L'arrivo solitario di Mikel Nieve a Cividale del Friuli @ Bettiniphoto
L'arrivo solitario di Mikel Nieve a Cividale del Friuli @ Bettiniphoto

Gli altri guardano, e Nieve abbraccia il progetto vincente

Il basco si impone dopo una bella fuga, tra i big di fatto non prevale nessuno

E allora, ecco le Alpi. Ecco una tappa da quattro Gpm molto impegnativi, una tapppa vinta da uno scalatore di comprovata qualità, al termine di un lungo attacco. Una tappa in cui i migliori della classifica si son trovati a fronteggiarsi l’uno contro l’altro, e in cui la maglia rosa è uscita sconfitta, e ha passato le insegne del primato a colui che era secondo in classifica. Nel frattempo, i due favoriti del Giro d’Italia 2016 hanno trovato il modo di battagliare addirittura fin sulla linea d’arrivo, con uno sprint all’ultimo centimetro. Tutto secondo i copioni del miglior ciclismo, giusto? Ma allora cos’è che non torna?

In realtà, se la sintetizziamo come abbiamo appena fatto, non c’è proprio nulla che non fili. Possiamo dire che gli appassionati di ciclismo sono troppo esigenti e a volte pretendono la luna, e si aspettano che i big della corsa affrontino col coltello tra i denti anche un minimo strappetto, mentre la logica dovrebbe suggerire che alla vigilia di un tappone da oltre 200 km su e giù per le Dolomiti sia normale salvare un po’ di gamba, e non sparare tutte le cartucce a disposizione. In altri termini, l’esito della Palmanova-Cividale del Friuli, 13esima tappa del Giro, era già scritto: era arduo ipotizzare che ci si scannasse il giorno prima di una frazione ancor più esigente (e due giorni prima di una cronoscalata che promette a sua volta di essere pure lei abbastanza determinante).

Però, fatti i dovuti complimenti a Mikel Nieve, vincitore della frazione al termine di una fuga di 130 km (non coperti tutti da solo), e razionalizzato tutto quel che c’era da razionalizzare, un po’ di rammarico resta lo stesso, inevitabilmente, perché il disegno di questa tappa friulana era veramente invitante, e aveva favorito grandi sogni nei mesi di avvicinamento alla corsa rosa. Ritrovarsi quindi con i migliori in gara arrivati al traguardo praticamente tutti insieme dà il senso di un party non riuscito: preparato benissimo, sfarzoso, ma in cui nessuno si è divertito.

Se vogliamo prendere comunque il buono di questo quasi-no-contest, possiamo concentrarci sul fatto che tutto può ancora succedere, e se come diceva il poeta il succo di tutto il divertimento è nell’attesa del divertimento, siamo davvero a cavallo: i protagonisti del Giro si presentano alle Dolomiti racchiusi in un minuto e mezzo, secondo più secondo meno, e se fingiamo che ciò non celi anche il rischio di un esasperato e prolungato attendismo, possiamo anche prefigurarci grandi attacchi e contrattacchi a partire da domani (quel “domani” che da giorni aspettiamo e puntualmente rinviamo). A patto poi di non dispiacerci troppo se anche al traguardo di Corvara i risultati saranno al di sotto dei nostri auspici.

 

I propositi bellicosi di Ulissi, la caduta di Visconti
Col gruppo partito da Palmanova con quattro effettivi in meno (André Greipel e Jurgen Roelandts della Lotto Soudal, Caleb Ewan della Orica e Nicola Ruffoni della Bardiani), si è dovuto attendere il primo traguardo volante di giornata, posto a San Pietro al Natisone al km 42 dei 170 totali (e vinto da Arnaud Démare, che la maglia rossa – a differenza appunto dell’esodato Greipel – l’ha puntata sul serio) prima di veder partire la fuga. A comporla, 32 atleti che non elenchiamo, e che si sarebbero subito selezionati sulla prima salita del tracciato, il Matajur (Gpm al km 57). Lungo l’ascesa dal drappello degli attaccanti si è mosso Stefan Denifl (IAM), il quale è rimasto da solo al comando anche sulla successiva salita di Crai, prima di essere raggiunto dagli altri fuggitivi esattamente a metà tappa, al km 85.

Il momento più importante di questa fase è stato lo scontro involontario tra Damiano Cunego e Giovanni Visconti al Gpm di Matajur, con quest’ultimo che ha avuto la peggio (anche se a giudicare dal prosieguo della frazione non si sarebbe detto). Cunego, tutt’ora in maglia azzurra di migliore scalatore (primato difeso egregiamente oggi) ha sprintato per il secondo posto (Denifl era transitato già da 1’15”), ma si è trovato davanti dei massaggiatori di altre squadre, malpiazzatisi proprio sotto lo striscione del Gpm, e per evitarli ha scartato, finendo addosso a Giovisco che a sua volta è finito pesantemente per terra. Poi si è rialzato, e pur molto dolorante ha portato a termine la sua miglior tappa in questo Giro.

