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Mesdames et messieurs, voici le nouvel empereur

21.07.2022 20:32

Tour de France, travolgente conclusione di Pirenei: Tadej Pogacar attacca a ripetizione, Jonas Vingegaard nel finale lo stacca e trionfa. Grande sportività tra i due. Wout Van Aert sensazionale, Geraint Thomas blinda il podio


Qui c'è un altro fiume di roba da scrivere. Ogni giorno un fiume di roba, di cose, fatti, vicende, emozioni, sorprese e colpi di scena, conferme e colpi di teatro, ma insomma il Tour de France 2022 è appena nato (non ha nemmeno 20 giorni) ed è già paradigma, impossibile non confrontarcisi per tutti i GT a venire, questa corsa resta scolpita nella memoria di ogni appassionato: abbiamo avuto, finalmente, dopo secoli, il Tour che sognavamo, un continuo faccia a faccia, una sfida di livello stellare, l'inaugurazione ufficiale di un dualismo che l'anno scorso aveva avuto un prologo ma che per sostanziarsi aveva bisogno della conferma da parte di Jonas Vingegaard. E porca miseria se non s'è confermato, il danese!

Supportato da una squadra (anzi da due squadre, perché Wout Van Aert fa squadra a sé) da deferire al TAR del Lazio per esagerato strapotere, il 25enne nato a Hillerslev ha dominato sulle montagne, cedendo a Tadej Pogacar giusto le volate in salita e bastonandolo sensibilmente sul Granon e oggi a Hautacam. Una sfida, quella di oggi, che ancora ci ha riempiti di ogni sensazione possibile, dalla gioia di assistere allo spettacolo di due fenomeni che se le suonano di santa ragione, attaccandosi anche a decine e decine di chilometri dal traguardo, all'orgoglio che proviamo per questi due ma pure per gli altri coprotagonisti di una storia memorabile e ancora tutta da scrivere.

Oggi Tadej ci ha provato con tutto se stesso, ha messo a segno sei fendenti, ma sempre Jonas ha risposto presente. Ci ha provato pure in discesa a forzare, lo sloveno, ma a un certo punto è scivolato. E lì Vingegaard si è dimostrato un gran signore, fermandosi ad aspettare il rivale e meritandosi, da parte di quest'ultimo, una stretta di mano piena di stima e ammirazione, in un fermo immagine destinato a diventare quadro, comunque a entrare nell'immaginario ciclistico per anni e anni. E tutte queste scene epocali, in questo Tour, le abbiamo viste in diretta, da testimoni in tempo reale, insomma rendiamoci conto della fortuna che, da spettatori, abbiamo avuto. Anni di processioni greggistiche erano un purgatorio necessario se il punto d'arrivo doveva essere il paradisiaco ciclismo della Grande Boucle 2022: è valsa la pena aspettare per avere tutto questo.

Pogacar che dopo aver attaccato come un ossesso sul Col de Spandelles si ritrova a corto di idee sull'ascesa di Hautacam, forse anche intimidito dalla grandezza del gesto dell'avversario, di sicuro consapevole di dover piegare di nuovo uno squadrone che, non si sa come, si era di nuovo coagulato intorno al suo capitano (Kuss, Benoot, poi Van Aert) dopo i colpi e la selezione della penultima salita; e allora cede, sotto la mannaia di Wout, un corridore talmente universale da lasciarci senza fiato. Tadej cede e Jonas vola, verso il secondo successo di tappa, e il consolidamento definitivo della maglia gialla, e la conquista della maglia a pois, e un bacio da mandare a tutti quelli che hanno assistito a cotanto splendore. Un trionfo dirompente e al contempo educato, una sintesi perfetta di forza e ragionamento, di idea e azione, di cattiveria e gentilezza. Un canone, praticamente.

La 18esima tappa del Tour de France 2022 era la Lourdes-Hautacam, 143.2 km con tre salitone nella seconda parte di tappa. All'ultima festa pirenaica non hanno potuto partecipare Damiano Caruso (Bahrain-Victorious), Chris Froome (Israel-Premier Tech) e Imanol Erviti (Movistar), appiedati dal covid. Uno stillicidio che caratterizza il Tour sin dalla vigilia e che pare andare avanti fino alla fine. Appena partita la tappa, è partito pure Wout Van Aert, a confermare la dispendiosa tattica Jumbo-Visma di attacco su tutto il fronte. Al RollingStone di Herentals si è accodato Neilson Powless (EF Education-EasyPost) il quale però ha retto poco. Alle spalle di WVA, che restava con qualche secondo di vantaggio, si sono moltiplicati i tentativi di contrattacco, ma tutto è rientrato (compreso Wout) al km 13.

