Giro d'Italia 2026, 7a tappa: sfida antica per nuovi scenari
Una tappa di oltre 240 km non è più cosa abituale; lo è ancora meno salire dopo questa distanza il Blockhaus. Il percorso, le nostre previsioni, orari e appuntamenti tv
La 7a tappa del Giro d'Italia 2026 sa di antico, tanto per le strade percorse, quanto per il chilometraggio. Sia chiaro: che possa essere una tappa in cui si pisola fino agli ultimi 15 km è più che verosimile, ma sul piano di cosa è il ciclismo su strada, una tappa di simile chilometraggio è sempre ben accolta. In avvio si sale per quasi 8 km (media 3.2%, max 10%) fino alla Cantoniera di Itri. Quindi si torna sul mare per costeggiarlo - con alcune sensibili ondulazioni tra Sperlogna e Gaeta - ritransitando da Formia. Quello che sembra un avvio pianeggiante è spezzato dalla salita tra Ausonia e Sant'Antonio (circa 5 km al 3%) e da una serie di ondulazioni che sull'altimetria si intuiscono appena (ma su strada rompono le balle). Si entra in montagna valicando la Nunziata Lunga in galleria (4.6 km al 4.4%), seguita abbastanza presto dalla prima salita a Rionero Sannitico, che si raggiunge dalla strada a scorrimento veloce (13.5 km al 4.7%), e dalla classica ascesa a Roccaraso dalla strada vecchia (6.9 km al 6.4%, max 12%). Da qui ci si dirige direttamente verso Roccamorice, valicando la Forchetta (qui detta Serra Malvone, 1.9 km al 7.5%) e poi il Passo San Leonardo (8.5 km divisi in 4 km al 5% e 2 km al 3.5%). Dopo quasi 20 km di discesa, un paio di salitelle anticipano l'impennata finale verso il Blockhaus di 13.6 km all'8.4% - va detto che la salita comincia qualche centinaio di metri prima, già con pendenze cattive - con il tratto centrale di circa 10 km in doppia cifra (max 14%). Alla fine il dislivello accumulato è ben oltre i 4500 metri e la maggior parte di questo si supera nella seconda metà di corsa: il trionfo della resistenza, e non chiamatela durability.
Le salite

Gli ultimi km

Fari puntati su…
Da questa tappa comincia a tutti gli effetti un altro Giro: al termine dovremmo avere una classifica molto più definita, anche se i principali favoriti non saranno necessariamente separati da grandi distacchi; questo dipenderà dall'atteggiamento dei corridori più forti ed anche da quanto questi saranno superiori rispetto agli avversari. Il concetto è ben evidente se confrontiamo l'arrivo del 2017 con quel del 2022: nonostante nella seconda occasione la tappa fosse teoricamente molto più dura, arrivarono in 6 a giocarsi il successo allo sprint; nell'occasione precedente invece Quintana riuscì a portare a termine una cavalcata solitaria di 6 km.
Almeno un elemento gioca sicuramente a favore di una salita finale corsa d'attacco: la necessità di recuperare a Afonso Eulálio (Bahrain - Victorious) oltre 6 minuti, cosa non banale visto che il portoghese in maglia rosa è uno scalatore di cui non si conoscono i limiti. Alimenterebbe gli attacchi anche la presenza della lunga cronometro in Versilia, ma in questo caso il principale favorito del Giro, ovvero Jonas Vingegaard (Team Visma | Lease a Bike), è sulla carta il più forte sia in salita che a cronometro, quindi la corsa è in mano sua. Tutti ci si aspetta che il danese controlli la corsa e cerchi di fare la differenza su quello che comunque è probabilmente l'arrivo più impegnativo del Giro, perfetto - come nel caso di Quintana - per chiarire le cose come stanno fin dall'inizio prima che entrino in campo altre variabili.
