
Contradaioli, vinsanto e tifosi sloveni: le Strade Bianche viste da Colle Pinzuto
Mentre la corsa maschile segue un copione ormai prevedibile, sugli sterrati senesi cresce anno dopo anno una folla sempre più internazionale
Ripubblichiamo su Cicloweb, nelle modalità tradizionali, un articolo scritto tra la gente delle Strade Bianche che abbiamo inserito nel settimo numero di Muri || la Newsletter breve ma intensa di Cicloweb. Iscriviti qui per leggere in anteprima i nostri contenuti, ricevendo la nostra newsletter sulla tua casella email ogni martedì!
Le ultime edizioni della Strade Bianche, almeno in campo maschile, hanno seguito un copione prevedibile con la cavalcata solitaria di Tadej Pogačar e la corsa già decisa a molti chilometri dall'arrivo. Eppure, mentre la gara sembra sempre più scritta, lungo le strade impolverate succede esattamente il contrario. Anno dopo anno il pubblico si moltiplica, trasformando la corsa in una festa che travalica il risultato sportivo. Per capire davvero cosa stia diventando la Strade Bianche, perciò, abbiamo deciso di immergerci in questa atmosfera, andando a vedere la corsa da bordo strada in uno dei suoi punti più iconici: lo sterrato di Colle Pinzuto.
Colle Pinzuto: un anfiteatro naturale
Lungo i 2,3 km di Colle Pinzuto, già diverse ore prima del primo passaggio delle donne trovare un angolo di strada libero è quasi impossibile. Migliaia di persone sono già assiepate lungo il settore e continuano ad aumentare minuto dopo minuto. Tra questi, tantissimi sono stranieri con una presenza internazionale che ricorda certe tappe del Tour o le grandi classiche del Nord. Spiccano gli sloveni, arrivati in massa per vedere Tadej Pogačar, ma non mancano, belgi, inglesi e spagnoli.
Colle Pinzuto non è mai stato così affollato. La scelta degli organizzatori di modificare il finale della corsa introducendo il doppio passaggio sugli ultimi settori di sterrato sta certamente pagando in termini di pubblico. Una decisione che ha fatto discutere e che secondo molti indurisce la corsa senza aggiungere spettacolo, soprattutto quando davanti c’è un dominatore come Pogačar.
Lo stesso sloveno non ha nascosto i suoi dubbi, eppure, vista da qui, la questione appare diversa. Se dal punto di vista sportivo il nuovo percorso lascia delle perplessità - almeno nella gara maschile, mentre quella femminile in questa edizione ha regalato uno spettacolo straordinario - dal punto di vista del pubblico la modifica è stata una benedizione. La logica è simile a quella del Fiandre con il Kwaremont: trasformare gli ultimi settori in un luogo simbolico, un teatro dove la corsa passa più volte. Così Colle Pinzuto, insieme alle Tolfe, diventa un vero e proprio anfiteatro naturale. I tifosi possono vedere due volte le donne e due volte gli uomini, e questo richiama sempre più gente. Ce lo confermano anche alcuni veterani delle Strade Bianche: «Noi veniamo qui tutti gli anni. Nel 2013, quando vinse Moreno Moser, qui eravamo sì e no in venti. Oggi guarda che bolgia».

In mezzo ai contradaioli del Nicchio
La vera anima di Colle Pinzuto sono tifosi e la loro anarchica passione. Da una parte, infatti, ci sono gli eventi ufficiali di Ciclogustando, con stand enogastronomici a prezzi non troppo popolari, dall’altra i banchetti autogestiti a bordo strada. Tra questi c’è il fan club di Marco Pantani, immancabile come ogni anno all’inizio del settore, con le sue bandiere dei pirati e il maxischermo per seguire in diretta la corsa. Ma il vero centro della festa è tra i due tornanti, nella parte più dura del settore dove tra le bandiere e qualche barbecue clandestino, si distingue il banchetto organizzato dalla Contrada del Nicchio. Qui si respira la vera essenza delle Strade Bianche: quella “senesità” di cui parlava Francesco Dani nello scorso numero di Muri - se non lo avete letto vi consiglio di andarlo a recuperare - che rimane percepibile anche nel frastuono della folla.
La regola è una sola: qui si accoglie chiunque. Un gazebo con un tavolone all’interno della curva, mentre, dall’altra parte della strada casse con cui sparare musica a tutto volume e due tavolini su cui si accumula tutta la tradizione senese: Chianti, cantucci col vinsanto, salumi, salsicce di cinta al tartufo, birre, grappe. Più tardi compaiono anche il caffè e il gin tonic. Un banchetto che farebbe invidia a molti matrimoni e che i contradaioli offrono alla folla invitando allo stesso tempo la gente a non lasciare rifiuti lungo il percorso e raccogliendo personalmente tutto nei sacchi della spazzatura che porteranno a valle.
