Jhonathan Nárvaez replica a Fermo il successo di Cosenza © Giro d'Italia
Giro d'Italia

Fermo, ha vinto ancora la UAE Emirates: Narvaez primeggia sui muri marchigiani

Ritmi folli per più di 70 km, poi l'attacco dell'ecuadoriano in compagnia di Bjerg e Leknessund, rincorsi invano da una trentina di uomini. La sfida per si decide sulle rampe di Capodarco. Hindley e Vingo guadagnano 2" sugli uomini di classifica

16.05.2026 18:05

Poi dicono che il Giro d'Italia ha un altro passo rispetto al Tour de France. Prendete i primi 80 chilometri dell'ottava tappa del Giro d'Italia, affrontati a ritmi sostenutissimi, nonostante il vento contrario sulla costa adriatica. Ed è in quel frangente che è nata l'azione-chiave della corsa: la UAE Emirates-XRG anticipa le mosse della concorrenza, mandando all'attacco Mikkel Bjerg e Jhonathan Narvaez, a cui si è accodato Andreas Leknessund. Alle loro spalle, la sfida è stata così feroce che nessuno è riuscito ad agganciare la testa. E così, l'affare per il successo è stato circoscritto ai primi tre, a tutto vantaggio del grande favorito della vigilia, che ha staccato il campione norvegese sulle rampe di Capodarco per poi involarsi verso il secondo successo di questa edizione (il quarto della carriera al Giro) sul traguardo di Fermo. Quanto agli uomini di classifica, l'arrivo in Piazza del Popolo ha generato distacchi poco più che simbolici: Jai Hindley e Jonas Vingegaard hanno guadagnato 2" su Giulio Pellizzari, Thymen Arensman, Ben O'Connor, Felix Gall e la maglia rosa Afonso Eulálio. 

La cronaca dell'ottava tappa del Giro d'Italia

Un interessante diversivo tra i due arrivi in quota sugli Appennini: l'ottava tappa del 109° Giro d'Italia (Chieti-Fermo) è lunga appena 156 chilometri, ma presenta un profilo particolarmente stuzzicante sia per i cacciatori di traguardi, sia per gli uomini di classifica che volessero saggiare la condizione degli avversari. Subito dopo il via, i corridori affrontano un tratto di falsopiano che potrebbe favorire un attacco da lontano, ma il successivo ingresso sulla Statale 16 Adriatica potrebbe scoraggiare le intenzioni dei fuggiaschi. Doppiato lo sprint intermedio di Cupra Marittima (km 96), la corsa entra decisamente nel vivo con gli ormai immancabili muri marchigiani: il primo della serie conduce all'abitato di Montefiore dell'Aso (3ª categoria, poco meno di 10 chilometri che salgono regolari al 3,6%). Neppure il tempo di rifiatare che il percorso propone un altro strappo, Monterubbiano, un GPM di 4ª categoria di 4700 metri con una pendenza media del 5,7%. Dopo aver raggiunto l'abitato di Fermo, la corsa affronta una sorta di circuito finale che presenta i due muri più impegnativi: Capodarco (4ª categoria, 3,7 chilometri che sfiorano il 6% ma superano il 18% poco prima di arrivare in centro) e la rampa conclusiva di 3700 metri che conduce nella cittadina marchigiana, anch'essa valida per la classifica degli scalatori. Sebbene sia classificato come un GPM di 4ª categoria, la salita di Fermo è decisamente impegnativa, soprattutto nei primi 500 metri, che salgono al 14,3% e toccano il 22% nel punto più duro. Strada più dolce fino ai 500 metri conclusivi, anch'essi in doppia cifra.

Poco dopo la partenza, ritardata di un paio di minuti per attendere il rientro in gruppo dell'italiano Giovanni Lonardi (Polti VisitMalta), prendono l'iniziativa 6 corridori: gli italiani Mattia Bais (Polti VisitMalta), Alberto Bettiol (XDS Astana), Francesco Busatto (Alpecin-Premier Tech), Simone Gualdi (Lotto-Intermarché) e Filippo Turconi (Bardiani CSF 7 Saber) e lo spagnolo Iván García Cortina (Movistar). La loro azione, però, rifluirà in breve tempo. La giostra degli scatti torna in azione poco più avanti, quando proveranno ad accelerare il francese Paul Magnier (Soudal Quick-Step) e l'italiano Jonathan Milan (Lidl-Trek), ma ai -145 rilanciano l'azione Bettiol e il connazionale Filippo Ganna (Netcompanyu INEOS). I due contrattaccanti viaggeranno per una quarantina di chilometri con un margine che non supererà mai i 25" sul gruppo inseguitore, che procede a velocità sostenutissima nonostante il vento contrario sulla costa adriatica. Ogni tentativo di agganciare la testa della corsa nasce e muore in fretta: la stessa sorte tocca anche all'austriaco Tobias Bayer (Alpecin) - già al contrattacco nei primi chilometri con l'italiano Gianmarco Garofoli (Soudal) - all'australiano Jensen Plowright (Alpecin) e all'italiano Diego Ulissi (XDS), che pure erano riusciti a guadagnare qualcosa sul gruppo. Quando mancano circa 120 chilometri al capolinea, si registra la caduta dello svizzero Fabio Christen (Pinarello-Q36.5): il fratello d'arte sarà costretto a salire in ambulanza con una spalla fratturata. 

