Editoriale

#Muri 23: Prossima fermata. Luca Guercilena racconta il suo percorso e guarda il futuro

L'ultimo manager italiano di una WorldTour lascerà la Lidl-Trek a luglio: ci parla di un modello di business da aggiornare, di come ha costruito il team femminile e di cosa ancora non funziona nel ciclismo professionistico

29.06.2026 15:41

Luca Guercilena lascia la Lidl-Trek a luglio, dopo sedici anni come direttore sportivo prima e general manager poi. È stato l'unico manager italiano nel World Tour per tutto questo lungo ciclo, e ha visto la squadra prima americana e poi tedesca trasformarsi da progetto pionieristico a struttura tra le più solide del WorldTour: i cicli di Fabian Cancellara, le vittorie nelle monumento, le maglie nei grandi giri, il rilancio del team femminile, una battaglia con un linfoma affrontata senza mai fermarsi. Alla vigilia del campionato italiano, concluso con la vittoria di Jonathan Milan a Cuneo, ultimo regalo prima del congedo, ha rilasciato un'intervista a Muri, la newsletter di Cicloweb.

La dedica a Luca Guercilena nella sede della Trek a Waterloo
La dedica a Luca Guercilena nella sede della Trek a Waterloo

Guardandosi indietro dopo sedici anni

Si parla di come sono cambiate le squadre in sedici anni. Guercilena descrive una trasformazione profonda: dalle strutture a conduzione familiare in cui il direttore sportivo copriva tutto, alle organizzazioni attuali con operations manager, nutrizionisti, psicologi, responsabili marketing. “Il futuro va chiaramente nella direzione di strutture sempre più simili a corporate e sempre meno a famiglie”

C'è poi il capitolo del team femminile, rilanciato nel 2019 con contratti base parificati al maschile in un momento in cui nessuno lo faceva. Guercilena racconta la spinta che è arrivata dall'America, la resistenza incontrata in Europa, di come quell'investimento abbia poi trascinato l'intero movimento. “Senza quella prima mossa fatta da Trek nel 2019”, dice, “il ciclismo femminile sarebbe probabilmente rimasto con quella sorta di cultura amatoriale”. Oggi il bilancio è nettamente positivo, anche se c'è ancora molto da costruire sul fronte della visibilità e del ritorno economico.

C'è infine la domanda più personale: cosa ha cambiato, nella gestione degli atleti, la malattia affrontata in questi anni. La risposta è densa e per certi versi controintuitiva. “Posso dire di essere diventato ancora più determinato nel spingere perché ognuno dia il massimo”, racconta. “Non si sa cosa succede domani.”

Il prossimo obiettivo

Sul futuro non si sbilancia, ma l'idea che ha in testa è chiara: trovare il modo di mettere attorno a un tavolo UCI, organizzatori e squadre, e vendere il ciclismo per quello che vale davvero. “Quello sarebbe il mio sogno”, dice. I problemi discussi alla sua prima riunione con Patrick Lefevere alla Quick-Step, ricorda, sono purtroppo ancora gli stessi.

L'intervista integrale è disponibile su Muri, la newsletter di Cicloweb. L'iscrizione è gratuita.

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