
Tadej Pogacar alla «Gazzetta dello Sport»: «La Sanremo? Meglio del sesto Tour de France»
Il fuoriclasse sloveno non ha dubbi: i rivali per la Classicissima di primavera saranno Mathieu van der Poel e Filippo Ganna
Non è esagerato sostenere che la Milano-Sanremo di sabato prossimo sia uno degli appuntamenti più attesi della stagione su strada. Una sensazione corroborata dalle dichiarazioni di Tadej Pogacar comparse nello speciale de «La Gazzetta dello Sport» in edicola giovedì.
Tadej Pogacar a «La Gazzetta dello Sport»: «Sanremo e Tour de France sono sullo stesso piano»
Intervistato dalla prima firma del ciclismo di casa «Gazzetta», Ciro Scognamiglio, il bicampione del mondo in carica ribadisce che la Classicissima di primavera val bene il record di maglie gialle alla Grande Boucle: «Sì, preferirei vincere la Sanremo perché sono convinto che la varietà del palmarès faccia la differenza. È vero che il Tour de France è la corsa più grande, ma anche negli altri appuntamenti devi battere i migliori, sempre. Dunque, almeno ai miei occhi, sono sullo stesso piano. E poi, tra zero e uno c'è una differenza più grande di quella che esiste tra quattro e cinque [vittorie] o tra cinque e sei».
La rockstar delle due ruote ha poi spiegato perché non sia mai riuscito a sedurre la prima delle cinque monumento in calendario, dove ha conquistato due terzi posti nelle ultime due edizioni: «Prima di tutto, ci sono stati altri corridori più bravi di me. Poi, non è un mistero che il percorso non sia l'ideale per le mie caratteristiche. Tuttavia, la progressione dei miei risultati dice che pian piano mi sto avvicinando. Quando si perde, si impara sempre e io, stagione dopo stagione, ho appreso dettagli o cose di cui ho fatto tesoro e che mi torneranno utili».
Dopo aver elegantemente glissato sulle sue strategie in corsa («Attaccare sul Poggio? Impossibile dirlo in anticipo, perché ogni Sanremo ha la sua storia. Questa corsa si vince in Via Roma, ma prima si può perdere a ogni metro»), Pogačar ha delimitato drasticamente il lotto dei rivali per il podio più alto: «Ripensando all'edizione di un anno fa, che è stata entusiasmante, non posso non nominare Mathieu van der Poel e Filippo Ganna. Tuttavia, a differenza del Fiandre o della Roubaix, sono tanti i corridori che possono aspirare al successo, incluso un mio amico carissimo come Jasper Philipsen, che è stato più veloce di me allo sprint nel 2024».

«La doppietta con la Roubaix non mi appagherebbe»
Il numero 1 del ciclismo mondiale punta con decisione a completare lo Slam delle classiche monumento, aggiungendo alla sua bacheca anche la Parigi-Roubaix in cui perse la sfida diretta con van der Poel. Anche se dovesse centrare questo obiettivo, lo sloveno punterebbe a nuovi e non meno entusiasmanti traguardi: «Istintivamente, penserei più o meno che non ci sia molto altro da fare, ma in realtà c'è sempre qualcos'altro: per esempio, non ho ancora vinto molte gare a tappe di una settimana, senza dimenticare la Vuelta di Spagna. E poi, ci sono tante altre cose da provare a conquistare in scenari diversi. Gli anni passano velocemente e non c'è molto tempo per provare a vincere tutto. Ad ogni modo, non ne sono ossessionato come alcuni potrebbero pensare». Una riflessione che, per forza di cose, giustifica un'altra domanda: fino a quando sarà disposto ad andare avanti il più grande corridore del XXI secolo? Pogi ci tiene a rassicurare tutti (tranne i suoi avversari, beninteso): «Non è certo il momento di restare a casa sul divano senza fare nulla! Del resto, l'adrenalina fa parte del mio stile di vita. Comunque, la più grande motivazione che ho è vedere fin dove posso spingermi per migliorarmi. Allenamenti, gare, tutto. Trovare nuovi modi per progredire e confermarsi al top. Continuare, insomma, a essere la migliore versione di me stesso. Non mi considero mai arrivato».
Infine, una battuta stringata sul suo delfino Isaac del Toro, che correrà al suo servizio il prossimo sabato: «È fortissimo. Magari sarò io, un giorno, a tirare per lui». Ma quel giorno sembra ancora lontano.
