Il ventottesimo numero di Muri arriva con due storie apparentemente lontane, ma unite da una stessa idea: quella di reinventarsi. Da una parte una corsa che ha dovuto attraversare decenni di tentativi, interruzioni e ripartenze prima di trovare finalmente il proprio spazio nel ciclismo mondiale. Dall'altra un territorio che, per non rimanere fermo nei mesi senza neve, ha deciso di cambiare prospettiva e trasformare gli impianti sciistici in una nuova opportunità per chi va in bicicletta.

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Quando serve rinascere: la lunga strada del Tour de France Femmes

Il primo pezzo, firmato da Giovanni Valenzasca, ripercorre la storia travagliata della Grande Boucle femminile, dal primo tentativo del 1955 con Millie Robinson fino al Tour de France Femmes avec Zwift dei giorni nostri.

Una storia fatta di corse nate e poi scomparse, di campionesse come Jeannie Longo, Maria Canins, Fabiana Luperini e Joane Somarriba che hanno costruito una tradizione spesso dimenticata, e di una lunga battaglia per ottenere lo stesso riconoscimento riservato agli uomini. Dagli anni Ottanta condivisi con il Tour maschile alla Grande Boucle Féminine, passando per la spinta di Le Tour Entier e la nascita de La Course, il percorso è stato molto più lungo e complesso di quanto possa sembrare guardando il successo attuale della corsa.

©Le Tour Entier
©Le Tour Entier

Il Tour de France Femmes oggi rappresenta una delle realtà più importanti del ciclismo mondiale, ma dietro questa rinascita ci sono decenni di tentativi, pioniere che hanno aperto la strada e una storia che non può essere cancellata.

Dallo sci alla bici: il Civetta si reinventa d'estate

Il secondo pezzo è un viaggio di Paolo Armentini tra Val di Zoldo, Alleghe e Selva di Cadore, nel cuore delle Dolomiti bellunesi, dove il comprensorio del Civetta ha scelto di sfruttare una risorsa già presente: gli impianti di risalita.

Quello che d'inverno è un comprensorio sciistico, d'estate diventa Civetta Superbike: oltre 520 chilometri di percorsi, sei impianti attrezzati per il trasporto delle biciclette e un'offerta che va dalla semplice esplorazione in e-bike fino ai tracciati enduro più tecnici.

Non solo discese e adrenalina, però: l'idea è costruire un modo diverso di vivere la montagna, collegando sentieri, rifugi, malghe e la storia delle vallate. Dal museo dell'Uomo di Mondeval alla tradizione dei gelatieri della Val di Zoldo, il viaggio in bici diventa anche un modo per raccontare un territorio che da sempre ha saputo reinventarsi.

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