Resurrezione Movistar, trilogia Uno-X, Australia a secco. Le sentenze dei Grandi Giri
Un bilancio a 360 gradi di come sono andate le corse di tre settimane nel 2026: le analisi dei vincitori di tappa, delle squadre e dei paesi a segno. Il quadro

Domenica a Granada è calato il sipario sull'edizione 81 della Vuelta España con il trionfo di Enric Mas e con essa è andata in archivio la stagione 2026 dei Grandi Giri. È tempo dunque di fare un bilancio a livello di vincitori di tappa e di quelli finali, sia per le squadre che per quanto riguarda i paesi di appartenenza.
I corridori
Sono in totale dieci gli atleti che hanno conquistato più di un successo in questa stagione dei Grand Tours. A guidare la lista, manco a dirlo, è il fuoriclasse sloveno Tadej Pogačar con 8 successi distribuiti tra Tour (5) e Vuelta (3). Così come era già accaduto nel 2024, è stato l'unico ad andare a segno in due GT diversi.
Seguono a quota 5 vittorie il suo grande Jonas Vingegaard (tutte al Giro) e il prodigio britannico Matthew Brennan (alla Vuelta), autore dell'esordio nei Grandi Giri più vincente dall'introduzione del calendario ProTour/World-Tour nel 2005. Con 3 affermazioni troviamo invece Paul Magnier (Giro, vincitore della Maglia Ciclamino), Jhonatan Narváez (Giro) e Tim Merlier (Tour).
Completano il quadro dei plurivincitori Richard Carapaz (Tour, vincitore della Maglia a Pois), Remco Evenepoel (Tour), Mathieu van der Poel (Tour) e Wout van Aert (Vuelta). In assoluto sono 34 i corridori andati a bersaglio quest'anno, quattordici dei quali non avevano mai vinto nei Grandi Giri in precedenza.

Nel caso di Guillermo Thomas Silva e Igor Arrieta al Giro e di Bastien Tronchon e Tobias Johannessen alla Vuelta, si è trattata della loro prima vittoria in assoluto in una corsa World-Tour. Per quanto riguarda invece il 20enne sloveno Jakob Omrzel, diventato il secondo vincitore di tappa più giovane nella corsa spagnola, è stato inoltre il primo classe 2006 a sbloccarsi nei Grandi Giri, così come il sopra citato Brennan era stato il primo dei nati nel 2005 la settimana precedente.
Questa stagione sarà anche ricordata per il primo ritiro in un Grande Giro sia per Jonas Vingegaard (Tour) e Tadej Pogačar (Vuelta). Per entrambi, curiosamente, è arrivato alla decima partecipazione in carriera in una corsa di tre settimane dopo che in questa stagione avevano vinto il precedente (rispettivamente Giro e Tour).
Le squadre
Osservando la distribuzione delle vittorie per formazione, ancora una volta a guardare tutti dall'alto in basso sono state UAE Team Emirates e Team Visma. Quest'anno i gialloneri si sono ripresi il primato per successi totali (14) davanti agli emiratini (13). Alle due superpotenze si sono aggiunte, come vincitrici di tappa nei tre Grandi Giri stagionali, la Soudal Quick-Step (7) e la Uno-X (4).
Per il ‘Wolfpack’ la trilogia è stata completata quasi allo scadere con l'iconica ed emozionante vittoria di Mikel Landa - non vinceva in un Grande Giro dal 2017 - a Collado del Alguacil nella tappa regina della Vuelta. La formazione norvegese, dal canto suo, è stata protagonista di un'annata fantastica per essere la prima da squadra con licenza World-Tour, vincendo nei 3 GT con quattro corridori diversi.

