
5 ragioni per seguire lo stesso il Giro d'Italia (e pazienza se c'è un vincitore annunciato)
Una modesta risposta a chi si aspetta un'edizione al ribasso
Una defezione dopo l'altra, l'imminente Giro d'Italia potrebbe essere ancora meno appariscente del solito: in contumacia di João Almeida, Richard Carapaz e Mikel Landa, la 109ª edizione della corsa rosa sembra già decisa in favore di Jonas Vingegaard, più che mai deciso a fregiarsi della tripla corona. Ciononostante, perché dovremmo rassegnarci a una corsa avara di spunti e motivi di interesse? Nel nostro piccolo, ne abbiamo trovati cinque.
Cinque buone ragioni per seguire il Giro d'Italia
- Il Giro non è il Tour (per fortuna)
Gran parte della critica - forse perché a corto di argomenti - non perde occasione per mettere a confronto Giro e Tour. Ognuno ha la sua ricetta per ridurre le distanze dal gigante d'Oltralpe: la riduzione delle giornate di corsa, chilometraggi più snelli, una diversa collocazione nel calendario (possibilmente in piena estate, tra una grigliata e un mojito), abbuoni generosi in cima ai Gran Premi della Montagna e via andare. Peccato che nessuna di queste idee abbia trovato il favore degli organizzatori. Che avranno pure le loro colpe - la mente corre al disegno del Giro 2023, sostanzialmente inchiodato alla risolutiva cronoscalata del Monte Lussari, che finì per scoraggiare qualsiasi colpo d'ala - ma hanno cercato il più possibile di offrire al pubblico uno spettacolo dignitoso, che ha probabilmente raggiunto il suo apice un anno fa sul Colle delle Finestre. Di grazia: a chi gioverebbe una editio minor della Grande Boucle sul territorio italiano? Non è solo una questione di storia, di prestigio, di tradizione: più semplicemente, il Giro d'Italia è un'altra cosa. Certo: in un'epoca come questa, la corsa rosa rischia di apparire lontana dai gusti del pubblico che rincorre l'adrenalina a ogni costo. Eppure, quanti campioni abbiamo scoperto sulle strade italiane negli ultimi anni? E quanti altri hanno fatto pace con il destino, vincendo il Giro?
- Una vetrina per i giovani
Benché l'età media dei vincitori delle ultime edizioni sia abbastanza alta, il Giro d'Italia ha spesso consacrato le nuove leve del ciclismo internazionale. Senza andare troppo indietro nel tempo, personaggi come Isaac del Toro, Giulio Pellizzari, Ben Healy, Thymen Arensman, Olav Kooij e Kaden Groves si sono rivelati proprio alle nostre latitudini. Qualcuno potrebbe pensare che le loro carriere sarebbero decollate lo stesso anche senza transitare per il Giro, ma non sarà proprio questo il principale punto di forza della «festa di maggio»? Un'affermazione che potrebbe suonare azzardata, se pensiamo ai precoci trionfi di Egan Bernal e Tadej Pogačar al Tour de France. Comunque sia, il Giro resta un'impareggiabile ribalta per i tanti che aspirano a diventare i campioni di domani. Ne scopriremo molti altri anche quest'anno, fidatevi.

- I complotti del meteo e le immancabili proteste dei corridori
Ad onor del vero, i sostenitori di un possibile trasloco del Giro d'Italia in piena estate non hanno tutti i torti: quante volte è capitato che i capricci del meteo abbiano compromesso più di un arrivo in quota o il regolare svolgimento di una tappa? Forse il più grande motivo di rammarico per l'ormai ex patron Mauro Vegni, che ha dovuto spesso accondiscendere alle richieste del gruppo - come accadde al Giro 2023, quando i corridori chiesero e ottennero un sostanzioso sconto sul chilometraggio della tappa di Crans Montana, benché le condizioni meteo non fossero affatto impossibili - pur di portare la corsa a casa. Già, le proteste (alcune motivate, molte altre no) delle associazioni dei corridori, che si ripetono con sospetta puntualità solo e soltanto al Giro. Anche questo ci rende unici.
- L'eterno dilemma di Giulio Ciccone: le tappe o la classifica generale?
La Lidl-Trek ha fatto tutto il possibile per liberare Giulio Ciccone dai doveri dell'alta classifica, ingaggiando prima Juan Ayuso, poi Derek Gee-West. Per un motivo o per un altro, però, entrambi hanno raccolto meno del previsto all'esordio con i giallorossi. In contumacia del catalano - che proverà a recuperare la migliore condizione per il Tour - il team manager Luca Guercilena ha puntato sul regolarista canadese, 4° nel 2025. Tuttavia, il nordamericano arriva alla Grande Partenza in Bulgaria a fari spenti, dopo una prima parte di stagione senza grossi guizzi. Scommettiamo che toccherà ancora una volta allo scalatore abruzzese fare classifica? Visti i precedenti, lui preferirebbe di no.

Una valida alternativa alla tv pomeridiana
- Tre settimane (più una) senza delitti
Il ritorno del Giro d'Italia modificherà anche il palinsesto di Raidue: sia Milo Infante, sia Pierluigi Diaco dovranno rinunciare ai loro appuntamenti quotidiani con Ore 14 e BellaMa' per le dirette della corsa rosa. Il più affranto di tutti è certamente il vicedirettore della Seconda rete - già reduce da un lungo stop per i Giochi invernali - che aveva manifestato tutto il suo risentimento verso il ciclismo, domandandosi cosa fosse la Tirreno-Adriatica (sic). A conferma di quanto sia profondamente ingiusto il mondo, la razione quotidiana di cronaca nera dovrebbe tornare in palinsesto alla fine del Giro d'Italia Women che, com'è noto, si correrà all'inizio di giugno. Poi dicono che la bicicletta non fa bene alla salute.
