Jasper Philipsen festeggia il suo 60° successo in massima serie alla In Flanders Fields © Pagina Facebook In Flanders Fields
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In Flanders Fields: Van Aert e Van Der Poel danno spettacolo, ma alla fine vince Philipsen

Azione di forza dei due fuoriclasse sull'ultimo Kemmelberg. L'affare sembra ristretto ai primi due (cui si accoderà nel finale Segaert), ma il gruppo ritorna sotto giusto in tempo per lo sprint. Battuti Lund Andresen e De Lie

29.03.2026 16:50

È finita allo sprint: nulla di sorprendente, trattandosi di una corsa che ha spesso dato ragione alle ruote veloci. Tuttavia, il copione della In Flanders Fields - erede della Gand-Wevelgem - è stato tutt'altro che scontato. Merito pressoché esclusivo dei dioscuri Wout van Aert e Mathieu van der Poel, che hanno infiammato la corsa sul secondo dei tre passaggi sul Kemmelberg - accelerando in compagnia di Florian Vermeersch - per poi procedere fianco a fianco negli ultimi 40 chilometri di corsa. A un certo punto, sembrava che fosse fatta per i due fuoriclasse, ma il gran lavoro delle squadre dei velocisti superstiti ha ridotto sensibilmente le distanze, lasciando a VDP e WWA non più di una decina di secondi di margine in vista degli ultimi 10 chilometri. Van der Poel e van Aert avevano seriamente sperato di farcela quando Alec Segaert è rientrato su di loro ai -4. Tuttavia, il contributo del belga è stato assai risicato. E l'ultima accelerazione di un ottimo Filippo Ganna - spalleggiato dai Decathlon CMA CGM - ha vanificato la loro azione proprio a ridosso dell'ultimo chilometro. Ad ogni modo, la Alpecin-Premier Tech aveva subito pronta l'alternativa al pluridecorato figlio e nipote d'arte: Jasper Philipsen. Dopo un inizio di stagione abbastanza accidentato, il 28enne fiammingo ha dominato la scena sul traguardo di Wevelgem, fulminando il sempre più ambizioso Tobias Lund Andresen e Christophe Laporte. In una giornata abbastanza grama per Jonathan Milan, Matteo Trentin è stato il migliore degli italiani (6°), seguito dal compagno di squadra Luca Mozzato. Nota a margine: per quanto sia importante macinare punti per il ranking, sarebbe stato più saggio unire le forze in casa Tudor, ma pazienza.  

La cronaca della In Flanders Fields

L'ispirazione arriva dal verso di una poesia scritta in trincea dal tenente canadese John McCrae: «In Flanders fields/the poppies blow». Un'espressione di rinascita che, curiosamente, coincide con il nuovo corso della Gand-Wevelgem, ribattezzata per l'appunto In Flanders Fields: partenza da Middelkerke, arrivo a Wevelgem dopo 240,8 chilometri che, in ogni caso, sono fedeli alla tradizione. Pavè, muri e sterrati: niente di meglio per i cultori della campagna del Nord, anche se la porta non è completamente chiusa ai velocisti puri. Eccezion fatta per i settori lastricati di Beauvoordestraat (300 metri) e Veurnestraat (1300 metri), l'unica insidia dei primi 120 chilometri è… il vento laterale. Raggiunta la zona di confine tra Fiandre Occidentali e la provincia di Hainaut, la corsa entra ufficialmente nel vivo: uno dopo l'altro, si affrontano lo Scherpenberg (1,4 chilometri che salgono al 2,3%), il Baneberg (1000 metri al 7,1% con punte del 9%), il Monteberg - altri 1000 metri con una pendenza media del 5% - e lo spettacolare Kemmelberg, 400 metri lastricati al 10% che raggiungono il 13% verso la cima. Un breve tratto di alleggerimento, poi la seconda sequenza di muri aperta dal Monteberg, seguito da Kemmelberg, Scherpenberg, Baneberg e dall'ultimo passaggio sul pavé di Kemmel, in programma ai -36 dal traguardo. Da quel momento in poi, le difficoltà altimetriche sono finite: pianura e ancora pianura fino al capolinea. Ancora una volta, però, il vento potrà rimescolare le carte. 

