La gioia di Giulio Ciccone che coglie il primo centro tra i grandi a Sestola @ Bettiniphoto
La gioia di Giulio Ciccone che coglie il primo centro tra i grandi a Sestola @ Bettiniphoto

Divo Giulio, un giorno da presidente

Il neopro’ Ciccone vince a Sestola. Ritiro per Landa, Brambilla si sacrifica per Jungels che ora è leader

È al trentunesimo giorno di gara da professionista e deve ancora compiere ventidue anni, Giulio Ciccone. Eppure è lui il vincitore di una bella decima tappa del Giro d’Italia 2016, nella quale gli uomini di classifica sono rimasti tranquilli in gruppo. Tranne due: uno, di rosa vestito, si è sacrificato per la causa della propria squadra; l’altro, che al rosa ci puntava, ha dovuto abbandonare anzitempo la contesa. Tutti, giovani e non, si sono dovuti inchinare ad un debuttante che, ai nostri microfoni, non più tardi di venerdì dichiarava di provare a far bene nelle ultime tappe. Ci è addirittura riuscito prima, questo Giulio Ciccone, talento di razza che, mentre molti coetanei si dannano su insulsi circuitini del campanile tra i dilettanti, ha già mostrato le sue doti in mondovisione. E stiamone certi, non sarà l’ultima volta.

 

Non partono Cancellara e Tsatevich, Visconti attivissimo
Alle ore 11.18 partono da Campi Bisenzio in 184: rispetto alla crono del Chianti non si allineano nel comune fiorentino Fabian Cancellara e Alexey Tsatevich. Lo svizzero della Trek-Segafredo, una volta abbandonati i sogni di vestire in rosa, ha deciso di privilegiare i prossimi appuntamenti (nell’ordine, Giro di Svizzera, Tour de France e Giochi Olimpici). Il russo è stato invece spedito a casa dal Team Katusha dopo aver sfruttato a lungo la scia di Tobias Ludvigsson nella prova domenicale.

Dopo 4 dei 219 km in programma tentano l’avanscoperta Eugenio Alafaci (Trek-Segafredo), Damiano Cunego (Nippo-Vini Fantini), Vegard Stake Laengen (IAM Cycling) e Carlos Verona (Etixx-Quick Step). Nulla da fare, dato che vengono ripresi dopo meno di 2 km; in seguito ci prova ancora la formazione statunitense con il campione australiano Jack Bobridge, ma anche la sua azione non ha buon esito. Vispo è Giovanni Visconti (Movistar Team) che cerca l’allungo nel primo gpm di giornata, insegito da Francesco Manuel Bongiorno (Bardiani CSF); in vetta scollina in testa proprio il siciliano, che precede di 25″ il gruppo regolato dalla maglia azzurra Tim Wellens (Lotto Soudal) sul russo Ivan Rovny (Tinkoff) e su Simone Andreetta (Bardiani CSF).

 

Problemi di stomaco per Landa: il basco abbandona il Giro
Il Passo della Collina entra però nella storia di questo Giro d’Italia per un altro motivo: si manifesta, all’improvviso, la crisi di Mikel Landa. Il basco, che si scopre aver passato una nottata difficile per problemi di stomaco (gastroenterite virale il bollettino medico), perde contatto dal gruppo già nelle prime rampe: scortato da un paio di gregari, i fidati David López e Mikel Nieve, il leader del Team Sky prova a difendersi. Ma è tutto impossibile: allo scollinamento il terzo di un anno fa transita con 3′ di ritardo dal gruppo, con la faccia pallida e palesemente affaticata. Una volta venuti a conoscenza della situazione, davanti si mettono a tirare Astana Pro Team e Movistar Team per cercare di mettere ancor più fuorigioco lo spagnolo. Arrivato a pagare oltre 6′, al km 66 Landa mette la parola fine sulla sua esperienza in Giro.

