davvero nell'alienazione, nelle pressioni opprimenti, finendo per uccidere anche quel romanticismo e quell'autenticità che lo sport ciclismo incarna ormai da oltre un secolo.

Non sarà né la prima né l'ultima storia di questo genere che probabilmente ascolteremo, tanto più in un mondo come quello femminile in costante divenire e dove qualche esempio illustre di "pazzia consacrata al ciclismo" che fa rinunciare ad un lavoro da ottime prospettive per pedalare ai massimi livelli c'è già stato (vi dicono niente i nomi delle statunitensi Evelyn Stevens e, più recentemente, di Kristen Faulkner?). Se però ci soffermiamo ancora un attimo e pensiamo che uno di quegli alunni seduti ogni giorno sui banchi di scuola ad ascoltare la propria professoressa possa essere spinto a volerne seguire l'esempio sportivo, capiamo per davvero il valore ultimo e più importante della maieutica di questo sport.

Perché si pedala per provare a realizzare sogni, per realizzare sé stessi. Così come per imparare, soffrendo sopra una bicicletta, una volta di più quel valore del sacrificio troppo spesso disperso in quest'epoca e quella capacità di superare gli ostacoli esattamente come si farebbe quando ci si trova di fronte ad una ripida salita. Per questo Beatrice Rossato pedala ancora con tutto l'impegno possibile. Per sognare ancora, divertirsi, sentire il piacere della fatica. Più semplicemente perché il ciclismo è un po' come la vita.

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