In contumacia del campione uscente, il danese Mads Pedersen (Lidl-Trek), frenato dall'influenza, il trono della corsa attende un nuovo titolare. Per intanto, 8 uomini occupano la scena nella prima parte della corsa: i belgi Dries De Bondt (Jayco-AlUla), Jules Hesters (Flanders-Baloise) e Victor Vercouillie (Flanders), il danese Julius Johansen (UAE Emirates-XRG), il francese Camille Charret (Cofidis) e gli olandesi Frits Biesterbos (PicNic PostNL), Hartthijs De Vries (Unibet ROSE Rockets) e Wessel Mouris (Unibet). La testa della corsa guadagnerà un vantaggio massimo superiore ai 5' sugli inseguitori, pilotati a turno da Red Bull-BORA-Hansgrohe e da Visma-Lease a Bike. 

Com'era facilmente prevedibile, le raffiche laterali mandano in frantumi il gruppo a poco più di 130 chilometri dal traguardo. All'appello rispondono quasi tutti i favoriti, con l'eccezione del danese Tobias Lund Andresen (Decathlon CMA CGM) e dell'italiano Jonathan Milan (Lidl), a cui fa compagnia anche il compagno di Nazionale Filippo Ganna (INEOS Grenadiers). L'inseguimento è lungo e faticoso: gli assenti rientreranno nel gruppo principale intorno ai -80. Le operazioni di rientro si allungano anche per la lunghissima serie di scatti in testa al plotone dei primi inseguitori, che ha nel frattempo quasi azzerato il divario dagli attaccanti (dai quali si sono sganciati Hersters e Charret). Cogliamo fior da fiore: un primo tentativo del francese Christophe Laporte (Visma-Lease a Bike) e del belga Gianni Vermeersch (Red Bull-BORA-Hansgrohe) rifluisce tanto quanto la sortita isolata del britannico Ben Turner (INEOS). Stessa sorte, poi, per il quintetto formato dai belgi Jasper Stuyven (Soudal-Quick Step) e Jasper Philipsen (Alpecin-Premier Tech), dal ceco Mathias Vacek (Lidl) e dai ripescati Laporte e Vermeersch. Prima che la musica smetta di suonare, ci proveranno ancora Stuyven, Turner e l'altro britannico Lewis Askey (NSN): tutti respinti con perdite. 

A quel punto, la velocità in testa al gruppo si placa. E i superstiti della fuga iniziale ne approfittano per riprendere un po' fiato: vantaggio di poco superiore a 45" quando si avvicina la seconda serie di muri. Nel frattempo, la sfortuna si accanisce sul francese Paul Magnier (Soudal), frenato da un problema meccanico che lo obbligherà a prendere la bicicletta da un compagno di squadra. Per una curiosa coincidenza, anche il belga Yves Lampaert (Soudal) sarà vittima dello stesso contrattempo. Quanto basta per uscire anzitempo dai giochi.

Ad ogni modo, la prima scena madre della In Flanders Fields si consuma sul secondo Kemmelberg, dove entrano in azione i due grandi favoriti della vigilia: il belga Wout van Aert (Visma-Lease a Bike), seguito come un'ombra dall'olandese Mathieu van der Poel (Alpecin) e dall'altro belga Florian Vermeersch (UAE Emirates). Il terzetto di contrattaccanti si accoderà agli ormai esausti fuggitivi (che hanno perso per strada anche Vercouillie) e, al tempo stesso, amplierà le distanze dal gruppo. Alle loro spalle, tocca ai Decathlon CMA CGM - featuring Filippo Ganna - organizzare l'inseguimento, ma un clamoroso ruzzolone di Turner (poi costretto al ritiro) induce l'olimpionico di Tokyo 2020 a farsi da parte. Venuta meno la locomotiva, l'andatura del gruppo si abbassa. E i vecchi e nuovi fuggitivi si porteranno comodamente oltre il mezzo minuto di margine su impulso di Johansen, che si sfilerà poco prima di affrontare il terzo Kemmelberg.

