Tadej Pogacar attende il proprio esordio al Giro d'Italia © RCS Sport
Lo Stendino di Gambino

Basterà Tadej a rendere grande un Giro d'Italia dall'esito scontato?

Una corsa rosa compressa tra le istanze di Tour e Olimpiadi, ma col coniglio dal cilindro rappresentato da Pogacar. E forse servirà un premio speciale per il secondo classificato...

03.05.2024 21:42

È difficile, forse impossibile, ripercorrendo la storia delle grandi corse a tappe dal 1903 ad oggi, trovarne una che, in partenza, abbia presentato un singolo favorito accreditato della totalità dei pronostici. Questa, invece, è la peculiarità del 107° Giro d'Italia che muoverà da Venaria Reale domani. Eppure, questa situazione unica potrebbe risultare la carta vincente dell'edizione 2024, nata in una oggettiva situazione di concorrenza sleale.

Il Giro di quest'anno è stato sicuramente il più difficile da organizzare da quando Urbano Cairo ha preso in mano le redini di RCS nel luglio 2016. A renderne complesso l'allestimento hanno concorso tre fattori, mai concomitanti in passato e, probabilmente, anche in futuro. La scadenza olimpica ha imposto, come avviene ogni quattro anni, un'inizio agli albori del mese di maggio. Il primo storico Grand Départ italiano del Tour de France, previsto per sabato 29 giugno da Firenze, ha poi dirottato, dalle casse di RCS verso quelle di ASO, fondi preziosi da parte di tre regioni (Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte) storicamente munifiche nella copertura dei costi della corsa rosa.

Infine, lo svolgimento proprio a Parigi, con apertura a soli cinque giorni dalla chiusura della Grande Boucle, dei Giochi Olimpici estivi 2024 ha sancito la già consolidata liaison tra Amaury e CIO, trasformando la corsa francese in un autentico antipasto del massimo evento sportivo e sminuendo, al contempo, il prestigio della gara nostrana.

Pogacar al Giro è il coniglio dal cilindro RCS

Eddy Merckx al Giro 1970 tra Rudy Altig e Felice Gimondi © Flickr-Walter Vermeulen
Eddy Merckx al Giro 1970 tra Rudy Altig e Felice Gimondi © Flickr-Walter Vermeulen

Bisogna dare atto che, in presenza di queste circostanze oggettive avverse, RCS ha saputo estrarre dal cilindro il coniglio di platino assicurando la partecipazione, per la prima volta, al Giro d'Italia della indiscussa stella polare del movimento ciclistco: Tadej Pogacar. Contrariamente a quanto avvenuto 12 mesi fa, quando alla partenza dalla Costa dei Trabocchi si presentò la migliore start list degli ultimi 15 anni, domani al via lungo le rive del Po ci sarà un semidio contornato da 175 corridori. Non mi dilungherò, quindi, nello sciorinare, a mo' d'elenco del telefono, il nome dei possibili avversari del fuoriclasse di Komenda per il semplice motivo che non ce ne sono. Per metterla in modo più esplicito, solo Tadej può sconfiggere se stesso.

Saranno due i pericoli che Pogacar dovrà affrontare nell'imminente campagna d'Italia. Il primo rientra nella tradizione delle corse su due ruote: evitare incidenti, cadute o malanni che pregiudichino il felice andamento della gara. Molto più subdolo, invece, è il secondo nemico, quello interiore. Simile a Ulisse che, per resistere al canto delle sirene, si legò all'albero maestro della sua nave, lo sloveno dovrà sconfiggere la sua innata voglia di stravincere, seguendo l'esempio restrittivo di quanto fatto da Eddy Merckx in occasione della sua prima accoppiata rosa-gialla nel 1970.

In quella occasione, il Cannibale chiuse la corsa alla nona tappa, la lunga cronometro di 56 chilometri da Bassano del Grappa a Treviso,
limitandosi poi a gestire il suo vantaggio e soprattutto risparmiando energie preziose per il successivo Tour de France. Questo Giro, con ben cinque delle prime otto tappe che muoveranno la classifica, presenta una situazione analoga a 54 anni fa per cui si può ipotizzare che, dopo l'arrivo in salita a Prati di Tivo sabato 11 maggio, lo sloveno abbia già in pugno la corsa.

Urbano, istituiamo un premio speciale per il secondo posto?

Al Tour de France 1952, Fausto Coppi, già conquistatore in quella stagione del suo quarto Giro d'Italia, chiuse ogni discorso sul successo finale, blindando la sua seconda doppietta, nella decima frazione da Losanna all'Alpe d'Huez. A questo punto, il patron della Grande Boucle, il leggendario Jacques Goddet, per pompare un briciolo d'interesse in una corsa ormai decisa, ebbe la geniale idea di creare un premio speciale per il secondo classificato che, poi, andò al grande passista belga Stan Ockers, giunto a Parigi a 28 minuti dal Campionissimo. Chissà che a Urbano Cairo, la sera di sabato 11 maggio scendendo dalle montagne d'Abruzzo, non venga la stessa idea.

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