
Jonathan Caicedo e quella capacità di partire col botto
L'ecuadoriano ha esordito con la Wheeltop Rotor Chengdu al Tour of Magnificent Qinghai e ha conquistato la classifica generale. Nel 2024 aveva vinto la Vuelta al Táchira, la sua prima corsa in maglia Petrolike
Ventunesimo appuntamento dell’anno con Mondo Continental. In questa puntata: Memoriał Andrzeja Trochanowskiego, Dookoła Mazowsza, Puchar MON, GP de la ville de Pérenchies e Jonathan Caicedo, che ha iniziato alla grande la sua esperienza con la Wheeltop Rotor Chengdu.
Le corse della settimana
Memoriał Andrzeja Trochanowskiego, Dookoła Mazowsza e Puchar MON

Nei giorni scorsi, in Polonia, si sono disputate ben tre corse: il Memoriał Andrzeja Trochanowskiego, la Dookoła Mazowsza e la Puchar MON. Le stesse ventotto squadre hanno preso parte alle prime due gare: un ProTeam (l’Euskaltel-Euskadi), sedici Continental, otto formazioni dilettantistiche e tre selezioni regionali. Nella terza prova era presente una compagine in meno (era assente la Continental austriaca ARBÖ Kärnten Sport Feld am See) e c’è stato un avvicendamento tra le formazioni dilettantistiche.
Il percorso della trentaseiesima edizione del Memoriał Andrzeja Trochanowskiego era identico a quello dello scorso anno: era composto da otto giri di un circuito di 16 km, senza particolari difficoltà altimetriche, e da un secondo circuito completamente pianeggiante, lungo poco più di 3 km. Ancora una volta, quindi, lo sprint di gruppo sembrava di gran lunga l’ipotesi più probabile.
La gara è stata caratterizzata dalla fuga di tre corridori: Erik Fetter (United Shipping), Dawid Łątkowski (Voster) e Mateusz Kostański (Wibatech Lubelskie Perła Polski). Il plotone, però, non ha mai lasciato spazio e li ha controllati senza troppi problemi. Gli attaccanti sono stati ripresi e il gruppo si è preparato per la volata generale, che ha visto sugli scudi la EEW-VDK.
La formazione neerlandese ha dominato lo sprint, mettendo a segno una doppietta: il successo è andato a Lars Rouffaer, alla terza vittoria UCI in carriera (curiosamente ottenute tutte in Polonia), che ha preceduto il compagno di squadra Marvin Peters. Al terzo posto si è piazzato l’estone Rait Ärm (Energus), che ha relegato ai piedi del podio il primo dei professionisti, il francese Paul Hennequin (Euskaltel-Euskadi), e l’ungherese Márkó Tóth (United Shipping).
Il giorno successivo è iniziata la Dookoła Mazowsza, una corsa a tappe di quattro giorni, giunta alla sessantanovesima edizione.
La prima tappa presentava cinque giri di un circuito di circa 30 km, quasi totalmente pianeggiante. La volata di gruppo era abbastanza scontata, ma i pronostici sono stati sovvertiti. Diciotto uomini sono riusciti a sorprendere il plotone e quindici di loro si sono giocati il successo in volata. Rait Ärm è stato il più veloce e si è imposto davanti a Michał Pomorski (ATT Investments) e Jonathan Malte Rottmann (Lotto-Kern Haus). Il vincitore di tappa ha preso anche la maglia di leader.
Nella seconda frazione, leggermente più impegnativa della prima, il plotone non si è fatto sorprendere e nessuno ha evitato lo sprint. Paul Hennequin (Euskaltel-Euskadi) ha battuto tutti, superando sul traguardo Michał Pomorski e Johan Dorussen (Metec-SOLARWATT). Rait Ärm si è piazzato al quarto posto e, a causa degli abbuoni, ha dovuto cedere la testa della classifica a Pomorski.