La seconda scena madre si consuma sull'ultimo strappo della corsa: il figlio e nipote d'arte affronta il Kemmelberg in testa, mettendo alla frusta van Aert - che lascerà sul terreno qualche metro - e distanziando Florian Vermeersch, che accuserà un ritardo di 11" in cima al muro. Biesterbos, De Bondt, De Vries e Mouris pagheranno più di 30" ai battistrada, mentre il gruppo è segnalato a più di 1'.

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Mathieu van der Poel e Wout van Aert all'attacco sul Kemmelberg, la salita-totem della In Flanders Fields © Pagina Facebook Alpecin-Premier Tech

A questo punto, tutto lascia presagire un testa a testa tra i due fuoriclasse, che procederanno di comune accordo fin dall'inizio del tratto pianeggiante. La loro collaborazione schianterà poco a poco la resistenza di Florian Vermeersch che, dopo aver ridotto il distacco a circa 10", rimbalzerà indietro, consegnandosi al ritorno del gruppo ai -12 dal traguardo.

Già: la sfida per la vittoria è ristretta ai due Van più famosi del ciclismo mondiale? L'interrogativo non è peregrino, perché il primo gruppo inseguitore - dopo aver toccato il minuto di ritardo e concesso qualche scampolo di gloria al belga Aimé De Gendt (Pinarello-Q36.5) - comincia a macinare secondi su secondi su iniziativa congiunta di NSN - in corsa con l'eritreo Biniam Girmay (NSN) - Lotto-Intermarché, al servizio del belga Arnaud De Lie (Lotto-Intermarché), e Red Bull, che può schierare l'altro belga Jordi Meeus (Red Bull). Nel gruppo dei migliori si segnala anche la presenza di Philipsen, mentre le telecamere catturano Milan in coda al gruppo per una foratura. L'affare si ingrossa in vista del finale: poco più di 20" da recuperare a una dozzina di chilometri da Wevelgem, appena 11" ai -7.

Nonostante il gruppo li abbia messi nel mirino, van der Poel e van Aert insistono anche in vista degli ultimi 5000 metri, in cui il margine resta di soli 11". Un episodio sembra avvantaggiare i due contrattaccanti: il belga Alec Segaert (Bahrain Victorious) si lancia da solo all'inseguimento di VDP e di WVA. Più indietro, invece, la Decathlon cerca alleati per chiudere il buco. Per intanto, il vincitore del GP Denain riesce ad accodarsi ai primi due quando mancano poco più di 4 chilometri alla linea bianca.

Il braccio di ferro prosegue sul filo dell'incertezza: Segaert, van Aert e van der Poel hanno 7" da difendere ai -3. Benché l'ultimo arrivato corra al risparmio, gli uomini al comando hanno ancora la chance di arrivare fino in fondo. Tuttavia, il gran lavoro di Ganna riporta sotto il gruppo inseguitore all'ultimo chilometro. Segart non ci sta e, in vista del triangolo rosso, rilancia l'azione. Alla fine, però, il gruppo ricuce lo strappo appena in tempo per lo sprint. Ultimi 300 metri: i Decathlon prendono l'iniziativa per Lund Andresen, occupando il centro della strada. Sulla sinistra, però, spunta Philipsen, che lancia la sua progressione ai 200 metri, scavalcando facilmente il britannico Samuel Watson (INEOS). Posizionato sul lato opposto della strada, Lund Andresen prova a controbattere allo spunto del Master che, tuttavia, viaggia spedito verso il suo 2° successo dell'anno (il 60° da professionista), mettendosi alle spalle Lund Andresen, Laporte, De Lie e il britannico Robert Donaldson (Jayco). A seguire gli italiani Matteo Trentin (Tudor) e Luca Mozzato (Tudor), De Gendt, il norvegese Jonas Abrahamsen (Uno-X Mobility) e Stuyven.

L'ordine d'arrivo

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Carmine Marino

Nato a Battipaglia (Salerno) nel 1986, ha collaborato con giornali, tv e siti web della Campania e della Basilicata. Caporedattore del quotidiano online SalernoSport24, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Campania dal 4 dicembre '23.