
Bellino netto su Milano: "Il circuito era sicuro. Le moto? La giuria non ha segnalato niente"
L'ad di RCS chiude il caso sulle polemiche della 15ª tappa: né il problema sicurezza né quello delle motociclette reggono, secondo l'organizzazione
Le polemiche nate nella giornata milanese del Giro d'Italia 2026 non si sono esaurite con il traguardo di Corso Venezia. Il giorno dopo la vittoria di Fredrik Dversnes Lavik (Uno-X Mobility) con la fuga a quattro, RCS Sport ha scelto di rispondere pubblicamente attraverso le pagine della Gazzetta dello Sport, con le parole nette dell'amministratore delegato Paolo Bellino.

“Abbiamo visionato il tracciato metro per metro”
Due i fronti aperti. Il primo riguarda la sicurezza del circuito finale nel centro di Milano, contestata da diversi corridori, tra cui il leader della classifica generale Jonas Vingegaard e Giulio Ciccone, al punto da spingere la giuria a neutralizzare i tempi anticipatamente, non agli ultimi cinque chilometri come previsto dal regolamento ma già all'ingresso dell'ultimo giro, a 15,9 chilometri dal traguardo. Bellino non ci sta: “Il circuito finale di Milano era bellissimo, ben progettato e non pericoloso. Abbiamo visionato il tracciato metro per metro e la sicurezza era perfettamente garantita”. Una replica che suona come una critica indiretta ai corridori: “Penso che si siano spinti troppo oltre con quello che è stato detto”.
Le moto hanno favorito i fuggitivi?
Il secondo fronte è quello delle motociclette, accusate dai treni da volata di aver offerto scie utili alla fuga. Max Walscheid (Lidl-Trek), tra i più attivi nell'inseguimento per lanciare Jonathan Milan, domenica non ha nascosto la frustrazione: “È stato dannatamente difficile.- aveva dichiarato subito dopo l'arrivo- Non siamo mai scesi sotto i 50 chilometri orari per tutto il giorno, eravamo praticamente a tutta. Le squadre veloci hanno bruciato i loro uomini e mi dispiace per la moto che ce l'ha portata via”. Nei commenti Instagram il tedesco ha poi precisato di non voler scaricare la colpa sui fuggitivi — “se fossi stato lì, avrei preso ogni vantaggio che potevo” — ma ha ribadito che i fatti restano: circuito cittadino con angoli stretti e superficie scarsa percorso a 53 km/h di media, con picchi di 55 per venti minuti. Il compagno Tim Torn Teutenberg è stato ancora più diretto: "Chiunque capisca qualcosa di ciclismo sa che il finale assomigliava più a uno scherzo. Oggi hanno voluto dimostrare come auto e moto potessero influenzare la gara".
Su entrambe le lamentele Bellino ha chiuso lapidario: "C'è una giuria, che però non ha segnalato niente. Quindi di che cosa parliamo?"
