Lorenzo Finn al termine del Tour de l’Avenir 2026 ©Quentin Joly
Lorenzo Finn al termine del Tour de l’Avenir 2026 ©Quentin Joly

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A dodici anni Lorenzo Finn è salito per la prima volta su una bicicletta. Prima c'erano stati il calcio e soprattutto il tennis, praticato dai cinque-sei anni. Poi un problema al ginocchio legato alla crescita gli rendeva difficile correre e lo ha portato verso il ciclismo. Una scelta quasi casuale, diventata rapidamente una strada precisa.

Oggi, a pochi giorni dal Mondiale che correrà tra gli élite, quella strada lo sta portando al WorldTour. Nel 2027 Finn sarà infatti un corridore della Red Bull-BORA-hansgrohe, dopo aver scelto di trascorrere un'intera stagione in più tra gli Under 23 invece di anticipare il passaggio ai professionisti.

Una scelta che, a posteriori, sembra aver funzionato.

Partiamo dall'inizio: come sei arrivato al ciclismo?

Ho iniziato a 12 anni, quindi non prestissimo. Prima facevo calcio e tennis, poi ho avuto un po' di problemi al ginocchio per la crescita e correre mi faceva male. Da lì ho iniziato ad andare in bici e mi è piaciuto. Ho continuato e da quel momento è iniziato tutto.

L'anno scorso eri uno dei ragazzi con cui ti giocavi le corse, insieme anche a Paul Seixas. Il vostro percorso però è stato molto diverso: lui ha accelerato il passaggio tra i professionisti, tu hai scelto un altro anno da Under 23.

Io avevo firmato con la squadra Devo già da junior per due anni, quindi l'idea era sempre stata quella di fare entrambe le stagioni. Eravamo contenti sia io sia la squadra. E poi non mi sentivo ancora completamente maturo e pronto per passare professionista. Non è soltanto una questione di livello fisico: quando passi tra i professionisti cambiano tante cose.

Quindi sono stato contento di aver fatto questi due anni da Under. Avevo anche l'obiettivo di vincere il Giro Next Gen: il primo anno non ci ero riuscito e avere un'altra stagione mi ha dato la possibilità di provarci di nuovo. Alla fine credo sia stato utile per me e per la mia carriera. Adesso mi sento veramente pronto per passare e per farlo bene. Ho colmato alcuni gap che avevo l'anno scorso, soprattutto nelle corse a tappe.

Non ti è mai capitato, però, di pensare che se eri in grado di vincere con così tanto distacco tra gli Under forse valeva la pena passare prima e iniziare a fare esperienza?

Con una gamba... (ride)

Con distacco, mettiamola così…

Però ho fatto sesto e quarto al Giro Next Gen l'anno scorso, quindi c'erano ancora margini di miglioramento. Quest'anno l'ho vinto e dietro c'è stato un bel lavoro. E poi avere anche l'Avenir nel palmarès è qualcosa che rimane. Correre da favorito è stato utile: un po' tutti correvano contro di me e devi sempre riuscire a portare a casa il risultato. Anche questo ti fa crescere.

Nel prosieguo del Tour de l'Avenir, Lorenzo Mark Finn ha poi conquistato la maglia gialla © Red Bull-BORA-hansgrohe - Twila Federica Muzzi
Nel prosieguo del Tour de l'Avenir, Lorenzo Mark Finn ha poi conquistato la maglia gialla © Red Bull-BORA-hansgrohe - Twila Federica Muzzi

La stagione è stata comunque molto intensa: Ses Salines, Tour of the Alps, Giro Next Gen, Sibiu, Avenir e ora il Mondiale. Ti è mai sembrato di esagerare con il carico?

No, credo che abbiamo gestito abbastanza bene la preparazione. Non è stato ideale rompersi il polso, però abbiamo fatto due blocchi in altura mirati, uno per il Giro e uno per l'Avenir. Poi ho avuto anche un po' di stacco a luglio dopo il Sibiu.

All'Avenir stavo bene, credo sia stato l'apice della mia forma. Adesso vediamo se riesco a portarla fino al Mondiale.

Ti ho incrociato proprio durante uno di quei ritiri, quando tornavi verso Livigno dopo il doppio Gavia. Ti sembrava di stare caricando parecchio?

I ritiri in altura sono sempre tosti. Abbiamo fatto un bel po' di ore, però con il mio preparatore mi trovo bene. Non arrivo mai al punto di non riuscire ad alzarmi la mattina dopo. Alla fine ho quasi vent'anni e riesco a sopportare questi carichi abbastanza bene rispetto agli anni scorsi.

Hai già vinto molto: Giro Next Gen, Avenir, Mondiale Under 23. Qual è stata la vittoria più bella?

È abbastanza difficile scegliere. Però il Mondiale dell'anno scorso è stato veramente bello. Eravamo un bel gruppo di ragazzi ed è stata una bella esperienza per tutta la settimana, non soltanto per la gara.

Lorenzo Finn sul primo gradino del podio del Mondiale di Kigali Uomini U23 2025 © Federciclismo via X
Lorenzo Finn sul primo gradino del podio del Mondiale di Kigali Uomini U23 2025 © Federciclismo via X

Ti senti più a tuo agio nelle corse a tappe o nelle classiche?

Le corse di un giorno mi piacciono abbastanza, perché c'è un po' meno tattica e un po' meno stress: una giornata e poi è tutto finito. Però quando hai percorsi come quelli dell'Avenir nelle Alpi è veramente spettacolare.

Non lo so, spero di diventare un corridore da corse a tappe, quindi forse ti direi le corse a tappe. Ma mi piacciono entrambe.

Adesso arriva un'esperienza completamente nuova: correrai il Mondiale élite prima ancora di essere ufficialmente un corridore WorldTour. Come la vivi?

È un'esperienza bella. Vado senza pressioni, perché sono ancora Under 23. Vedrò quello che riesco a fare. Sarà una bella corsa, soprattutto per la distanza, il livello e tutto il resto, però non ho pressioni. Vediamo cosa possiamo fare.

Hai già qualche indicazione sul tuo ruolo in nazionale?

No, sinceramente non ho idea. Presumo che sarà qualcosa per i corridori più scalatori, però sinceramente non so ancora quale sarà il mio ruolo.

Lorenzo Finn durante la cronoscalata ©Tour de l'Avenir
Lorenzo Finn durante la cronoscalata del ©Tour de l'Avenir

Nel 2027 passerai alla Red Bull-BORA-hansgrohe. Cosa ti aspetti? Hai già qualche obiettivo personale?

I programmi di gara vengono fatti un po' più avanti, quindi non so ancora se la squadra vorrà farmi fare un grande giro oppure no. Personalmente mi piacerebbe fare il Giro d'Italia, ma magari mi diranno che è ancora troppo presto.

Siamo comunque un bel gruppo di italiani, credo sei o sette. È una cosa bella. E poi avere Remco Evenepoel come compagno è sicuramente un bel riferimento: è un corridore da cui imparare ed è anche una brava persona. Ci sono tanti corridori con molta più esperienza di me, ai quali posso guardare per cercare di diventare un corridore migliore.

E fuori dalla squadra? C'è un corridore che hai sempre guardato come modello?

A me piaceva Geraint Thomas. Adesso si è ritirato, però era un po' il mio idolo quando ero più piccolo.

Una curiosità prima di lasciarti: hai qualche passione fuori dal ciclismo? Il mio direttore, che è un po' boomer, mi ha chiesto espressamente di domandarti se ascolti la trap (forse pensa che tutti gli under 20 la ascoltino)...

No, non ascolto tanta musica, sinceramente. E specialmente non la trap.

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