È online il nuovo numero di Muri: "Un altro gruppo è possibile"
Il dominio della UAE è solo il sintomo di uno squilibrio più profondo: il ciclismo può ancora essere uno sport in cui anche i piccoli hanno davvero la possibilità di competere? Nel nuovo numero di Muri proviamo a ragionarci
È uscito il nuovo numero di Un altro gruppo è possibile, il ventiseiesimo di Muri, la newsletter di Cicloweb dedicata all'attualità del ciclismo. L'iscrizione è gratuita.
Nelle prime due settimane di questo Tour de France è tornato al centro della discussione un tema che il ciclismo prova a rimandare da anni: quello economico. La UAE Emirates-XRG non sta solo vincendo per il terzo anno di fila con il corridore più forte del mondo, sta schierando la squadra più forte in ogni sua componente: gregari, mezzi, staff, preparazione. Un dominio che i numeri certificano ben oltre il singolo fuoriclasse: tanto per dare un dato, già la scorsa stagione la squadra di Pogačar avrebbe vinto la classifica a squadre UCI anche senza contare un solo punto del suo capitano.

I soldi, il vero avversario
Il nuovo numero di Muri prova a capire cosa c'è dietro questo squilibrio, e se esiste davvero un modo per correggerlo. Si parte dai dati PwC commissionati dall'UCI, che fotografano un gap tra le squadre più ricche e le più povere del World Tour ormai difficile da ignorare, per arrivare alla proposta di un budget cap che l'Unione Ciclistica Internazionale sta valutando per il nuovo ciclo di licenze — e a quella, distinta, di un salary cap sostenuta pubblicamente da Christian Prudhomme, direttore del Tour de France.
Manca l'interesse comune
Ma perché un tetto di spesa, che negli sport americani funziona da decenni, fatica così tanto a trovare applicazione nel gruppo? La risposta, spiegata bene da Luca Guercilena — che lascia la Lidl-Trek per diventare il nuovo direttore di RCS Sport — in un'intervista rilasciata a Muri qualche settimana fa, è che nel ciclismo manca ciò che rende sensato un salary cap altrove: un interesse economico condiviso tra chi organizza le corse, chi le corre e chi le regolamenta. Finché ogni squadra dovrà procurarsi da sola i propri soldi e la propria visibilità, nessun tetto di spesa avrà davvero senso — né consenso.
Il numero ricostruisce la proposta UCI-PwC, il perché sia stata bocciata proprio dalle squadre più piccole, e quali strade restano davvero percorribili — tra luxury tax, ostacoli legali europei e il sogno, ancora tutto da costruire, di un ciclismo capace di vendersi come un progetto unico.
L'intervista integrale è disponibile su Muri, la newsletter di Cicloweb. L'iscrizione è gratuita.