Nel frattempo Visconti continua la sua azione e, in discesa, viene raggiunto da Nicola Boem (Bardiani CSF) e Przemyslaw Niemiec (Lampre-Merida). Al km 67, quando sta per iniziare il secondo gpm, il loro margine sul plotone è di 1’22”. Proprio le pendenze dell’ascesa di Pietracolora propiziano l’attacco di un folto plotoncino di dieci unità: si tratta di Darwin Atapuma (BMC Racing Team), Guillaume Bonnafond (AG2R La Mondiale), Nathan Brown (Cannondale), Damiano Cunego (Nippo-Vini Fantini), Georg Preidler (Team Giant-Alpecin), Ivan Rovny (Tinkoff), Egor Silin (Team Katusha), Riccardo Zoidl (Trek-Segafredo) e la coppia Bardiani CSF formata da Giulio Ciccone e Stefano Pirazzi. Ancora una volta Visconti transita per primo al gpm, seguito da Boem e Niemiec; tra gli inseguitori, distanziati di poco più di 2′, passa in testa Cunego mentre il gruppo viaggia a 3′.

 

Boem infaticabile, Preidler ci prova da solo
Con la corsa entrata nel territorio modenese si amplia il margine del terzetto al comando sul gruppo maglia rosa, mentre si contrae quello degli atleti inframezzati. La Etixx-Quick Step con Fabio Sabatini, Lukasz Wisniowski e soprattutto Matteo Trentin si incarica di tenere sotto controllo quanti sono davanti. Poco prima di arrivare a Serramazzoni Boem viene fatto fermare dall’ammiraglia di Roberto Reverberi al fine di attendere la decina alle sue spalle, dove pedalano due suoi compagni di squadra; ai meno 80 km il duo di testa mantiene 1’12” sui primi inseguitori e 5’50” sul plotone della maglia rosa. Visconti si rialza poco prima del traguardo volante di Pavullo nel Frignano, mentre Niemiec decide aspettare lo striscione per farsi riassorbire. Ai meno 70 km la nuova situazione vede la fuga con 5’40” sul gruppo, motivo per cui Stefano Pirazzi risulta la maglia rosa virtuale.

Il gran merito per il sogno del laziale va a Nicola Boem che traina il gruppetto in maniera quasi ininterrotta, permettendo di mantenere ai meno 60 km ancora 5′ tondi di vantaggio. Il veneziano finisce la benzina e si stacca una prima volta ai meno 55 km per poi, dopo essere tornato ad aver dato il proprio contributo per un paio di km, alzare bandiera bianca poco dopo il segnale dei meno 50 km. Nel continuo saliscendi verso il secondo traguardo volante di Lama Mocogno si avvantaggia Preidler che continua la sua azione in discesa; dietro si assiste ad un cambiamento, con l’Astana Pro Team che si incarica con Valerio Agnoli di ridurre il gap che ai meno 40 km è di 4’20”. All’inseguimento del forte austriaco ci provano in discesa Atapuma e Bonnafond, che riescono a loro volta ad evadere dall’altrui attenzione.

 

Dumoulin esce di classifica, i Bardiani all’attacco
I 16 km della salita di Pian del Falco presentano le maggiori difficoltà nell’ultimo terzo, con pendenze medie del 9%. Dal gruppo ci prova subito Alexander Foliforov, ma per il russo della Gazprom-RusVelo non c’è spazio; nessun altro cerca di imitarlo, se non per una capatina di qualche metro Bakhtiyar Kozhatayev (Astana Pro Team), marcato stretto da Carlos Betancur (Movistar Team). Chi non lascia una buona impressione è Tom Dumoulin, che si mantiene costantemente in coda al gruppo. Davanti Cunego continua nel suo buon momento di forma andando a riprendere prima Bonnafond e poi Atapuma, creando un terzetto alle spalle del vincitore del Palio del Recioto 2011. Su di loro rientrano ai meno 24 km dalla conclusione Brown, Ciccone, Pirazzi, Rovny e Zoidl, pur rimanendo a oltre 25″ dal battistrada.