La terza tappa era più facile della precedente e aveva un profilo molto simile alla prima. Nonostante la totale assenza di asperità, il gruppo si è fatto beffare da un quintetto di attaccanti, che ha tagliato il traguardo con 8” di vantaggio. Julian Vergouw (Metec-SOLARWATT) ha colto l’occasione per conquistare la prima vittoria internazionale in carriera, mettendosi alle spalle Simon den Braber (Volharding) e Ondřej Pokorný (TUFO-Pardus Prostějov). In classifica non ci sono stati cambiamenti.
Anche il profilo dell’ultima frazione, pur più ondulato rispetto a quello della giornata precedente, era molto adatto alle ruote veloci. A differenza della giornata precedente, tutto si è deciso con uno sprint di gruppo, che ha premiato Johan Dorussen (Metec-SOLARWATT). Il ventiduenne si è messo dietro Radosław Frątczak (Wibatech Lubelskie Perła Polski), vincitore sullo stesso traguardo dodici mesi fa, e il compagno di squadra Danijel Agricola.
Michał Pomorski ha conquistato il successo finale, con 3” di vantaggio su Rait Ärm e 15” su Jonathan Malte Rottmann, miglior giovane della corsa. Simon den Braber ha vinto la classifica degli sprint intermedi, mentre la graduatoria a squadre ha premiato la Energus.
Terminata la corsa a tappe, è stato il turno della Puchar MON, corsa di un giorno giunta alla sessantaquattresima edizione. L’altimetria non si discostava troppo da quelle delle quattro tappe della Dookoła Mazowsza. Il percorso prevedeva un tratto in linea di 16 km, seguito da otto giri di un circuito di 17 km, completamente privo di difficoltà altimetriche. Ci si aspettava, quindi, un nuovo sprint di gruppo, con protagonisti gli stessi corridori che si erano fatti notare nei giorni precedenti, e i pronostici sono stati rispettati, anche se sono emersi nomi diversi dai quelli dei grandi favoriti.
Dopo aver puntato (con profitto) su Michał Pomorski alla Dookoła Mazowsza, la ATT Investments ha scelto di cambiare il suo leader e il risultato è stato lo stesso: per la formazione ceca, infatti, è arrivata un’altra vittoria. A imporsi è stato uno dei corridori di riferimento del team, il polacco Marceli Bogusławski. Il ventottenne è arrivato a quota otto successi stagionali, precedendo sul traguardo il connazionale Radosław Frątczak e il sorprendente ungherese Márkó Tóth (United Shipping). Nonostante lo status da professionista, Paul Hennequin si è dovuto accontentare di un piazzamento ai piedi del podio, davanti a Lars Rouffaer.
GP de la ville de Pérenchies

Nel weekend si è disputata anche la quarantanovesima edizione del GP de la ville de Pérenchies, corsa di un giorno francese che fa parte del calendario UCI dal 2005. Quest’anno si sono schierate al via cinque Continental e otto formazioni dilettantistiche, per un totale di sole tredici squadre, due in meno rispetto allo scorso anno.
Il percorso prevedeva un circuito intorno alla città di Pérenchies: i primi sei giri, lunghi 12 km, non presentavano particolari difficoltà, mentre nelle altre sette tornate, la lunghezza è stata aumentata a 15 km, con l’inserimento di un settore di pavé.
Dopo diversi attacchi, a poco più di 60 km dal traguardo, si è formato al comando un gruppo di circa venticinque uomini, con la Van Rysel Roubaix quasi al completo. Quando, ai -49, l’accordo si è rotto, quattro uomini si sono avvantaggiati e la formazione nordista è riuscita a mantenere la superiorità numerica, con Daniel Årnes e Maxime Jarnet che sono rimasti davanti, insieme a Quentin Bezza (SCO Dijon Team Matériel-Velo.com) e Alexis Pierre (Moyon Percy Manche Normandie).