Il ricompattamento non ha interrotto i disegni della Jumbo, che ci ha riprovato ancora con Van Aert e poi con Christophe Laporte in un gruppetto: un atteggiamento che tradiva forse la convinzione dell'ammiraglia giallonera che un ritmo tenuto altissimo sin dall'inizio potesse bagnare un po' le polveri di Tadej Pogacar. Ovvero, "se mettiamo tossine nelle gambe del capitano UAE Emirates sin dall'inizio, magari dopo non avrà la brillantezza giusta per tentare un attacco frontale". Intanto, come risultato nel breve, la Jumbo otteneva di mettere in difficoltà Mikkel Bjerg, gregario di Tadej staccato sin dai primi chilometri.

Laporte è rimasto al comando per qualche chilometro insieme ad Andreas Leknessund (DSM), Stan De Wulf (AG2R Citroën), Stefan Bissegger (EF), Florian Vermeersch (Lotto Soudal) e Michael Matthews (BikeExchange-Jayco); poi, siccome in gruppo non ci sono solo le squadre della maglia gialla Jonas Vingegaard e di Pogacar, a chiudere in questo caso ci ha pensato la Cofidis di Simon Geschke, interessato a entrare nella fuga del giorno per blindare la propria maglia a pois. L'azione dei sei è stata annullata al km 33, Bjerg ha fatto in tempo a rientrare in gruppo e subito è ricominciata la bagarre (e il danese s'è ristaccato...).

Fra il km 38 e il 48 (tra i -105 e i -95) dal gruppo sono uscite successive ondate di corridori andati a formare un drappellone di 36 al cui interno c'era di tutto, da uomini di mezza classifica come Valentin Madouas (Groupama-FDJ) e Bob Jungels (AG2R) agli immancabili uomini Jumbo (ancora Van Aert e Tiesj Benoot), a una robusta rappresentanza INEOS Grenadiers (Daniel Martínez, Luke Rowe e Dylan Van Baarle), a un terzetto di italiani ovvero Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), Alberto Bettiol (EF) e Alberto Dainese (DSM). Ma alla Quick-Step tutto ciò non andava bene, sicché il team belga - suscitando il disappunto di Vingegaard - ha tirato fino all'Aubisque per tenere il distacco nei limiti di 20-30".

Nel frattempo ai -96, in discesa, a fondo gruppo una sorta di tamponamento a catena: Nils Eekhoff (DSM) ha toccato una moto finendo giù, l'ammiraglia UAE lì dietro ha frenato proprio su un restringimento della carreggiata, sopraggiungeva una moto della stampa far da tappo, e Jack Bauer (BikeExchange), a propria volta sopraggiungente da dietro, trovandosi preso in un imbuto ha finito con l'andare addosso alla macchina. Per fortuna per i due corridori solo escoriazioni.

Ai -85 Van Aert ha vinto il traguardo volante di Laruns, dopodiché si era già sull'Aubisque. E non appena la strada s'è messa all'insù, dal gruppo (sempre vicinissimo) sono uscite altre folate di corridori, prima Geschke, Tom Pidcock (INEOS), Thibaut Pinot (Groupama), Enric Mas (Movistar) e Pierre Rolland (B&B Hotels-KTM), poi ai -81 Alexey Lutsenko (Astana Qazaqstan) e Nick Schultz (BikeExchange).

Con le distanze ravvicinatissime tra i vari gruppi e gruppetti era facilissimo che i corridori saltassero da un drappello all'altro (in avanti o indietro), e la prima parte di scalata è stata tutta un susseguirsi di allunghi e rivolgimenti da non capirci nulla o quasi. Di sicuro la Jumbo tirava con Van Aert in fuga e con Nathan Van Hooydonck in gruppo. Ai -79 dal plotone è emerso pure Louis Meintjes (Intermarché-Wanty). Il ritardo del gruppo maglia gialla dai primi ha superato a questo punto il minuto.