Il gruppo, tirato dalla Etixx della maglia rosa Bob Jungels, non lasciava troppo spazio agli attaccanti (al massimo 4′), perché tra questi c’era Diego Ulissi, non lontano in classifica. Non a caso il toscano della Lampre, una volta che Denifl è stato raggiunto, ha messo a tirare forte i suoi compagni presenti nella fuga (Matej Mohoric soprattutto, ma oggi si sono impegnati molto pure Sacha Modolo e Ilya Koshevoy), ed è stato a lungo maglia rosa virtuale.

 

Sulla salita di Porzus parte l’azione vincente di Nieve
Ulissi ha fatto in tempo a conquistare 2″ di abbuono (secondo dietro a Enrico Battaglin) al traguardo volante di Attimis ai -40, poi subito dopo, sulla salita di Porzus, la più dura della tappa, si è fatto da parte, non reggendo il ritmo di chi non aspettava che quelle rampe per lanciare il proprio attacco. Dapprima si è mossa la Cannondale con Moreno Moser, e in ribattuta con Joe Dombrowski, ma tra i due è partito pure Mikel Nieve e si è capito subito che il secondo basco della Sky (il primo era Mikel Landa) aveva l’intenzione di andare fino in fondo e difendere il paio di minuti di margine che aveva sul gruppo.

Appena arrivato sulla salita, il plotone è finito nelle mani dell’Astana, che è andata a tirare aumentando il ritmo rispetto a quanto aveva fatto fin lì la Etixx-Quick Step. Ma il forcing dei celesti di Kazakistan, se pure ha provocato un bel po’ di selezione “da dietro”, non ha preparato il terreno allo scontro in campo aperto: tutt’altro, il drappello dei migliori ha percorso l’ascesa di Porzus tutto raggruppato. In cima, ai -30, Nieve (che aveva mollato abbastanza presto la compagnia di Dombrowski) è transitato con 27″ su Visconti (generoso e tenacissimo) e appunto Dombro; il gruppo è passato 2’25” dopo. Ovvero, lungo la scalata Nieve aveva pure guadagnato sui migliori della classifica (ergo: il ritmo dell’Astana sarà stato alto ma alla luce dei fatti non proprio esagerato).

In discesa Matteo Montaguti (AG2R, altro uomo della fuga) ha ripreso Visconti e Dombrowski, mentre il gruppo maglia rosa, dopo un tentativo di allungo accennato da Andrey Amador (Movistar) e subito smorzato da Vincenzo Nibali, è arrivato in fondo senza che qualche pesce grosso cadesse nella rete.

 

Schermaglie tra i big sull’ultima salita, e Jungels perde la rosa
Appena atterrati a Canali di Grivò (ai -19), c’era da risalire immediatamente verso Valle, per l’ultimo Gpm di giornata, più facile dei precedenti. Ad onta di ciò, qui la situazione tra i big si è di colpo animata, con uno scattino di Esteban Chaves (Orica), seguito da uno di Alejandro Valverde (Movistar), seguito da uno di Vincenzo Nibali. La stura all’attesa battaglia? Macché, una volta che, da ultimo, l’azione dello Squalo è stata rintuzzata, non sono stati più segnalati grossi sconvolgimenti.

Anche perché l’effetto più importante era già stato ottenuto, e cioè che la maglia rosa Bob Jungels si era staccata. Salvatosi a fatica (ma con ammirevole abnegazione) sul Porzus, il lussemburghese della Etixx non è riuscito in questo caso a tenere il ritmo dei rivali di classifica. A dire il vero pure Amador si è staccato, sulle prime, ma è poi stato in grado di rientrare – insieme a Rigoberto Urán (Cannondale), altro staccato eccellente – sul drappello di Nibali. Il quale – ne riepiloghiamo la composizione – era formato a questo punto dallo Squalo accompagnato dal compagno Jakob Fuglsang e a tratti pure da Michele Scarponi (che faceva l’elastico), da Valverde e Amador, e da Steven Kruijswijk (LottoNL), Rafal Majka (Tinkoff), Urán col compagno André Cardoso, e ancora da Ilnur Zakarin (Katusha), Domenico Pozzovivo (AG2R) e Chaves. Jungels era mezzo minuto più indietro.

A un chilometro dallo scollinamento, Nibali ha accennato un nuovo forcing a cui Valverde, Majka e Chaves hanno risposto meglio degli altri (Zakarin si è proprio staccato, per poi rientrare proprio in vista del Gpm), e che ha messo letteralmente in croce Amador, rimasto attardato nella circostanza. Poco male: con una strepitosa discesa il costaricano è riuscito a riagganciare il drappello buono (a 6 km dalla fine, giusto a fine  picchiata), sancendo così il citato no contest tra i big.

