
Pogacar e UAE, qual è la strategia per vincere la Milano-Sanremo?
"La vittoria della Sanremo varrebbe più di quella del sesto Tour de France", ha dichiarato lo sloveno. Ma come? Analisi sulle alternative offerte dalla UAE e sulla loro effettiva fattibilità
La Milano-Sanremo è l'unica corsa davvero importante del calendario, in cui Tadej Pogacar non parte come assoluto favorito. Questa banale considerazione, quella che vede la Classicissima come corsa in cui il fuoriclasse sloveno ha più partecipazioni senza vittorie all'attivo, unita al desiderio di cancellare quel fastidioso zero dal proprio palmarès, fanno del 27enne di Komenda e della sua squadra, la UAE Emirates-XRG, ciò che più si avvicina a una costante, in una corsa che, quasi per definizione, rappresenta quanto di più vicino possibile a un'equazione a infinite variabili.
Cosa si inveteranno Pogi e i tecnici della formazione emiratina, per far saltare un banco chiamato Mathieu van der Poel? Due volte trionfatore in via Roma, l'ultima dodici mesi fa, l'olandese rappresenta il rivale numero uno - ma non l'unico - di Pogačar: senza di lui, lasciare al palo tutta la concorrenza sarebbe un'impresa non banale, ma nemmeno impossibile per il sodalizio Tadej-UAE; con il capitano della Alpecin presente, per di più in forma smagliante, le cose, per il quattro volte vincitore del Tour de France, si fanno maledettamente più complicate.

Cosa può fare di più Pogačar, rispetto all'anno scorso, per avere la meglio su MvdP e tutti gli altri avversari? Basandoci su quanto avvenuto nell'ultima Milano-Sanremo, i possibili fronti di intervento sono essenzialmente due: un approccio più compatto della squadra alla Cipressa e una maggiore capacità dello sloveno - e non solo - di mettere in difficoltà Van der Poel & Co. dall'inizio del Poggio in poi. In che modo, la formazione scelta per sabato, si sposa con la necessità di sopperire nel miglior modo possibile a queste mancanze?
Opzione numero 1: all in sulla Cipressa
Le assenze di Narvaez e Wellens hanno obbligato la UAE a scelte non ottimali per una classica “facile” come la Milano-Sanremo. Una formazione più da Liegi che da Classicissima, con la sola eccezione della presenza di Florian Vermeersch, unico vero passista-limatore del roster (Pogi escluso, obv) e, non a caso, in ricognizione con il proprio capitano nei chilometri decisivi, nella mattinata di giovedì. In tutta franchezza, una squadra così squilibrata sulla salita non può che avere nell'approccio all'ascesa di Costarainera, primo snodo fondamentale della corsa, uno dei propri talloni d'Achille. Come un anno fa, è facile prevedere che i biancorossoneri non approcceranno la Cipressa nell'avanguardia del gruppo.
L'obiettivo principale sarà quello di non sfaldarsi, come invece accaduto dodici mesi fa; se, per una qualche ragione, Pogačar dovesse trovarsi nelle prime 20-30 posizioni del gruppo all'imbocco della Cipressa, con Del Toro e almeno uno tra Christen, McNulty e Grossschartner a completa disposizione, la UAE potrebbe giocarsi la carta dell'all immediato: primo chilometro, o giù di lì, del terzo uomo a disposizione, subentro di Del Toro per una paio di chilometri a velocità folle e, infine, attacco termonucleare di Pogačar a un paio di migliaia di metri dalla chiesa, nel tratto più duro dell'ascesa, prima che la stessa si faccia più dolce, permettendo a chi ne ha di fare la differenza rispetto a chi, alle sue spalle arrancherà.
Che Van der Poel ceda, in uno scenario del genere, non è per niente sicuro, ma nemmeno impossibile, anzi. Il campione del mondo dovrebbe arrivare alla cima della Cipressa con almeno una decina di secondi sui più immediati inseguitori, nella speranza che non siano più di un paio e che, in qualche modo, tra di loro ci sia anche Del Toro, nel ruolo di stopper già visto nell'assai differente contesto della Strade Bianche.
Perché un piano del genere funzioni, tutto deve andare alla perfezione; non solo: è pure necessario che le condizioni del vento siano favorevoli; variabile che, nel momento della stesura dell'articolo, sembra non essere soddisfatta: le previsioni meteo parlano, per il pomeriggio di sabato, di vento lieve-moderato da sud-sudovest, perfettamente contrario alla marcia dei corridori verso Sanremo. Un bel problema per Pogi e i suoi.
Opzione numero 2: azione a tenaglia su Van der Poel
Non avendo una squadra così performante - almeno sulla carta - nel posizionamento prima della Cipressa, è possibile che la UAE scelga, come accennato prima, di lavorare sì per non farsi trovare troppo indietro, ma soprattutto per non sfaldarsi, per recuperare posizioni all'inizio della Cipressa, sfruttando il ritmo generalmente più basso in questa fase, e poi proporre un ritmo molto alto, tenendo però al coperto non solo il proprio capitano, ma pure Del Toro. In questo scenario, l'idea di fondo è quella di ritrovarsi in una situazione di superiorità numerica, preferibilmente contro il solo Van der Poel (McNulty e Christen a tutta potrebbero essere più che sufficienti per isolare i tre), ma eventualmente anche con la compagnia di qualcun altro - Ganna, Van Aert e chissà chi.

In una situazione di questo tipo, sul Poggio la UAE potrebbe sfruttare la suddetta superiorità numerica per provare a far saltare Van der Poel e gli altri, prendendo in mezzo l'olandese della Alpecin. Una strategia che, per certi versi, richiamerebbe quella della Jumbo sul Galibier nel primo Tour perso da Tadej, con Vingegaard e Roglič alternativamente all'attacco. Lo spazio di manovra sul Poggio (e nei 6 km successivi alla vetta) sarebbe molto più stretto, è ovvio, ma l'azione potrebbe portare i suoi frutti.
Con due problematiche principali, però, da tenere in conto: 1) la velocità inferiore in testa alla corsa permetterebbe a Ganna & Co. di rientrare/rimanere in testa alla corsa, insieme a chissà a quanti altri (Visma su tutti), che potrebbero chiudere a loro volta sull'UAE che dovesse trovarsi in testa, vanificando così la supposta superiorità numerica UAE; 2) se Van der Poel dovesse lasciare andare Del Toro, Pogačar dovrebbe accettare l'idea di veder trionfare a via Roma il suo giovane compagno. Si dice spesso che, per vincere una corsa come la Sanremo, bisogna essere pronti a perderla; in quest'ottica, l'idea di farlo in favore di un compagno di squadra potrebbe essere - condizionale più che mai d'obbligo - più accettabile che farlo, ancora una volta, dovendo chinare il capo a Van der Poel.
L'altra grande incognita di questo scenario è rappresentata dalla reale consistenza del campione messicano in un finale esplosivo come quello della Classicissima, ma le prestazioni di Del Toro in questo inizio di stagione - capace, per esempio, di vincere una volata particolare come quella della prima tappa dell'UAE Tour - possono essere considerate rassicuranti. A prescindere da qualsiasi considerazione, la certezza è una: per riuscire a vincere la Milano-Sanremo al sesto tentativo, Pogačar e la UAE dovranno inventarsi qualcosa di veramente eccezionale.