Ai -76.5 dal drappellone in fuga sono venuti via Ciccone con Bauke Mollema (Trek) e Hugo Houle (Israel), ma da dietro non hanno più finito di rinvenire altri fuggitivi su di loro; cambio della guardia in gruppo con l'Arkéa di Nairo Quintana che ha aumentato l'andatura per non lasciar troppo margine a Meintjes (settimo della generale a 9'24" mentre Nairo era quarto a 7'53"), mentre Mas, Lutsenko, Madouas, Jungels, Pidcock non davano fastidio al colombiano, essendo già lontanissimi in termini di tempo (anche se magari vicini come piazzamento). Il lavoro Arkéa è durato un po' più di un chilometro, poi quando i rossi di Quintana si sono spostati è scattato Luis León Sánchez (Bahrain), bravo a portarsi (lui sì) in breve su Meintjes il quale era peraltro stato già raggiunto dal compagno Georg Zimmermann, subito pronto a scandirgli il ritmo.

Geschke, dopo aver gravitato a lungo alle spalle dei primi gruppetti, è scoppiato a metà scalata, venendo raggiunto e superato dal drappello maglia gialla: il tedesco ha passato il resto della tappa a sperare che Vingegaard, Pogacar o Ciccone non facessero sufficienti punti Gpm da superarlo nella classifica a pois. Con l'andar della salita la Movistar, dopo che Mas è rientrato davanti, ha preso il comando del drappello di testa con Gorka Izagirre e Matteo Jorgenson (dall'inizio nella fuga), ma anche questo lavoro non è durato più di due chilometri.

Ai -70 (a 4 dalla vetta) Meintjes è stato staccato da Sánchez ma si è ritrovato con i precedentemente scattati Joe Dombrowski (Astana) e poi Powless (subito saltato) e poi Chris Hamilton (DSM). Al Gpm dei -66.5, vinto da Ciccone su Pinot, sono transitati in testa in 23, Meintjes passato a 50", il gruppo maglia gialla a 3'20"; i 20 punti dell'Aubisque hanno proiettato l'abruzzese della Trek a soli 3 punti da Geschke (64-61) nella classifica dei Gpm.

In discesa c'è stato qualche altro rientro sul drappello di testa, circa una trentina di uomini al comando, ma poi sulla contropendenza del Col de Soulor (svettante ai -57), tra gli altri Mas ha perso contatto, e da lì non avrebbe più avuto la prospettiva di rientrare. In salita pure Pidcock, tra i fuggitivi, pagava dazio, come abbiamo visto bene sin dall'avvio del Col de Spandelles, penultima montagna del Tour 2022, imboccata ai -43.5.

Qui il gruppo, a 3'30" dai primi e 1'30" da Meintjes (in procinto di raggiungere Sánchez), ha visto un nuovo cambio in testa, con la UAE che ha rilevato la Jumbo; o meglio, l'unico gregario UAE presente, Brandon McNulty, ha sostituito l'unico gregario Jumbo presente, Sepp Kuss: erano in pochi, nel drappello, coi due UAE e i due Jumbo c'erano David Gaudu con Michael Storer (Groupama), Geraint Thomas con Adam Yates (INEOS), Romain Bardet (DSM), Aleksandr Vlasov (Bora) e Nairo Quintana.

Appena McNulty ha cominciato a tirare, nel gruppo di testa ha preso il timone delle operazioni Van Aert, imponendo un ritmo che ha via via selezionato il drappello: a 6 km dalla vetta c'erano solo Carlos Verona (Movistar), Pinot, Martínez e Lutsenko, con Madouas più indietro; Ciccone si era staccato poco prima, e molto presto sarebbe stato imitato pure da Jorgenson e Lutsenko.

A questo punto tutti abbiamo allacciato le cinture e siamo saliti sulla giostra. Bardet (come anche Storer) aveva appena perso contatto quando, ai -40 (e a 7 dalla vetta), Pogacar ha piazzato il suo primo scatto. Vingegaard ha risposto. Tadej ha insistito a ritmo alto, poi s'è rilassato un attimo e da dietro è rientrato Kuss che si è messo a tirare. Ai -38 Thomas (con Van Baarle trovato per strada) è rientrato con Quintana, Gaudu non era lontano, saltati del tutto Yates e Vlasov.

Era il momento della seconda rasoiata di Pogacar, puntuale, potente. E puntuale e potente è stata la risposta di Vingegaard (e Kuss). Allora Tadej gliene ha data un'altra, ai 37.5. Vingegaard ha risposto. Un'altra, la quarta, ai 37.3 (a 4 dalla vetta). Vingegaard ha risposto. Time out, lo sloveno si è fermato un attimo a riflettere, Kuss ha ripreso la coppia, poi è rientrato pure Thomas (mentre Quintana restava più indietro con Gaudu) e il gallese è partito in contropiede ai -37.