Quel che cambia è la situazione del gruppo dei migliori: il ritmo della Etixx-Quick Step non va a genio all’Astana, che subito mette a fra lavorare ancora una volta Agnoli con un’andatura decisamente più sostenuta. Il ritmo dettato dal neopapà di Luis León provoca l’immediata perdita di contatto di Tom Dumoulin: come da previsioni il leader del Team Giant-Alpecin dice addio alle ambizioni di classifica, dato che terminerà la frazione a 13′ tondi dal vincitore. Nel tratto più duro Ciccone e Pirazzi fanno la voce grossa, tenendo con loro i soli Atapuma e Cunego mentre Preidler viene ripreso ai meno 17.7 km e immediatamente distanziato. Ciccone tenta un nuovo attacco e i soli Cunego e Pirazzi riesco a stare con lo scatenato talento abruzzese.

 

Brambilla si stacca, Cunego primo al gpm
L’Astana pare avere intenzioni serie: ad imboccare in prima ruota il tratto duro della salita è Tanel Kangert, maestro nella capacità di selezionare il drappello dei migliori. E il lavoro dell’estone è ancora una volta certosino: immediatamente il plotone si dimezza e la selezione da dietro continua incessantemente. A farne le spese, tra gli altri, è l’appannato Ryder Hesjedal (Trek-Segafredo), così come la coppia Dimension Data formata da Igor Antón e Kanstantsin Siutsou e il russo Sergey Firsanov (Gazprom-RusVelo). Ma soprattutto perde contatto Gianluca Brambilla: la maglia rosa cede quando mancano grossomodo 2 km alla vetta e viene riassorbito da Firsanov e Hesjedal con cui collabora nel resto dell’ascesa. Terminato il lavoro di Kangert, entra in azione Michele Scarponi, che continua nell’opera iniziata dal baltico.

A comporre il gruppo dei big sono in quindici: Michele Scarponi con Jakob Fuglsang e Vincenzo Nibali, Alejandro Valverde e Andrey Amador, Davide Formolo e Rigoberto Urán più una lunga sfilza di isolati quali Esteban Chaves, Sebastián Henao, Steven Kruijswijk, Rafal Majka, Domenico Pozzovivo, un sorprendente Diego Ulissi, Ilnur Zakarin e Bob Jungels, che diventa maglia rosa virtuale. Al gpm di prima categoria Cunego sprinta con l’obiettivo, riuscito, di incamerare i 35 punti in palio garantendosi il ritorno in testa alla classifica dei gpm; Ciccone lo segue a ruota mentre perde qualche metro Pirazzi. Il gruppo, nel quale è riuscito a rientrare Firsanov, scollina a circa 3′; Brambilla con Antón, Hesjedal e Siutsou inseguono ad una trentina di secondi il gruppo dei big.

 

La maglia rosa torna sotto e si sacrifica, Ciccone si invola
In discesa si rompe presto la composizione del terzetto in testa: in una curva a destra Pirazzi arriva lungo rischiando di cadere ed appoggiandosi ad un incolpevole Cunego, che deve allargare la traiettoria. Ne approfitta Ciccone, che conduceva il drappello, per andarsene via indisturbato. Se ne fugge via in discesa, ma dal gruppo dei migliori, anche Andrey Amador: il terzo della classifica, abile come pochi in questo tipo di tratti, scende a tutta guadagnando un buon gruzzolo su chi lo segue. Tra di loro è rientrato anche il quartetto con Brambilla il quale, una volta venuto a conoscenza del fatto che il costarricense fosse davanti, ha iniziato a sacrificarsi in testa al gruppo per poter continuare ad avere in squadra le insegne del primato con Bob Jungels.

Non ha feeling con la tosta discesa da Pian del Falco Pirazzi: il nativo di Fiuggi scivola, fortunatamente senza conseguenze. Cunego intanto è stato ripreso da Atapuma, Brown, Visconti e Rovny: il russo fa una discesa a rotta di collo tanto che è capace di proseguire in solitaria e iniziare la salita finale con 25″ di ritardo dal solitario Ciccone, mentre Amador e il gruppo (nel quale Kruijswijk e Majka hanno per un soffio evitato di entrare in contatto in una delle molte curve pericolose) pagano dal teatino rispettivamente 2’30 e quasi 3′. Ciccone continua, indomito, la sua cavalcata nei 7.5 km della agevole salita finale, ma che dopo 210 km si fanno comunque sentire sulle gambe; ai meno 3 su Rovny può contare su 33″ di gap mentre Atapuma, Brown, Cunego e Visconti sono a 1’30”.