Il momento decisivo è arrivato a 9 km dal traguardo, quando Maxime Jarnet ha attaccato e i suoi compagni di avventura non sono riusciti a chiudere. Il ventisettenne è tornato, così, a vincere a livello UCI dopo cinque anni di digiuno. A 22”, Alexis Pierre ha regolato Quentin Bezza e Daniel Årnes nella volata per il secondo posto. A 2’32”, un altro corridore della Van Rysel Roubaix, Joes Oosterlinck, ha completato la top five.
Le Continental tra i big

Ben tredici Continental hanno partecipato al Tour of Magnificent Qinghai. La Wheeltop Rotor Chengdu ha fatto il colpaccio, conquistando il successo finale con Jonathan Caicedo, che ha iniziato nel migliore dei modi la sua avventura nella formazione cinese. La Li Ning Star ha vinto una tappa con Alexander Salby e ha anche ottenuto un buon settimo posto in classifica, con Eduardo Sepúlveda. Anche la Qinghai Tianyoude Hotel si è tolta una soddisfazione: per la quarta edizione consecutiva, infatti, Saeid Safarzadeh si è portato a casa la maglia di miglior asiatico.
Sette compagini di terza divisione hanno preso parte alla Clásica de Ordizia-Ordiziako Klasikoa. Lucas Lopes si è difeso bene, ma ha perso di poco contatto con il primo gruppo: il corridore della Efapel si è fermato al ventiseiesimo posto. Il giorno successivo, c’erano cinque Continental al via della Clasica Castilla y Leon. La Tavfer-Ovos Matinados-Mortágua è stata l’unica formazione di terza categoria con un uomo nel drappello di testa, ma sulla rampa finale Rafael Barbas ha sofferto e non è andato oltre la ventiduesima posizione.
Nove formazioni di terza divisione hanno partecipato al Tour de l’Ain. La CIC Academy ha rubato la scena alle compagini di pari livello, grazie ad Axel Mariault, che ha vinto l’ultima tappa e ha chiuso al secondo posto in classifica generale. Ha fatto bene anche la Soudal-Quick Step Devo, che ha piazzato due uomini in top ten: Henrique Bravo ha chiuso quarto, mentre José Said Cisneros ha terminato la corsa in decima posizione. Doppio piazzamento nei primi dieci anche per la Bourg-en-Bresse Ain, con Huw Buck-Jones ottavo e Adam Howell nono. La Visma|Lease a Bike Development, infine, ha vinto la classifica dei GPM con Patryk Goszczurny.
Il ritratto della settimana: Jonathan Caicedo

Dopo i problemi economici che hanno portato alla sospensione della Petrolike, Jonathan Caicedo è riuscito a trovare una nuova sistemazione e ha firmato con la Wheeltop Rotor Chengdu. L’esordio con la formazione cinese era previsto al Tour of Magnificent Qinghai ed è stato straordinario: il trentatreenne ha conquistato la classifica generale della corsa (e ha ottenuto anche due secondi posti di tappa). Per la Wheeltop Rotor Chengdu, quindi, si tratta già di una scommessa vinta: nella sua giovane storia, infatti, la compagine diretta da Xing Zheng non aveva mai ottenuto un successo così prestigioso.
Iniziare alla grande una nuova avventura non è una novità per l’ecuadoriano, che nel 2024 vinse la Vuelta al Táchira, la sua prima gara in maglia Petrolike. Dopo essere stato a lungo il leader della formazione messicana, quest’anno ha vissuto dei mesi molto difficili e non era riuscito ad andare oltre un sesto posto, ottenuto nella seconda frazione del Tour of the Gila. Proprio nell’ultimo giorno di attività del team, però, ha ritrovato il successo, laureandosi campione nazionale a cronometro per la quarta volta in carriera. Se, malauguratamente, la squadra un tempo diretta da Gianni Savio non dovesse più rientrare in gruppo, ci sarebbe un piccolo risvolto romantico perché Caicedo ha centrato sia la prima che l’ultima vittoria UCI della storia di un team di cui è stato il simbolo per due anni e mezzo.
