C'è sempre una Vuelta per rinascere, Eddie Dunbar!
L'irlandese vince a Peñas Blancas beffando nel finale Santiago Buitrago. Nessuna selezione in alta classifica, Enric Mas un giorno più vicino al traguardo

Prima delle due tappe di montagna di fine Vuelta, nulla di nuovo dal fronte occidentale: Estepona (o la scalata di Peñas Blancas se preferite) non segna alcuna differenza in alta classifica, i primi cinque della generale arrivano tutti insieme, poi arriva il sesto, poi il settimo… insomma una sorta di conferma delle forze in campo, forze ormai ridotte vieppiù rispetto a qualche giorno fa, forze che non bastano a mettere in difficoltà, ma nemmeno minimamente in discussione la maglia rossa di Enric Mas.
Attacchi velleitari, o troppo brevi, o troppo tardivi, o tutte e tre le cose messe insieme: il paradiso dei porcellini per il 31enne delle Baleari, che si trova a sole due frazioni dal toccare il cielo con un dito. In perfetto controllo della situazione, Mas sta legittimando ogni giorno che passa quella leadership ereditata da Pogacar. Lo fa difendendosi in maniera egregia a crono ieri. Lo fa dimostrando una perfetta gestione della corsa oggi. Un corridore che definiremmo finalmente compiuto.
Non è l'unico a tornare soddisfatto in albergo stasera, c'è almeno Eddie Dunbar a condividere tale sentimento con la maglia rossa. Eddie Dunbar che ha vinto la tappa, dopo aver alimentato come nessuno la fuga che ha caratterizzato la giornata, dopo aver lavorato più di tutti in salita, e dopo aver proposto nel finale uno scatto che gli ha permesso di raggiungere Santiago Buitrago, che si era precedentemente avvantaggiato, e superarlo per andare a cogliere il sesto successo in carriera. L'ultimo? Due anni fa esatti (oddio, era il 7 settembre), sempre alla Vuelta.
In mezzo, tra le altre cose, un incidente stradale a Monaco (dove risiede), il 12 marzo di quest'anno (tre giorni dopo che si era ritirato dalla Parigi-Nizza per una caduta…): Eddie era sulla sua citybike quando è stato investito da uno scooter (non proprio l'intoppo che ti aspetteresti per un ciclista professionista), e la cosa gli ha provocato un serio guaio alla caviglia, fatto che ha comportato tre mesi di stop e programmi rivoluzionati (avrebbe dovuto fare il Giro). Ora la Vuelta celebra questa piccola rinascita: non solo di campioni epocali è fatta la storia del ciclismo.
Vuelta a España 2026, la cronaca della diciannovesima tappa
210.8 km per la tappa più lunga della Vuelta a España 2026, la diciannovesima da Vélez-Málaga a Peñas Blancas, con arrivo su una salita coerentemente lunga, 19 km fino alla quota 1273 del traguardo. Non la rampa più dura di tutte le Spagne, ma una scalata da non prendere sotto gamba.
La lotta per andare in fuga è stata abbastanza furibonda, non riportiamo tutti i tentativi dei primi 100 km e andiamo con la cronaca direttamente al Puerto del Viento, salita su cui hanno cominciato a muoversi alcuni uomini di classifica: Sepp Kuss (Visma-Lease a Bike), Harold Tejada (XDS Astana), ma poi pure Richard Carapaz (EF Education-EasyPost), e ancora Felix Gall (Decathlon CMA CGM) e Primoz Roglic (Red Bull-BORA-hansgrohe), finché direttamente la maglia rossa Enric Mas (Movistar) non ha messo la sordina al tutto.
Comunque tra la scalata al Puerto del Viento e la successiva discesa (poco meno di 100 km dalla fine) si è sostanziato il gruppetto di 16 destinato a rappresentare infine la fuga del giorno. Elenchiamo: Kevin Vermaerke (UAE Emirates-XRG), Pablo Castrillo (Movistar), Marcel Camprubí, Eddie Dunbar e Thomas Gloag (Pinarello Q36.5), Santiago Buitrago e Pau Miquel (Bahrain-Victorious), Guillaume Martin, Rudy Molard e Bastien Tronchon (Groupama-FDJ United), Andreas Leknessund (Uno-X Mobility), Sergio Samitier (Cofidis), Darren van Bekkum (XDS), Chris Hamilton (Picnic PostNL), Urko Berrade e Mats Wenzel (Kern Pharma).
Ancora per diversi chilometri son rimasti intercalati - tra i battistrada e il gruppo che inseguiva a poco più di un minuto - diversi uomini tra cui ancora Carapaz. Ma l'ecuadoriano, superata la fase dei Gpm di centro tappa, e con la prospettiva di una lunga fase interlocutoria prima della salita finale, a un certo punto (ai -80 diciamo) ha deciso di rialzarsi, e pure gli altri intercalati sono stati alla lunga ripresi dal gruppo.