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Alberto Bettiol e Filippo Ganna all'attacco nell'ottava tappa del Giro d'Italia © Giro d'Italia

Ripresi Bettiol e Ganna ai -102, prova ad avvantaggiarsi un gruppetto di una decina di uomini, tra i quali il campione estone Madis Mikhels (EF EasyPost): respinti tanto quanto il campione norvegese Andreas Leknessund (Uno-X Mobility) e i redivivi Bettiol e Plowright. Intorno ai -80, avanzano altri 8 uomini: i danesi Mikkel Bjerg (UAE Emirates-XRG) e Michael Valgren (EF) - anch'egli in azione nelle primissime fasi di corsa - il norvegese Markus Hoelgaard (Uno-X), il ripescato Bayer e gli italiani Ludovico Crescioli (Polti VisitMalta), Martin Marcellusi (Bardiani CSF 7Saber), Gualdi e Ulissi. Alle loro spalle, Ganna cerca di chiudere in compagnia dell'irlandese Darren Rafferty (EF EasyPost), ma senza successo. La successiva accelerazione del tedesco Tim Torn Teutenberg (Lidl), però, annulla anche questo tentativo. 

Tutto da rifare, ancora una volta. Superato il confine tra Abruzzo e Marche, Bjerg insiste con l'ecuadoriano Jhonathan Nárvaez (UAE Emirates) e Leknessund. Dietro di loro, però, si forma una pattuglia piuttosto nutrita di 40 atleti, su tutti l'australiano Jai Hindley (Red Bull-BORA-Hansgrohe) e il portoghese Afonso Eulálio (Bahrain Victorious). L'imboscata sorprende la Visma-Lease a Bike, che riorganizza le forze per cercare di chiudere sulla nuova testa della corsa. La paura passa dopo 7 chilometri di inseguimento, a cui collaborano anche gli uomini della Jayco-AlUla. Nel frattempo, un altro terzetto si è lanciato all'inseguimento di Bjerg, Leknessund e Nárvaez: ne fanno parte il ceco Tomas Kopecký (Unibet ROSE Rockets) e lo svizzero Jan Christen (UAE Emirates), ma il loro inseguimento sarà vano: il gruppo piomberà su di loro a 65 chilometri dalla fine.

Nel frattempo, i tre uomini al comando hanno guadagnato una cinquantina di secondi sul resto della compagnia, che continua a battagliare senza requia: poco prima di affrontare il GPM di Montefiore dell'Aso, si forma un nuovo pacchetto di mischia che conta 21 corridori. Eccoli: l'australiano Christopher Hamilton (PicNic PostNL), il belga Fabio Van den Bossche (Soudal Quick-Step), i danesi Christopher Juul-Jensen (Jayco-AlUla) e Niklas Larsen (Unibet), il francese Cyril Barthe (Groupama-FDJ), gli italiani Filippo Magli (Bardiani CSF), Mirco Maestri (Polti VisitMalta), Thomas Pesenti (Polti), Alessandro Pinarello (NSN), il maltese Andréa Mifsud (Polti), il neozelandese Corbin Strong (NSN), il norvegese Martjn Tjøtta (Uno-X), gli olandesi Wout Poels (Unibet) e Frank van den Broek (Team Picnic PostNL), gli spagnoli Igor Arrieta (UAE Emirates) e David González (Q36.5 Pro Cycling Team), lo svizzero Johan Jacobs (Groupama-FDJ) e i ripescati Bais, Gualdi e Marcellusi. La sfida serrata nel primo gruppo inseguitore incoraggia altri uomini a rientrare: il britannico Ben Turner (Netcompany), l'ecuadoriano Jefferson Alexander Cepeda (EF), i francesi Rémy Rochas (Groupama) e Brieuc Rolland (Groupama), gli italiani Gianmarco Garofoli (Soudal), Lorenzo Milesi (Movistar), Christian Scaroni (XDS) e Filippo Zana (Soudal), gli spagnoli Markel Beloki (EF), Juan Pedro López (Movistar) e Javier Romo (Movistar), l'uruguaiano Thomas Guillermo Silva (XDS) e Jan Christen. Il gruppone riceve il via libera dagli uomini di classifica, che chiudono il gas sulle rampe di Montefiore dell'Aso. La nuova situazione: Bjerg, Leknessund e Nárvaez al comando con 55" sui primi inseguitori e 1'50" sulla maglia rosa.