Ai -36 la quinta rasoiata di Pogacar è stata quella che ha fatto più male: Vingegaard stavolta non ha risposto subito, ci ha messo quella qualche pedalata in più che ha fatto pensare a Tadej di essere sulla strada buona; comunque Jonas è rientrato più o meno subito, insieme i due hanno raggiunto e superato nuovamente Thomas. Nel mentre tutto ciò avveniva, venivano ripresi uno dopo l'altro i tanti fuggitivi e contrattaccanti: presi, e staccati, Sánchez, poi Schultz, poi Meintjes, poi Ciccone e Mollema, poi Benoot...

Pogacar, in una progressione di impressionante potenza, ha messo a dura prova Vingegaard, il quale però non ha mollato più un metro. A 200 metri dal Gpm (e a 35.5 dal traguardo) Tadej ha provato per la sesta volta, ma ormai la salita era finita. Al Gpm Van Aert, Pinot e Martínez sono passati in quest'ordine con 35" su Lutsenko e Verona, 1' su Madouas, 1'10" su Dylan Teuns (Bahrain), ultimo dei fuggitivi rimasto davanti alla sopraggiungente coppia Pogacar-Vingegaard, passata a 1'35"; a 2' sono passati Thomas, Meintjes, Kuss e Houle; a 3' Gaudu e Quintana.

Anche la discesa è stata un concentrato di emozioni: Pogacar l'ha impostata ad alti ritmi e ai -32 Vingegaard ha sbagliato una curva a sinistra, la bici per poco non gli si è intraversata ma l'ha ripresa con scatto felino (e felice), intanto Tadej gli ha preso 20 metri ma il danese è stato bravo a rifarsi subito sotto. Due chilometri più giù è stato lo sloveno in maglia bianca a sbagliare una curva (sempre a sinistra), e a differenza del rivale lui è scivolato. A questo punto Jonas ha fatto un gesto che gli ha fatto guadagnare all'istante un milione di punti simpatia: ha aspettato l'avversario. Una grande lezione di sportività al mondo.

Pogacar ha apprezzato il gesto e ha ringraziato Vingegaard stringendogli la mano e facendogli un bell'ok. Dopodiché il campione uscente del Tour ha chiamato l'ammiraglia con la quale ha avuto un conciliabolo mentre faceva il pieno di borracce, e ancora la maglia gialla lì davanti ad aspettare. Una coppia di fatto, ormai.

Nel mentre tutto ciò accadeva, naturalmente l'andatura dei due è rallentata, per cui il terzetto di testa ha ripreso margine, portandosi a +2'25" ai piedi della scalata di Hautacam ai -14. Come secondo effetto, i due sono stati ripresi (ai -16) dal gruppetto Thomas che comprendeva a quel punto anche Kuss, Benoot, Meintjes e Houle (e intanto tutti questi raggiungevano Madouas). La Jumbo, insomma, si è ritrovata nuovamente in preponderante superiorità numerica. Un minuto più indietro Gaudu, Quintana e Schultz erano stati raggiunti da Yates, Vlasov, Patrick Konrad (Bora), Ciccone e poi Mollema e Maximilian Schachmann (Bora).

Benoot ha fatto il ritmo per i primi due chilometri di scalata (e Houle s'è staccato), poi ha lasciato fare a Kuss. Lì davanti Pinot sin dall'inizio della salita si è prodotto in una serie di scatti che però non gli hanno permesso di staccare Martínez e un incredibile Van Aert.

La salita ha riassestato tutti gli equilibri: ai -12 Gaudu ha staccato tutti e, raggiunto Madouas, con lui ha messo spazio tra sé e Quintana, e più indietro Vlasov, e più indietro Yates; ai -11 il trenino tirato da Kuss ha preso e staccato Teuns e pure Meintjes non ha più avuto gambe per seguire. Ai -9, sul tratto di Hautacam in cui la pendenza si faceva appena più dolce, ha mollato una sberla agli altri due in forma di scatto che ha mandato all'aria Pinot; Martínez ha invece risposto, non senza difficoltà. Negli stessi istanti, Vlasov - col determinante aiuto di Konrad - raggiungeva Quintana.

Ai -8 Kuss, Vingegaard e Pogacar hanno contemporaneamente staccato Thomas e raggiunto (e ovviamente superato) Lutsenko e Verona e un attimo dopo pure Pinot. Restavano 40" a Van Aert e Martínez, e restava l'equivoco Jumbo del tirare sia davanti (con Wout) che dietro (con Sepp). Un equivoco troncato quando, a 5.3 dalla vetta, i secondi hanno raggiunto i primi. Subito Kuss si è sfilato, lasciando il testimone a Van Aert che ha ripreso a martellare (intanto Martínez perdeva contatto).