 

Sfida Amador-Jungels per la testa della classifica
Amador ha guadagnato una trentina di secondi sul gruppo dei migliori nel quale Brambilla sta spendendo le sue ultime forze residue: il sacrificio in funzione di Jungels termina poco prima dell’arco dei meno 3 km, per una due giorni in rosa che ha mostrato anche ai meno appassionati le doti tecniche e umane del ventottenne scalatore. Inizia quindi una lotta virtuale fra Amador e Jungels, che dal lussemburghese paga solo 31″ in classifica; a dare una mano all’ex Trek ci pensa Zakarin che, con un paio di potenti allunghi, mette tutti in fila mangiando buona parte del vantaggio accumulato da Amador. Il quale non può contare sull’apporto di Giovanni Visconti fino all’ultimo km e mezzo, visto che l’ammiraglia Movistar tarda a far fermare il palermitano (il quale darà tutto per il compagno di squadra).

Dietro appare pimpante Formolo che prova un assolo, marcato stretto da Fuglsang; Amador e Visconti continuano a recuperare elementi della fuga, staccando poco prima dell’ultimo km Bonnafond, Pirazzi e Preidler. Jungels invece deve rispondere in prima persona, tirando a perdifiato per poter coronare il sogno rosa. Chi, invece, raggiunge il proprio è Giulio Ciccone, che procede senza soluzione di continuità fin sul traguardo dove coglie il primo successo della sua giovane carriera, per la gioia della Bardiani CSF che per il quinto anno di fila è capace di gioire sulle strade del Giro: sette le affermazioni del team emiliano-romagnolo, che nelle ultime due annate ha festeggiato proprio nella regione di provenienza (l’anno scorso fu Boem a sorprendere il gruppo a Forlì).

 

Ciccone e Jungels, giovani vincenti. Nibali perde 4″ da Valverde
Secondo a 42″ si piazza Ivan Rovny, quindi a seguire Darwin Atapuma e 1’20”, Nathan Brown a 1’53” e Damiano Cunego a 2’04”. Andrey Amador è sesto a 2’10”; tuttavia il centroamericano riesce a prendere sui migliori l’inezia di 1″ misero secondo dato l’elevato ritmo che costoro han tenuto nel km conclusivo. Giovanni Visconti, settimo, viene classificato col medesimo tempo di Alejandro Valverde, Esteban Chaves Jakob e Fuglsang. Dopo il danese si apre un buco che provoca 4″ di ritardo per Rafal Majka, Steven Kruijswijk, Domenico Pozzovivo, Vincenzo Nibali, Bob Jungels, Rigoberto Urán, Ilnur Zakarin e Diego Ulissi. A 2’26” dal vincitore terminato Sergey Firsanov, Ryder Hesjedal e Davide Formolo mentre Gianluca Brambilla termina trentaduesimo a 3’27”.

Era dal 7 giugno 1959 che un atleta lussemburghese vestiva la maglia rosa: dopo Charly Gaul, che quel giorno conquistò a Milano il suo secondo Giro, Bob Jungels diventa il secondo portacolori del piccolo stato a comandare la corsa. Ora il ventiduenne della Etixx-Quick Step (che mette un terzo rappresentante in vetta alla generale, dopo Kittel e Brambilla) guida con 26″ su Amador, 50″ sulla coppia Valverde e Kruijswijk, 52″ su Nibali, 1’11” su Brambilla (che tanto avrebbe voluto pedalare sulle proprie strade di rosa vestito), 1’44” su Majka, 1’46” su Fuglsang, 2’08” su Zakarin e 2’26” su Chaves. Domani la corsa sbarca in Veneto con la Modena-Asolo, altro sforzo oltre i 215 km (sono 227); nel finale spazio alla breve ma impegnativa Forcella Mostaccin con successiva stretta discesa verso Monfumo con saliscendi fino agli ultimi 5 km. Spazio per una fuga, ma anche a qualche dispetto fra i big, con Nibali che in queste zone ha colto il titolo juniores nel 2002 e la prima tappa al Giro nel 2010.

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