Tra le altre, la XDS Astana è stata l'unica squadra quest'anno a mandare a segno tre corridori diversi nello stesso Grande Giro (Corsa Rosa), mentre la Tudor alla Vuelta ha ottenuto con Brenner e Küng i primi due successi della propria storia.
Annata nettamente al ribasso per la Lidl-Trek con soli due successi ottenuti (Milan al Giro, Pedersen al Tour) a fronte delle nove nei tre GT della passata stagione. Stagione negativa anche per la Netcompany Ineos, con il solo successo del campione italiano a cronometro Filippo Ganna al Giro d'Italia.
Da aggiungere il ritorno alla vittoria della Bahrain-Victorious (Segaert al Giro, Omrzel alla Vuelta) dopo essere rimasta a secco sia nel 2024 che nel 2025. Senza dimenticare la Movistar, la quale grazie a Enric Mas ha spezzato due significativi digiuni: l'ultima tappa vinta alla Vuelta risaliva all'edizione 2021 e soprattutto non vincevano una corsa a tappe World-Tour proprio dall'ultimo trionfo in un Grande Giro, il successo finale di Richard Carapaz al Giro d'Italia 2019.
Le nazioni
A livello di paesi vincitori, un dato su tutti ha contraddistinto questa stagione: il Tour de France 2026 è stato il primo Grande Giro nella storia del ciclismo - su oltre 300 disputati - in cui Francia, Italia e Spagna sono tutte rimaste a secco.
A ciò va però aggiunto che il trionfo di Enric Mas alla Vuelta ha riportato un corridore di casa sul gradino più alto di una corsa di tre settimane dopo 10 anni: l'ultimo era stato Vincenzo Nibali nel 2016 al Giro, mentre nella gara spagnola mancava dal 2014 con Alberto Contador. Alla Grande Boucle si attende ancora l'erede di Bernard Hinault, ultimo vincitore transalpino nell'edizione 1985.

Sul piano dei successi totali, guidano la graduatoria Belgio e Slovenia con 9 affermazioni davanti alla Danimarca (7). La Norvegia con le quattro vittorie made in Uno-X (1 al Giro, 1 al Tour e 2 alla Vuelta) ha completato per la prima volta nella sua storia la trilogia, risultato riuscito quest'anno soltanto al movimento belga.
Da citare inoltre il primo storico nei Grandi Giri dell'Uruguay con il timbro di Guillermo Silva nella 2ª frazione della Corsa Rosa (con maglia di leader). Al contrario, va registrato il sorprendente zero nella casella delle vittorie di tappa dell'Australia: non accadeva addirittura da venticinque anni (stagione 2001).
L'Italia
Bilancio in chiaroscuro per il movimento azzurro che porta a casa quattro vittorie di tappa (una in meno del 2025) e tutte ottenute al Giro d'Italia. A 31 anni Davide Ballerini ha centrato nella frazione di Napoli il 1° successo successo in carriera in una gara di tre settimane; Alberto Bettiol ha timbrato per la seconda volta in fuga nella Corsa Rosa (la precedente nel 2021); dei due pilastri Filippo Ganna (a cronometro) e Jonathan Milan (volata finale di Roma) le altre due affermazioni.
A livello di classifica generale, l'8° posto di Davide Piganzoli - gregario del vincitore finale Vingegaard - è stato il peggior risultato di sempre per l'Italia nella classifica generale del Giro. Lo stesso 24enne della Visma è stato l'azzurro meglio piazzato al Tour de France con un buon 14° posto (considerando le fatiche del Giro ed essendo al primo anno in una squadra World-Tour). Nella corsa spagnola, invece, il 27enne Filippo Zana ha concluso in 18esima posizione.
Seppur non sia arrivata la vittoria, doverosa menzione per la Vuelta disputata da Alessandro Romele: all'esordio in un Grande Giro, il 23enne della XDS Astana ha tenuto un rendimento di assoluto valore lungo l'arco dei ventuno giorni di gara, mettendo insieme tra fughe e volate la bellezza di due podi (2° dietro van Aert nella 15ª tappa e sempre 2° alle spalle di Tobias Johannessen nella frazione conclusiva), cinque top 5 e sette top 10. Segnali che fanno ben sperare.