 

Il vano inseguimento di Jungels, Amador diventa leader
Intanto sulla salita Nieve aveva retto benissimo, guadagnando su Visconti mentre tutti gli altri superstiti della fuga, rimasti fin lì intercalati tra il battistrada e il gruppo, venivano raggiunti ed eventualmente staccati da Nibali e soci.

Nel finale, con la Movistar che optava per non fermare Visconti, giudicando evidentemente residuale la mano che il siciliano a quel punto avrebbe potuto dare a Valverde e Amador, l’Astana si è presa pure la briga di fare un paio di trenate con Fuglsang, senza apparente motivo: Nieve era irraggiungibile, e non c’era – per Nibali – la stretta necessità di distanziare oltremodo Jungels (che pagava a quel punto circa un minuto). Semmai quell’esigenza ce l’aveva proprio la Movistar, che inseguiva la maglia rosa con Amador, e che di certo ha accettato di buon grado l’aiutino giunto dal team kazako.

Dal canto suo, Jungels, degnissimo sconfitto di giornata, era stato raggiunto in discesa da quello scavezzacollo di Gianluca Brambilla, che gli ha poi dato una mano negli ultimi chilometri. Ciò non è bastato alla Etixx per salvare il primato in classifica, visto che all’arrivo si sono contati 50″ tondi in favore di Amador (il quale alla vigilia ne aveva 24″ di ritardo).

Nieve ha vinto la tappa con 43″ su un contrariatissimo Visconti. Per il basco una festa di compleanno anticipata di qualche giorno (ne compirà 32 giovedì prossimo), e un successo che fa il paio con quello ottenuto nella mitica tappa di Gardeccia nel 2011; un risultato che raddrizza parzialmente il bilancio della Sky al Giro 2016, e che potrebbe peraltro trovare un seguito se Nieve vorrà impegnarsi nella lotta per la maglia azzurra (al momento guida Cunego con 85 punti, Visconti ne ha 67, Denifl 54 e Mikel 50).

 

Nibali batte Valverde allo sprint… e domani Dolomiti
C’è stato ancora il tempo di un simpatico sprint per il terzo posto di giornata (e dei relativi 4″ di abbuono), con Valverde che è partito lunghissimo e Nibali che è stato in grado di battere l’avversario sul suo terreno (una volata ristretta dopo una tappa di montagna: la vittoria del murciano non sarebbe mai stata quotata dai bookmaker). Valverde ha poi detto a sua discolpa di essere convinto che non ci fossero abbuoni in palio… ci crediamo?

Tanto cambia poco, 4″ in più o in meno alla lunga non peseranno per nulla, anche se oggi significano per Nibali scavalcare in classifica proprio Valverde oltre che Kruijswijk. Tornando rapidamente all’ordine d’arrivo, Nibali e Valverde sono transitati a 1’17” da Nieve, davanti a Majka, Denifl, Kruijswijk, Urán, Montaguti, Pozzovivo, Fuglsang, Alexander Foliforov (Gazprom, altro fuggitivo), Chaves, Zakarin, Amador e Dombrowski, tutti con lo stesso tempo. Jungels è arrivato a 2’07” (in un drappello comprendente anche Davide Formolo della Cannondale), ancor più hanno pagato ad esempio Ryder Hesjedal (Trek), 24esimo a 2’33”, o Kanstantsin Siutsou (Dimension Data), 26esimo a 2’46”.

In classifica Amador compie quindi il ribaltone e ora guida con 26″ su Jungels; terzo è Nibali a 41″, seguono Valverde e Kruijswijk a 43″, poi c’è Majka a 1’37”, e ancora Zakarin a 2’01”, Chaves a 2’19”, Urán a 2’48”, Fuglsang a 3’15” e col danese si chiude la top ten. Subito fuori troviamo Brambilla a 3’21”, Pozzovivo a 3’37”, Visconti a 3’55”, Hesjedal a 4’48” e Ulissi a 5’18”; Siutsou è 16esimo a 5’38” e precede Formolo (6’15”), Stefano Pirazzi della Bardiani (7’46”), Montaguti (9’41”) e Maxime Monfort della Lotto Soudal (9’54”), ventesimo e ultimo ad avere un distacco inferiore ai dieci minuti.

Domani le stracitate Dolomiti: partenza a Farra d’Alpago, arrivo a Corvara Alta Badia, in mezzo 210 km con passaggi su Pordoi, Sella, Gardena, Campolongo, Giau (temutissimo) e Falzarego-Valparola. Il Giau, la salita più dura della giornata, è situato tra i -51 e i -41; dopodiché discesa, salita, discesa, muretto, falsopiano fino all’arrivo. Abbastanza strada (e accidenti) in quei 41 finali per scoraggiare attacchi importanti sullo stesso Giau? Abbiamo un sospetto, ma per scaramanzia non diciamo niente fino a domani sera.

Archivio

La vignetta di Pellegrini