Jonathan Caicedo è nato a Santa Martha de Cuba, nella provincia del Carchi, ed è per questo che è soprannominato El Cubanito. Figlio di agricoltori, iniziò ad andare in bici a quindici anni, ma cominciò a fare sul serio soltanto dopo aver terminato i suoi studi da agronomo. Per questo motivo, non ottenne molti risultati nelle categorie giovanili e iniziò a farsi notare soltanto all’età di vent’anni.
Nel 2014 ebbe la possibilità di firmare con il Team Ecuador, la prima Continental del suo paese. Disputò diverse gare in Europa, tra cui il Giro del Belvedere e il Palio del Recioto in Italia, ed esordì in una gara professionistica, la Vuelta a Castilla y Leon. Dimostrò, però, di non essere ancora pronto per il ciclismo del Vecchio Continente e collezionò principalmente ritiri.
Per questo motivo, nella stagione successiva fece passo indietro e gareggiò esclusivamente in Sudamerica. I risultati gli diedero ragione: l’ecuadoriano vinse a più riprese nel calendario dilettantistico del suo paese e si aggiudicò anche una frazione della Vuelta a la Juventud de Colombia. Conquistò anche la sua prima vittoria UCI, laureandosi campione nazionale a cronometro, e ottenne un buon terzo posto nella prova in linea.
Nel 2016 tornò nel mondo Continental, con la maglia della Strongman-Campagnolo Wilier. Non riuscì a confermare il titolo nazionale a cronometro (finì secondo), ma si rifece con gli interessi il mese seguente, laureandosi campione panamericano nella corsa in linea. A fine stagione conquistò un altro successo nel calendario internazionale, aggiudicandosi l’ultima tappa della Vuelta a Costa Rica. A livello dilettantistico, vinse delle corse in Colombia e in Perù.
Nella stagione seguente rimase alla Bicicletas Strongman, con cui disputò diverse gare in Europa. A differenza dell’esperienza di due anni prima, Caicedo si dimostrò decisamente più all’altezza, anche se non riuscì a lasciare il segno. A livello UCI ottenne i migliori risultati alla Vuelta a Colombia, con tre top ten di tappa e il quarto posto finale. Nel calendario dilettantistico, invece, si impose a più riprese tra Ecuador e Colombia.
Nel 2018 si trasferì al Team Medellín, con cui ottenne i primi risultati di spessore in Europa. Fece grandi cose alla Vuelta Asturias, in cui vinse la classifica a punti e centrò la seconda posizione finale (con due piazze d’onore nelle prime due frazioni), e alla Vuelta Comunidad de Madrid, in cui fu terzo in classifica, con all’attivo un secondo posto di tappa. El Cubanito fece bella figura anche negli USA, chiudendo sesto alla Winston Salem Cycling Classic. Nel calendario dilettantistico, invece, si portò a casa la Vuelta a Colombia, uscita proprio in quella stagione dal calendario UCI.
L’anno successivo fu ingaggiato dalla EF Education First e poté, così, esordire nel WorldTour. Nella massima categoria cercò principalmente di fare esperienza e prese parte anche al Giro d’Italia, che portò a termine. Ottenne il miglior risultato europeo della sua stagione all’Adriatica Ionica Race, che concluse in quarta posizione, dopo aver ottenuto lo stesso risultato nella tappa regina. In patria, invece, dominò i campionati nazionali, vincendo sia la prova in linea che quella a cronometro. A fine stagione partecipò ai Campionati del Mondo.