Tra i contradaioli, il deus ex machina è il Maso, un omone di mezza età che, ci raccontano gli amici, è sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Intorno a lui si organizza una coreografia spontanea fatta di bandiere improbabili tra loro: Regno Unito, Cuba, Amsterdam, perfino quella gialla e bianca della Città del Vaticano.
E mentre dietro di noi si sperimentano contaminazioni culturali tra un gruppo di ragazze slovene e dei giovani senesi, suggellate da uno scambio tra slivovica e vinsanto, iniziamo a conversare con un gruppo di contradaioli. Ci raccontano che vengono qui dal 2008, da quando Colle Pinzuto è entrato nel percorso. Ricordano l’eleganza di Peter Sagan e la potenza devastante di Fabian Cancellara. E tra una chiacchiera e l’altra ci esortano a tornare il prossimo anno. «Si, però, dovete prendere ferie e venire già il giovedì, quando i professionisti fanno la ricognizione. Li vedi passare anche tre o quattro volte di fila. E tante volte riesci pure a parlarci».
Un’infinita processione di biciclette
Per tutta la giornata, lo sterrato di Colle Pinzuto è attraversato da centinaia di cicloamatori che salgono in bicicletta lungo il settore per vivere, anche solo per pochi minuti, l’emozione di anticipare la gara. Molti, infatti, sono qui per la Granfondo che si terrà il giorno seguente e che ricalca in parte il percorso dei professionisti. Tra chi si cimenta lungo la salita, alcuni procedono piano, quasi a godersi il momento, altri provano ad affrontarla con l’intensità dei professionisti. Tra questi si distingue un cicloamatore inglese che ridiscende lungo i tornanti con tre pizze appese al manubrio. I contradaioli incitano tutti. Applausi e qualche pacca sulle spalle. Quando qualcuno cade per lo sforzo lo aiutano a rialzarsi e gli offrono un sorso di birra.
E tra chi il giorno dopo dovrà affrontare il difficile percorso della Granfondo c’è anche un contradaiolo. Ci racconta che per lui è sempre la stessa storia: «Il sabato vengo qui, mi concio a bestia con gli amici… e poi la domenica faccio una fatica boia per arrivare al traguardo».

Circolano voci incontrollate
Una particolarità di Colle Pinzuto è che qui il telefono prende male. Qualcuno riesce a caricare immagini bufferate della corsa. Altri leggono dirette testuali con parecchi minuti di ritardo. L’attesa assume così i contorni del passato, quando non c’era possibilità di vedere le corse in diretta e ci si immaginava chi sarebbe passato per primo. Come nel Secondo tragico Fantozzi, iniziano a circolare voci incontrollate. Si parla di fughe a venti minuti, di crisi clamorose, di rimonte impossibili. Un brusio continuo che si interrompe solo quando all’orizzonte appare l’elicottero delle riprese televisive.
È il segnale che la corsa sta arrivando. Al passaggio delle prime donne, Colle Pinzuto esplode. Urla, incitamenti, applausi per tutte. Dalle casse parte La cavalcata delle valchirie, che rimbalza tra le curve dello sterrato mentre i vari gruppetti affrontano la salita. Poi la corsa passa e la festa riprende. Tra un passaggio e l’altro continuano la musica, i brindisi e le conversazioni. A un certo punto qualcuno lancia anche un avvertimento: «Mi raccomando, non alzate troppo il volume, sennò la cassa si mangia tutta la batteria».
Un appello che, puntualmente, viene ignorato. Così, quando arriva il momento di accogliere la corsa maschile con la colonna sonora dei Pirati dei Caraibi, la cassa ormai è muta. Ma a quel punto poco importa: la musica la fa la folla.
Ed è una musica continua, incessante. Un boato accompagna i battistrada, ma anche chi sta nelle retrovie. Anzi, quando transita l’ultimo corridore in gara, Bauke Mollema, il volume del tifo è uno dei più calorosi di giornata.
L’unica nota stonata
Dopo un’intera giornata a Colle Pinzuto, una cosa appare chiara: la modifica del percorso ha favorito una forte concentrazione di pubblico nella parte finale della corsa. Una crescita che gli organizzatori dovranno imparare a gestire per evitare i problemi che si sono visti alle Tolfe, ma anche per affrontare un altro aspetto che in televisione probabilmente è passato inosservato e che invece, da bordo strada, era evidente.
Sul percorso, infatti, circolano troppe auto, alcune senza autorizzazione. Il problema è emerso soprattutto tra i due passaggi della gara femminile. In particolare, un camion dell’immondizia si è piantato in mezzo alla strada costringendo alcune atlete nelle retrovie a mettere il piede a terra. Pochi minuti dopo anche un’auto non autorizzata ha fatto capolino sul tracciato, fermandosi proprio nel punto più ripido e costringendo il pubblico a spingerla per permettere il regolare passaggio della testa della corsa.
Piccole crepe in una giornata bellissima. Nulla che riesca davvero a rovinare la festa, ma abbastanza per ricordare che quando una corsa cresce così tanto, anche l’organizzazione deve correre alla stessa velocità.