Un po' per com'è andata nella seconda frazione, un po' per la crescente aura che lo circonda, il contendente più atteso è Giulio Pellizzari (Red Bull - BORA - hansgrohe) chiamato per la prima volta a confrontarsi fino in fondo con uno dei più forti scalatori in circolazione (più di quanto non sia avvenuto alla Vuelta dell'anno passato) da capitano vero e da potenziale favorito. L'omonimo abruzzese Giulio Ciccone (Lidl - Trek) è chiamato a superare sé stesso nella sua terra natia, ma su una salita così dura appare complicato poter competere col danese, a meno che, non riuscendo quest'ultimo a fare la differenza, la vittoria se la giochi un gruppetto come avvenuto 4 anni fa. Caratteristiche simili, ma forse una condizione ancora migliore, ce le ha Lennert Van Eetvelt (Lotto Intermarché) , l'unico a restare con Vingegaard e Pellizzari sulle salite bulgare e abbastanza mentalizzato sulla classifica da aver cercato qualche secondo di abbuono sulla strada per Napoli.
Tutti gli altri uomini di classifica hanno invece ancora tutto da dimostrare e la tappa di domani servirà proprio per valutare i valori in campo. Tracciando un elenco di scalatori e uomini da classifica cominciamo da Egan Bernal e Thymen Arensman (Netcompany INEOS), per seguire col luogotenente di Pellizzari, l'abruzzese d'adozione e già vincitore del Giro Jai Hindley (Red Bull - BORA - hansgrohe); più altalenante, ma molto efficace oltre i 220 km è Ben O'Connor (Team Jayco AlUla) e qualche punto interrogativo c'è anche su Derek Gee-West (Lidl - Trek), un altro che si è messo in mostra prima come fugaiolo che come uomo da Grandi Giri. Gli altri nomi sicuramente da seguire sono Enric Mas (Movistar Team), in cerca di riscatto dopo una stagione deludente, Felix Gall (Decathlon CMA CGM Team), che invece cerca la consacrazione definitiva e Michael Storer (Tudor Pro Cycling Team), anche lui in cerca di un ulteriore salto di qualità dopo un ottimo 2025, in compagnia del giovanissimo compagno di squadra Mathys Rondel, autore fin qui di un'ottima stagione.
Altri corridori che dovranno sicuramente stringere i denti come capitani delle rispettive squadre sono: Damiano Caruso (Bahrain - Victorious), che ha assunto questo ruolo dopo il ritiro di Buitrago e non dovrebbe venir fermato per assistere Eulalio se si staccasse; Jan Hirt (NSN Cycling Team), reduce da un 2025 distastroso, ma già in grado in passato di piazzarsi in classifica; David de la Cruz (Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team), autore in gioventù di 3 settimi posti alla Vuelta oppure il compagno di squadra Chris Harper; il giovanissimo Markel Beloki e Jefferson Alexander Cepeda (EF Education - EasyPost).
Ci sono poi molti corridori che per un motivo o per un altro sono in alta classifica e potrebbero mettersi alla prova essendo buoni scalatori, anche se magari sulla carta non favoriti per un Grande Giro, visto che si trovano in squadre prive di un capitano per le tre settimane: innanzitutto è il caso di chi ha anticipato il gruppo sul traguardo di Potenza e quindi Igor Arrieta (UAE Team Emirates - XRG), Christian Scaroni (XDS Astana Team) - non per niente vincitore del Tour of Oman quest'anno - e Johannes Kulset (Uno-X Mobility), mentre appare meno adatto a certe salite Andrea Raccagni Noviero (Soudal Quick-Step); e poi ci sono i corridori dalle caratteristiche non ben definite che sempre essendo liberi (o comunque non troppo frenati) da ordini di scuderia che cercheranno di stringere i denti come Jan Christen (UAE Team Emirates - XRG) e Florian Stork (Tudor Pro Cycling Team).
Non sembra molto probabile che vada in porto la fuga, ma sicuramente qualcuno ci proverà. Ad esempio potrebbe riprovarci Diego Pablo Sevilla (Team Polti VisitMalta), praticamente l'unico ad avere la possibilità di vestire la maglia azzurra in cima al Blockhaus senza dover vincere la tappa.
Giro d'Italia 2026, gli orari della settima tappa
Il transito dal km0 è in programma alle 12:25, mentre l'arrivo è previsto tra le 17:00 e le 17:30. La tappa sarà trasmessa in tv sia dai canali in chiaro Rai (su Rai Sport dalle 09:50 alle 14:05, poi su Rai 2 dalle 14:05 alle 18:00), sia su Eurosport e Discovery+ (dalle 10:30 alle 17:45).
