Lorenzo Mark Finn al Tour de l'Avenir © Red Bull-BORA-hansgrohe
Lorenzo Mark Finn al Tour de l'Avenir © Red Bull-BORA-hansgrohe

Quando Lorenzo Mark Finn si intrufola nel ventaglio di testa, a oltre 60 chilometri dal traguardo, la prima tappa del Tour de l’Avenir 2026 sembra ancora destinata a rispettare le attese.

Ovvero il pronostico di una tappa filante, solo leggermente mossa, che sostanzialmente doveva rimanere appannaggio dei cacciatori di successi parziali: passisti e velocisti, per essere chiari.

Invece il principale favorito della corsa a tappe francese è un giovanissimo scalatore di stoffa pregiata ed entra in azione ben prima delle frazioni di alta montagna. Alla prima tappa e a metà giornata, perdio!

Finn entra nel ventaglio di testa

All’inizio, diciamolo, pare un’azione difensiva. Restare davanti per evitare i problemi tipici di una prima frazione, le cadute, soprattutto. Infatti le cadute ci sono già state, ma soprattutto la gara è flagellata dal maltempo: pioggia intermittente e vento.

La categoria U23 non è ancora gerarchizzata come la maggiore, ma le squadre principali cercano di fare il loro meglio per proteggere i capitani della Gc. La “early break" si forma di quattro uomini e guadagna un paio di minuti, questo sembra un buon segno per evitare problemi.

E invece no. La pioggia smette, ma il vento laterale determina il frazionamento a ventagli. Ventagli, lo sappiamo cosa sono, l’acqua dove i corridori veri vengono a galla e gli altri affondano.

Finn è nel primo blocco. 18 corridori. Due forti compagni con lui. Molti dei favoriti nei gruppi dietro.

Normalmente queste azioni si esauriscono allo scemare delle condizioni estreme del vento; ma accadono due cose: la caduta di Sparfel, forte corridore francese, rallenta l’azione della squadra nazionale transalpina, fra le più attrezzate; Finn non si accontenta di girare accucciato nella rotazione nella doppia fila, quando l’azione rallenta un po’ entra in azione di persona, producendosi in estenuanti turni in testa, con il lungo rapporto.

Estenuanti per gli altri, come vedremo.

Nel prosieguo del Tour de l'Avenir, Lorenzo Mark Finn ha poi conquistato la maglia gialla © Red Bull-BORA-hansgrohe - Twila Federica Muzzi
Nel prosieguo del Tour de l'Avenir, Lorenzo Mark Finn ha poi conquistato la maglia gialla © Red Bull-BORA-hansgrohe - Twila Federica Muzzi

L’attacco di Finn a 26 chilometri dal traguardo

Quando mancano 39 chilometri al traguardo la fuga dei quattro coraggiosi viene ripresa dal primo gruppo, che nel frattempo si è infoltito. Probabilmente ci si accorge di essere in troppi e qualcosa sta per accadere.

Riprende la pioggia battente e stavolta Finn rompe gli indugi alla brutta: 26 chilometri da percorrere, un lungo dosso di strada dritta, (di quelli che tanto fanno l’immaginario tappe di trasferimento del Tour) LMF accelera in testa, fuorisella insistito, ondeggia e ondeggia ed è sempre più veloce. Dietro ammattisce il gruppetto e poi esplode sulla strada. Rimangono in 5 e la corsa è palesemente finita per tutti gli altri.

Il corridore è molto elegante in salita, ma la sua postura è eccepibile in pianura, il tratto dorsale basso, praticamente rettilineo, lo espone ad una posizione molto “seduta”. Parrebbe sfavorito, ma evidentemente l’impronta frontale è comunque abbastanza buona da consentire un CX non penalizzante. Infatti Lorenzo mena come un fabbro anche sul piano e dietro, ancora, sventolano.

Finn come un cacciatore di classiche del Nord

Finn corre questo frangente di gara come un consumato cacciatore di classiche del nord: prende l’iniziativa quando vede il gruppo troppo numeroso e non vuole ridursi a dover inseguire. Le energie le investe per consolidare il gap con i contender della classifica generale, che nel frattempo, ovviamente, inseguono ventre a terra con le rispettive squadre.

Tutta la sua azione sembra contraddire una gestione prudente e sobria di una corsa a tappe. Dirà, dopo il traguardo: - Il piano era evitare i problemi, ma mi ci sono trovato e ho pensato che l’attacco può essere la miglior difesa, e così sono andato.

Si scatena Lorenzo, evidentemente inebriato dal piacere di lottare a viso aperto. Ai meno 6 attacca ancora su uno strappo di un chilometro al 6% di pendenza media. Resistono solo un belga e un danese: Driesen e Haugland.

Vanno in tre e Finn tirerà fino a 300 metri dal traguardo, per non perdere tempo, disinteressato al successo parziale (difficile da ottenere per lui, contro atleti più rapidi allo sprint).

Finisce terzo di tre, ma oggi il vincitore è lui, lo capiscono tutti.

Una prima tappa che cambia il Tour de l’Avenir

La corsa è stata meravigliosa. Una furibonda battaglia senza quartiere e un corridore ha ipotecato la classifica generale fuori dai suoi teorici terreni d’elezione.

Ma questo giovane con la faccia da adolescente non è un semplice scalatore molto forte e anche se fa parte di una generazione che si confronta quotidianamente con la tecnologia e con la programmazione delle performance, in questa prima tappa ha chiarito di sapersi vestire dell’abito agonistico più adatto in tutte le situazioni.

Ed è sembrato davvero a suo agio, per tutto il giorno.

Caroline Andersson, talento e versatilità per la AG Insurance
Fin(n)ale col botto: Lorenzo conquista l'ultima tappa e il Tour de l'Avenir