Tanto ha pestato, il RollingStones di Herentals, che si è portato a casa lo scalpo più importante: quello di Tadej! Pogacar si è infatti staccato a 4.5 km dalla fine, sotto i colpi di quell'invasato in maglia verde. Wout ha resistito tirando fino ai 3.7, poi si è fermato un attimo, stroncato, lasciando così strada a Vingegaard, aspettando il momento di essere ripreso da Pogacar, perdendo le ruote di Tadej ai 3.1 e archiviando questa giornata con una terza piazza di enorme valore e bellezza.

Jonas ha chiuso gli ultimi chilometri con un ritmo crescente che ha aumentato decisamente il margine su uno sbuffante Pogacar. Tanto inappuntabile il primo nella sua livrea gialla, quanto scaciato il battuto con la maglia aperta, in un finale di altissima intensità sportiva ed emotiva. Jonas, transitato al traguardo indirizzando un bacio alla folla (o al Tour in sé) ha dato 1'04" a Pogacar e 2'10" a Van Aert, pure lui esultante sulla linea d'arrivo.

Torniamo un attimo alla corsa degli altri: Gaudu, lasciato strada facendo Madouas, aveva trovato Pinot che l'ha aiutato a riprendere e superare Meintjes; Thomas ha dovuto cambiare bici ai 4 km a causa di una foratura, è stato aiutato da Martínez ma ha dovuto pure lui subire il ritorno di Gaudu; il francese, notevolissimo diesel, ha recuperato - insieme a Geraint - pure Kuss e Lutsenko, concedendo al gallese solo l'ultima progressione con cui il capitano INEOS ha tagliato il traguardo al quarto posto a 2'54" da Vingegaard; Gaudu ha chiuso a 2'58", poi sono arrivati Lutsenko e Martínez a 3'09", Kuss a 3'27", Vlasov (ripresosi nel finale) a 4'04", Pinot e Meintjes a 4'09", Verona a 4'18", Quintana a 5'22", Yates a 5'34", Madouas a 5'48", Teuns a 6'23", Bardet a 6'40", Mas - col compagno Gregor Mühlberger - a 7'23". Primo italiano al traguardo Simone Velasco (Astana), 31esimo a 15'44".

La generale conferma che il Tour de France 2022 è praticamente nelle mani di Vingegaard, primo con 3'26" su Pogacar, 8' su Thomas, 11'05" su Gaudu, 13'35" su Quintana (scavalcato dal francese), 13'43" su Meintjes, 14'10" su Vlasov, 16'11" su Bardet (due posizioni in meno per lui), 20'09" su Lutsenko (che ne ha scavalcati due) e 20'17" su Yates. Sin qui i primi 10, la classifica prosegue con Mas a 24'08", Madouas a 33'34", Jungels a 42'23", Powless a 44'58", Pinot a 46'09", Sánchez a 47'07", Konrad a 51'38", Pidcock a 53', Kuss a 57'59", Teuns - ventesimo - a 1h06'01". Van Aert è 23esimo a 1h33'49", Velasco pure qui è il primo degli italiani, 32esimo a 2h01'40".

Con la vittoria di Hautacam Jonas Vingegaard conquista pure la maglia a pois con 72 punti contro i 64 di Geschke, i 61 di Ciccone e Pogacar e i 59 di Van Aert: spettacolo anche per questa graduatoria (20 punti in palio al traguardo) contesa fino alla fine. Pogacar ha un eone e mezzo di vantaggio su Pidcock per la maglia bianca (non è vero: solo 49'34"), a Van Aert la verde non la potrà togliere più nessuno così come sarà difficile scalzare la INEOS dal primo posto della classifica a squadre: di fatto e al netto di imprevisti inauspicabili, un Tour deciso in tutto e per tutto (vincitori, maglie, podio) già a tre tappe dalla fine.

Dopo tante montagne, domani si scende sensibilmente di quota (altimetrica ma pure emotiva) con la 19esima tappa del Tour de France 2022, da Castelnau-Magnoac a Cahors di 188.3 km, praticamente un piattone al termine del quale sarebbe sorprendente non avere un epilogo allo sprint. L'ultimo respiro prima della decisiva cronometro di sabato.
Notizia di esempio
Jumbo, un ciclismo oltre Laporte della percezione
Marco Grassi
Giornalista in prova, ciclista mai sbocciato, musicista mancato, comunista disperato. Per il resto, tutto ok!