Eddie Dunbar, una vittoria dopo due anni di digiuno
I 16 al comando hanno raggiunto un vantaggio di oltre 7' col quale hanno approcciato l'ascesa di Peñas Blancas dopo che Vermaerke aveva vinto lo sprint intermedio di Estepona ai -24. A 13 km dalla vetta l'uomo a pois, Santiago Buitrago, ha rotto l'equilibrio ed è partito. Su di lui si son portati Gloag e Dunbar (quest'ultimo, decisivo con la sua perseveranza per portar via la fuga, è stato poi premiato come combattivo di giornata).
A 12 dal traguardo anche Berrade è rientrato sui primi, con Castrillo poco distante tampinato da Leknessund e Camprubí. In tutto questo frangente, dal gruppo l'unica notizia è stata che la Red Bull ha tirato per 6-7 chilometri, prima che il pallino tornasse ai Movistar di Mas (lèggasi: Iván Romeo e Raúl García Pierna).
Il quartetto di testa ha continuato a guadagnare sugli inseguitori (che intanto si staccavano e ristaccavano vicendevolmente) e ha raggiunto il minuto di margine a 5 km dalla vetta. Ai -2 Buitrago ha preso e se n'è andato, gettando lo scompiglio tra gli avversari; dapprima Gloag ha provato a mettersi sulle ruote del colombiano, rimbalzando; allora Dunbar è partito ai 1400 metri e la sua sparata è stata in effetti efficace, tanto che gli ha permesso di rimettere subito nel mirino il battistrada.
A questo punto Buitrago ha rivissuto pari pari lo smacco di sabato scorso a Sierra de la Pandera, dove venne raggiunto nel finale e battuto in una volata a due (in quel caso da Marco Brenner). Stavolta Dunbar è stato molto più assertivo nelle sue mosse, sicché quando ai 400 metri è piombato sul sudamericano, non ha indugiato un attimo per superarlo e andare a prendersi la prima vittoria in due anni.

Tra i big poca lotta: ogni discorso è sostanzialmente rinviato a domani
Buitrago è arrivato a 14" dal vincitore, quindi a 23" Gloag, a 44" Berrade, a 1'44" Camprubí, a 2'01" Leknessund, a 2'11" Martin, a 2'39" Hamilton, a 3'03" Vermaerke, a 3'17" Samitier e a 3'49" Molard, undicesimo e ultimo dei fuggitivi ad aver preceduto gli uomini di classifica.
Ecco, proprio di loro volevamo parlare: li avevamo lasciati con la Movistar a guidare il drappello, quindi è passata la EF a tirare con convinzione (con Juan Felipe Rodríguez), preparando - pensavamo - un nuovo attacco di Carapaz, e invece ai 2 km è stato Roglic a provare una progressione che ha in effetti fatto un po' di selezione. Dapprima sono rimasti davanti i primi cinque della generale, ovvero Mas, Gall, Carapaz e Oscar Onley (Netcompany INEOS) a far compagnia a Primoz, poi sono rientrati anche Clément Berthet (Groupama) e Jakob Omrzel (Bahrain), con quest'ultimo che a propria volta ha tentato una sortita alla flamme rouge dell'ultimo chilometro.
Lo sloveno è stato però raggiunto nel finale da un'accelerazione di Gall, che è andato a prendersi il dodicesimo posto a 5'11" da Dunbar; con l'austriaco nell'ordine Carapaz, Roglic, Onely e Mas, con Omrzel cronometrato a 5'17" e Berthet a 5'21"; a 5'41" un terzetto con Kuss e i due XDS Tejada e Cristián Rodríguez. Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) ha chiuso a 6'26".
Tutto ciò conferma sostanzialmente la classifica di partenza: Enric Mas è primo con 1'37" su Roglic, 3'01" su Gall, 5'17" su Carapaz, 6'03" su Onley, 7'06" su Omrzel, 7'57" su Berthet, 8'21" su Cristián Rodríguez che scavalca all'ottavo posto Skjelmose (9'06" il ritardo del danese); chiude la top ten Tejada a 10'27", subito fuori dai dieci Kuss e Martin. Filippo Zana (Soudal Quick-Step) è 19esimo a 48'58", nonché primo degli italiani.
Domani la ventesima tappa della Vuelta a España 2026 potrebbe essere quella decisiva: La Calahorra-Collado del Alguacil, 186.8 km infarciti di salite, con Puerto de Blancares nella prima parte, doppia scalata al Puerto de El Purche, quindi Puerto del Duque (vetta ai -32) e infine la scalata verso il traguardo, 8 km che non lasciano respiro. Tanti chilometri con pendenze in doppia cifra sulle salite di giornata, potremo assistere a crisi epocali e non sono da escludere clamorosi capovolgimenti di fronte. Chi ha ancora mezzo litro di benzina non risparmi centilitri.