Nel 2020, partì benissimo, salendo sul podio (in terza posizione) nella prima gara della sua stagione, il Tour Colombia 2.1. Poco dopo, però, lo scoppio della pandemia bloccò i calendari. Quando le gare ripresero, l’ecuadoriano esordì in una Classica Monumento, Il Lombardia, prese nuovamente parte ai Campionati del Mondo e conquistò una vittoria di grandissimo prestigio: si impose, infatti, in cima all’Etna, in occasione della terza rappa del Giro d’Italia.
Dopo il più grande successo della sua carriera, visse una stagione pessima dal punto di vista dei risultati: partecipò sia al Giro d’Italia che alla Vuelta a España, ma non riuscì a concluderli, non fu convocato per i Mondiali e, nel calendario UCI, non fece meglio di un ventunesimo posto, ottenuto in una frazione della Vuelta a Burgos. In una stagione disgraziata si tolse, almeno, la piccola soddisfazione di debuttare in un’altra Monumento, la Liège-Bastogne-Liège.
Nel 2022, Caicedo diede subito segnali di ripresa e partì con un terzo posto nel campionato nazionale in linea. In seguito fu decimo in una tappa del Tour of the Alps e partecipò al Giro d’Italia, che non portò a termine. Riuscì a fare buone cose alla Vuelta a Castilla y Leon, che chiuse in quarta posizione, e si schierò nuovamente al via della Vuelta a España, che concluse, facendosi anche notare con diversi tentativi di fuga. Finì la stagione partecipando ai Giochi Sudamericani, in cui ottenne il quinto posto nella cronometro e il settimo nella prova in linea.
Nella stagione successiva ritrovò la vittoria, laureandosi campione nazionale a cronometro per la terza volta in carriera. Dopo un Giro d’Italia concluso anzitempo (e senza gioie), tornò a vestire la maglia della nazionale ai Campionati del Mondo. In seguito fu quarto in una frazione della Vuelta a Burgos e partecipò nuovamente alla Vuelta a España: nel GT iberico fu protagonista di diversi tentativi di fuga, che gli portarono in dote un quarto e un settimo posto di tappa.
Nonostante una stagione migliore delle due precedenti, El Cubanito non trovò più posto tra i professionisti e fu costretto a ripartire dalla Continental messicana Petrolike. Iniziò la nuova avventura col botto, vincendo una tappa e la classifica finale della Vuelta al Táchira, e si confermò ad alto livello anche nelle settimane successive, con il terzo posto al Tour Colombia (in cui centrò anche un secondo di tappa). In seguito dominò la Vuelta Bantrab, con due successi parziali, il trionfo nella generale e la soddisfazione di aver chiuso tutte le frazioni nei primi sei, e ritrovò la vittoria anche in Europa, aggiudicandosi il prestigioso traguardo di Bâlea Lac al Sibiu Tour. Concluse la stagione con un bel quinto posto al Giro dell’Appennino e un’altra partecipazione iridata.
Lo scorso anno, sempre in maglia Petrolike, non ha mantenuto lo stesso livello, ma ha comunque saputo trionfare sull’iconico traguardo di Torre alla Volta a Portugal e ha conquistato due medaglie d’argento ai Giochi Sudamericani (sia in linea che a cronometro). Nel resto della stagione ha ottenuto altri discreti risultati, come i settimi posti al Tour of Magnificent Qinghai (con un secondo posto di tappa), all’Oberösterreich Rundfahrt e all’Andorra MoraBanc Clàssica.
A trentatré anni è improbabile che Jonathan Caicedo possa ritrovare un posto tra i professionisti, ma l’ampio calendario cinese potrebbe regalargli altre soddisfazioni. Al momento le sue prossime corse non sono state annunciate, ma, il prossimo weekend, la Wheeltop Rotor Chengdu dovrebbe essere al via della China Xizang Trans-Himalaya, una corsa a tappe di cinque giorni, che si svolge interamente oltre i 3000 metri di altitudine: questa particolarità potrebbe favorire l’ecuadoriano, abituato a correre in altura in Sudamerica.