Ad ogni modo, l'intesa tra i contrattaccanti appare piuttosto debole. E così, a metà discesa, Garofoli si lancia all'inseguimento dei primi tre, che hanno intanto cominciato a scalare la salita di Monterubbiano. Il passo costante dei tre corridori al comando rischia di compromettere la rincorsa degli altri, che continuano nel frattempo a sgranarsi: alle spalle di Garofoli avanzano infatti Cepeda, Mifsud, Milesi, Rochas e Romo, imitati poco più avanti da Beloki, Jan Christen, Tjøtta e Zana. Ad ogni modo, lo scenario continua a essere favorevole al terzetto di testa, che vanta un margine superiore al minuto in cima al secondo Gran Premio della Montagna. Di contro, gli inseguitori stentano a trovare un accordo al punto che Romo cerca di attaccare tutto solo nella successiva discesa. Ad ogni modo, la situazione sembra ormai delineata: i due uomini della UAE e il passista-scalatore della Uno-X hanno ormai seminato sia lo spagnolo della Movistar - attardato di 1'22" a meno di 15 chilometri dalla fine - sia gli altri inseguitori, sempre più litigiosi, al punto che il distacco è ormai prossimo ai 2'. Ritardo di 3'35" per gli uomini di classifica.

Dunque, non resta che assistere alla sfida per la vittoria di tappa. Bjerg continua a macinare un ottimo passo fino ai piedi della salita di Capodarco, dove attacca Nárvaez. Alle sue spalle, Leknessund cerca di tenere il suo passo, ma il sudamericano allunga con decisione nel tratto che precede la rampa più impegnativa. L'ecuadoriano scollina con 18" di margine sullo scandinavo, 40" su Bjerg e circa 2' sui superstiti del contrattacco. La partita sembrerebbe chiusa, ma Leknessund resta comunque a contatto con Nárvaez, che si presenta sulla prima delle tre rampe conclusive con 15" da recuperare. Il norvegese ci prova con tutte le forze, ma il battistrada tiene duro e riprende a guadagnare sugli strappi che conducono a Fermo: 22" di vantaggio ai -3. Lo scenario resta immutato fino alla linea bianca: 2° successo di tappa (il 17° da professionista) per il campione ecuadoriano, che precede Leknessund (a 32"), Tjøtta (a 42"), Silva e Milesi (a 44"). A seguire Scaroni (a 48"), Strong, López - entrambi a 55" - Poels, attardato di 1', e Beloki (a 1'02"). La sfida tra gli uomini di classifica è tutta concentrata sullo strappo che conduce in Piazza del Popolo: Hindley e il danese Jonas Vingegaard (Visma-Lease a Bike) guadagnano 2" su Eulálio e sugli altri uomini di classifica.

Alle porte del secondo arrivo in quota del Giro 2026, il portoghese della Bahrain Victorious resta sul trono della corsa con 3'15" sul capitano della Visma e 3'34" sull'austriaco Felix Gall (Decathlon CMA CGM). Grazie alla fuga sulle strade marchigiane, Scaroni sale al 4° posto: ritardo di 4'18" da Eulálio.

L'ordine d'arrivo

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La prima settimana si conclude a Corno alle Scale

Il 109° Giro d'Italia torna sulle cime appenniniche per l'ultimo capitolo della prima settimana di corsa: la 9ª tappa propone l'assalto a Corno alle Scale, che torna sulla mappa della corsa rosa dopo 22 anni di assenza. Dopo la partenza da Cervia, la carovana attraversa le strade della Romagna prima di entrare in provincia di Bologna. Ad eccezione dell'innocuo Monte della Capanna, posizionato a circa 70 chilometri dall'arrivo, la tappa fila via tranquilla fino a Silla, dove inizia il primo GPM di giornata: Querciola, un 3ª categoria di 11,5 km al 4,2% che raggiunge il 15% esattamente a metà. Il preambolo alla salita conclusiva, un 1ª categoria di 10,8 km con una pendenza media del 6,5% e un picco del 15%. La salita ha un profilo sostanzialmente regolare fino al 6° chilometro, quando le pendenze cominciano a indurirsi, superando (seppure di poco) il 9%. Tuttavia, il tratto più impegnativo arriva proprio nel finale: ad eccezione degli ultimi 800 metri, la strada sale sempre in doppia cifra, toccando il 15% negli ultimi 1800 metri.

Diretta integrale su Eurosport 1 (visibile su DAZN, Prime Video e TIMVision), Discovery+ e HBO Max dalle 12.30. Telecronaca dalle 12.35 su Rai Sport HD, che passerà la linea a Raidue intorno alle 14. Stessa tabella oraria per gli utenti di RaiPlay. 

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Carmine Marino

Nato a Battipaglia (Salerno) nel 1986, ha collaborato con giornali, tv e siti web della Campania e della Basilicata. Caporedattore del quotidiano online SalernoSport24, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Campania dal 4 dicembre '23.