Damien Touzé (François Brabant)
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La drammatica testimonianza di Damien Touzé dopo la caduta in Oman: «Ho pensato di morire»

La toccante testimonianza del corridore francese all'«Équipe»: «Il medico della Cofidis ha insistito perché chiamassi la mia compagna, pensando che quella sarebbe stata la nostra ultima conversazione». Il futuro? «Potrei tornare in bici tra un anno»

07.04.2026 13:32

Molti avevano pensato sul momento che si trattasse di un incidente serio. Eppure, pochi avrebbero immaginato che la vita di Damien Touzé, 30 anni, fosse appesa a un filo dopo la caduta nella terza tappa del Tour of Oman: l'intestino a pezzi, un principio di peritonite e la febbre che non ne voleva sapere di scendere. Ora che è rientrato nella sua casa di Ploegsteert, in Belgio, dove vive con la compagna e il suo primogenito, Touzé ha raccontato il suo dramma all'inviato de «L'Équipe» Yohann Hautbois.

Damien Touzé a «L'Équipe»: «Ho pensato sul serio di morire»

Dimesso qualche giorno fa dall'ospedale di Roulers, il corridore della Cofidis aveva subito compreso la gravità di ciò che gli era accaduto: «Dopo la caduta, non provavo così tanto dolore. Eppure, quando ho visto il mio direttore sportivo, Gorka Gerrikagoitia, la sua espressione non era per niente rassicurante. Non volevo restare solo perché avevo paura e mi trovavo in un paese che non conoscevo minimamente». 

La notizia arriva dopo qualche ora alla sua donna, Sofia, una nutrizionista:  «Non stavo seguendo la corsa: ero al lavoro. Quando Damien mi ha telefonato, non sapevo che fosse caduto, però stava piangendo. A quel punto, mi ha detto: “Sto per morire. Di' a mio figlio Cesar che lo amo”. Mi ha spiegato che si trovava in ospedale e che gli avevano diagnosticato la frattura del bacino e del femore. A quel punto, l'ho rassicurato, spiegandogli che tutto ciò non lo avrebbe portato alla morte. Dentro di lui, però, aveva intuito che la situazione fosse molto più delicata». «Sì, sentivo di essere sul punto di andarmene», conferma poco più avanti Touzé.

Arriviamo così ai momenti drammatici del ricovero:  «[L'ospedale] era in condizioni pessime: non c'era neppure una macchina per le radiografie. Lì non avrebbero potuto fare altro che applicare qualche punto di sutura. Vedevo i medici agitati, sapevo che la situazione era grave, ma in quello stato di dolore mi sentivo un po' perduto». Dopo qualche ora, Touzé viene trasferito in un secondo ospedale, dove viene riscontrata una lacerazione alla milza apparentemente sotto controllo. Eppure, il normanno intuisce che le cose stanno seriamente peggiorando: la febbre ha ormai scollinato i 40°, il cuore viaggia a 100 pulsazioni al minuto. «Nottetempo, quando il medico della Cofidis, Annemie Batojens, è passato a visitarmi, ero nella disperazione più totale: ora dopo ora, tutto stava precipitando». Se non fosse stato per il suo intervento, probabilmente Touzé non avrebbe potuto raccontare questa storia. Già, perché è proprio Batojens a intuire ciò che era sfuggito ai medici omaniti: una perforazione dell'intestino. Non c'è un minuto da perdere: il corridore francese viene condotto in una clinica privata di Muscat, la capitale del sultanato, con la consapevolezza che questo intervento non gli avrebbe assicurato la salvezza:  «Lei è stata molto onesta con me: non mi ha assicurato che mi sarei potuto risvegliare. L'ho vista davvero distrutta in ospedale. Quanto a me, in un primo momento non volevo crederci, non volevo neppure telefonare a Sofia, perché avrei preferito attendere la mattina dopo. La dottoressa, però, ha insistito: “Potresti non sentirla mai più”. A quel punto, ho preso il telefono e le ho detto addio».

Damien Touzé su un letto d'ospedale, dopo la caduta al Tour of Oman
Damien Touzé su un letto d'ospedale, dopo la caduta al Tour of Oman

«Non so se potrò tornare in bicicletta»

Prima di essere trasferito d'urgenza a Muscat, Touzé ha letteralmente visto la morte in faccia: il suo compagno di camera era morto d'infarto, senza che i medici avessero usato il defibrillatore o praticato il massaggio cardiaco. Assistito anche da Sofia, partita immediatamente per l'Oman, Touzé viene operato in maniera a dir poco approssimativa dai medici del paese arabo. Quanto basta per decidere di rientrare immediatamente in Europa, seppure in condizioni estremamente precarie. Con l'aiuto dello zio Jean-Philippe Yon, dirigente del Velo Club Rouen, Touzé viene ricoverato all'ospedale di Roulers, dove i medici notano immediatamente che i loro colleghi omaniti non avevano stabilizzato la fascia addominale. «I miei organi erano a contatto con la pelle, Dunque, quando hanno passato il bisturi nella pancia, è stato come ricevere una coltellata», il racconto a tratti agghiacciante del corridore francese. 

Per sua e per nostra fortuna, Touzé sta meglio, benché sia costretto a muoversi in stampelle per le fratture multiple alla tibia e al femore, oltre che per le lesioni ai legamenti del ginocchio e dei legamenti collaterali e mediali. Ad ogni modo, la strada per tornare a una vita normale sarà lunghissima e tortuosa: «Non è semplice stare a casa. Per qualche tempo, Sofia ha vissuto in uno stato di choc post-traumatico. Ci sono vittime indirette in questa storia, perché ha sconvolto la vita di una famiglia. Che cosa sta per succedere? Ho una casa da pagare». Appunto: cosa farà Touzé se e quando avrà la forza di risalire in bicicletta? «Non voglio prendere in giro nessuno: almeno per un anno non potrò correre. Dunque, se tutto andrà bene, se ne riparlerà a marzo dell'anno prossimo. Anno dopo anno, i contratti vengono firmati sempre più in anticipo e se si tratta di tornare in gruppo e non essere all'altezza… Per carità: è bello, ma questa non è la mia visione delle cose. Forse dovrò prendere una decisione ancor prima di sapere se potrò tornare in gruppo». Ad ogni modo, come ha spiegato il team manager Raphaël Jeune, la Cofidis non dovrebbe offrire a Touzé un accordo di favore in attesa di valutare il suo futuro. Soprattutto, come ha spiegato lo zio, «[la caduta in Oman] gli ha aperto gli occhi sulla vita». Peccato che sia finita così, ma - a pensarci bene - poteva finire ancora peggio. 

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Carmine Marino

Nato a Battipaglia (Salerno) nel 1986, ha collaborato con giornali, tv e siti web della Campania e della Basilicata. Caporedattore del quotidiano online SalernoSport24, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Campania dal 4 dicembre '23.